sabato 13 dicembre 2008

In questo popoloso deserto

Giuliano

Riprendo il discorso di Paolo-Amfortas (il post “pria che spunti in ciel l’aurora”) perché si tratta di qualcosa di molto importante. Oserei dire che è il problema fondamentale della nostra epoca.
Quando si fanno questi discorsi, si viene rimproverati di rimpiangere il passato, ed è molto facile sentirsi rispondere “ma non puoi pretendere che tutto si fermi a quand’eri giovane tu, il mondo va avanti”; e questa risposta mi rattrista profondamente ogni volta che la sento.
Nessuno rimpiange il passato così com’era: l’Ipod è molto meglio dei dischi in vinile e delle audiocassette, la chirurgia e la medicina hanno fatto passi da gigante, e la qualità delle automobili di oggi ce la siamo sognata per decenni. Si rimpiange ciò che avremmo potuto (dovuto) tenere e si è invece buttato via. Per esempio, quando io avevo otto anni un bambino che voleva giocare al pallone prendeva il pallone e andava a giocare. Oggi sono i genitori che prendono i bambini e li portano alle “scuole calcio” e agli oratori: ce li portano in macchina.
Non ci sono più i prati. Al posto dei prati, degli spiazzi, dei cortili, c’è il cemento, l’asfalto, ci sono i parcheggi con la monetina e il gratta-e-sosta. Quelli della mia età, come me e come Paolo, sono cresciuti proprio mentre si prendeva coscienza di questi problemi. E’ stato negli anni ’60 e ’70 che si è cominciato a parlare di inquinamento, di ecologia, di ambiente: prima la gente era ignorante, si diceva, ma finalmente abbiamo preso coscienza e da oggi in poi il nostro rapporto con l’ambiente potrà migliorare. Gli anni ’60 erano anni ottimisti, e forse davvero oltre che ottimisti si era un po’ coglioni (come dicono a destra), visto quello che è successo nei quarant’anni successivi. Non ci sono più prati e campi, anche a 40 Km da Milano qui è tutto cemento e asfalto, e negli ultimi 10-15 anni si è costruito o asfaltato ogni angolo residuo, anche il più piccolo e impensabile.
I meteorologi spiegano che un ambiente tutto fatto di cemento e di asfalto non è molto diverso dal deserto di sabbia, dal Sahara. Stiamo rifacendo il deserto nella pianura padana, l’opera è a buon punto e manca poco per completarla; ma la gente ragiona ancora come negli anni ’50 e pensa che il progresso sia il cemento, l’aereo, l’elicottero, e le auto veloci. Se vi guardate in giro e vedete un albero, state pur sicuri che prima o poi verrà abbattuto. Se vi guardate in giro e vedete un prato, state pur sicuri che ci faranno sopra un parcheggio: basta aspettare, di sicuro c’è già qualcuno che ci sta pensando.

10 commenti:

Arfasatto ha detto...

E non è solo vicino a Milano che succede questo, ahimè. Se vai da Firenze a Viareggio, percorri cioè la Firenze-Mare, ti accorgi bene di come di anno in anno, a volte di mese in mese, cambia tutto il paesaggio ai bordi dell'asfalto. Quando ero piccola io, si attraversava una campagna verdissima, qualche capannone qua elà, e paesini decorosi. Nel corso degli anni, a velocità spaventevole, i capannoni sono diventati fabbriche, centri commerciali, squallidi parchi divertimento e discoteche da quattro soldi; e tutto questo ha sommerso paesini, orti, campi. Immagina un po' come è fare la Firenze-Mare; a parte che si sta parecchio fermi in coda, oltretutto.

Amfortas ha detto...

È un tema che abbiamo trattato, più o meno, da un'altra parte in cui scribacchio.
Sai Giuliano, ribadisco anche qui questo concetto: investire nell'ecologia e nell'ambiente non ha un riscontro economico a breve termine, purtroppo, è tutto qui il problema.
Se abbattere un capannone di cemento inutile per sostituirlo con un prato (ognuno avrà esempi a iosa dove abita)fosse reddittizio subito, saremmo sepolti dal verde.
Io, ho (ri)scoperto il treno da poco tempo, con grande soddisfazione, il mio contributo sarà modesto, ma l'automobile che ho ora non la cambio sino a quando non si sfascia.
(e già lo so che mi porto sfiga da solo)

Roby ha detto...

A Firenze, per i lavori della tramvia sono stati abbattuti non so più quanti alberi. So di gente schierata davanti alle piante, abbracciata ai tronchi in un gesto -forse un po' plateale- di estrema difesa. "Li ripianteremo" ha detto il comune. Ma le esili piantine messe a dimora sembra stentino parecchio, perchè pare siano state scelte specie arboree inadatte al clima cittadino...

Roby

Barbara ha detto...

