venerdì 19 dicembre 2008

Forca e forche

Roby

Non so da voi, ma qui a Firenze gli studenti -quando "saltano" la scuola- dicono che fanno "forca". Un terzetto di ragazzine al massimo sedicenni, sull'autobus delle 7,40 di stamattina, meditava proprio questo, tra un urletto di approvazione per l'ultimo pezzo di un gruppo rap italiano e uno sbuffo annoiato davanti al libro di storia dell'arte aperto sul Pantheon di Roma.

"Vale, ma chi ca*** l'ha costruito 'sto teatro?".
"Boh, uno che si chiama Adriano, credo..."
"Ile, scema che sei: non è un teatro, è un tempio!!!"
La Ile(-nia?) chiamata in causa fa un gestaccio all'amica, dichiarando poi a tutti i passeggeri, loro malgrado spettatori: "Raga, domani si fa forca: c'è compito di chimica!!!".

Precariamente appesa ad una maniglia del bus, incastrata fra uno zaino pieno -probabilmente- di mattoni da costruzione ed un'ispida pelliccia di samoyedo selvaggio della Groenlandia, ascolto la giovanile conversazione ed amaramente rifletto.

Fare forca... sarebbe bello poter esercitare questa nobile arte anche una volta espletato l'obbligo scolastico! Nella vita di tutti i giorni, una via di fuga comoda e infallibile come quella sarebbe sotto vari aspetti provvidenziale.

"Signora, il nascituro si presenta podalico, asfittico e con il cordone ombelicale intorno al collo: dobbiamo praticarle il cesareo"
"Ah no, dottore, mi dispiace: non me la sento proprio, sa? Guardi, non sono preparata: per cui scusi tanto, ma IO FACCIO FORCA!"

"Ragioniere, mi auguro che i libri mastri dell'azienda siano in ordine: domattina arriverà la Finanza per un controllo"
"Domattina?? Impossibile, commendatore. Gli dica di interrogare un altro: IO FACCIO FORCA"

"Roby, corri all'ospedale: il babbo sta male... ha avuto una ricaduta... forse stavolta è alla fine... "
"No, basta: non ci riesco, non posso, non voglio... IO FACCIO FORCAAAAA!!!!!!"

E invece no: da grandi non è più così facile scappare.
Passato (troppo in fretta!) il tempo breve e solare della forca, comincia quello lunghissimo e grigio delle forche caudine.


5 commenti:

Solimano ha detto...

Eh, Roby, l'ho sempre detto che i samojedi della Groenlandia hanno un cattivo carattere, specie quelli selvaggi. I domestici un po' meno, mai fidarsi di un samojedo però! E di zaini pieni di mattoni da costruzione pullula la Brianza (operosa): sorridere per loro è già peccato veniale, ridere è mortale, mortalissimo.
Riguardo al fare forca, il punto è che si può scappare più volte di quello che si crede. Certe cose te le trovi lì, e non c'è verso, ma in altre ci lasciamo incastrare, tipo una volta che uno si mise a raccontarmi ad Hannover una relazione adulterina e sofferta con una segretaria trentasettenne: cominciò alle nove di sera, ed a mezzanotte era ancora lì a raccontarla, era arrivato al gioiellino che regalò alla moglie per il compeanno, e la moglie si mise a singhiozzare. A quel punto gli dissi: "Beh, io vado a dormire", e lui mi etichettò di rude. Burbero. Punto. Adesso ho imparato, ma è tardi, sempre più tardi (Eugenio Montale, Dora Markus).
In genere si può scappare, esiste una via di fuga, specie nella situazione più cronica, che per molti è di fare un lavoro noioso e/o frustrante tutti i santi giorni.

saludos y besos
Solimano

Amfortas ha detto...

A Trieste si dice fare lipe.
Quando si diventa grandi, c'è sempre la scappatoia della malattia psicolgica, vero ammortizzatore sociale dei nostri tempi.
Uno si fa un paio di mesi di depressione e poi torna bello carico.
Ovviamente scherzo, ma fino a un certo punto.

Giuliano ha detto...

Da noi si dice bigiare. So che a Parma si dice "far fugon" (ovviamente la pronuncia non si può rendere per iscritto, e anche a voce è difficile se non sei nato a Parma).

Concordo su tutto...

Dario D'Angelo ha detto...

Caliare, a Catania era (è?) fare calia, è già nel nome sapeva di festa :-)

Silvia ha detto...

Noi diciamo "focaccia" ma il significato non cambia. Di certo da qualche parte ci sono le focacce caudine perchè la vita l'è così ad ogni latitudine e longitudine.
Anzi, ora che mi ci fai pensare, per molti la focaccia non esiste proprio e c'è solo la forca, quella vera.
L'infanzia rubata.
Il crimine peggiore.