sabato 7 marzo 2009

Dedica

Sgnapis


Si parlava tra amiche l'altra sera. Della vita, delle nostalgie, dei progetti.
Coi vessilli e slogan ripiegati per bene come calzini nei cassetti della memoria, ripenso oggi come si era, quando piene di mimose e di rabbia inconsapevole, si seguiva un collettivo incapaci putroppo di ascoltare noi stesse.
In quante ci siamo perse, come perle di una collana a cui si è rotto il filo, tra lenzuola e dolori nell'essere in ogni cosa ad ogni costo, infilate in mutande di latta ideologiche troppo rigide per andar bene a tutte!
Si vestiva non seguendo le mode, ma di abiti mentali, bandite le frivolezze, inconcepibile ogni orpello dal richiamo specificatamente sessuale, col risultato che sembravamo tanti deliziosi alberi di Natale da chiudere dentro una cartolina di auguri.
Le donne erano e sono un'altra cosa, sono anche molte altre cose, che a noi il collettivo e le nostre madri non ci hanno insegnato. Le donne eravamo anche noi, le donne erano anche loro, tutte diverse, davvero un peccato cercare di omologarci, anche se risultava inevitabile.
Il risultato ottenuto è stato di ripiegamento su noi stesse, quale scoperta dell'io, e un machismo da carriera ad oltranza: lucidare casa, figli, marito e parenti tutti pregando la Madonna o la presa scart infilata nel collant mentre il cervello conta in MB e parla sei idiomi. Noi sappiamo fare più cose contemporaneamente anche quando non siamo felici.
Eppure si era carine vestite di rosa e di giallo, coi nastri e i fiori e gli zoccoli per calciare più forte.
Ripenso a quanto questo girotondo mani nelle mani fatto di sorrisi, mi abbia accompagnato nella vita.
Come soffro quando sento parlare di stupri e di violenze in tutto il pianeta e che la donna è trattata ancora come un oggetto, molto peggio di un albero di Natale dopo l'Epifania.

Eppure gridare è servito e tanto.

Ora uso le giarrettiere e mi diverto, non ho paura di sembrare ciò che non sono e non temo più le etichette. Ma è stata la vita che mi ha portata a questo difficile equilibrio; gli abbandoni, le rinunce, e le incertezze, ma soprattutto capire l'errore di non saper guardare me stessa oltre la divisa che avevo deciso d'indossare.

E penso alle amiche, tutte, perchè tutte, in fondo in fondo, portano o hanno portato mutande di latta.
E sono scomode.

Lo dedico alle donne di questo blog e alla loro preziosa presenza.

12 commenti:

Roby ha detto...

Cara Silvia, ecco un pezzo non convenzionale sulla ormai convenzionalissima Festa della donna, terrore di tutte le piante di mimosa del pianeta.
Mi è piaciuto leggerti. Mi hai spinto a riflettere: su di me, su mia madre, sulle mie nonne, sulle mie sorelle, sulle mie innumerevoli zie, su mia suocera... e poi sulle mie colleghe e sulla mia capo... un intero universo di donne, diversissime fra loro, divise da diversi destini ma unite dalla stessa condizione di "femmina-dell'-uomo".
Da bambina, con i compagni di giochi del cortile, rivendicavo con orgoglio la mia femminilità, tenendo testa da sola ad un manipolo di pestiferi maschietti. Ma poi, crescendo, non ho mai fatto parte di collettivi, non ho mai indossato zoccoli nè partecipato a cortei. Mi sono chiusa in me stessa, nelle fantasie, nei romanzi d'avventure...

Grazie, cara Silvia, per avermi indotto a riflettere, una volta di più, su qualcosa che non è per nulla scontato: NOI DONNE.

Roby

Habanera ha detto...

Silvia, quel quadro è tuo, vero? In ogni caso è bellissimo e ti somiglia.

Grazie!
H.

Arfasatto ha detto...

Allora dipingi, Silvia?
Bello, è un'immagine forte e potente come siamo noi donne. Mi ricorda le scogliere che ho visto questo inverno in Irlanda.
Grazie della dedica, è un bel regalo.

Amfortas ha detto...

Bella riflessione, Silvia.
Mi sa proprio che è un quadro tuo, riconosco i colori.
Dimmi che non mi sbaglio!
Ciao :-)

annarita ha detto...

Grazie, Silvia! Liberiamoci dunque delle oramai famose e metaforiche mutande di latta!
Salutissimi, Annarita.

Silvia ha detto...

@Roby grazie. Le tue parole sono preziose e mi fanno tanto piacere. Ancora di più ti sento vicina:)

@Haba, sì è mio:) E' la "Sgnapisisola":) L'isola delle donne.
E' appeso in alto nel mio soggiorno, tra gli altri. Non potrei mai separarmente perchè fa parte di me e della mia voglia di condividere.
Grazie a te cara:), davvero.

