sabato 29 novembre 2008

Manca il tempo

mazapegul

Dopo l'estate non ho più visto R***, una custode simpatica e toscana con qualche anno più di me e una vita allegramente incasinata. Non ci ho fatto caso: sono sempre di corsa e pensavo che fosse solo per caso che, quando passavo per l'edificio in cui faccio lezione, lei non ci fosse mai. I turni dei custodi sono sempre stati per me un mistero.
R*** abita a pochi chilometri da me e ogni tanto ci s'incontra a Imola, si fanno due chiacchere sulle rispettive figlie (piccole le mie, grandi le sue), sui progetti per il futuro (i suoi sono sempre immaginifici); su quel posto di custode della villa senatoria in campagna, proprietà dell'università: bel posto, ma non sarà troppo isolato? R*** è l'unica custode con cui ci si dà del tu: decisione sua ("se non sono troppo sfacciata").
Il fidanzato di R*** è custode pure lui, anche se -come altri custodi, compresa R***- è troppo intelligente per il mestiere; si è pure laureato nel frattempo, ma non gli conviene lasciare un posto fisso per i CoCoCo, di questi tempi. Dall'inizio del semestre è cupo e io, di sfuggita, passando a prendere gessi e microfono, penso che forse ha a che fare con lei.

Poche settimane fa ho saputo da un altro custode -pure lui di quelli che stanno dalla parte sbagliata del vetro della portineria- che R*** ha una brutta malattia, con un brutto decorso, venuta fuori quest'estate. Mi sono allora informato da P***, il fidanzato, gli ho detto di portare i miei auguri a R***. Sempre di corsa, tra il pranzo saltato e la lezione che sta per iniziare.
La settimana scorsa, camminavo veloce perchè in ritardo verso la facoltà, mi sono fermato in libreria e le ho comprato un libro, scegliendolo tra quelli in cui non ci sono morti, o malati gravi, o addii al mondo. Era da settimane che mi ripromettevo di farlo il giorno dopo. Uscendo dalla libreria m'ero pentito della scelta: Il Signor Mani di Yehoshua, non era il libro giusto; avrei dovuto prendere un libro più allegro; un vecchio romanzo di Piero Chiara, magari.
Sono arrivato alla lezione in ritardo, poi, durante gli esami scritti del pomeriggio ho scritto una dedica nel breve tempo in cui gli studenti non m'erano addosso con terrorizzate domande ("ma è sicuro che il testo dell'esercizio sia proprio questo? non ci sarà un errore?").
Finiti gli esami era già sera e P*** era andato via. Ho lasciato il libro nella buchetta dei microfoni e ho attraversato Bologna di corsa per prendere la corriera.

Il lunedì successivo sono andato a prendere il mio microfono e P*** m'ha accolto con un gran sorriso. M'ha fatto sedere e m'ha raccontato quanto R*** si fosse commossa, e anche lui. M'ha raccontato il decorso della malattia, che continua ad essere critico. A cui lui sta dietro; che lei affronta con grinta; su cui non si fanno illusioni; a cui comunque non s'arrendono. M'ha trattato come un amico di R***, e in fondo un pò mi considero così.
Una persona non si presenta più al lavoro e non ci se n'accorge. Manca il tempo di essere umani.

7 commenti:

Silvia ha detto...

Bel racconto, toccante e importante. A volte i piccoli gesti che raccolgono in sè attenzione e pensiero sono il carburante per andare avanti perchè c'è affetto e riconoscimento. A R*** e a P*** di certo li ha aiutati.

annarita ha detto...

Bella storia e bell'esempio. A volte siamo troppo presi dalla vita frenetica di ogni giorno e ci sfuggono queste cose, pure così importanti.

Giuliano ha detto...

Non rimpiango molto del mio passato, ma alle volte mi dispiace non saper più nulla di queste persone. Magari sono passati vent'anni, e uno si chiede: e P*** come sta? Ma la vita è andata avanti, chissà a che casella del gioco siamo.

Solimano ha detto...

Màz, questo tuo post è uno dei motivi (non pochi, per me) per cui è bene che ci sia un blog come Stanze all'aria. Non lo dico per compiacenza, che non mi è usuale, ma perché il tempo è figlio delle priorità e sono tre le persone che sto trascurando per motivi del genere. Dovrò darmi una regolata, perché il tuo post mi ha avvertito.

grazie Màz e saludos
Solimano

Habanera ha detto...

Fermarsi un attimo, accorgersi di sè stessi e degli altri.
Non è sempre facile, eppure Màz ci riesce.
Nel turbinio della sua vita intensissima, a volte quasi caotica, stabilisce le priorità seguendo semplicemente il suo cuore.
Può essere una passeggiata in bici con Angelica, un commento sentito ad un post, la visita ad una mostra o all'orto botanico nella sua pausa pranzo, il libro comprato per un'amica che sta vivendo un momento difficile...
Un bell'esempio per tutti.

Ciao Màz, e grazie
H.

Roby ha detto...

Màz scrive di certe cose con naturalezza estrema, eppure -di questi tempi- le sue sono imprese eccezionali, gesta straordinarie, davanti alle quali la maggior parte della gente spalanca gli occhi stupita: "perder tempo e denaro" a comprare un regalo per una "custode", cioè neppure una collega pari grado o un superiore? Incredibile! Ma cos'avrà in testa Màz? Le farfalle?

Un grazie particolare per quel "dalla parte sbagliata del vetro" riferito ad un altro custode della facoltà: è capitato anche a me di trovarmici, e non tutti i docenti, "dall'altra parte", erano del calibro di Màz...

Roby

mazapegul ha detto...

Carissimi amici,
scrivendo di questo episodio sentivo il peso di due sensi di colpa: non essermi accorto che la prolungata assenza di R*** non era cosa ordinaria, l'aver rimandato per settimane l'invio di un messaggio diretto (una lettera, un libro). E' comune, ed è anche un comune luogo letterario, che questi sensi di colpa finiscano col rinforzare la causa che li ha provocati: dopo aver rinviato, pare troppo tardi per rimediare, si rinvia così ulteriormente, e via andando. Quante volte ho fatto così! Una leggerezza diventa a volte un buco profondo e insopportabile. [Proust diceva, a pressapoco, "come l'amico a cui non abbiamo mandato un biglietto di lutto dopo la morte del padre, e a cui poi -per la vergogna- abbiamo tolto il saluto quando lo incontriamo per strada".]
A volte, però, si cerca di fare qualcosa anche se è troppo tardi, e si scopre che -agli occhi dell'altra persona- non è affatto troppo tardi, e che della nostra vergogna a quella persona non importa nulla, ma che importa invece la nostra presenza, o partecipazione.
Per piccola che fosse, mi pareva un'esperienza che poteva interessare ad altre persone di sensibilità -ho imparato negli anni- non troppo dissimile dalla mia.
Grazie per le troppo gentili parole (non è un ritrarsi retorico),
Màz
PS speciale per Roby: non trovo davvero straordinario avere lo stesso tipo di rapporto con persone che, sul lavoro, svolgono funzioni diverse. Il mondo ha già le sue asprezze di suo, senza che noi se ne debbano inventare delle altre.