sabato 31 gennaio 2009

L'amour est un oiseau rebelle (1)

Solimano

Bene, Habanera è a Madrid, Giuliano ha detto da oggi mi metto in ascolto, vuol dire che non scrive e non commenta, Roby sarà alle prese con danarosi geometri e vecchietti intabarrati, Màz col suo teorema, su cui si sta giocando la falange del mignolo.
Quindi mi aggiro da solo nelle Stanze: può essere il momento giusto per iniziare un nuovo fil rouge, che si aggiunge a quello dell'arte perduta. Il tema del fil rouge è l'amore (o l'Amore? l'amore? L'AMORE?). Il titolo mi è stato suggerito dalla modalità che usa Amfortas.
Ecco cosa dice un Autore della parola che esprime un sì nobile sentimento:

"Con questa parola si spiega tutto, si perdona tutto, si accetta tutto, perché non si cerca mai di conoscerne il contenuto. E’ la parola d’ordine che apre i cuori, i sessi, le sacrestie e le comunità umane. Copre con un velo falsamente disinteressato, persino trascendente, la ricerca della dominanza e il cosidetto istinto di proprietà. E’ una parola che mente continuamente e questa parola viene accettata con le lacrime agli occhi, senza discutere, da tutti gli uomini. Procura una veste onorata all’assassino, alla madre di famiglia, al prete, ai militari, ai carnefici, agli inquisitori, agli uomini politici.
Chi osasse spogliarla, denudarla fino in fondo dei pregiudizi che la ricoprono, non sarebbe ritenuto lucido, ma cinico. Dà tranquillità di coscienza, senza grossi sforzi, né grossi rischi, a tutto l’inconscio biologico. Decolpevolizza: infatti, perché i gruppi sociali sopravvivano, cioè mantengano le strutture gerarchiche, le regole della dominanza, occorre che le motivazioni profonde di tutti gli atti umani vengano ignorate. Conoscerle, metterle a nudo, porterebbe alla rivolta dei dominati, alla contestazione delle strutture gerarchiche.
La parola amore è lì, pronta per motivare la sottomissione, per trasfigurare il principio di piacere, l’appagamento della dominanza. Vorrei tentare di scoprire cosa c’è dietro questa pericolosa parola, che cosa nasconde sotto la sua apparenza melliflua, quali sono le ragioni millenarie della sua fortuna".

Così Henry Laborit nel libro Elogio della fuga. Non era un moralista, ma un biologo che studiava, fra l'altro, la reazione organica all'aggressività. Ha ispirato "Mon oncle d'Amerique" di Resnais ed anche "Mediterraneo" di Salvatores, film "dedicato a tutti quelli che stanno scappando". Già questa dedica di Salvatores mostra quello che succede quando si legge qualcosa che ci colpisce e ci turba: Laborit diventa una scusa per tutti i fuggitivi, così come il libro di Swift è ritenuto un libro per bambini. E' un modo di prenderne le distanze.
Sono d'accordo con ciò che dice Laborit in questo brano. Ho cercato di approfondire la conoscenza di un simile elefante in cristalleria. Uno dei risultati è stato che se un uomo si qualifica come romantico (o una donna come romantica), mi viene da rispondere "Io sono barocco" (alle donne dico rococò), oppure "Sono parmigiano" o "Tengo per la Juve" (il che non è assolutamente vero). Mi guardano stupiti e so cosa pensano: "Poveretto... non è romantico... speriamo si curi."

Il successo del libro "Elogio della fuga" provocò richieste di ogni tipo, ecco uno spassoso aneddoto raccontato da Henry Laborit in una intervista:
H.L. – À deux reprises j'ai eu des prisonniers de la Prison de la santé et d’autres qui ont demandé des livres. Alors la première fois je l'ai envoyé, bien empaqueté et il revient le lendemain avec le tampon dessus: Interdit. Bon, je me dis qu'ils ne le veulent pas... j'y peux rien... Puis un autre type me réécrit, un an après au moins, pour me demander des livres. Alors je lui envoie et les livres sont de nouveau retournés. Je prends mon téléphone, je téléphone au garde des sceaux et lui dis: Écoutez monsieur, je voudrais vous signaler tout de même que voilà deux fois où l’on me renvoie des livres. Je trouve que refuser un livre, vraiment…il n'y a pas de bombe à l'intérieur. Ah!, il me dit, vous faites bien de me prévenir parce que j'ai donné des ordres stricts, voyez comme il est difficile de se faire obéir... pour que toute littérature soit autorisée en prison... Bon, et alors est-ce que vous pouvez me renvoyer le paquet? Je dis: oui, il n'est pas ouvert, on ne l'a pas ouvert, on va vous le renvoyer, vous verrez le tampon du vaguemestre. Il dit: mais qu'est-ce qu'il y avait là-dedans?, quel était le livre? Je lui dis: c'est L'Éloge de la fuite. Oh!... nom de Dieu...

Beh, anche a me ne è successa una, all'interno del Palazzo Ducale di Venezia, durante la consueta vacanza che facevamo per l'Immacolata. Stavo parlando con calore del libro ai miei amici, e uno di questi, solitamente disattento alle mie letture, mi fa: "Come come? Ripeti il titolo!" "Elogio della fuga". Si mise a ridere che non la smetteva più, quel formicolone di Foscolo. Era bello, sentirlo ridere così, a risata spiegata in mezzo a tutti quei turisti seriosi. Ma quando gli spiegai il contenuto del libro non mi sembrò molto interessato.
P.S. Nel post, tre fotografie di Henry Laborit.


