lunedì 16 febbraio 2009

Sinceramente...

Giulia


Non è facile prendere parte ad un blog collettivo. Non perché io non voglia condividere... anzi. Non perché voglia sentire solo mio quello che scrivo. Non ho mai avuto questo atteggiamento. Ma perché mi sento estranea. Lo devo dire. Vi conosco attraverso i vostri blog (almeno molti di voi), altri li sto conoscendo qui. Ma è difficile per me sentirmi dei vostri. Non so perché e vorrei che qualcuno mi aiutasse a capirlo. Lo vorrei con tutto il cuore.
Siete persone che apprezzo, stimo e con cui sono orgogliosa di poter condividere uno spazio. Eppure qualcosa mi frena. Forse quando Habanera in modo affettuoso e simpatico ha detto: “Giulia, assente”, non aveva tutti i torti. Mi aggiro in queste stanze un po’ spaesata, intimidita e alla fine rimango qui, ma più a guadare voi che scrivete e che vi commentate. Questo mi piace, ma poi mi chiedo: oggi io cosa scrivo e sento tutto molto inadeguato. Non adatto. Perdonatemi questo sfogo. Ma dico quello che sento e aspetto che voi mi diciate.
Ieri prima di postare il pezzo su Marisa ho aspettato a lungo, poi l’ho scritto, ma senza convinzione. E questo mi capita spesso anche in questo momento. Adesso, però, almeno lo sapete.
Forse è solo l'esigenza di sapere un po' di più anche di voi, di sapere perchè voi siete qui...

18 commenti:

Amfortas ha detto...

Giulia, chi non ha dubbi e disagi, si diceva qualche post fa, non pensa.
Tu pensi e quindi ti poni domande.
Succede anche a me (assai più spesso di quello che può sembrare) di sentirmi inadatto, ma non solo qui, ovunque.
Qui dovresti, invece, sentirti più libera, anche di non scrivere se non te la senti.
Secondo me, ma mi posso sbagliare, tu hai preso questa avventura condominiale in modo competitivo.
Non mi pare ci siano gare e soprattutto non ci sono vincitori né vinti.
Oguno ha le sue modalità per esprimere sensazioni e tutto il testo, la tua è valida quanto quella degli altri.
Non ho commentato il post su Marisa Sannia, ti faccio solo un esempio, perché mi ha dato una grossa emozione.
Non dico dove è andata la mia testa, leggendo il tuo post, perché ho scelto di non mettermi troppo a nudo.
C'è da interpretare anche quello che non è scritto, qualche volta.
Un carissimo saluto.
Paolo

Anonimo ha detto...

Io sto pensando che sarebbe bello avere una Stanza a primavera, in cui, in una città sorteggiata 'a monetina', poterci dire 'ciao'.

De visu.

Cara Giulia, ho apprezzato molto il fatto che tu esprima in sincerità il tuo sentire.
Forse dovremmo, in qualche modo, presentarci un po'.

zena

sabrinamanca ha detto...

Cara Giulia,
io sono nuova, nuovissima di queste stanze. Primo e Antonella mi hanno preso in simpatia e mi hanno invitato qui. Loro, insieme a Roby, Giuliano, e Maz hanno un "passato", come si dice, scrivono insieme da tempo, ma non so perché, io non mi son posta problemi (e dire che spesso me ne pongo). E' qualcosa di personale, suppongo. Un sentimento o piuttosto una sensazione. In questo blog, come nel mio, mi sento libera di postare o meno, di rispondere ai commenti o meno, libera insomma. Perché devo dire che il mio rapporto con il mondo dei blog è piuttosto contrastato. Mi sembra che si porti via tutto il tempo e le energie a volte, e quando lo sento più invasivo, scappo.
I tuoi post sia sul tuo blog che su questo (soprattutto su politica e temi sociali ma su tutto) sono talmente simili a cio' che vorrei dire che non so che commento fare e a volte, addirittura non posto perché so che scriveremmo (tu meglio) gli stessi concetti.
Proprio il tuo ultimo post su Marisa Sannia me ne ha ricordato un altro, splendido, sempre tuo su di lei e non sai, anche a me come a Amfortas i ricordi che ha riportato alla luce!

