venerdì 6 febbraio 2009

L'amour est un oiseau rebelle (2)

Solimano

Prima o poi tornerò su Henri Laborit, di cui ho inserito un brano sull'amore nella prima puntata. Metto qui solo una sua breve frase:
"Ce n'est pas l'Utopie qui est dangereuse, car elle est indispensable à l'évolution. C'est le dogmatisme, que certains utilisent pour maintenir leur pouvoir, leurs prérogatives et leur dominance." ( Eloge de la fuite )
Come succede di frequente, l'interpretazione di ciò che dice Laborit è ambigua, chissà come saranno contenti i piccoli utopisti, ma forse si sbagliano, perché l'evoluzione, per Laborit, è una parola seria.

Fanny Ronchivecchi (1805-1889) compare sopra il post. La conosciamo come Targioni Tozzetti, i due cognomi del marito Antonio. Sappiamo che è stata l'ispiratrice di alcune poesie di Giacomo Leopardi, il cosiddetto Ciclo di Aspasia, di cui dice benissimo Walter Binni:

"Ecco così una nuova forma di lirica profondamente soggettiva, espressione di una prepotente personalità, tutta rampollante dal presente, e perciò poco armoniosa, ma impetuosa, tesa e tenace: una ricerca di parole forti, energiche non vaghe e nostalgiche, come quelle degli idilli, un ripudio del quadro campeggiante sul resto del componimento, e di qualsiasi forma anche se altissima di pittoresco e di descrittivo."

Le poesie sono: Il pensiero dominante, Amore e Morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia. Generalmente, al Liceo non si studiano, i fortunati le scoprono dopo.
Ecco un brano de Il pensiero dominante:

Che mondo mai, che nova
Immensità, che paradiso è quello
Là dove spesso il tuo stupendo incanto
Parmi innalzar! Dov'io,
Sott'altra luce che l'usata errando,
Il mio terreno stato
E tutto quanto il ver pongo in obblio!

Tali son, credo, i sogni
Degl'immortali. Ahi finalmente un sogno
In molta parte onde s'abbella il vero
Sei tu, dolce pensiero;
Sogno e palese error. Ma di natura,
Infra i leggiadri errori,
Divina sei; perchè sì viva e forte,
Che incontro al ver tenacemente dura,
E spesso al ver s'adegua,
Nè si dilegua pria, che in grembo a morte.

Giacomo Leopardi è sempre lucidissimo, basta rileggere con attenzione gli ultimi versi per accorgersi di quanto sia lontano dal Romanticismo comunemente inteso. Mentre, proprio perché usa parole forti, energiche ed ha una prepotente personalità, si spaccia ancora una immagine del Leopardi come di un poverino gobbo non amato dalla mamma eccetera eccetera. Una immagine che fa comodo e che persiste ancora. Tempo fa ho lasciato indispettito un blog in cui il blogghiere, che certe cose dovrebbe saperle, lo chiamava il buon Leopardi. Ma come si permette?

Però occorre avere discernimento, perché Matilde Serao racconta che Fanny Targioni Tozzetti, a lei che le chiedeva perché avesse spregiato l'amore del grande poeta, rispondesse: "Mia cara, puzzava". Può darsi che se lo sia inventato Matilde Serao, ma mettiamo che fosse vero, Fanny Targioni Tozzetti ha addotto un buon motivo, molto più serio di tanti discorsi strani.
In amore queste cose contano molto, un mio amico amava citare una frase probabilmente non sua: "Cattivi umori di giorno, cattivi odori di notte."
Tempo fa, misi nel blog del cinema un film di Gabriele Muccino, Ricordati di me (2003) e citai un dialoghetto fra Valentina (Nicoletta Romanoff) ed il fratello Paolo (Silvio Muccino):

Paolo: Valentina, dimmi la verità, che pensi di me? Come sono visto da fuori?
Valentina: Lo sai cosa penso di te.
Paolo: Dimmelo ancora.
Valentina: Penso che sei anonimo e inespressivo, quando parli sembra che c'hai uno strofinaccio in bocca e non si capisce un cazzo, non ti lavi e ti vesti da sfigato di sinistra quando il mondo va tutto da un'altra parte. Questo penso.
Paolo: Nient'altro?
Valentina: No, a posto così.