16 commenti:

Roby ha detto...

Rococò! Ecco cosa sei!!! In effetti, ci avevo pensato, incontrandoti la prima volta, ma non riuscivo ad ricordare il termine giusto... Anche barocco non ti sta male, però...

Sapevo poco di Laborit. Altra lacuna in parte colmata, grazie a te. Grazie.

Roby

mazapegul ha detto...

Io mi sento d'istinto neo-assiro-babilonese, tipo Stazione Centrale di Milano, stile che non mi piace. Cerco d'uscire da me stesso verso un modernismo leggero: case di legno in Finlandia, o anche solo insediamenti nuragici in Sardegna...

Laborit, chi era costui? (Quanta ignoranza a questo mondo! Cercherò di rimediare presto.)

Ciao e grazie,
Nicola

Solimano ha detto...

Roby, mi trovo bene nel Settecento, molto più che nell'Ottocento. Non il Settecento gné-gné che è nell'immaginario collettivo, ma il Settecento di Laclos, Fragonard, Diderot, Hogarth, Gainsborough, Crespi, Baretti. Comincio a disgustarmi col neoclassico. La frase più bella l'ha detta Gadda, a chi lo accusava di essere barocco: "Non sono io a leggere barocco, ma è il mondo ad esserlo". Il giorno che tu scoprirai il Gadda allegro e vitalissimo di certi raccontoni dell'Adalgisa, sarà un bel giorno per te (e per noi che ti leggiamo).
Màz, come come? Non conosci Laborit? Occorre rimediare ad una così grave lacuna. I suoi esperimenti con i topi sono fondamentali, e li ha portati anche nel film di Resnais, in cui Laborit compare e spiega, circondato dai suoi toponi. E non scherzo: Laborit è uno scienziato, un notevole scrittore ed una mente lucidissima.

grazie e saludos
Solimano

Giulia ha detto...

Ho letto Laborit e anche a me è piaciuto molto. Sono molto d'accordo con quello che dice sulla parola "Amore"... Non c'è parola più insidiosa di questa che sembra una coperta, non come qualla di Linus che è innocua.Ognuno le dà il significato che vuole. Basta dire che è una dlle parole più usate da "Santa madre Chiesa"...
Giulia

Solimano ha detto...

Giulia, eppure siamo talmente abituati ad avere una buona opinione della parola amore che succede una strana cosa: la prima volta che leggiamo il bel brano di Laborit (che oltretutto scrive benissimo) abbiamo l'impressione di trovarci di fronte a un maudit. Nelle pagine successive spiega, da neurobiologo, le sue affermazioni e lo fa in modo convincente. Sono sicuro che quelli che non hanno mai letto niente di Laborit, abbiano avuto la mia stessa impressione, che deriva da un imprinting culturale plurisecolare ancor oggi fortissimo. Quando si è interiorizzato il pensiero di Laborit, si decodificano facilmente una serie di comportamenti: il rapporto ricattatorio madre-figlia, il comportamento sulla spiaggia con i bambini, gli anniversari obbligatori, gli appelli politici e religiosi.
A me è servito leggere con attenzione anche le pagine dei famosi esperimenti dei topi, quando sulla gabbia arriva una piccola scossa elettrica. La cosa sbalorditiva è che in queste evenienze il topo che ha la possibilità di combattere con un altro topo non si ammala, mentre il topo che non ha questa possibilità si ammala. Ma ci ternerò.

grazie Giulia e saludos
Solimano

Giulia ha detto...

Convengo con te, Solimano, che è un libro da leggere e che fa molto riflettere... Vale la pena riparlarne, Giulia

Arfasatto ha detto...

Solimano, questo post mi era proprio sfuggito, a volte non riesco a tener dietro alla tua produzione multiforme.
Conoscevo Laborit solo dal film di Resnais, ma non ho letto niente. Diversamente da quanto dici a Giulia, a me la lettura del brano sull'amore che tu riporti non ha dato l'impressione di trovarmi davanti a un maudit, per usare le tue parole. Al contrario, sentivo una perfetta aderenza e condivisione, e pensavo: "Finalmente uno che dice LA VERITA'" (sono un po' semplicistica ma penso che avrai capito); che mente lucida---
Mi hai fatto venire voglia davvero di leggerlo, questo libro; e di rivedere Mon oncle d'Amerique, ovviamente.

Solimano ha detto...

Elena, concordo. Laborit è sostanzialmente un neurologo serissimo con degli studi sperimentali inconfutabili sui meccanismi dell'aggressività. A parte che scrive anche benissimo, non fa discorsi vagolanti, e aver letto quella frase (e tante altre) è molto meglio che continuare a ricicciare vecchie balle consapevoli o meno. Riguardo all'amore, poi si vede, ma è di qui che bisogna partire. Credo che con questa serie sull'oiseau rebelle, mi divertirò e mi farò aiutare da qualche poeta, vero naturalmente. I poeti finti (cioè la grande maggioranza) si secca di brutto, se sente i discorsi tipo Laborit. E' come togliergli il pane di bocca...

grazie Elena e saludos
Solimano

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