Io quoto Zena una giornata a Roma, questa primavera? Oppure venite su da me nella ville lumière. Si, si, si!

Giulia ha detto...

Caro Amfortas, tutti abbiamo dubbi, disagi ed io questa volta ho voluto dirli, perchè sono in mezzo a persone che stimo e a cui mi sto affezionando. Mi sento libera, ma a disagio. No, non sono competitiva, questo se mai è un rimprovero che la gente che mi consoce mi fa sempre: di esserlo troppo poco, di arretare. Qui non ho mai avuto la sensazione che ci fossero gare tutt'altro.
Vorrei forse sentire più presenze? Forse. Mi dici il motivo per cui non hai commentato il post di Marisa. Valide, validissime. Ma forse altrettanto valido era un mio desiderio inconscio di rendere partecipe qualcuno di ciò che sento verso questa cara amica che è stata stroncata in un momento tanto importante per lei.Sono tante le cose che avrei da dire... Ma si può fare questo in un blog? No, perchè anch'io sono schiva e riservata. Io devo dire non ti conosco abbastanza per interpretare qyuello che non scrivi, ma so che sei una persona molto seensibile con cui mi piace parlare.

Cara Zena, sarebbe bello avere una stanza a primavera in una città dove trovarci e guardarci negli occhi. Perchè questo contatto è insostituibile, se si vuole far nascere qualche relazione.
IO ho voluto dire sicneramente quello che pensavo perchè qui mi trovo bene, non il contrario...
Un abbraccio e grazie
Giulia

Giulia ha detto...

Cara Sabrina, ciò che dici è verissimo. Devo dire che è oggi che è venuto alla mia coscienza questo stato d'animo e ho voluto mettervi a parte.
Però permettetemi di dire che, se con il post di Marisa vi ho suscitato qualcosa, almeno in parte mi piacerebbe saperlo, perchè davvero è importante per me. Ed anche questo ve lo dico con sincerità. Non è un obbligo e dovete sentirvi liberi assolutamente, nè ci sto male se non lo fate... Del resto anche io non sempre riesco a commentare. Non è questo, è la voglia di condividere qualcosa che mi piacerebbe. La mia presenza sul blog è come la tua molto contradditoria, ma in questo luogo è bello perchè ci si parla...E ci si parla davvero. Con tutte le remore e le nostre giuste paure di esporci.
Un grazie sentito,
Giulia

Dario D'Angelo ha detto...

Non è facile, sì, e molti dei motivi che tu indichi sono anche miei, eppure rimaniamo qui, io, tu, altri e magari scriviamo post poco convinti e magari ci sentiamo inadeguati, ma poi è sempre la scrittura ad attrarci, è la curiosità di leggere, è la sensazione di trovarsi in un luogo in cui è possibile (non è certo, non è scontato, non è immediato) condividere.

Habanera ha detto...

Cara Giulia, la cosa più immediata che mi sento di dirti è che ho avuto (ed ho ancora, alle volte) proprio la tua stessa sensazione.
Leggo i post, i commenti, e penso che niente di quello che potrei dire io sarebbe altrettanto interessante.
Poi però prevale il piacere di condividere questo spazio con voi ed ogni tanto faccio sentire anche la mia voce. Non perchè mi senta obbligata ma perchè, per fortuna, ci sono anche momenti in cui sento più forte l'empatia, il sentirsi tra persone che non sono qui per giudicare ma per comunicare tra loro.
Il tuo ricordo di Marisa Sannia è dolce, bello, sereno. Hai fatto bene a portarlo qui ed io te ne sono grata. Forse avrei dovuto trovare le parole per dirtelo subito ma, mai come in questo caso, ho avuto il timore che fossero inadeguate.

Ti abbraccio con affetto
H.

mazapegul ha detto...

Ah, Giulia! Quante volte ho pensato quello che pensi tu, smettendo pure di scrivere per mesi interi (e Solimano ancora mi maledice, anche se non lo dice!).
Io sto qui cercando di essere autentico. Mica che mi venga molto bene: in età infantile m'imposi tutta una serie di obblighi e divieti che hanno mandato l'autenticità a farsi benedire per sempre. Ma almeno provo a simulare. Credo che tutti qui cerchino di essere autentici, quindi un pochino interessanti anche per gli altri.