Io credo che ormai siamo andati oltre anche al discorso economico che fa giustamente Amfortas.
Questa è accaduta nella mia città:

Dopo anni e anni di traffico convulso l'amministrazione si decide a costruire una rotonda in uno degli incroci più frequentati della città. Cosa buona e giusta perchè finalmente non si sta più in fila al semaforo per un ora e mezza.
La rotonda in questione però è molto, molto grande e in tutto il comune ci si interroga per mesi sul delicato problema: come la decoriamo? Cosa ci mettiamo in mezzo?
Ipotesi 1: prati e alberi di verde pubblico, curati dal comune (spesa esigua) ? No.

Ipotesi 2: la diamo in gestione a qualche ditta di vivai e piante, che la tiene curata in cambio della pubblicità (piccolo guadagno)? No.

Abbiamo scelto la fantastica

Ipotesi 3: commissioniamo ad uno scultore di fama nazionale un'opera artistica megagalattica che possa essere d'effetto a tutti quelli che passano (tanti zeri di spesa).

L'opera è questa: un albero d'acciaio (!!!!) alto dieci metri, appoggiato su una base di ciottoli di cemento grigio scuri. E non possiamo neanche dire di esserci risparmiati la manutenzione perchè in mezzo a questi ciottoli ci cresce l'erba che, una volta ogni quindici giorni, deve essere estirpata dagli operatori ecologici.
Ma che senso ha?

Barbara ha detto...

Chiedo scusa: un'ora, non un ora...

Giuliano ha detto...

Qui hanno costruito appartamenti che sono rimasti invenduti.
Un po' per la crisi, ma anche perché, come mi ha raccontato chi era interessato all'acquisto, i locali sono minuscoli: una camera da letto è da intendersi come camera dove entra il letto, e basta. Se si hanno dei mobili nella casa vecchia, non si possono trasportare perché i soffitti sono bassi. Ma non per questo le case costano di meno, anzi.
Se non è follia questa...

Amfortas ha detto...

L'esempio che porta Barbara è magnifico, uno dei modi più diffusi per buttare via i nostri soldi e regalarli a qualche artista di dimenticabile fama.
Vale anche per gli allestimenti operistici, per dire.
A Firenze ero un paio di settimane fa, al momento la tramvia è un immondezzaio, però forse quel progetto ha un senso.

mazapegul ha detto...

Una delle spinte maggiori alla cementificazione viene dal modello villetta, in cui ciscuno ha il proprio spazio in cui sentirsi solo (e insicuro, alla fine). Lo spazio piace a (quasi) tutti, il fatto è che il valore (quindi il costo) dello spazio non viene stabilito con la giusta misura.

giulia ha detto...

Concordo con te: questio rimpianti sono sani ed io mi batto perchè sia restituito ai ragazzi un po' di quella libertà che gli abbiamo tolto. Mi sento Don Chisciotte ma che importa... Qualcosa ogni tanto ottengo. Giulia

Solimano ha detto...

Quella degli assessori alla cultura è una sciagura nazionale, e credo proprio di non dirlo per qualunquismo. Magari partono animati da buone intenzioni, ma vengono attorniati da critici, cinefili, artistoidi, scribacchini, aspiranti tali, tutti fuori dal coro, tutti raccomandati. Gli assessori puntano in alto: vedono una foto del Beaubourg e se lo vogliono fare a Seregno, il loro Beaubourg.
La semplicità è difficile, è colta, questo è il problema.
C'era un'azienda che si chiamava Chiari & Forti. Il titolare voleva realizzare un magazzino più moderno ( il loro magazzino era vasto ed era il cuore del loro business). Ottimizzare le giacenze, i tempi di stocaggio e di prelievo, i percorsi dei carrelli etc. Arrivarono Soloni da tutte le parti, con stazioni di comando, gru di ogni tipo etc. Finché arrivò uno da solo che con dati precisi alla mano, dimostrò che nel suo caso, il meglio era un enorme stanzone senza paratie, tutto aperto, con disegnati a grossi caratteri sul pavimento dove andavano messi i vari articoli. Fra l'altro, era facilissimo da modificare, bastava una pittata di nuovi caratteri sopra i precedenti. L'imprenditore, siccome i soldi ce li metteva lui e i vantaggi li conosceva, scelse la soluzione giusta, che era la più semplice. E tutti i sopracciò a dire: "Ah! Ah! Quell'ignorantone non può capire".
Ma se invece del titolare ci fosse stato il figlio del titolare, col Master (basta pagare) appeso alle nari, come sarebbe andata?

La rotonda è grande? In mezzo un bel prato, con un pensionato che lo annaffi e accudisca, contento di farlo per quattro soldi, e che dica ai nipoti: "Ecco il prato del nonno!"

saludos
Solimano