venerdì 27 marzo 2009

Confessioni dolorose e meta-ricordi nascosti per benino

sabrinamanca

(Ciò che c'è di vero in quello che si scrive)

Queste due ultime settimane sono state davvero intense. Tutto è cominciato con un accenno di primavera durato il tempo necessario a farmi uscire dalla tana. Durante quei giorni mi sono precipitata al grande Salone del Libro di Parigi e ho vagato come un'anima assetata fra uno stand e l'altro. Leggiucchiavo, spiluccavo, rimiravo copertine, e poi prendevo informazioni, appunti e mi dicevo, questo, questo, e poi questo devo leggerli, e ancora...


Ho preso e cominciato a leggere due libri, di cui ho parlato sul mio blog, e che non sono ancora tradotti in Italia (uno forse lo è ma non so se si riesce a trovarlo):


Mères di Théodora Dimova è stata una lettura che mi ha sconvolto. Nei suoi racconti c'è lo zoccolo duro della familia, il segreto del dolore e dell'ingiustizia di cui figli, e genitori in quanto figli, sono gli infelici eroi.
Da tempo mi ero ripromessa di prendere in mano un piccolo testo che ho scritto tre anni fa e di cui avevo la nausea, a forza di rileggerlo, sapere che non andava ma non sapere come, e se farne qualcos'altro. Rilleggerlo è stato, ed è tutt'ora faticoso perché ci sono tanti meta-ricordi dentro. Più che i fatti raccontati ci sono sensazioni, ricordi di sensazioni, di emozioni vissute da bambina e oramai radicate in me. Mentre scrivevo questo romanzetto su una bambina che voleva volare e sui suoi genitori, non rappresentavo i miei ricordi ma ne componevo i frammenti in un un nuovo mosaico. Ho creato una storia che non è accaduta a me, ovvero alcuni fatti sono accaduti a me ma in modo diverso, più o meno intensamente, ma ho creato qualcosa di cui riconosco il non-valore da un punto di vista letterario e al contempo mi ci sono affezionata come fosse una creatura in carne ed ossa. Ne amo le descrizioni pompose, i dialoghi sopra le righe, le parentesi ridondanti, e tutto ciò che vi è di mal scritto ma che io riconosco come qualcosa che mi appartiene.
Con dolore ho abbandonato definitivamente l'idea di proporlo ad un editore perché sono certa che non abbia alcun valore intrinseco, ma ho anche sciolto un nodo confessandomi l'affetto che ho per questo aborto di romanzetto.
Fra alcuni giorni lo posterò qui, nella biblioteca, e sarà anche per voi un frammento di me, delle mie ambizioni, dei miei limiti, del mio annaspare per cercarmi.
Nel frattempo la mi' figliola è stata presa all'asilo (evviva, la bambinaia ci stava dissanguando) e io comincio a preparare il nostro luuuungo soggiorno estivo in Sardegna.
Ultimo ammonimento: se qualcuno di voi passa da Ichnusa senza farmi un fischio, allora son problemi vostri!

9 commenti:

annarita ha detto...

Verrò a leggerti e saprò molto di te, oltre il fatto innegabile che appartieni alla schiera delle belle persone :-)
Annarita

Barbara ha detto...

Cercherò di seguirti anche io, ma devo confessare che con Stanze all'aria a volte mi scordo di seguire le parti che non sono "diario in rete". Per esempio ho letto un paio di Novellette degli odori, ma poi quando apro il blog sto sempre a trafficare qui con i commenti e mi dimentico di andare a vedere se la biblioteca è stata aggiornata e con cosa.
Mah! Probabilmente ci devo prendere la mano, sarà una questione di abitudine...

p.s. Non si potrebbero inserire gli scritti con un doppio tag, o qualcosa del genere? Cioè sia come "racconto per la biblioteca" che come "diario in rete"? Così almeno possiamo leggerli nel diario il giorno che vengono inseriti e poi quando vogliamo ritrovarli andiamo a spulciarci la "biblioteca"?

Solimano ha detto...