Oggi in corriera ho incontrato una ragazza che avevo conosciuto a una festa per bambini e un tipo un pò strano che mi attacca sempre dei gran bottoni, che voleva dire delle cose interessanti sul suo wekend a Venezia. Lei è infermiera in Pronto Soccorso, lui è architetto o geometra, e tutti siamo stati a Venezia nel corso della vita. Un'ora è passata così, parlando dei contrassoffitti, giudicando la moda delle maschere di Carnevale "classiche" (belle, bellissime; ma non fanno ridere nessuno: un Carnevale piuttosto anoressico) e ripassando i codici del Pronto Soccorso. L'anziano signore che ci stava seduto davanti ridacchiava sotto i baffi: si vede che, nel nostro piccolo multi-blog-dal-vivo, un pò di autenticità l'avevamo trasmessa.
Ciao,
Maz

mazapegul ha detto...

PS daccordo con Zena: quando ci si vede? Io sono quello con la rosa appassita dentro Repubblica.

Solimano ha detto...

Giulia, questo è un gioco semplice (gioco per me è parola alta), ma non sempre facile.
Secondo me per due motivi.
Il primo, meno importante ma esistente, è che ci portiamo dietro abitudini blogghiere che qui non hanno senso: il numero dei commenti, il voler piacere, l'adesso cosa mi conviene scrivere.
Il secondo è che il livello di coinvolgimento personale è maggiore e a questo non siamo abituati, al di là della apparente disinvoltura blogghiera, in realtà piuttosto cautelosa. Il confine, che deve esistere, fra ciò che si dice e non si dice, si sposta, perché è naturale che succeda in una esperienza di conversazione.
Senza scomodare il grande Emmanuelle Mounier (che dovrebbero essere i cristiani di oggi a scomodarlo), qui c'è una possibilità di personalismo comunitario che non c'è salvo eccezioni, nei forum e nei blog.
Sulla competitività (non tua, in generale) sto con Amfortas: è un fatto naturale di cui bisogna solo accorgersi e gestirlo. Ma qui non siamo meglio o peggio, siamo semplicemente diversi e ognuno scriva quello che interessa a lui, perché così ha più probabilità di interessare anche gli altri.
Io trovo che sia più gradevole che affaticante, ma persisto nel ritenere che un alto grado di libertà individuale sia la soluzione, perché ho l'impressione che chi scrive e commenta sia veramente ascoltato (magari anche rimbeccato, ma è un segno di ascolto).
Quindi scrivi e commenta se ti va, non scrivere e non commentare se non ti va, a me piace che tu lo faccia ma la scelta è tua, come mia, come di tutti. L'assenza di ogni tipo di forzatura e di strumentalizzazione è una scelta moralica, che ritengo oltretutto furba: qui non ci stiamo menando per il naso l'un con l'altro, e lo sappiamo. Il che non è in contrasto con la ragionevole regolarità di cui scrivevo l'altro giorno. La scelta di propri fil rouge aiuta: senza accorgersene, qualcuno lo sta facendo, e non dico i nomi se no, per fare i dialettici, smettono! Per che motivo credi che abbia inventato le Viste Logiche su Abbracci e pop corn? Per strutturarmi e non vagolare troppo, perché col vagolamento un giorno ti senti benissimo, il giorno dopo ti viene voglia di chiudere il blog.
Ciò detto, a me questo loco piace e continuerà a piacere per un bel po'. C'è troppo da fare, questo è il guaio, perché credevo che la centralità fosse nei post e invece è nei commenti.

grazie Giulia e saludos
Solimano

giulia ha detto...

