martedì 17 febbraio 2009

Ma che cos'è, questa cultura?

Solimano

Sento discorsi strani, sul non essere all'altezza, sul sentirsi inadeguati e così via. In questi casi, è meglio tagliare il nodo gordiano e fare dei chiari esempi di persone di vera cultura. E comincio con il mio amico Gianni, nom de plume, capirete poi il perché.
Gianni abita di fronte a dove abito io, al di là della strada. Non ha il PC né desidera averlo, perché ha altro da fare.
Vent'anni fa, comprai casa qui per colpa del giardino di Gianni. Che poi non è un giardino, è un piccolo parco, 80 x 60 metri all'incirca, in cui Gianni ha piantato e fatto crescere i suoi amici alberi, uno per specie, ma solo amici: il fico, il tiglio, il noce, la pianta di cachi, persino una araucaria, che non ce n'è una più bella in tutta la Lombardia. Una ventina di alberi diversi.
Aveva uno spazio dedicato ad un'altra delle sue passioni: far crescere i bonsai, è arrivato ad averne cinquanta. Ero prevenuto, sui bonsai, perché Alberico, il maestro di yoga, ci aveva fatto una piazzata sul fatto che i bonsai sono piante che soffrono, ma Gianni ha sorriso e mi ha spiegato che le sue piante non soffrono, perché il vaso è interrato, perché è permeabile all'acqua, robe così. Ho portato una mia amica a vedere i bonsai di Gianni, l'avevo preavvertita che lui non vende, ci ha provato lo stesso: niente da fare, proprio non vende.
Quando ci davamo ancora del lei, gli dissi che Monza, dal punto di vista dei marciapiedi, era molto peggio di Parma. Gli brillarono gli occhi e mi disse che gli avevo dato una idea. Catalogò in modo sistematico le erbe che crescevano (e che crescono) sui marciapiedi di Monza e ne riconobbe cento specie diverse, ognuna col suo campione e la sua spiega. In Comune lo vennero a sapere, bravo bravo gli dissero, poi fecero finta di niente.
A Gianni piace la montagna, ma per ragioni familiari un anno dovette andare al mare, e gli seccava. Passò quei venti giorni a camminare sulle spiagge per raccogliere rami e piccoli tronchi portati dal mare. Le chiamò sculture spontanee e qui a Monza lo invitarono al MIA, che è una specie di piccola fiera campionaria. Mi chiese di mettere i miei disegni vicino alle sculture spontanee fatte dal mare e così facemmo, dovevate vedere le facce dei brianzoli appena usciti dal reparto cucine prima di andare da quelli dei televisori.
Poi lampade a petrolio, bastoni da passeggio, ceramiche con tema micologico, senza spendere un soldo e senza ricavarne uno: ha il suo giro di persone come lui però con altre passioni. Se uno trova una lampada la dà a Gianni che ricambia, prima o poi, con uno specchio o un ventaglio. Economia più di dono che di scambio. Così andò con un comune grosso della Val Brembana: gli offrirono per anni una settimana gratis in albergo purché facesse una mostra delle sue novità.
Però il tempo passa e capita qualche disturbo di salute. Tre anni fa ne ha avuto uno grosso, ma l'ha superato. Ma un anno fa ho avuto un'altra brutta notizia: infarto. Per qualche mese non ci siamo rivisti, poi l'ho incontrato, si vedeva che era stata dura. Non osavo chiedere le novità, per timore di intristirlo, ma è stato lui a dirmelo: "Sai che ce n'è una nuova? Li vedevo tutti attorno al letto a parlare sempre del cuore, ed ecco cosa ho combinato". Mi ha fatto vedere le fotografie dei cuori che ha raccolto e che il solito paese della Val Brembana ha esposto. Non lo mollano, uno come Gianni è difficile trovarlo. In una delle due immagini che metto si vedono sul tavolo alcune ceramiche micologiche.
Dimenticavo. Gianni legge pochi libri, però è curioso, vuol sapere qualcosa di quello che leggo io. Glielo dico molto brevemente, perché non vedo l'ora di tornare ai suoi discorsi, che trovo più attraenti dei miei.
Ce ne sono, persone così, e ce ne vorrebbero di più.
Prima di andare in pensione, che lavoro faceva? Il vigile urbano. Non so se sia diplomato o meno, non credo che lo sia, ma non me ne può fregare di meno. L'aveste visto, qualche mese fa, raccogliere zoppicando i cachi uno per uno con una pertica con in cima il barattoletto sagomato da lui, perfettamente a misura!


