giovedì 29 gennaio 2009

La verità su quello che scrivo.

Giuliano
Quello che scrivo si può tranquillamente fare a meno di leggerlo. Non ho una grande opinione di quello che scrivo, e la verità è proprio questa: che quello che scrivo io si può anche non leggerlo. Anch’io mi stanco spesso di me stesso, e quando posso evito con cura di leggermi o di rileggermi.
Scrivo da sempre, perché è una malattia che quando l’hai presa non ti molla più; ma ho passato i trent’anni prima di far leggere qualcosa a qualcuno, scegliendo con cura le persone e badando bene che non fossero in troppi a leggermi (tre persone in dieci anni, se non ricordo male). A quarant’anni mi hanno pubblicato, ma per sbaglio, on line. Una rivista storica (storica per internet), molto bella ma un po’ abbandonata a se stessa, www.golemindispensabile.it . Grazie a quegli scritti ho conosciuto Solimano, ed è per questo che sono qui.
Ho in casa da più di trent’anni un piccolo libro con tutti i racconti che pubblicò Franz Kafka mentre era in vita: un tascabile Feltrinelli, di piccolo formato, poco più di 150 pagine. Quello che ho pubblicato io, grazie alle nuove tecnologie, ha preso dimensioni spaventose: tradotto in termini di libro, così tante pagine le ha pubblicate forse solo Tolstoj. Negli ultimi anni ho scritto molto on line, ma quasi solo di cinema. Scrivere di cinema, o di cucina, o di libri, significa appoggiarsi a qualcosa. Qualcosa di solido, intendo: non è che posso inventarmi “La dolce vita” o “Harry Potter” dopo che l’hanno visto tutti. E’ un buon esercizio, che consiglio a tutti. Si sta sul pratico, si descrive qualcosa, e sbagliare diventa difficile. Al limite, dopo un po’ ci si stufa e si smette: tanto di guadagnato (beh, non sempre). Questi scritti su “Stanze all’aria” sono più che altro delle chiacchierate, delle e-mail come le scrivevo agli amici (Mauro è uno di questi), solo un po’ più pensate e curate. Tutto qua.
Nonostante questo ho scritto molto e continuo a scrivere, perché scrivere è piacevole, e serve anche a sfogarsi, a togliere di torno qualche malumore: un po’ come la messa a terra negli impianti elettrici. Adesso però non sto più parlando di quello che scrivo qua, questi sono pezzi discorsivi, valgono un giorno e poi finiscono in archivio. Sto parlando dei miei pezzi “artistici”, quelli con qualche velleità da scrittore. Velleità si fa per dire, ho capito molto presto come funzionano le cose, per esempio da quando (su Golem) mi tagliavano dei brani, mi cambiavano i titoli, mi pubblicavano cose che avevo spedito senza convinzione, pensando che me le avrebbero respinte, e invece mi bocciavano cose in cui credevo molto. Non mi lamento di certo, la redazione di Golem è fatta di persone a cui voglio bene; ma così funziona. Mi sono invece trovato sempre magnificamente con Solimano, e difatti l’ho sempre seguito nelle sue avventure.
Io mi sono divertito moltissimo, per esempio, scrivendo i brani che ho raccolto qui (nella sezione "Biblioteca") sotto il titolo “L’entomologo – Storie naturali”: molti dei raccontini li ho scritti ridendo, con grande felicità, ma sapevo già che, essendo storie piene di ragni e di larve, non erano destinati a piacere. Ma questo sono io, ed è quello che mi sarebbe piaciuto fare e che non ho fatto, perché intorno ai 15 anni mi hanno convinto facilmente che “erano tutte scemenze” e che la vita vera stava da un’altra parte. Così mi sono ritrovato a quarant’anni a riprendere in mano vecchi libri di storia naturale, a ripensare a vecchie storie e a rimettere insieme qualche frammento di quello che non sono più. (Devo aggiungere per onestà che con ragni e insetti non ho mai fatto del tutto amicizia, toccandoli ho sempre paura di romperli e poi loro hanno quasi sempre reazioni poco amichevoli).
Insomma, fine della chiacchierata. Da oggi mi metto in ascolto.
N.B.: Questo post era pronto da parecchi mesi.

13 commenti:

sabrinamanca ha detto...

I post sulla scrittura arrivano a periodi come delle correnti che inconsapevolmente risvegliano le domande e le riflessioni. Sul mio blog ho appena messo un post in cui raccolgo brandelli di queste riflessioni che trovo sulla rete, ed ecco che spunti tu.

Solimano ha detto...

Giuliano, sei tu che decidi se scrivere post e commentare oppure no qui, in Abbracci e pop corn e sul Nonblog di Habanera.
Io preferirei di gran lunga che tu continuassi a farlo in tutti e tre i posti.
Per il resto, si discute, e c'è solo una cosa più brutta del discutere, ed è il non discutere.
Se invece di utilizzare il termine verità usassimo il termine opinione sarebbe meglio, un buon può darsi è meglio del parmigiano reggiano sui tortelli d'erbetta.

grazie Giuliano e saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

A me piace molto il tuo 'scrivere in verità', Giuliano.

zena

Roby ha detto...