Ci mettemmo tutti a criticare Valentina (che è una ragazza che pur di far carriera in TV è disposta a tutto), ma il fratello Paolo, come minimo, le avrebbe dovuto rispondere: "Grazie, Valentina. Delle altre cose parliamo poi, ma provvedo subito a togliermi lo strofinaccio di bocca ed a lavarmi."

La morale della favola è molto semplice. Succede che certuni e certune facciano di tutto perché gli si dica di no, anche se apparentemente rincorrono il . Il no è comodo: toglie il problema, possiamo continuare ad essere tristi in santa pace.

Silvio Muccino, Nicoletta Romanoff, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante
nel film Ricordati di me (2003) di Gabriele Muccino

4 commenti:

Silvia ha detto...

Verissimo. E il fatto che si chieda un parere su di sè è già un enorme passo avanti. Di solito è solo un triste piagnisteo concluso con: chi mi ama, deve prendermi per come sono.
C'è molta arroganza in questa frase.
E se in parte è vero che "l'omme addà puzzà", nel senso che gli ormoni è giusto che si esprimano al meglio delle loro potenzialità, è pur vero che una persona poco pulita infastidisce parecchio, soprattutto quando è arroganza. Io lavoro col pubblico e ne "sento" di tutti i colori.
Tra le tante cose terribili che penso debbano sopportare i barboni la mancanza di igiene è la peggiore. Dicono che dopo un po' la puzza della strada non la togli più, per questo smettono di lavarsi.

Habanera ha detto...

Trovo giustissimo il parallelo che fa Silvia tra sporcizia e arroganza.
A mio parere il non lavarsi, l'avere poca cura di sè, è segno di mancanza di rispetto verso il prossimo, quindi di prepotenza e di arroganza.
E' concesso puzzare solo a chi decide di vivere da eremita. Chi vuole vivere in mezzo agli altri (e perfino corteggiare una donna), faccia il piacere di passare prima dalla doccia.
Può non essere sufficiente a farsi dire di sì, ma almeno è un primo passo...
H.

Arfasatto ha detto...

Ma qui si parlava del Leopardi, ed ora si commenta sul puzzo corporale! Dalle stelle alle stalle, mi verrebbe da dire.
Comunque ti devo dire, Solimano, che il ciclo di Aspasia si faceva, eccome, al classico che ho frequentato io; almeno Il pensiero dominante, Amore e morte ed A se stesso.
Ricordati di me, l'ho rivisto poco tempo fa alla tele, e come mi succede spesso con Muccino mi è piaciuto di più della prima volta. I dialoghi sono molto buoni, Bentivoglio è bellissimo e poi tutto torna...

Solimano ha detto...

Per me, il fatto che Leopardi sia un grandissimo poeta non è infirmato dal fatto che (eventualmente) puzzasse.
Sarebbe invece sbagliato affermare che tutti i puzzoni, in quanto puzzoni, siano grandi poeti. Mi parrebbe una estensione indebita.
Senza puzze non ci sarebbero profumi e senza profumi, puzze. Avere un buon naso è comunque meglio che essere raffreddato. E comunque, per dirla tutta, meglio una stalla confortevole che una stella lontana e fredda. A parte ciò, quel nobile sentimento che chiamiamo amore tiene una accurata contabilità degli odori. C'è un odore anche dei sentimenti... ma forse anticipo troppo!
E se una donna mi avesse detto: "che bella anima che hai!", avrei cominciato a sospettare del forzuto bagnino.

saludos
Solimano
P.S. Ma che cos'è, quest'amore? Così Achille Campanile, o pressapoco.