@grazie Arfasatto:) Parlavo dell'Irlanda giusto qualche giorno fa e della voglia di perdermi nei suoi colori.
L'Isola delle donne è il "manifesto" di questo luogo virtuale dove le donne, se vogliono, si possono incontrare. Così diverse, così potenti, così belle abbiamo tutte qualcosa da condividere.
Grazie:)

@Ciao Am, sì è mio. Manda al generale i miei più sentiti auguri e dille che quando vorrà nella nostra Isola sarà sempre la benvenuta:)

@Ciao Anniana cara:)Ci tenevo che queste belle signore avessero un invito speciale d'accesso.

Buona giornata a tutte, io vado dal babbo:)

Solimano ha detto...

Mutande di latta... horribile dictu! E disagevoli da indossare. Fortunatamente c'era una piccola ma vezzosa minoranza che le mutande non le portava proprio, recuperando senza saperlo lo stile Luigi XV, più nella declinazione Marie-Jeanne Bécu, poi contessa Du Barry che nella declinazione Jeanne-Antoinette Poisson, poi marchesa di Pompadour.
I collettivi non li reggevo proprio, le assemblee, la stolida coerenza di derivare conclusioni sbagliate da assunzioni sbagliatissime.
Finirono arrugginite le mutande di latta, e cominciavo a sperare, quando arrivò la nuova ondata, stile indietro tutta: mutande di carta dorata, argentata, frutto di un romanticume già bolso cent'anni fa. E non è ancora passata, 'sta ondata cartacea che permette di non ragionare per argomento ma solo per svolazzo. Torneranno finalmente le mutande di cotone e di seta e si smetterà di scambiare i gorgheggi per argomenti. Comunque, sempre meglio il romanticume furbo e untuoso di oggi che gli sguardi assatanati di certi collettivi femminili. Sembrava che gli esseri umani di tipo maschile avessero un torto preliminare, quello di esistere.
Ma per fortuna, silenziosi e gradevoli armistizi intervenivano fra le due trincee. Conclusione: tutto quel periodo è stato positivo per la condizione femminile e per il costume in generale, ma quante stupidate si dissero e a volte si praticarono!

grazie Silvia e saludos
Solimano
P.S. Ho guardato il tuo quadro con mucho gusto, perché non ci fai una mostra in rete?

Silvia ha detto...

La Pompadour vestiva abiti bellissimi e molto sontuosi, evidentemente le mutande sotto quelle impalcature non risultavano così importanti. La Signora era una cha la sapeva lunga:)Per i nudisti è un atto di fede.

Non sarei così lapidaria Solimano, il tuo è un giudizio squisitamente maschile:) Sì è vero si potrebbero dire molte cose sui collettivi e non tutte positive però hanno sfondato tante porte fino ad allora completamente sbarrate. Le signore in questione erano terribili, non lasciavano spazio ad uno spillo che potesse ricordare la supremazia del maschio, devo ammettere che facevano paura anche a me a volte. Però attraverso loro mi si è aperto un mondo sconosciuto, ho cominciato a guardare le altre donne con occhi diversi, le donne adulte vicino a me spogliate dai ruoli e prese per ciò che erano. Ne è uscito un mondo incredibile che tutt'ora viaggia con me e fa sì che ogni donna in me susciti interesse senza pregiudizio.
Coloro che ci vogliono invidiose e una contro l'altra non ha fatto i conti con la capacità di condivisione delle donne. Una cosa ancestrale, ma che culture, supremazie, religioni, mode, ci vogliono far dimenticare.

Sgnapisisola: Ti ringrazio per l'apprezzamento:) Alcuni li ho già pubblicati tempo fa. Uno ho avuto il piacere di regalarlo pochi giorni fa. Chissà che un giorno non metta una mini galleria sul blog.
Dipingere per me è davvero terapeutico, la mia valvola di sfogo.

sabrinamanca ha detto...

Quest'anno ho vissuto con disinteresse l'otto marzo, diversamente dagli anni precedenti. Credo che ci sia ancora tanto da fare per la dignità delle donne, una lunga strada da percorrere piena di pregiudizi e di violenza ma credo che noi come madri, possiamo cambiare il mondo. Insegnando ai nostri figli, maschi o femmine che siamo esseri diversi ma con pari diritti. Mi pare questo il modo migliore per lottare con la bestia presente nell'essere umano che viene fuori, quando si sente minacciata, con la sua forza fisica.
Speriamo!
(il dipinto coincide esattamente con l'idea che mi sono fatta di te!)

Silvia ha detto...

Concordo con te Sabrina. Il mio slogan quest'anno è stato: non fiori ma opere di "bene".
Anche se comprendo le motivazioni delle signore che sostengono sia importante avere un giorno dedicato.
Però quando le vedo tutte vocianti in pizzeria o nelle discoteche come se avessero liberato orde vandaliche allora penso che sia ora di rivedere molte cose.

Per quanto riguarda l'idea che ti sei fatta di me, spero che sia buona:)
A presto.

sabrinamanca ha detto...

l'idea è impalpabile, ma i colori cosi' intensi, quel mare agitato ma chiaro mi pare descrivano quello che immagino essere il tuo carattere, forte (ma fragile), forte.
Si', mi sono fatta proprio una bella idea!!!

Silvia ha detto...

Grazie è reciproca:)