sabato 17 gennaio 2009

La verità sul Libero Mercato

Giuliano

Il libero mercato non esiste, è solo una barzelletta, qualcosa che appartiene al mondo delle fiabe. O, meglio: esiste, ma solo in teoria. E’ qualcosa come gli elementi transuranici in chimica, che esistono per un tempo brevissimo e poi decadono subito in qualcosa di più terreno; o come i radicali liberi, sempre in chimica, che vanno in giro famelici in cerca di qualcosa a cui attaccarsi, e poi magari attaccandosi fanno danni; o come un cucchiaino in bilico sulla fondina della minestra, che tutti vi guardano e vi dicono com’è bello e come siete bravi, ma basta un colpetto sulla tovaglia per far cadere tutto miseramente. Sempre da chimico, mi ricordo le esperienze col sodio metallico, che in natura non esiste libero perché si combina subito con qualcos’altro, diventando sodio cloruro (il sale da cucina) o sodio solfato (il gesso), e un’infinità di altre cose comunissime: è uno degli elementi più comuni sulla terra, ma da solo non può esistere. Lo si conserva artificialmente in vasetti sott’olio, come i cetrioli e le cipolline: serve come catalizzatore, e ha un aspetto vagamente simile a un panetto di burro. Lo si può tirare fuori dal vasetto e perfino toccare, ma solo se si hanno le dita ben asciutte; gettato in acqua dà una fiammata violenta. I monelli lo usavano per fare scherzi, buttandone un pezzettino nelle pozzanghere: ma è molto pericoloso.
Il Libero Mercato lo abbiamo visto tutti benissimo all’opera quando fu liberalizzato il prezzo della benzina, anni fa: le compagnie si misero d’accordo tra loro, invece di farsi concorrenza; e da allora vanno d’amore e d’accordo, alla faccia dell’Antitrust. Lo abbiamo visto con le tv private: è arrivato subito uno che – con la connivenza del governo di allora – si è accaparrato tutta la pubblicità, e poi ha dettato le sue condizioni. Chi non si è adeguato, ha dovuto cambiare aria.
Il Libero Mercato lo abbiamo rivisto all’opera con le compagnie telefoniche, con il prezzo della pasta, con tante altre cose che non sto a dire, perché questo post lo sto solo tirando un po’ in lungo, bastava la prima riga. Ma sarebbe stato un post brevissimo, poi Solimano mi dice che non ho voglia di lavorare.


8 commenti:

Solimano ha detto...

Eh sì che non hai voglia di lavorare, Giuliano, la controprova è il blog del cinema, dove tu sei ad appena 497 post ed io sono a ben 510, lasciando stare Roby, una lavativa unica che si nasconde dietro ai geometri. Sicuramente le portano come minimo una scatola di cioccolatini ciascheduno.

Questo è un argomento in cui non c'è il sì sì e il no no, esiste una vasta zona grigia se non altro per un motivo, che ognuno pensa che la concorrenza faccia bene, ma agli altri, lui, se può, si chiama fuori cercando la sicurezza del suo business, altro che la concorrenza. Lo si vede anche in rete, in cui ci sono tantissimi truschini di ogni tipo, ed alcuni li ho già descritti. Una cosa ridicolissima, visto che in ballo non ci sono generalmente dei soldi. Ma cos'è lo scambio di link, se non una specie di piccola assicurazione? A proposito, credo che sia il caso che ci si ponga seriamente una domanda: come fa Google a pagare lo stipendio ai suoi dipendenti, che sicuramente nel mondo sono alcune migliaia?
Con la pubblicità, questa è la risposta, il che significa che la libertà che si gode in rete è già oggi molto più apparente che reale. Pensateci.
Veniamo alla vita reale. Noi siamo messi molto peggio dei paesi anglosassoni: in Italia c'è l'Associazione Imprenditori della Confindustria. Chi sono i giovani imprenditori? I figli dei vecchi imprenditori, che evidentemente l'imprenditoria ce l'hanno nel sangue. Negli Stati Uniti non è così, perché farsi concorrenza l'uno con l'altro è del tutto naturale, ma noi siamo per l'embrassons nous e per il perdonismo (il signor Enron è in prigione, da noi fra un po' in prigione metteranno i magistrati che fanno delle indagini scomode). Ma perché ci vuole la concorrenza? Perché è il fattore più importante per la qualità ed il progresso. In tutto, a partire dalla balera di una volta in cui si era tutti in concorrenza, e non è una battuta, era proprio così, per fortuna, così ci si scantava. Da noi, le professoresse reclamizzano l'amore comandato del Manzoni (Ottimo Autore dell'Ottocento). Comandato da chi?

grazie Giuliano e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

Grazie, Giuliano, per la bella metafora del sodio. Intanto perché è azzeccatissima riguardo al tema; in secondo luogo perché -pur figlio di chimico- nulla sapevo di questo elemento (che ora capisco perché vedo sempre nominato in combinazione con altri).
Màz

Giuliano ha detto...

Avevo messo una fatina come immagine, ma poi mi è venuto il dubbio: l'avrò mica "rubata" a qualcuno? Così l'ho cambiata col bimbo cinese con l'anguria, entrambi enormi e un po' inquietanti.
Avrei voluto mettere una foto del Sodio, ma vi assicuro che sembra un formaggio caprino sott'olio.

Giulia ha detto...

Si nomina la libera concorrenza solo quando fa comodo farlo a qualcuno, ma quando la libertà è solo fra colossi che più colossi non si può, mi chiedo chi concorre e con chi?
Ma forse sono problemi più grandi di me...
Ciao, Giulia

Arfasatto ha detto...

Mi viene da sogghignare, quando sento parlare di libera concorrenza, che dovrebbe favorire poi il cittadino, l'utente come si dice. Ma hai ragione, il post avrebbe potuto essere di un rigo, senza quella "divagazione" sul sodio metallico: naturalmente sono andata a cercare immagini, è stupendo!! Non sembra affatto "metallico", anzi morbido e burroso. Quante cose imparo da te.

Roby ha detto...

Da monella invecchiata qual sono, avrei la fortissima tentazione di procurarmi del sodio metallico in panetti sott'olio e di lanciarne un po' nella pozzanghere sotto casa, per gettare nello scompiglio tutto il vicinato...

Roby(ncorreggibile)

Roby ha detto...

PS: no, niente cioccolatini dai geometri. Solo sorrisi a 44 denti e occhioni dolci per impietosirmi, strppandomi il consenso a fare qualche fotocopia in più...

Giuliano ha detto...

Cara Helena, "metallico" in chimica ha un significato diverso da quello che ha nel linguaggio corrente, qualcosa di molto tecnico-scientifico che non sto qui a spiegare (molta parte della terminologia arriva dal tempo antico degli alchimisti, che erano molto fantasiosi). Per cui, in chimica "metallo" può anche essere una cosa morbida e burrosa.
Così come nel linguaggio corrente si può dire che la soda caustica è un acido corrosivo, ma se lo dite al professore di chimica, che la soda è un acido, vi beccate un tre in pagella e la bocciatura senza speranza.

Quanto al sodio metallico, è davvero pericoloso ed è meglio lasciarlo stare! Una volta a scuola qualcuno ne ha buttato un pezzettino nel lavandino, ma il lavandino aveva lo scarico di plastica e si è incendiato tutto, stava nascendo un disastro... (e basta un po' di umidità sulla pelle per provocare ustioni).