...questo non vorrà mica dire che smetti di scrivere QUI, vero????

Guarda che per me sarebbe un grave, GRAVISSIMO colpo...

Roby

Giuliano ha detto...

Cara Zena, negli altri post sulla "Verità" ho scherzato, come del resto avevo spiegato fin dal principio: andando a prendere alcuni aspetti ed esagerandoli un po', per cercare di non essere pesante. Qui invece sono stato serissimo, ho davvero scritto troppo e mi spaventa molto la mole delle mie cose che sono in rete. Vengo da dieci anni di iperattività insensata, è ora di fermarsi.

Cara Sabrina, questo non è un post sulla scrittura, è un post molto personale che non riguarda gli altri, ognuno poi si regola come crede - mi sembra più che ovvio!

Caro Solimano, è da tanto tempo che mi chiedevo se continuare oppure no. In fin dei conti, "Abbracci e pop corn" era nato come blog su Marilyn e Bogart, ed è finita che io (che non ero tra i fondatori) ho spostato la bilancia altrove e ho fatto fuggire il nucleo originario, cosa della quale mi dispiace. Siamo rimasti io e te, con Roby, e il sito è andato a gonfie vele, ma forse è ora che si ritorni al progetto originale, a Marilyn e a Bogart. Ho fatto un enorme lavoro su "Sfida alla montagna" e ne sono orgoglioso, ma vedo che non interessa e non piace, così come è stato visto pochissimo "Il ballo delle ingrate" di Bergman, e sono due film di cui in rete non c'era quasi niente. Ma i tempi sono questi, i prossimi post sarebbero stati sul Casanova di Fellini, sul merlo di Bruno S. in "Stroszek" (un magnifico merlo indiano), sul medico sempre in Stroszek, meglio chiuderla qui.

Cara Roby, penso proprio di sì. Io continuo a volere molto bene a Primo e ad essergli riconoscente per la lunga cavalcata che abbiamo fatto insieme, ma cosa devo pensare se, per rendermi omaggio, va a pescare proprio quelle cose che sa benissimo che non vorrei riveder pubblicate? La sua buona fede è fuori discussione, ma è come se io mi presentassi con un magnifico torrone da un chilo a uno che porta la dentiera, sapendo che porta la dentiera; o come se mio cugino mi regalasse una cravatta nerazzurra sapendo da trent'anni che io non sono interista.
Se Primo è d'accordo, ogni tanto mi farò vedere su "Abbracci", ma non con i ritmi di prima.

Un saluto a tutti.

Anonimo ha detto...

Anche per me sarebbe un grave colpo se tu smettessi di scrivere qui e su Abbracci e popcorn. Può darsi che Solimano volesse solo farti un omaggio proprio facendoti/ci rileggere quelle cose che a te non piacciono, e che a lui evidentemente piacciono. In fondo che c'è di male?
Ma poi te l'ho detto, quello che scrivi mi piace molto, sempre, e mancherebbe qualcosa di bello in questo blog.

Arfasatto ha detto...

L'anonimo qui sopra ero io, Arfasatto

Solimano ha detto...

Avrei piacere che Giuliano continuasse a scrivere ed a commentare qui, su Abbracci e pop corn, sul Nonblog di Habanera, ma non lo sollecito, deve essere una decisione sua che prende per piacere suo, non per far piacere a me.
Io non sollecito nessuno a scrivere, ho dato una opportunità e fissato quattro regolette. Se a uno piace scrivere qui, scrive, se non gli piace non scrive, senza nessun giudizio di merito. Qui non si scrive per dovere o per opportunismo, si scrive per piacere e/o utilità e ognuno è fatto in modo diverso e si stabilisce per conto suo le sue priorità.
Ma approfitto delle occasione per dire qual è il motivo vero per cui in queste evenienze mi muovo con decisione tranquilla (che non è durezza ma schiettezza). So benissimo i problemi che comporta un multiblog, da un punto di vista opportunistico dovrei dire: chi me lo fa fare? I problemi ci sono stati su Abbracci e pop corn, sul Nonblog e qui, e ci saranno ancora.
Ma si sono sempre risolti facendo un passo avanti e migliorando con naturalezza.
Il motivo vero è che, quando si verificano questi problemi io mi pongo una domanda preliminare: ma tu andresti avanti lo stesso, anche se fossi solo? La risposta è sì, andrei avanti anche da solo: in Abbracci e pop corn, nel Nonblog di Habanera (come guest), in Stanze all'aria. Questa risposta alla domanda che mi faccio mi mette in uno stato di tranquillità lucida e combattiva... e finisce sempre che vado avanti in compagnia!
Riguardo Stanze all'aria, ho dato un'occhiata ai numeri dei post attualmente nel Diario in rete. Sono 378! Beh, come quantità ci siamo certamente, ma la cosa che impressiona, e che è difficile smentire, è che ci siamo anche come qualità.
Ho sbagliato la scelta di tre o quattro guest e senza correre ne sto cercando alcuni altri (senza escludere nessuno di quelli che sono già guest). Se riservatamente (come è giusto) qualcuno ha delle segnalazioni da farmi, può essere utile, non ho nessuna prevenzione; guardo prima come sono le persone, poi i blog.
La mia opinione (non verità, opinione) sul dissenso con Giuliano è che ha scambiato per schiaffo una carezza. Gli schiaffi sono una cosa, le carezze tutt'altra cosa, ed è bene saperli distinguere.
Poi c'è che io ho il mio carattere, che può essere a volte un cattivo carattere (sempre meglio che non averlo). Però credo di aver mostrato anche un temperamento di questo difetto: la generosità, che vivo come un piacere, e quindi non è merito. O no?

