martedì 23 dicembre 2008

Civaie e coloniali

Ermione



Nel mio quartiere si trovano ancora vecchi negozi, insegne e vetrine di un tempo. Basta cercarle.
Il "civaiolo" è proprio sotto casa: gli amici che vengono da fuori si stupiscono, cosa sono le civaie? E il civaiolo cosa vende? I'ccivaiolo era diffusissimo, ancora pochi anni fa: vendeva ceci, lenticchie, fagioli in grandi sacchi di tela; e poi farine di tutti i tipi, orzo e farro, lupini, semi di zucca. Naturalmente oggi sono rimasti in pochi, due o tre: chi andrebbe a cercare il fagiolo con l'occhio, lo zolfino o il tondello a peso, mentre si trovano quei bei fagioli bianchi o i ceci giganti al supermercato?





I coloniali, poi, sono quasi spariti. Quel nome esotico, "coloniali", che quando ero piccola evocava paesi o isole lontane, porti con carichi profumati e preziosi... caffè, thè, cacao, aromi esotici, liquori inebrianti...Guardo attraverso i vetri e vedo, sì, caffè e cacao e spezie.
Che meraviglia.






7 commenti:

Solimano ha detto...

Il civaiolo non l'avevo mai sentito, anche se negozi del genere li ho frequentati. Mi davano una impressione di ricchezza, di abbondanza, tutti quei sacchi grandi, semiaperti. Mi incuriosivano le differenze di colore e di forma passando da sacco a sacco.
I coloniali, invece, eh, business as usual. Erano belle le etichette metalliche fuori dal negozio, con l'indicazione di tutte le specialità che avevano.
Chiudono.
Ma riaprono, sotto forme diverse, in modi diversi. Basta saper aspettare, e saper girare a piedi per Milano, una città bellissima, se appena si esce dal tran tran. Ogni venti minuti se ne incontra uno, di negozi strani: quello specializzato in articoli per mancini, quello per chi ha i piedi dal 48 in su, quello delle carte da gioco di ogni tipo per ogni gioco, compresi i tarocchi. Vivono sul passaparola, come certi blog ad alte visite che non incrociamo mai: sarebbe bello organizzare una giornata di caccia al blog, entrando in Google con parole desuete. Ma sulle parole desuete farò qualcosa, e ci divertiremo.

grazie Elena e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Elena, e il MESTICATORE? Aspetto una sua (tua!) foto. Quello all'angolo, vicino a casa mia, ha cambiato insegna più di 10 anni fa, sostituendola con "Da Remo - LISTE DI NOZZE".... Dovetti rileggerla due volte per convincermi che era VERA: Liste di nozze?????

Roby

PS: glielo spieghi tu, vero, ai non fiorentini, cosa si vende in una MESTICHERIA?

[;-P]

Silvia ha detto...

Le spezie?
Mi piacciono molto questi negozi in cui passerei delle ore e comprerei un pizzico di tutto, per i profumi e per i colori.
Nella mia città purtroppo non ci sono questi negozi, o meglio sì, perchè non ci facciamo mancare nulla, però sono sempre una boutique du qualcosa: del formaggio, della carne, delle spezie, degli aromi. Noi non abbiamo negozi normali con nomi normali. Solo boutique. Col risultato che tutto costa una follia e ti riduci a comprare al supermercato. Che poi, quello del centro commerciale vicino ho visto che ha fatto un angolo con tutte le leccornie che si chiama "I tesori della nostra terra". Già. Costano come l'oro.

Giuliano ha detto...

Che d'è codesta civaia? Mai sentito, però dev'essere un negozio allegro, almeno da vedere (poi bisognerebbe chiedere a chi c'è dentro).
Il problema è che togliendo questi negozi, cos' come i piccoli riparatori (calzolai, ombrellai,ciclisti), si è tolta l'anima alle città. E il Signore sa quanto sarebbe utile avere un negozio di ciclista...

Qui da me più che altro ricordo le Posterie, che penso risalgano proprio ai tempi della Stazione di Posta, le carrozze coi cavalli dei lieder di Schubert.

Amfortas ha detto...

Io negozi così non ne ho mai visti, a Trieste, e credo che mi sono perso qualcosa.
Mitici da noi, ma si tratta di ben altro, i mussoleri, che vendevano agli angoli dei quartieri popolari i saporitissimi frutti di mare, pronti da mangiare.
Insomma, tipo i caldarrostai, per spiegarsi.
Ciao!

mazapegul ha detto...

Bellissimi i nomi e belle le mercanzie! A me piacciono anche le "norcinerie" (carne di maiale nell'Appennino centrale) e i "prestinai" (panettieri milanesi). Temo che morirò in una "creperia".

Arfasatto ha detto...

Il civaiolo, Solimano, dava anche a me un bel senso di abbondanza, proprio per quegli enormi sacchi debordanti di legumi e granaglie; anche l'odore che vi regnava era buonissimo, un misto irripetibile. Milano non la conosco e, a pelle, non mi attira; ma sentirne parlare da te è qualcosa di affascinante. Le parole desuete mi hanno sempre attirato, da brava landolfiana.
Roby, il mesticatore è un'ottima idea ma...dove trovarlo? Dovrò girellare ancora parecchio.
Silvia, detesto i negozi "falso rustici", "falso autentici"; come dici tu, boutiques che oltretutto tirano le cannate. Queste che fotografo io sono autentiche al 100%, però.
Giuliano, sì, anche i biciclettai, i calzolai o ciabattini, gli arrotini...
Tu non conosci i civaioli, io non conosco le posterie, e siamo pari.
Amfortas, mai stata nemmeno a Trieste. Ma sono certa che, anche nella tua città, ci sono chissà quanti negozi e belle vetrine ed insegne di un tempo; oltre ai mussoleri, naturalmente.
Maz, a parte che non ci entro perché sono veg, effettivamente le norcinerie hanno un bel sapore antico. Sui prestinai non saprei che dire, li conosco poco eh eh