Caro Dario, io rimango qui, questo è certo, e spero che lo faccia anche tu. Quello che mi è piaciuto di questo blog è sicuramente la sensibilità delle persone che abitano queste stanze. Quello che forse rende per alcuni di noi "nuovi" più difficile insediarci è che si sente che un gruppo è già affiatato e noi dobbiamo fare la nostra parte per "stare insieme" mella nostra diversità. E quello che mi piace molto è stato proprio leggere e conoscervi man mano. Conoscervi nei vostri blog è diverso che conoscervi qui... Per quanto non ci sia apparente interazione, secondo me invece c'è eccome.
Non è, un atteggiamento di competitività, quanto di sentirsi "dentro"... Ma ci vuole un po' di tempo e di pazienza ed io pazienza ho imparato ad averla, a saper aspettae l'evolvere delle situazioni. Ho scritto quello che sentivo per fare un passo in avanti, per provare a sentirmi più vera ed autentica, per farvi sentire qualcosa di me senza tanti fingimenti. Sono una timida e con questo mio modo di essere devo fare i conti nel gruppo. Voi me ne date l'opportunità.
Cara Habanera, io non sono d'accordo che si debba dire qualcosa di più interessante, almeno in teoria. Dobbiamo davvero dire quello che pensiamo e abbiamo voglia di dire, che di per sè, dovrebbe essere interessante. Ma forse è proprio questo lo sbaglio ch si fa... Di dover dire chissà cosa. Tu. per esempio. con i tuoi post hai saputo creare un monvimento tra di noi e hai aiutato me a dire quello che ho detto. E sono contenta di averlo fatto.
E l'altro aspetto:i commenti. E' giusto commentare quando si vuole, ma posso dire una cosa, un'altra sincera. Mentre non mi interessano i tanti commenti rituali che si fanno nel mio blog, mi fa piacere sentire dire quello che mi hai detto ora sul post di Marisa, perchè lo sento un commento vero, sincero di condivisione su un qualcosa su cui sto lavorando su me stessa e non solo. Ma magari su questo tema scriverò più in là un post apposito.
Prprio perchè sento empatia in fieri...forse arrivano i dubbi. Fosse un posto anonimo, scriverei e basta.
Caro Mazepagul, ci sono tante cose che ci impediscono di essere autentici sedimentati lontano nel tempo, ma forse è bene che ci proviamo. Forse dovremmo trovarci nel vagone di un treno, perchè davvero lì si formano mini-blog dal vivo interessanti e a volte si riesce ad essere più veri con sconosciuti che con altri più vicini a noi...
Caro Solimano, intanto grazie per averci dato questa opportunità...
Che sia un gioco lo so, ma il gioco è una parola che sembra nascondere qualcosa di vacuo, in realà è prorpio nel gioco che si rivelano tanti aspetti di noi. Tanto è vero che gli insegnanti che non si preoccupano solo di travasare con l'imbuto, osservano molto i ragazzi quando giocano e capiscono proprio lì molto di loro.
Io non sono interessta al numero di commenti,(anche se nel mio blog in genere ce nesono), l'ho detto prima, se non hanno un significato di vero scambio non hanno senso. Forse che si vogla un po'piacere, nel senso di interagire un po' sì.
Giusto che ci sia un alto grado di libertà individuale e proprio per questo ho scritto quello che sentivo, perchè avevo ben chiaro questo principio, anche se non sempre mi è ancora facile attuarlo.
E forse hai ragione, scegliere un filo da seguire può aiutarti anche se per me non è sempre facile. E' comunque una domanda che mi sto ponendo.
Scusate la lungaggine, ma questa volta ci tenevo proprio a rispondervi, anche se sono tante le cose da dire e che forse ci diremo ancora.
Grazie a tutto davvero...
Un abbraccio,
Giulia

Barbara ha detto...

A me piace questo blog, perchè ho tanto da imparare da tutti, ma allo stesso tempo mi sento un po' in soggezione...
Per essere chiari: scrivo poco per motivi di tempo, non per complessi di inferiorità, perchè è nel mio carattere buttarmi comunque nelle danze, ma una piccola sensazione di disagio c'è, lo ammetto.

Io non conosco l'artista di cui parlate (vedi l'ignoranza a cui accennavo?), non ho ancora letto il post, ora lo farò e imparerò una cosa nuova :-)

Silvia ha detto...

