mercoledì 17 dicembre 2008

La tv in bianco e nero

Giuliano

Sui giornali della Fininvest-Mediaset (Libero, Il Giornale, eccetera) uno dei tormentoni preferiti per dire quanto siano scemi “gli altri” è ripescare le dichiarazioni contro la tv a colori fatte dai dirigenti del PCI negli anni ’70. Mi metto nei panni di un ragazzo di vent’anni, o anche di trenta: in effetti sembra davvero una presa di posizione assurda. Ma, siccome io c’ero e mi ricordo, provo a riassumere la questione nei suoi veri termini.
Innanzitutto, un errore comune è giudicare il passato con il metro di oggi: un po’ come guardare un film di Hitchcock del 1949 e dire “se Cary Grant avesse usato il telefonino non si sarebbe cacciato in tutti quei guai”. Gli anni erano quelli della prima grande crisi petrolifera, era nata da poco l’OPEC, gli arabi decidevano il costo delle materie prime e non si sapeva bene cosa avrebbero fatto (lo sceicco Yamani divenne una vera star, in quegli anni), c’erano tensioni molto forti in Israele, si temeva una grave crisi energetica. Molti di noi si ricordano le domeniche a piedi, nel 1973: con le auto ferme, ma per far risparmiare energia. Sempre per non consumare energia, il governo di allora (cioè la DC: Andreotti, Fanfani, Rumor, Moro, Bisaglia) decise di far terminare i programmi televisivi a mezzanotte.
In quel clima, nacque il problema di adeguare i trasmettitori televisivi alla tv a colori, che esisteva già in tutta Europa. L’emittenza televisiva era limitata alla sola Rai, in quel periodo: le tv private nascono solo all’inizio degli anni ’80, e quindi il costo dei ripetitori tv era tutto a carico dello Stato.
Logico quindi che ci si chiedesse, a sinistra e non solo, se valeva la pena di spendere soldi pubblici per la tv o se ci fossero altre priorità. A casa mia, dove già si potevano ricevere da qualche anno le trasmissioni a colori della tv svizzera, si decise così: che la tv a colori poteva aspettare. Un peccato, perché la tv a colori era molto meglio; ma in fin dei conti non era un gran problema.
La storia successiva dell’Italia dimostrò che invece la tv a colori era importantissima, vitale, essenziale: la vera priorità nazionale. Insomma, secondo “Libero” e “Il Giornale” Enrico Berlinguer e mio papà avevano torto; ma a me quello che dicono non importa, sono sicuro che mio papà e mia mamma ragionarono benissimo, in quegli anni. La nostra prima tv a colori arrivò molti anni dopo quel 1973, quando i prezzi erano scesi, i conti in casa erano migliorati e ci si poteva permettere questo piccolo lusso superfluo. (Quanto vorrei che avessero ragionato così anche Craxi e Andreotti: oggi non avremmo questo spaventoso deficit pubblico...)
PS: le immagini vengono da “Dillinger è morto” di Marco Ferreri, anno 1968

12 commenti:

giulia ha detto...

Giuliano, come faccio a dire che sono sempre d'accordo con te? E' capitata la stessa cosa a casa mia. La televisone a colori ha aspettato moltissimo e nessuno ha pianto o si è strappato i capelli. Ora Stanno educando i ragazzi ad avere sempre il meglio. Sai cosa mi ha detto un mio allievo una volta. "Ieri ho comprato il telefonino nuovo, ero contentissimo, ma oggi penso che se aspettavo un po' di giorni potevo prenderne uno ancora più nuovo!!!" Gli fanno fondere il cervello poverini.
Ciao, Giulia

Solimano ha detto...

Non la dite tutta. La TV a colori arrivò molto tardi perché c'era una gran discussione apparentemente tecnica se adottare il sistema PAL dei tedeschi o il sistema SECAM dei francesi, e molti tiravano per il SECAM, chissà perché...
La tecnologia americana, che era nata prima, si chiamava NTSC e siccome gli americani (che sono più sanamente patriottici degli europei) hanno sempre avuto un aspetto autoironico, dicevano che NTSC significasse in realtà Never Twice Same Colour.
Riguardo a Berlinguer, rispettabile per tanti aspetti, aveva una componente antimoderna che lo portò a scelte sbagliate: ad esempio, il termine "austerità", che la dice lunga su come era fatto. La parola giusta sarebbe stata "sobrietà", che ha un significato positivo, l'austero è triste.
La fregola di adottare la soluzione appena uscita, il prodotto fresco c'è anche in rete: basta notare che appena Blogger o Splinder annunciano una novità tutti corrono ad adottarla, non valutando se sia utile o meno per quello che si vuol fare. E, come atteggiamento di scrittori in rete, è veramente ridicolo vedere che almeno ogni dieci righe ci dev'essere un link, che scappa proprio come la pipì.

saludos
Solimano

Fulmini ha detto...

@ Giuliano

Sono d'accordo con i tuoi genitori. Vorrei dire però che noi progressisti italiani siamo nei confronti dei conservatori italiani più reattivi che attivi - lasciamo che siano loro a fissare l'agenda politica e culturale.

