domenica 22 febbraio 2009

Quattro passi nel PD (4): la sicurezza

mazapegul

La "sicurezza" è per la cultura riformista quello che il moscerino della frutta è per i genetisti: il test standard, che precede ogni altra prova sperimentale. La sicurezza come "emergenza" è un tema imposto dalla cultura anglosassone, dai media e dalla destra; e dalla trasformazione della società in un aggregato poco coeso sulla scala del piccolo territorio; mentre tiene sulla scala nazionale.
Il mio sindaco ha sulla sicurezza delle informazioni fresche, delle idee precise e terapie sensate. I dati dicono che da noi il crimine è in calo: l'eccezione sono i reati informatici e i reati d'ingiuria. Il sindaco però prende molto sul serio i reati, e ha messo su diversi tavoli per coordinare comune, vigili, scuola, carabinieri e quant'altri. Il prefetto s'incontra coi sindaci regolarmente.
Il corpo dei vigili è stato ristrutturato su scala sovracomunale (e si andrà oltre nel prossimo anno), per poter garantire il pattugliamento e il servizio segnalazioni anche di notte. In questa maniera, i carabinieri possono passare meno tempo occupandosi di sicurezza stradale e pattugliare il territorio.
Questa risposta riformista funziona, però non viene "percepita" come maggiore sicurezza. I vigili, distribuiti sul triplo delle ore, si vedono di meno. "Ma si vedono anche di notte," obietto invano. I più soggetti all'insicurezza sono quelli che passano più tempo di fronte alla TV: le famiglie operaie, i pensionati. Il nostro elettorato, insomma.
Domenica scorsa incontro il sindaco e gli chiedo "e se l'opposizione tira fuori le ronde in campagna elettorale?" "Noi diciamo d'essere contrari," risponde lui sicuro. Sa bene, da bravo riformista, che le ronde sono tutt'al più un impaccio ai carabinieri e alla polizia. Ha in mente, del resto, le ronde di Borghezio, che -fosse stato per loro- Erika e Omar l'avrebbero fatta franca (e tanti altri), visto che gli squadristi padani cercavano conferme ai propri pregiudizi, non gli autori dei reati.
Io però non sono del tutto soddisfatto. Io credo che la proposta delle "ronde", da noi in Romagna, vada meditata bene. Siamo o non siamo la terra dove ogni associazione, persino quella degli orticoltori, si fregia dell'aggettivo "sociale"? Perché non pensare, prima di opporre un rifiuto netto, a un "controllo sociale" del territorio? Non una ronda padana o borgatara, ovviamente. Magari un "neighborhood watch" all'americana; che consiste nella sensibilizzazione dei residenti e, in sostanza, a dei cartelli dalla funzione più che altro dissuasiva.
Su questo terreno il riformismo emiliano esita a misurarsi. E' un tecno-riformismo fatto di statistiche, analisi, progetti e verifiche dei successi e degli insuccessi. Confrontandosi con la dimensione psico-sociale della sicurezza, questo riformismo in cui credo profondamente e d'istinto si trova di fronte a dei limiti per esso invalicabili. Non riesce a riconoscere che, come dicevo a una riunione alla federazione del PD pochi giorni fa, la sensazione d'insicurezza è reale come l'innamoramento. A nulla vale dire "ma come, fino a ieri quella ragazza la trovavi addirittura sciatta; e ora ti getteresti in un fiume per lei!?"

9 commenti:

Solimano ha detto...

Non sono convinto che le ronde, comunque le si qualifichi, anche come volontariato di una comunità, costituiscano una possibile soluzione, o un aiuto ad una soluzione. Perché siamo molto diversi daglia americani, che quando viene ad abitare uno nuovo si qualificano, si presentano e tendono ad inserirlo. Così fanno, mentre noi non ci conosciamo neppure fra condomini.
Credo che si siano trascurate due cose che non vanno trascurate. La prima è che l'impatto della immigrazione va a finire generalmente proprio sull'elettorato che sarebbe di sinistra, perché meno forte economicamente: sul lavoro, sui mezzi di trasporto, sul quartiere, sull'abitazione personale e sulle scuole. Problemi reali e quotidiani.
Poi, tendiamo a comportarci come se fossero tutti eguali, a prescindere dall'etnia. Perché probabilisticamente i sik o i filippini o gli egiziani creano molti problemi in meno di altre etnie. Quindi occorre discernere e responsabilizzare. Mentre ce la prendiamo a prescindere con i CST, ma qualcosa bisognerà pur fare o proporre, nei casi in cui ci sia una accertata clandestinità.
Ma la sicurezza, più che un fatto, è una percezione di possibile rischio e qui c'è poco da fare. Non aiuta un approccio buonista a prescindere e soprattutto non aiuta il non proporre soluzioni praticabili.
Perché la percezione è che facciamo del gran moralismo parolaio, ma fatti pochi. In questi casi, finiscono per essere ascoltati i terribili semplificatori, ed è quello che succede. Oggi sono però convinto che prima, le persone siano messe male di per sé, poi, cercano il capro espiatorio. Il disagio diffuso lo si tocca con mano.

