martedì 25 novembre 2008

Inferno a tempo

Roby

Spesso seguo su La7 Atlantide: storie di uomini e di mondi, soprattutto quando vi si parla di antica Roma, Egitto faraonico o arche perdute.
Ieri, invece, si trattava di usanze funebri cinesi, e mentre con un occhio guardavo il video e con l'altro la pentola sul fuoco (strabismo di Venere, of course) qualcosa ha attirato irresistibilmente la mia attenzione. Dunque, la faccenda, se ho ben capito, sta così: i cinesi credono che, subito dopo la morte, il defunto venga spedito in purgatorio (?), da dove in breve (!) passa all'inferno. Qui è destinato a restare per un periodo più o meno lungo, a seconda non solo delle colpe commesse ma anche delle offerte che i suoi familiari offrono alle divinità, bruciando banconote (vere???) sulla tomba del congiunto. Dopodichè, l'anima giunge al livello più elevato di aldilà, corrispondente al nostro paradiso, e lì vivrà in eterno, tanto più felicemente quante più comodità avrà a disposizione, inviate da terra col solito sistema del falò. Modellini in carta di televisori, auto sportive, elettrodomestici vari finiscono in cenere, ascendendo al cielo dove il trapassato li attende con comprensibile impazienza.
Un inferno temporaneo... Perchè no? Mi pare una prospettiva più consolante di tante altre, ammettendo che esista un'esistenza oltre la morte. Certo, bisogna distinguere. Gente come Attila, Hitler o Pol Pot, per dire, sarà sicuramente destinata a restarci un bel pezzo: probabilmente, appena un paio di secondi meno di tutta l'eternità, così da affacciarsi sulla soglia dei Campi Elisi soltanto un attimo prima che tutto risprofondi nel buio del nulla...
In attesa che il big bang si ripeta, dando inizio ad un nuovo, inesorabile ciclo infinito.


3 commenti:

Solimano ha detto...

Un mio cugino marchigiano, per ragioni di lavoro in cantieri internazionali, per dieci anni è stato quasi sempre in India. Viveva in una specie di Svizzera tropicale, a 1500 metri slm alle falde dell'Himalaya.
Mi ha raccontato i funerali indiani, che si svolgono mediante i falò. Ognuno degli amici e dei vicini porta un bel pezzo di legna, in modo da partecipare alla catasta. Si siedono (naturalmente all'indiana...) in cerchio attorno al falò e stanno lì finché non è finito tutto. Seri, ma tranquilli, in silenzio e senza piangere. Poi, tutti venno a casa dei parenti del defunto e mangiano insieme.
Quest'ultima abitudine l'ho riscontrata anche in Alto Adige, in Val Gardena, che è di lingua ladina. Mangiare è la conferma che si è vivi.
Gli indiani stanno tranquilli perché, quasi etologicamente hanno il senso della circolarità del tempo, cosa del tutto assente nella nostra cultura.
Per poco che so dei cinesi, il loro è un atteggiamento poco rivolto all'aldilà. Viene riassunto in una frase emblematica: "Il cielo probabilmente è vuoto, ma onorarlo male non fa". Che era poi l'atteggiamento degli antichi greci, siamo noi monoteisti a farci tanti tanti problemi.

grazie Roby e saludos
Solimano
P.S. A proposito dell'ignoranza di certi giornalisti. Quando avvenne lo tsunami, per TV ci furono dei giornalisti che dissero che sulle coste indiane e di Ceylon per la disperazione, per non sapere dove seppellire, bruciavano i cadaveri. E mostrarono i falò. Facevano semplicemente come avevano sempre fatto.

Barbara ha detto...

"Modellini in carta di televisori, auto sportive, elettrodomestici vari finiscono in cenere, ascendendo al cielo dove il trapassato li attende con comprensibile impazienza."

Oddio, io in paradiso non ci voglio andare, se anche lì ci sono televisori e autosportive (per gli elettrodomestici ne possiamo discutere)...

Roby ha detto...

"Mangiare è la conferma che si è vivi": verissimo! Nei film anglosassoni si vede spesso il "rinfresco" dopo le esequie. Io stessa ricordo con particolare gusto la pastasciutta alla pommarola poco dopo il funerale di mio padre.

Barbara, che ne pensi di un bell'idromassaggio tra le nuvole? Di un computer collegato a internet via-spirito? Per non parlare dell'intera biblioteca di Alessandria d'Egitto a disposizione (con traduzione a fianco).

Baciotti

Roby