lunedì 24 novembre 2008

Polemico

Giuliano

Alla parola “polemico” mi lega un fatto personale importante, una di quegli eventi di per sè non drammatici ma che segnano una svolta nella vita di una persona; è anche per questo che gli affido la chiusura di questo mio piccolo giro dentro il dizionario. “Polemico” ormai ha preso un significato completamente negativo che non gli compete: basterà leggere la voce dello Zingarelli per tornare a usare la parola nel significato originale. E quindi bisognerebbe tornare a distinguere tra polemiche inutili e polemiche utili: di regola, è difficile capirlo nel momento in cui si accende la polemica, ma il giorno dopo, calmati gli animi, tutto dovrebbe essere molto più chiaro. Così non è, perché ai fatti – i fatti nudi e crudi, la realtà dei fatti – si sovrappongono tante altre cose, e alcune di queste cose possono essere dei veri macigni, o addirittura una frana di vaste proporzioni.
Mi fermo subito, perché il concetto mi sembra chiaro, chiarissimo. Aggiungo solo due esempi, uno politico e uno personale. Quello politico è riferibile, per esempio, al conflitto di interessi: basta accennarne che salta su uno e fa una faccia esasperata aggiungendo: “Ma baastaaa!! Ancora con ‘sta storia del conflitto di interessi? Ma non se ne può più! Sono anni che andate avanti con questa storia del conflitto di interessi, adesso è ora di smetterla con queste polemiche.” (e intanto il conflitto di interessi rimane lì, e si ingrossa, e chi pone la questione “fa polemica”).
Quello personale non lo racconto, anche perché più che venirmi rabbia mi scappa da ridere e se scappa da ridere scrivere diventa difficile (da arrabbiati invece si scrive con grande velocità). Diciamo che fu un anticipo quasi profetico della storia di Mara Carfagna, però svoltosi nel privato, nell’industria. Fu, tra le altre cose, anche il crollo clamoroso di uno dei più vetusti luoghi comuni: che nel privato fannulloni e raccomandati non esistono. Esistono, eccome se esistono; e non vale il discorso “che nel privato il lavoro bisogna farlo altrimenti la ditta chiude”. Primo, perché le ditte chiudono anche se si lavora sodo e bene; secondo, perché in presenza di fannulloni, raccomandati e incompetenti, il lavoro lo fanno gli altri. Cioè, ci sono persone (anche in questo preciso momento) che per educazione e per puro spirito di servizio (quindi per stupidità palese) lavorano il doppio di quello che dovrebbero, per sè e per tamponare gli errori e le mancanze altrui. Con il risultato che prima o poi scoppiano, diventano nervosi, fanno polemiche. E fare polemiche, si sa, è una cosa negativa: alla faccia del dizionario Zingarelli.

9 commenti:

Arfasatto ha detto...

Bello come sempre questo tuo post. E te lo dice una persona che di polemiche se ne intende ed è, anzi, una campionessa in tal senso.
Mi resta una grande curiosità sul tuo esempio "personale": magari puoi raccontarmelo in un orecchio.

Solimano ha detto...

Non vedo niente di male nella polemica e nella dialettica, anche in rete. Però occorre mantenersi lucidi, altrimenti il rischio dell'autolesionismo c'è sempre. Non è facile, ma basta darsi un tempo di reazione, una specie di buffer di qualche ora in modo da non replicare emotivamente ma con durezza efficace. Quanno ce vo' ce vo'.
Riguardo il conflitto di interessi lo strano non è che loro ci provino, è che i nostri abbocchino. D'altra parte, in pieno Parlamento, Violante dichiarò che si erano messi d'accordo prima delle elezioni con Berlusconi. Non si rendono conto di quanto tutto questo incrini la credibilità, non solo verso di noi, ma verso gli altri. Nelle trattative commerciali (che sono una cosa seria) uno che si comporta in quel modo non viene più considerato un interlocutore.
Conosco un po' la psicologia di quelli che fanno il mestiere di Berlusconi: lui ci prova sempre, e dentro di sé è il primo a stupirsi che i nostri abbocchino.
Do you remember bicamerale? La settima bozza Boato... quante ne hanno fatte, di bozze?

saludos
Solimano

Habanera ha detto...

La polemica è sacrosanta se viene usata in maniera seria, per difendere ragioni serie.
E' insopportabile, invece, quando è fine a se stessa.
Esistono polemisti per vocazione, gente talmente piena di livore che la polemica la cerca ad ogni costo. Per dare sfogo alla propria insoddisfazione, alla scarsa stima di sè.
E' importante sapersi far rispettare ma lo si ottiene solo se si è capaci di essere autorevoli, non autoritari o scioccamente polemici.
H.

Giuliano ha detto...