8 commenti:

giulia ha detto...

Caro Solimano... quante cose sto imparando cammin facendo anche qui e da te. Io conosco molte persoen come quelle che stai descrivendo, molte persone semplici e che hanno saputo dare alla vita un percorso creativo secondo la loro indole e le loro esperienze. Ho incontrato ed esplorato anche il mondo dei cosiddetti "handicappati" e credo che sia sia capito, ho scoperto valori che neanche potevo immaginare. E potrei raccontarti ancora e ancora... Per questo la mia vita è piena, vera e sono una persona che ha imparato ad apprezzarla in tutte le sue sfaccetture, le sue ombre e le sue luci. Quello che oggi racconti qui, quello che sempre mi è apparso di te e di quasi tutti in questo blog, è che siamo vicini, ma dobbiamo ancora incontrarci. Lo stiamo facendo e oggi io mi sento davvero più adeguata di ieri, perchè una cosa che ho imparato, è che bisogna ogni tanto dire quello che si muove dentro di noi e che non vuole essere rivelato.
Grazie, grazie davvero grazie dell'opportumità che mi hai dato.
Giulia

annarita ha detto...

Solimano, bella storia, di quelle da meditarci su per dare un senso a certe cose che altrimenti ci sfuggirebbero. Cara Giulia, sono contenta di dividere questa avventura con persone sensibili e profonde come te e tutti gli altri ospiti del nostro delizioso anfitrione virtuale :-))
Salutissimi, Annarita.

Anonimo ha detto...

...perchè, poi, anche questo credo sia cultura: tener dietro a una passione che scalda la vita, praticarla, abitarla nei suoi versi, aprendo una porta dietro l'altra.

Grazie, Solimano.
zena

Solimano ha detto...

Su questo argomento credo che ci sia molto da dire, e ci torneremo.
La mia morosa mi chiamò definitivamente animale leggitore quindi sono l'ultimo che ce l'ha con i libri.
Però con certi libreschi (e libresche) ce l'ho su, e molto. Perché il loro è un hobby di tipo escludente, non è vera e lucida passione.
Ho di frequente il sospetto che per loro la lettura (e certe scelte di letture...) sia una comoda via di fuga dalla realtà quotidiana con cui hanno difficoltà di gradevole contatto.
Una persona veramente colta deve pretendere moralicamente di più da se stessa, non di meno, perché privilegiata dal fatto di essere colta. In questo sono drastico: se uno si comporta male nei minimi dettagli, credo proprio che non abbia niente da dirmi nei massimi sistemi che propala e dice di conoscere.
Poi c'è l'aspetto della creatività, che non è privilegio di pochi eletti, è una creatività che tocca i rapporti personali, una creatività che si esprime benissimo nella manualità.
Una passione che scalda la vita, certo che sì, non a comando, perché cosi uno può tirarsela, ma per amore vero (e naturale) per la propria vita individua. Se non c'è, verso gli altri ci sono tante belle chiacchiere magari sublimiste, ma c'è chiusura, cristallizzazione, coazione a ripetere le stesse sfigatissime (e furbe) manovrette.
Conclusione: guardate bene le immagini della mostra di Gianni (al di là del fatto che l'ultima cosa che farei è raccogliere cuori in giro). Si vedono i fili sottilissimi e ben messi con cui ogni cuore è appeso nella bacheca.
Avete presente le statue di Chartres? Sono finite sul retro come davanti, e dietro non le aveva mai viste nessuno, sono a cinquanta metri da terra. La gratuità di una lucida passione a questo conduce, nei libri e fuori dai libri.

grazie e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

Soliman, ottima spiegazione di cosa sia la cultura. Non ce n'e' di meglio.
Maz

Silvia ha detto...

Una persona intelligente, viva, piena di vita e di passione.
Bella. Lo conoscerei volentieri e gli presenteri mio padre, si capirebbero al volo:)

Solimano ha detto...

Silvia, mi è proprio venuto in mente tuo padre, mentre scrivevo questo post. Certo che si capirebbero, senza bisogno di nessuna spiegazione. Quando si è così, si è così e basta.

grazie e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Grazie:) Glielo leggerò.