sabato 14 febbraio 2009

Vacche grasse e vacche magre

Annarita

È a questo che penso in certi momenti, mentre il lavoro mi assilla.
Il mito del posto fisso si sta sgretolando sotto i nostri piedi di lavoratori e ci sono voluti decisi scossoni per far aprire gli occhi a tutti.
Non voglio tediarvi con aridi particolari burocratici, ma nel mio lavoro ci sono scadenze e adempimenti che si ripetono ogni anno.
Ciò darebbe una ragionevole sicurezza di operare, anno dopo anno, su basi sempre più consolidate dai dati e dall'esperienza acquisiti.
No, non è così.
Intervengono imprevisti cambiamenti a livello nazionale e il medesimo lavoro che l'anno scorso mi era costata tanta fatica realizzare, appena arrivata nell'ufficio e senza conoscenza del vissuto professionale delle persone, quest'anno viene messo in discussione con semplici e banali parole.
L'anno scorso non avevo dato importanza a questa cosa e non sono sicura di averti fornito dati precisi.
Ci sono stati momenti in cui ho avuto voglia di prendere tutto quel mucchio di carte e di farne un bel falò, ma non è questo che ci si aspetta da me.
Ci si aspetta che tutti siano sicuri e soddisfatti, beh, magari non molto soddisfatti , visto che la prospettiva è il rischio di dover cambiare sede di lavoro.
Torno a ribadire che il fondamento di tutto è il rispetto.
Se ci fosse stato sempre il rispetto alla base di ogni atteggiamento, rispetto per se stessi e per gli altri, per i diritti e per il lavoro di se stessi e degli altri, ora non si starebbe qui a contestare ogni punto, ogni frase, a gettare nel discorsi insinuazioni o più o meno velate.
Le cose fatte con noncuranza finiscono con il ritorcesi contro chi le ha affrontate con superficialità, ma, chissà perché, ci si aspetta che sia sempre qualcun altro a pagarne le conseguenze.

9 commenti:

Silvia ha detto...

Mi dispiace molto. Questa è una cosa molto grave e constato con rammarico che tutto il mondo è paese.
Credo che il termine rispetto sia altamente abusato quanto privo di significato per la stragrande maggioranza degli esseri umani.
Mi dispaice che tu possa patire per aver riposto fiducia nelle persone sbagliate.
Voglio essere fiduciosa e pensare che si risolverà al meglio Annina:)*

Solimano ha detto...

Da noi successe di peggio, Annarita. Quando arrivò Gestner al vertice mondiale della multinazionale, ai capi, in camera caritatis, fu fatto questo discorso: "Tu hai dieci persone a riporto. Fra tre mesi devi averne sei, con gli altri quattro che hanno dato le dimissioni accettando il package che noi offriamo." Dopo tre mesi tornava tutto contento perchè i quattro li aveva convinti, e gli dicevano: "E tu? E' bene che accetti il package che ti offriamo, dai le dimissioni, è meglio!" Questa menata durò alcuni anni alla fine dei quali la multinazionale aveva 100.000 (centomila) persone in meno nel mondo. Nessuno col culo (parola dantesca) per terra, perché il package era buono, ma prova a pensare alle crisi di identità di ogni genere. Siccome ho la fortuna di avere un po' di naso, li spiazzai, giocando d'anticipo, andando io e facendo l'incazzato: "Come come? Offrite soldi in giro e a me non dite niente? Chi sono, il figlio della gallina nera?" E tutto si aggiustò, senza nessuna crisi di identità ma con una silenziosa fregata di mani.
Non aspettarti il rispetto, Annarita. Quella persona che fa il discorso a te, magari oggi è impaurita per sé. Tutti hanno paura, oggi. Tieni botta mantenendoti lucida, tacendo al momento giusto e facendo l'incazzata senza esserlo sempre al momento giusto. Il punto serio è il cambiamento di sede di lavoro che ti tocca nella tua vita quotidiana, il resto, sono menate, perché una come te, la qualità ce la mette in qualsiasi lavoro, per rispetto tuo a te stessa. Ma il rispetto sul lavoro... dagli altri... oggi... è un benefit che non passa il convento, specie un convento di tipo burocratico dove s'aggrappano tutti alla libretta giustificatoria, di librette ce n'è per tutti, di idee e di coraggio un po' meno. Scusa la chiarezza, ma quello che ti serve è lucidità, freddezza, comodità del posto di lavoro e un buon ventisette. Il resto ce lo metti tu.

saludos y besos
Solimano

Amfortas ha detto...

Guarda Annarita, questo tuo post sfogo va a toccare un mio nervo scoperto.
Ti dico solo che hai tutta la mia solidarietà, e ti assicuro nel contempo che questa frase un po' abusata non esprime ciò che sento veramente.
Ciao

giulia ha detto...

Cara Annarita, il rispetto è davvero raro... Tu sei una pesona molto corretta e lo si sente, lo si percepisce, lo si tocca quasi... anche in questo mondo virtuale. Mi dispiace davvero tanto, ma come dice Solimano, non aspettarti rispetto, cerca di tener duro per quello che puoi. Purtroppo non sono la più adatta a dar consigli, ma ti abbraccio. Giulia

Dario D'Angelo ha detto...

Da precario "storico" non posso che ritrovarmi in quello che dici... io ho avuto la sconsiderata :-) idea di abbandonare il posto fisso dopo anni di disoccupazione e lavoro in nero per andare a fare qualcosa che mi divertiva di più, per questo non posso che concordare con la parte finale del commento di Solimano.
Nel mio girovagare tra vari luoghi di lavoro ho incontrato personaggi di tutti i tipi e le delusioni non sono certo mancate, ma ho sempre cercato di rimanere testardamente me stesso sia che vendessi pc e libri o che tentassi di consegnare multe che mai sarebbero state pagate :-) So che l'anno prossimo potrei anche dire addio all'attuale lavoro (il duo Tremonti/Gelmini ne sarebbe certo contento), ma ritengo di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità per svolgere bene i miei compiti :-)

annarita ha detto...

Sbollita un po' la rabbia e riflettuto a mente fredda sulla situazione, so che andrò avanti nel miglior modo possibile, continuando a mettercela tutta, come dite voi. Scusate lo sfogo, ma mi ha fatto bene, e mi ha fatto piacere la vostra vicinanza; è bello confrontarsi con persone che sanno dare ancora importanza al rispetto e alla correttezza. Buona domenica a tutti, un abbraccio.
Annarita

Roby ha detto...

Ti capisco così tanto che mi pare persino superfluo ribadirlo!!!

Sono contenta che adesso la rabbia ti sia un po' sbollita: buona fine-domenica anche a te!

Roby

Habanera ha detto...

Cara Annarita, se bastasse rispettare gli altri per essere rispettati la vita sarebbe quasi una passeggiata.
Purtroppo non è così e capita di prendere delle musate anche da chi abbiamo trattato sempre con rispetto e cortesia.
Tu però, per quel poco che ti conosco, saprai trovare il modo (gentile e deciso) per rimettere le cose a posto.

Un saluto affettuoso e solidale
H.

sabrinamanca ha detto...

A volte il lugo di lavoro diventa un campo di battaglia dove si affilano le armi prima di aver considerato la diplomazia, non di facciata, ma quella fatta di ragionamenti, e compromessi, per andar d'accordo.
Io spesso cambio posto di lavoro perché mi annoio ma soprattutto perché non mi piace esser trattata male. Molti datori di lavoro credono infatti che "spronare" si traduca in umiliare.
Anche fra colleghi a volte si dimentica che si è sulla stessa barca e per continuare questa banale metafora, si rema contro.