grazie Màz e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Concordo. Questa sera mentre cenavo ho ascoltato un tg, credo il 2. Una coppia di rumeni ha ucciso un amministratore di condominio buono e generoso, un paio di rom hanno ucciso un ragazzo durante una festa di carnevale a Catanzaro, a Salerno un romeno è stato arrestato per violenza sessuale su una 13enne, a Roma ubriaco investe romeno regolare, uccidendolo.
C'è poco da fare, in dieci minuti 4 epidosi di violenza e morte legati ai romeni. Nel mio condominio multietnico c'è una famiglia di romeni: sono i più silenziosi ed educati. MIca voglio santificarli però è così. L'immagine che ora ne viene data è di gente violenta, poco di buono, assassini e strupratori. Non mi piace la logica che generalizza è troppo fuoriviante e pericolosa. Non mi sento minacciata da loro, nè per il lavoro, nè per la casa, nè per le assistenze sociali.Però se avessi dei figli piccoli e non mi venissse concesso il posto all'asilo per darlo a loro probabilmente mi arrabbierei un po', anche con i romeni, somali, sik o filippini oltre che con l'amministrazione pubblica. Per questo è importante garantire a tutti gli stessi diritti, che tutti paghino le tasse come me e che la legge venga rispettata da tutti.
Chiedo troppo lo so, però da qualcosa si potrebbe cominciare.
Per esempio l'informazione.

E' vero, ci sono etnie più inserite e pacifiche, qui sul territorio con l'agricoltura fiorente ci sono comunità intere di indiani che governano stalle e caseifici. Di loro si sente poco e niente, anche se certi gruppi Pakistani non è che siano poi così tranquilli.

mazapegul ha detto...

Da noi esistono gia', Silvia, delle regole che privilegiano chi risiede nel comune da diversi anni: una norma che si applica a italiani e stranieri. Si pensa di rafforzare queste norme, che di per se' non sono xenofobe (molti stranieri sono qui da molti anni, molte persone "immigrano" dai comuni confinanti). Certo, questo ha molto meno senso dopo l'abolizione dell'ICI, unica imposta comunale. Non possiamo veramente dire: "non hai pagato tasse in questo comune", poiche' di tasse comunali non ce ne sono piu' (solo tariffe).
Solimano. Le ronde sono un fenomeno pessimo, ma qui da noi -in altra forma- possono diventare un sovrappiu' di "sicurezza percepita"; senza finire tra i piedi dei carabinieri, e senza metter su associazioni paramilitari di partito, che e' quello che stanno facendo Lega e post- e neo- fascisti. (E non voglio immaginare neanche il potenziale di infiltrazione criminale in una eventuale ronda in un quartiere ad alta densita' mafiosa).
Immigrazione e sicurezza, poi, sono temi legati, ma solo in parte. Io credo che la via maestra sia il rispetto della legalita', che deve essere chiesto a tutti, italiani o meno che siano. La destra chiede anche cose piu' impalpabili (rispetto delle tradizioni, per esempio): io non sono daccordo per niente.

Solimano ha detto...

Màz, il rischio è sempre quello: asserzioni di per sé indiscutibili, ma generiche, non operative, al limite ci si mette l'anima in pace, anche se è una pace di tipo burocratico.
Faccio due esempi: è una asserzione impegnativa, operativa, asserire che le polizie in Italia sono troppe e che quindi gli sfridi sono pazzeschi: carabinieri, poliziotti, polizia ferroviaria, vigili urbani, forestali, polizie regionali... Qualcuno le ha contate con precisione e sono più di dieci.
Un'altra asserzione impegnativa è che occorrerebbero dei responsabili per etnia (perché sono diversissime) in grado di attivare sia il sistema premiante che il sistema punente, perché i due marciano insieme, anche se ci fa comodo dire che noi siamo per il premiante.
Il nostro atteggiamento è come uno che prende l'olio di fegato di merluzzo: una cucchiaiata di liquido repellente e poi giriamo la testa e ci occupiamo d'altro.
Che sia un problema che ci procura pruriti di ogni genere è chiaro, ma sta lì, è nel piatto.
Come sarebbe sbagliato pretendere di trovare un sistema onnicomprensivo, se ragionassimo in termini di limitazione del danno saremmo più concreti. La percezione (che può cambiare) cambia con la concretezza, non con le fughe moral-burocratiche. Il che vuol dire saper dire sì e sapere dire no. Se possibile, caso per caso, localmente, come ragiona il tuo sindaco.

saludos
Solimano

giulia ha detto...

Non è facile discutere di questo problema... Di problemi veri si può, di probelmi indotti, creati ad arte non si riesce a discutere, perchè appunto non sono reali.
E' possibile oggi con tutti i pregiudizi che si sono innestati davvero affrontare i problemi e trovare soluzioni vere, concrete?
Le ronde... in un clima diverso da quello attuale potrebbero essere viste in un modo diverso; in una situazione come quella italiana possono diventare "i giustizieri" della notte, far pensare che sia giusto farsi giustizia da soli etc.
In un clima politico così inquinato come il nostro è estremamente difficile...
Mi fermo qui, e non so se sono riuscita a dire quello che volevo.
Giulia

Silvia ha detto...