E' un limite propriamente 'calabrese': il calabrese è più reattivo che attivo. Un limite che, da calabrese, sto cercando di superare da una vita.

Fulmini ha detto...

@ Solimano

Hai ragione: "sobrietà" era la parola d'ordine giusta, e superiore, rispetto ad "austerità".

"Nessuno è perfetto" direbbe Wilder - eccetto Rembrandt quando incide, aggiungerei.

Giuliano ha detto...

Solimano, se si apre il discorso PAL-SECAM un post non basta, ci vuole un saggio o una tesi universitaria...
Io all'epoca ero poco più che un bambino, ricordo che da noi erano tutti per il PAL, perché la Svizzera trasmetteva già in PAL.
Quello che c'era dietro penso che lo possano intuire facilmente anche i nati nel 1995; ma direi una cosa da niente rispetto a quello che si sarebbe visto con la nascita delle tv private.
(Qualcuno si ricorda la data in cui venne discusso il piano governativo per bandire l'asta per le frequenze tv?) (eh ehe eh... umorismo nero!!!)

"Austerity" penso che fosse una parola inventata dai giornali e dalle tv. Secondo me, Enrico Berlinguer diceva proprio "sobrietà", con forte accento sardo, aspro e duro, scandendo bene la parola.
(ma bisognerebbe documentarsi)

Amfortas ha detto...

A casa mia il televisore a colori arrivò subito, invece.
Vi ricordate le prime trasmissioni di prova a colori?
Una colata di lava e tanti pappagalli, me li ricordo bene.
La prima trasmissione che vidi a colori fu una partita di calcio: si trattava della finale della Coppa d'Inghilterra, a quei tempi ambitissima (ora non so).
A casa mia c'è una leggenda metropolitana che io continuo ad alimentare.
Sono convinto che il secondo incontro tra Monzon e Benvenuti, per qualche secondo, fu trasmesso a colori sulla RAI, per sbaglio.
Boh...

Solimano ha detto...

Berlinguer, al di là delle qualità personali, ha sbagliato pesantemente sapendo di sbagliare, per giunta. Il mito della Russia paradiso dei lavoratori, un mito nefasto, era da schiodare prima, molto prima. E faticò persino a distanziarsi nel caso della Cecoslovacchia. Il risultato è che ancor oggi ci sono tanti che non si rendono conto di aver creduto e propalato balle pericolose, e fin qui ci può stare, è difficile il "Confesso che ho sbagliato", ma fatto sta che in politica sono rimasti all'egemonismo gramsciano, ridotto alla bazelletta ridicola della Fondazione italinieuropei (D'Alema e Amato).
Intanto, il sano riformismo nei fatti che hanno praticato per anni e anni non sanno neppure più dove stia di casa, e le persone che lo praticavano si sono allontanate. E la grande cultura anglosassone rimane lontana anni luce dai nostri orticelli gramsciani, crociani, vaticani, tutti basati sulla mafiosità culturale e sulla cooptazione.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Paolo, chissà come si vedeva bene Capodistria da casa tua!
Qui arrivava tutta nebulosa, ma aveva il fascino del proibito e del pirata.

Amfortas ha detto...

Giuliano, si vedeva benissimo.
Seguivo in particolare il basket del campionato allora jugoslavo, che è sempre stato una fucina di talenti straordinaria.

Giuliano ha detto...

Paolo, mi hai aperto un abisso di nostalgia. Dal punto di vista sportivo, la fine della Jugoslavia è stata una tragedia (e anche e soprattutto da altri punti di vista, naturalmente: ma qui si aprirebbe un discorso troppo serio).
Quel basket era magnifico, io poi abito tra Varese e Cantù, capirai.
Però a basket sono sempre stato una schiappa clamorosa, peggio che al calcio. Con l'aggravante che essere alti 1,90 a quattordici anni ed essere negati per il basket...

Arfasatto ha detto...

La TV a casa mia è arrivata tardissimo, tutti in classe mia ce l'avevano e ne parlavano, ed io niente. Era un bel trespolo, in bn naturalmente, prendeva mezza parete del salotto, col suo bravo mobiletto portatelevisore in vetro e ottone. Devo dire che ultimamente sono malata di nostalgia, e fra le altre cose ricordo con rimpianto la TV in bianco e nero: semplice, senza orpelli, potevi immaginarti i vestiti delle attrici o delle signorine buonasera, gli abiti di Mina e di Raffaella Carrà.
Giuliano: uno e novanta? Ed io che ti immaginavo piccoletto, vedi te...

Giuliano ha detto...

Helenita, e non ti dico il peso...facciamo due arfasatti e qualcosa?
Però vai indietro con il tempo. Uno dei pochi ricordi di mia nonna paterna è legato proprio alla tv, alla Nonna del Corsaro Nero che le piaceva moltissimo e lo guardava coi nipotini(non c'è più dal 1963, io ero proprio piccolino).