Cara Giulia, condivido ogni parola che hai scritto, per il semplice motivo che in ognuno di noi albergano molti sentimenti. La cosa bella è che tu abbia scritto di un tuo stato d'animo in assoluta libertà e credo che sia servito a tutti a sentirsi maggiormante a casa. Questo giustifica e nobilita questo luogo pieno di tante cose, soprattutto onestà.
E chiudo con l'intervento di Barbara che condivido in pieno: qui s'imparano tante cose.
E' un piacere e un onore poterne godere.

annarita ha detto...

Cara Giulia, il bello di queste stanze all'aria è che circola davvero aria fresca. Ognuno di noi scrive ciò che sente in quel momento, se gli va di farlo, se lo ritiene importante, di certo non per farsi leggere e sentirsi dire quanto sia bravo.
Credo che in ciò Solimano abbia visto lungo e giusto. Qui possiamo essere fuori dalla perversa logica blogghiera del commemtare per essere commentati, vi rammentate cosa diceva MariaStrofa riguardo le pisciatine?
Passiamo in queste stanze, leggiamo e commentiamo, se riteniamo importante farlo, scriviamo se abbiamo qualcosa da dire agli altri, nel bene e nel male. Hai fatto benissimo a postare su Marisa Sannia, perché per te era importante e hai voluto condividere un momento intenso con noi. Ne siamo contenti. E non parliamo di inadeguatezza... io spesso mi sento proprio una nullità, ma poi scrollo le spalle perché non è una competizione, nessuno di noi deve dimostrare di essere il più bravo. Solo se continueremo a comportarci come realmente siamo, questo bell'esperimento funzionerà e avrà un senso. Seri o faceti, profondi o leggeri, dolci o sarcastici, i nostri post ci rappresentano, questo è il bello. Perciò sii orgogliosa di te, dei tui dubbi, della tua sensibilità. Un bacione a te e salutissimi a tutti. Annarita

Giulia ha detto...

Barbara, Silvia,Annarita grazie per le vostre parole. Condivido quello che dite. Qui si sta bene anche se a volte ci si sente così, non per il posto, ma perchè a volte questi momenti prendono. E qui se ne può parlare, questa è la novità... Anch'io sono stanca delle perverse logiche bloggiere... In ogni cosa che si fa, bisogna ricercare la propria autenticità.
Un bacio a tutte, anzi tenti, Giulia

Silvia ha detto...

MariaStrofa... mi è venuto un colpo...Va bene:) Ciao Annina:)

Arfasatto ha detto...

Arrivo buona ultima ed ho così la possibilità di leggere una buona quantità di risposte al tuo post, Giulia. Tutti i commenti che ho letto hanno molte parole di verità, e le condivido; apprezzo ed ammiro la tua forza e la tua sincerità. Anche per me scrivere qui a volte mi dà pensiero, non perché mi senta inadeguata, ma perché quello che vorrei scrivere, quello che urge in questi mesi è squisitamente personale, e spesso penso che non avrebbe ascolto meditato. Non so se sia vero, poi, ma è questo chre sento. In realtà scrivo più liberamente qui che sul mio blog, anche se sembra un paradosso; lì infatti si è ormai innescato mio malgrado un rapporto di commento botta e rsposta con gli altri, a cui cerco di sfuggire con post molto privati o poco "di moda".
Qui mi sento decisamente meglio, a volte anche solo come lettrice-commentatrice. Ma per adesso va bene così.
Ciao Giulia e ciao a tutti.

Giulia ha detto...

Arfasatto è molto bello che tu parli di "ascolto meditato"... Trovo che uno die difetti è proprio questo scorrere veloce di tutto anche nel blog, questa lettura che ci impedisce di pensare e soprattutto di ascoltare... penso che allora sia davvero meglio nè leggere nè commentare. All'inizio ci si lascia prendere come in tutte le cose quando manca riflessione su quello che stai facedno. Ma è proprio questo che alla fine mi stava pian piano allontanando dal blog. Ora sto cercando una mia strada, ma penso che qui si possa sperimentare qualcosa di diverso. Ci legge chi passa (i cosiddetti anonimi) e non lascia traccia, ci leggiamo tra di noi e mi acorgo che in realtà qualcosa ci stiamo passando e ci passeremo se avremo un po' più di perseveranza.
Grazie
Giulia