mercoledì 24 dicembre 2008

Le parole e le cose

Solimano


Sotto le feste, viaggiano molte email, qualcuna buona, qualcuna farlocca.
Eccone una che ho ricevuto stamattina:

Tanti auguri di un buon Natale e di un 2009 pacifico, impegnativo, costruttivo!

A parte la persona che me l'ha mandata, che è meglio di tante altre, ho provato un doppio fastidio. Era una piccola lista di distribuzione, e mandare auguri a liste di distribuzione non è il mio genere. Ma c'è un'altra cosa che mi ha infastidito: la parola costruttivo.
Essere costruttivi è la cosa più facile di questo mondo: non costa niente, nessuno se la prende, non cambia niente, si fa bella figura: Pippo sì, che è uno costruttivo!

La parola giusta è costruttore, perché le cose possono cambiare, e il costruttore le cambia.
Attenzione però: i costruttivi, con un costruttore, diventano non costruttivi, gli si gonfiano le vene del collo. Si sentono nudi, con la loro costruttività, astratta come la cavallinità.
E' bello guardarlo negli occhi, un costruttivo che se la prende, perché dentro la sa la differenza, e abbassa lo sguardo per primo.

P.S. Nelle immagini, inserisco due particolari dal quadro di Piero di Cosimo "Costruzione di un palazzo" (1515-20) Ringling Museum of Art, Sarasota. Sotto, inserisco anche l'immagine totale del quadro, immagine che è opportuno ampliare. Piero di Cosimo è uno fra gli artisti più singolari della storia dell'arte, ed il grande critico Erwin Panofsky gli ha dedicato dei magnifici studi di iconologia.



5 commenti:

Roby ha detto...

Solimano, costruire costa, e lavorare stanca:lo sanno bene i protagonisti del quadro di Piero! Ma, a proposito, nell'immagine finale, che ci fa quel neonato in terra, tipo Bambino Gesù abbandonato a sè stesso? Mi verrebbe voglia di prenderlo in collo...

Roby

Arfasatto ha detto...

Mamma mia, che sottigliezza! In verità, Solimano, mi fai riflettere spesso sull'uso delle parole. Le parole sono importanti, lo diceva anche Moretti in una famosissima scena, ed effettivamente tra costruttivo e costruttore ce ne corre assai. Belle le immagini che scehli sempre; a me quello abbandonato per terra sembra un busto di marmo, e non un neonato, come pare a Roby.
Buon natale, dato che oggi è proprio il 25.

Roby ha detto...

Oggesù... i miei occhi fanno cilecca... Grazie, Elena: vado subito a prendere gli occhiali!

E auguri!

Roby

Solimano ha detto...

C'è una ragione di fondo per cui me la prendo col costruttivo: la lotta all'interno della Associazione Monza per l'Ulivo, divisa fra valvassini dei partiti e girotondisti morettiani. Hanno vinto i valvassini dei partiti, difatti l'Associazione non c'è più, mentre poteva e doveva essere centrica, con 200 iscritti e paganti. La strategia dei valvassini (in genere brava gente sul piano personale), era che gli interventi dovevano essere sempre costruttivi. Difatti si è visto: a forza di essere costruttivi negli interventi (cioè di non dare fastidio a i partiti) si è persa completamente la credibilità: i partiti non ci prendevano sul serio perché non ci temevano e i cittadini non ci prendevano sul serio perché ci percepivano come ascari dei partiti.
Facendo i costruttivi si è distrutto, e facendo i responsabili non ci si rende conto che i vertici nazionali sono di fatto in mano a degli irresponsabili. E quindi ho deciso di dedicarmi completamente alla prepolitica: oggi per me, o la politica comprende di dover essere la post-prepolitica o perderà la poca credibilità che ha ancora. Il nostro senso di responsabilità è la foglia di fico che permette all'irresponsabilità di mantenere il potere. Il che non vuol dire assolutamente fare i grilleschi, in genere qualunquisti e terribili semplificatori.
Non bisogna, in nessun modo, essere compiacenti coi vizi cronici che si autoconfermano ogni giorno. Tutti vizi costruttivi, come no...

saludos
Solimano

Solimano ha detto...

Inserisco un altro commento riguardo Piero di Cosimo.
E' una statua di marmo, non un neonato, ma Piero di Cosimo ci gioca, con queste cose, difatti quella figura è tutta di scorcio per dare spazio alle costruzioni della nostra fantasia. Guardate al centro del quadro, quello scorcio pieno di cavallo impennato e cavaliere: ma il cavallo, è vero o è di marmo? Mentre è vero il cavallone sulla destra che regge un uomo e un ragazzo, ma è rappresentato in posa come se fosse un monumento equestre di marmo o di bronzo.
Particolari bellissimi: il capitello corinzio con attaccata la sua ombra nera, il carro di buoi con i lavoranti attorno, i quattro che trasportano il travone, la figura minuscola (in violazione consapevole della prospettiva) sotto il grande compasso. L'idea si rifà ai quadri urbinati di più di trent'anni prima, le città ideali non si sa se di Piero della Francesca, Luciano Laurana o Fra' Carnevale. Solo che Piero di Cosimo la popola, la città ideale, di gente che la costruisce. Chissà come questo quadro è approdato a Sarasota, Florida...

saludos
Solimano