Si lo so che ci sono molte normative applicate in relazione ai residenti "fissi", anche se non posso addentrarmi nei tecnicismi perchè non sono abbastanza informata. Il fatto che non lo sia io non significa che non lo sia il mondo, però è vero che i cittadini spesso non sono informati mai abbastanza delle agevolazioni di cui potrebbero godere. Per cui alla fine le uniche cose che sento ripetere è che gli extracomunitari sono sempre in lista alle graduatorie per tutto, alloggi, asilo, assistenza perchè dichiarano redditi da fame (vero) e invece non si sa cosa prendono perchè lavorano in nero. E poi hanno 4 cellulari per cui vuol dire che prendono bene. Se le persone sapessero che possono accedere all'asilo con lo stesso diritto s'incavolerebbero di meno.

Silvia ha detto...

Ho letto dal tuo blog la bellissima filastrocca:)
Buona giornata

mazapegul ha detto...

Cara Silvia,
quello che si dice oggi degli extracomunitari (ma anche dei comunitari, se è per questo) è quello che si diceva dieci anni fa degli zingari, e quando ero bambino e milanese dei meridionali immigrati (a parte i cellulari: all'epoca si misurava la cilindrata dell'auto). La novità è che questi discorsi, basati su un'aneddottica in parte vera e in gran parte frutto di arbitraria generalizzazione, sono diventati discorso politico, decreto legge, delibera del Consiglio Regionale.
I politici, che devono navigare in questo mare, non possono non tenerne conto. In questo blog, comunque, dove non si cacciano voti, possiamo anche dire le cose come stanno.
Nel mio piccolo comune, tra l'altro, è facilissimo scoprire quelli che hanno superato le soglie di reddito per avere particolari servizi. E le famiglie nel frattempo arricchitesi vengono invitate a lasciare gli alloggi pubblici a favore di quelle meno fortunate, in lista d'attesa.
Ciao, Maz
PS Mi fa piacere che la ninna-nanna ti sia piaciuta!

Silvia ha detto...

Concordo in pieno Maz, anche se gli zingari per loro natura, sono sempre stati considerati e sono tuttora al di fuori di ogni possibile integrazione a differenza degli extra/intracomunitari che hanno conduzioni di vita stanziali e quindi più integrabili nel tessuto sociale.
Di fatto negli ultimi anni il fenomeno si è allargato a tal punto che in certe aree cittadine, interi condomìni sono abitati da persone non italiane. Le forze politiche che governano una comunità non possono ignorare l'impatto che questo cambiamento porta all'interno della società perchè se è vero che la differenza di norma è ben tollerata, ed è così basta un po' di buona volontà da ambo le parti, diventa insopportabile quando si ha la percezione che porti via qualcosa che ci appartiene di diritto e che fa parte della tradizione e della cultura radicata sul territorio. Lessi sui quotidiani locali di furenti discussioni per un crocifisso in classe che offendeva genitori di religione musulmana e per il presepe in occasione del natale.
Si tolse il crocifisso e non si fece il presepe nella scuola ma questo creò molto rancore e un precedente. Io non lo avrei messo a prescindere il crocifisso, ma visto che c'era, toglierlo per quel motivo risultò come chinare il capo ad un'altra cultura vissuta come invadente, e questo ovviamente non va bene. La domanda ricorrente è: loro lo avrebbero tolto al posto nostro? La risposta di solito è negativa. Questo è. Io parlo con la gente tutto il giorno e più o meno tutti dicono le stesse cose ovvero si sentono defraudati, perchè è una guerra tra poveri. La dignità, il lavoro, l'educazione e una decente qualità di vita devono essere garantiti a tutti, purchè tutti si attengano alle regole del quieto vivere, meglio dire alla legge. E i colpevoli è ora che comincino a pagare e l'indulto è stato un grave errore.
Non molto tempo fa il comune di RE propose di creare 5 campi nomadi dislocati in punti chiave della città per permettere una maggiore integrazione. Ci fu una tale protesta che la cosa è stata al momento accantonata, in vista delle elezioni vanno piano a mettersi contro l'opinione pubblica. Eppure è una cosa che dovrà essere affrontata prima o poi, perchè gli zingari ci sono e girano per la città. Ci si sente tutti minacciati ora, per cui la politica deve farsi carico di queste problematiche, sporcandosi le mani, e guardando i fenomeni per quel che sono, soprattutto una certa sinistra buonista che ha messo la testa sotto la sabbia.
La destra, poi, ne ha approfittato con pessimi risultati. Intanto è al governo e guadagna governi locali a gogò anche "tradizionalmente rossi".
La minaccia vera sul nostro territorio è rappresentata dalla camorra che è purtroppo fortemente inserita. Ma questa, anche se terribile parla una lingua conosciuta e fa meno paura di una pelle bruna.
E stiamo vivendo una crisi mondiale spaventosa.
Non siamo messi bene, diciamo la verità.