Tutti temi che metterò in un post fra qualche giorno.
Meta-ricordi. La cosa curiosa è che le aziende serie lo sanno, che c'è una trappola:; quando c'è qualcosa di nuovo da affrontare, usano due incisi: brain storming e don't jump to conclusion. Esattamente quello che facciamo noi quando pretendiamo di sovrapporre il vestito di oggi al nostro passato, che invece deve esere nudo com'è. Per me lo facciamo sul passato perché abbiamo paura di cambiare il nostro oggi.
Aspettative di pubblicazione. Zero via zero, tanto soldi non se ne fanno e le possibilità di essere letti in rete sono molto maggiori. Barbara non lo sa, ma il suo post sulle FAVOLE ANIMATE pubblicato nel Nonblog ha avuto, in marzo, 120 Richieste per pagina. Poi in rete ci si corregge continuamente, si cambiano le immagini, la impaginazione etc
Diario e Biblioteca. Beh, succede esattamente come nella vita reale: leggiamo il giornale al mattino e i libri stanno lì in biblioteca. Non è un dippiù o un di meno, sono due cose diverse. Io trovo del tutto autogratificante autopubblicarmi, correggermi, rivedermi, gradi di libertà che prima non c'erano.
Ma ne riparleremo.

grazie e saludos
Solimano
P.S. Aggiungo: la tecnologia consente già di autostamparsi, per chi ci tenesse. Sette anni fa una mia amica, di quelle Apple Mackintosh ad sanguinem, faceva già del libretti bellilli bellili per le feste... preparatevi!

sabrinamanca ha detto...

Per me la pubblicazione su carta resta un riconoscimento importante, non ci posso far nulla, e non solo per una questione di celebrità (e non certo per i soldi, vivo con uno che ha pubblicato una quindicina di romanzi e so che o si è best- sellers o la scrittura non è sufficiente). Per quanto riguarda la scrittura, c'è un rapporto diverso nella scrittura su carta. Una diversa solitudine, sollecitazioni differenti. In rete mi sento sempre "inseguita" e non riesco mai a creare il silenzio intorno e dentro di me.
E' stato davvero difficile dirmi che questa cosetta scritta non valeva nulla perché è stata la prima cosa lunga e con un minimo di progetto e struttura che abbia fatto.
Non c'è solo questo, c'è stata con il tempo l'ammissione che mai faro' della "letteratura" e che al limite scrivero' qualcosa (ed è questo che mi spinge più di ogni cosa) che potrà aiutare qualcuno, nel quale questo qualcuno si rivedrà e si dirà - non sono l'unico - e si sentirà forse meno solo.
Non ho alcun disprezzo della rete, sia chiaro, ma adoro i buoni vecchi libri!

Barbara ha detto...

Per Solimano:
riguardo il discorso dello scrivere in rete piuttosto che su carta, io non credo che le due cose si escludano.

Certo, il discorso sulla pubblicazione cartacea è molto articolato:
-non si guadagna niente
-bisogna stare alla larga dalle case editrici a pagamento
-se ci si autoproduce alla fine si viene letti solo da mamme zii e amici
-le case editrici piccole e non a pagamento se le filoano in pochi quindi comunque non vendi e non vieni letto.

Però premesse tutte queste cose bisogna dire che in Rete si scrivono e leggono per lo più racconti, cose brevi insomma.
Sapete meglio di me che quando un post o un articolo è troppo lungo o fitto le probabilità di essere letti precipitano.
Io per esempio un po' ne soffro perchè tendo ad essere un po' prolissa (ma da questo punto di vista imparare a tagliare è una cosa positiva) e poi mi piacciono le trame articolate.

Ma mettere una trama un po' articolata on line mi sembra inutile. O sbaglio?

Giulia ha detto...

Aspetto questi tuoi "frammenti di te"...
E intanto sono contenta che tua figlia sia stata presa all'asilo per tua figlia e per te...
Un abbraccio
Giulia

Roby ha detto...

Aspetto anch'io, Sabrina. Bacini alla tu'figliola e... à bientot!!!!

Roby

sabrinamanca ha detto...

Questa settimana lavoro come una pazza (si fa per dire). La mia titolare è in vacanza e quindi faccio da lunedì a sabato dalle otto alle venti. La prossima settimana metto tutto, promesso! (quelle honte)

Silvia ha detto...

Aspetto con ansia:) Sono certa che sarà un bellissimo scritto.