Per esempio, ci sono quelli che parcheggiano da cani e se gli dici qualcosa il polemico sei tu, mica loro. Anni fa ho detto qualcosa (molto gentilmente) a un signore che aveva messo la macchina in doppia fila in curva in mezzo alla strada. Quello mi ha guardato malissimo e ha risposto: "Ma a chi darà mai fastidio la mia macchina qui?"
Eccetera. (Ovviamente, il cattivissimo e noiosissimo polemico ero io: da allora lascio perdere, sicuro che prima o poi mi arriverà una multa per il disco orario scaduto da cinque minuti nel parcheggio vuoto).

Giuliano ha detto...

Cara Elena, niente di quel che si potrebbe supporre. E' solo che è dura lavorare con un capo che non sa nemmeno quello che stai facendo, e non si può dire niente perché è il Grande Capo in persona che l'ha messa lì: che poi sia maschio o femmina non fa differenza. (anzi, che sia femmina e giovane e carina dispiace, così come dispiace per la Carfagna che prima di essere rovinata dal Grande Capo era carina e simpatica).

Amfortas ha detto...

Premetto che io nella polemica mi trovo nel mio ambiente.
C'è sempre il rischio, specie in rete e favoriti dall'anonimato, di scontrarsi con qualche provocatore.
Sul mio blog, dove non ho mai cancellato un commento mi sono ritrovato spesso alcuni di questi personaggi.
Uno mi ha scritto: Stronzo!, che non è un messaggio che si presta a molte interpretazioni. (un cantante, probabilmente)
Ho risposto: Papà!Non sapevo che anche tu navigassi in Rete!
A un altro (sempre anonimo) che mi contestava una recensione ho risposto dicendo che ha ragione su tutto e gli ho lasciato il mio nome cognome e indirizzo.
Un altro ancora, invece, che si firma col vero nome, l'ho mandato proprio a cagare o altra espressione finissima che ora non ricordo.
Nella vita vera (ammesso che questa sia falsa) è più facile, perché di solito approfitto della mia straordinaria prestanza fisica e minaccio, in modo democratico peraltro, fisicamente.
Insomma, mi trovo bene :-)
Ciao a tutti e scusate la momentanea latitanza, sono incasinato.
E che nessuno mi venga a fare la predica, grazie.
Ciao a tutti :-)

Solimano ha detto...

Io non mi faccio scrupolo di cancellare qualche commento su Abbracci e pop corn. L'ho fatto raramente, ma senza nessuna esitazione, ma solo nel caso di disturbo tipo spamming o di insulto. Le polemiche, anche aspre, le lascio tutte. Però la possibilità, generalmente solo teorica, di cancellazione dei commenti, è una forte arma preventiva per l'igiene dei blog. Perché anche gli anonimi più stupidi si rendono conto che a scrivere il loro commentino ci mettono almeno trenta secondi e il blogghiere a cancellarli ce ne mette due, di secondi.
Con la polemica, il problema è fermarsi al punto giusto. Ho imparato ai Corsi sull'Uso del Telefono che per telefono non si deve litigare. Proprio per il motivo che dice Amfortas: che non si ha in faccia l'intelocutore ed allora ci sono meno freni inibitori. Ancor più in rete, in cui non si ha a disposizione neppure la voce. Per cui sono convinto che tanti disgusti di rete nascano proprio per l'assenza di questo naturale controllo che la faccia e la voce consentono. E che si fa, per telefono, quando il discorso scivola verso il litigio? Si deve prendere un appuntamento!

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Caro Amfortas, le persone umorali col tempo si apprezzano. Non sempre le si sopporta, ci vuole tempo e un po' di convivenza e poi si prendono le contromisure.
Quanto alle parole che hai trovato sul blog, confesso che nel '95 mi sono fatto fare un tatuaggio, una riga verticale che parte da sopra l'ombelico, fa una circonvallazione, e poi torna diritta per una ventina di centimetri. Oggi non si vede quasi più, però da quel soggiorno lì ho imparato che "stronzo" è una parola magnifica. Chiedo scusa se qualcuno si offende, ma ogni volta che ne vedo uno mi commuovo, per me è come una preghiera.
(l'argomento è serio, si sarà capito).
Però questo vale solo nel senso reale del termine e non in quello metaforico.

A proposito di dizionario, Solimano ha usato la parola "buffer": il significato originale dovrebbe essere "respingente", nel senso di quello dei treni, il cavalletto di fine binario.
Ah, sia benedetto anche il Buffer! Quante volte ne abbiamo sentito la mancanza e abbiamo visto deragliare...

Silvia ha detto...

Tutto il post, con evidenziate le ultime dieci righe probabilmente lo stamperò e lo farò circolare in ufficio. Così, senza polemica.