giovedì 6 novembre 2008

A te, o cara.

Amfortas

Per qualche tempo dovrò guidare e convivere con un'automobile sostitutiva.
La mia è in riparazione.
È una situazione temporanea, durerà, che ne so, una settimana.
Eppure, questa mattina ero a disagio e smadonnavo: e dove metto le sigarette e dove caccio il portamonete e dove sono le luci di posizione...mi pareva di vivere un inferno e mi autocommiseravo pure.
Dopo due mesi di riparazione in ospedale, una persona che mi è cara tornerà a casa.
È vissuta sempre da sola, per quasi 80 anni.
Dovrà adattarsi a convivere con una benedetta sconosciuta, per sempre.

8 commenti:

Roby ha detto...

Amfortas, non puoi neanche immaginare quanto il tuo post mi abbia profondamente toccato.
Il fatto è che di persone care tornate a casa dopo la "riparazione" ne ho avute più d'una, e che tutte hanno dovuto prima o poi convivere con "benedette sconosciute".
Il funzionamento più o meno perfetto del "motore" (quel molle ammasso di cellule grigie contenuto nella scatola cranica) condiziona di molto l'accettazione della nuova situazione: e non è detto che avere il cervello a posto sia un vantaggio!!!
Non sarà facile, all'inizio: ma poi, ad un certo punto, come per incanto scocca una specie di scintilla, si accende una piccola luce nella nebbia, gli attriti si attenuano e le distanze si colmano.
Succede sempre così. O quasi.
Ma tu, Amfortas, al "quasi" non pensarci!

Baciottoni speciali

Roby

Solimano ha detto...

Sì, Amfortas, ce l'ho sulla pelle.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Confesso che c'ero cascato, lì per lì pensavo a un post umoristico.
Piena solidarietà, anche da qui lontano.

sabrinamanca ha detto...

Mi sono sempre detta che quando mia madre ne avrebbe avuto bisogno l'avrei ospitata da me. Non lo sento come un piacere perché non andiamo d'accordo e mia madre ha un carattere estremamente indipendente ma mi sembrava doveroso, ecco tutto. Da quando so che si puo' fare diversamente, e tutto grazie a una benedetta donna, o ragazza, mi sento sollevata, e anche lei. Potrà stare a casa sua, e avere l'impressione d'esserne padrona, e questo è estremamente importante per lei.


p.s. Questo post mi fa venire in mente 3la ballata di Iza" di Szabo'.

Amfortas ha detto...

Roby, mi sa che ci passiamo tutti, in qualche modo...io con la zia avrò tanti problemi, ma tanti tanti.
Solimano, ecco lei in questo momento è Senza Pelle, come quel film di qualche anno fa.
Giuliano, grazie.
Magari ci scappa un post spensierato, prima o poi, una volta ne scrivevo.
sabrinamanca, il libro che citi è di rara intensità, l'ho letto l'estate scorsa su consiglio di una blogger che credo conosciate quasi tutti: gabrilu.

giulia ha detto...

Non sarà facile, per niente. Ma capita sempre più spesso che si debba convivere con problemi di questo genere. Ci sono problemi che si vivono ognuno nella propria solitudine e questo è davvero un problema serio, un abbraccio. Giulia

Silvia ha detto...

Come diceva una nostra amica comune arriva l'età delle assenze, delle decisioni dolorose, della fatica di vivere. Ho visto le tribolazioni di mia madre, delle mie zie. Ora, mio malgrado, devo cominciare a fare i conti con ciò che potrà riservare il futuro. Non nego che a volte sono molto spaventata. La malattia spaventa, la vecchiaia dolorosa, la morte. Ma la solitudine credo che sia la peggiore delle sorti.
Ci vuole pazienza e coraggio. In bocca al lupo:) Scappo in farmacia prima che chiuda, appunto:)

Amfortas ha detto...

Giulia, credo che l'avventura comincerà il prossimo fine settimana, vedremo.
Silvia, ci vuole molta pazienza, soprattutto.
Mia zia, in qualche modo, è privilegiata perché può tornare a casa ma, purtroppo, non vuole.
Dobbiamo appena convincerla e sperare che capisca che è meglio per lei e che farebbe piacere a noi.
Ciao.