grazie e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

La decisione di fermarmi e il "bisticcio" con Solimano sono due cose diverse e separate tra loro. Perciò mi fermo, ma accetto volentieri l'invito a continuare a parlare di cinema - sia pure con ritmi più lenti.
E quindi, da parte mia considero chiusa la questione con un abbraccio (sia pure via internet).

Giulia ha detto...

Giuliano, ti ho letto solo adesso e sono rimasta, confesso, un po' male. Tu ti puoi dire, ma chi è Giulia per rimanerci male? Da tempo penso le cose che hai scritto di me. Mi chiedo perchè continuo a scrivere in rete o no. Molte delle cose che ho fatto non mi dicono nulla. Ma adesso mi sono trovata qui e mi sono trovata tra belle persone con cui per lo meno confrontarmi o semplicemnete chiacchierare...
E tu mi dici che smetti? Tu che ho letto post dopo post su abbracci e popcorn.., e che mi hai insegnato tante cose?
Non volgio fare pressione, è ovvio che ognuno ha diritto di scegliere per se stesso. Ma è come aver trovato un amico e poi quello se ne va subito dopo.
Bè una cosa mi è chiara. A volte forse non si sa quanto si vale e quanto si riesce nel nostro piccolo a dare agli altri. Tu sei una di quelle persone.
Con affetto,
Giulia

Amfortas ha detto...

Ho letto questo post in trasferta, venerdì scorso, e ancora oggi non so che rispondere.
Non so, mi spiace molto e non capisco, ma va bene così, credo.
Quando smetterò di scrivere io non darò neanche spiegazioni, quindi hai già fatto più del dovuto.
Ciao Giuliano.

sabrinamanca ha detto...

Giuliano: non avevo capito quando hai detto che ti mettevi in ascolto tu intendessi smettere, qui e là, di scrivere.
Quando si parla della propria scrittura si parla sempre di qualcosa di personale, non potrebbe essere altrimenti, credo.

Quando Calvino dice che vuole rispondere con la sua realtà metafisica all'angoscia dell'essere o un blogger scrive "non so più se vivo per scrivere o scrivo per vivere" ( e, credimi, è uno che sa scrivere), mi pare evidente che sia qualcosa di personale.

E, visto che è personale, va da sé che poi ognuno si regola come crede ma, come hai fatto tu, ne parla, sente il bisogno di farlo.

Se ho ben capito, ma non sono sicura, ti sembra che per riprendere in mano i fili di un'esistenza (letteraria,) che per diversi motivi ha compiuto una deviazione, vuoi fermarti a prendere il respiro e capire.
E' cosi'?

La rete ruba tempo e a me fa paura, per cui anche io a volte ho questo sentimento e in quel caso mi fermo. Mi sembra che un faccia a faccia con il foglio bianco sarebbe più salutare, la cosa giusta da fare.

Nella rete poi, è un po' come fuori, si va si viene, alcuni restano.
Vedremo solo alla fine...

un saluto

Giuliano ha detto...

Cara Sabrina, al di là dei miei ragionamenti personali, mi colpisce (da parecchi anni in qua) l'inutilità del leggere, dello scrivere, dell'informarsi.
A cosa serve leggere, scrivere, informarsi, se poi si dà credito a chi dice che Hitler aveva ragione? E' vero che nessuno di noi qui lo fa, ma alle elezioni quanto conta lo abbiamo visto tutti. Qui nel Nord Italia penso che il 75-80% dei votanti sia assolutamente d'accordo con i lefebvriani, almeno a giudicare da come votano. E in Italia, l'Italia intera, che al governo ci siano politici condannati per mafia e corruzione non scandalizza nessuno: anche questo lo si vede quando si vota, ormai da vent'anni.
Per finire, quando l'amico Amfortas ricorda i tagli alla cultura di questo governo, è del tutto evidente che della cultura agli italiani (o "padani" che siano) non importa un accidente di niente, e che anzi chi legge e si informa va visto con sospetto, a maggior ragione se si occupa di opera lirica o di teatro.
Ricordo ancora i dati elettorali, il 60-70% di gradimento costante per certi partiti, che qui a Como e Varese, o a Verona, arrivano fino al 75-80%.