domenica 2 novembre 2008

Lettura a gettone

Roby

I frequentatori lombardi di queste pagine virtuali potranno confermare la notizia: ho appreso oggi dal telegiornale delle 13,30 che in alcune stazioni (ferroviarie? della metro?) di Milano sono presenti distributori automatici in tutto simili a quelli di bibite e merendine, ma contenenti libri.
I viaggiatori di passaggio, intervistati, si dicevano in generale soddisfatti dell'iniziativa: soltanto una signora, sorridendo con lieve malinconia, ha obiettato: "Sì, bello... ma prima di comprare un libro, a me piace sfogliarlo, e guardare anche la quarta di copertina, per leggere di che si tratta. Qui è impossibile!"

Come la capisco: faccio così anch'io, e ci metto anche un bel po' prima di decidere se e cosa comprare. Quando poi mi risolvo a farlo, è solo dopo aver instaurato un contatto non solo visivo ma tattile con il volume nel suo complesso: consistenza della copertina, cedevolezza della rilegatura, ruvidezza o meno delle pagine...
Non so se potrei mai acquistare un libro inserendo le monete nell'apposita feritoia e attendendo poi senza batter ciglio di vederlo cadere nello scomparto inferiore. Ma non si farà male, a precipitare così rovinosamente? E le parole, magari quelle delle ultime pagine, non deraglieranno nell'urto, sovrapponendosi le une alle altre?
Così, nel caso di un romanzo giallo, non potrei sapere -mischiandosi le sillabe nel tamponamento- se il colpevole è il compassato, anglosassone maggiordomo Eric o il tenebroso, apolide maggiore Domoric. Restando nell'atroce dubbio fino alla prima, vera libreria disponibile.


9 commenti:

Solimano ha detto...

Roby, osserva i libri che ci sono da tempo nelle vetrine e sul banco delle normali edicole stradali e ferroviarie. Tutte le edicole ormai hanno libri, ma generalmente, sia come testi che come edizioni, si tratta di roba da mettersi le mani nei capelli.
Oscillano fra lo psicologismo lievemente postribolare e l'erotismo, però con tanto sentimento (il sentimento non va mai lasciato a piedi). Quindi mi pare giusto che merce consimile sia acquistabile con le stesse modalità delle sigarette e dei profilattici: un usa e getta per viaggi lunghetti. E ci si accorgerà che la spregiata free press, i giornaletti gratis che si trovano a pacchi all'entrata del metrò e che vivono con la pubblicità, sono, quelli sì, una forma nuova di comunicazione, perché in cinque minuti li sfogli, ma un sia pur piccolo valore aggiunto te lo danno. Vorrei prendere nota dei nomi dei ragazzi e ragazze quasi affamati che scrivono per quattro soldi sulla free press: fra cinque anni qualcuno sarà noto e naturalmente negherà di aver cominciato così. Insomma, un libro non è un feticcio, salvo, naturalmente... quelli che abbiamo noi nelle nostre biblioteche, eh sì!

saludos y besos
Solimano

Barbara ha detto...

Spero che questa invenzione non prenda piede.
Gli auguro di incepparsi, di sbagliare a dare i resti, di erogare il libro sbagliato e di rivelare al cliente il nome dell'assassino.

Ovviamente io sono molto poco coinvolta nel dare questo giudizio :-D

Amfortas ha detto...

Concordo con Solimano, in linea generale.
Il fatto è che bisognerebbe comunque aver idea di ciò che si compra e poi legge, e questo è già più difficile.
Peraltro nelle librerie, non voglio dire tutte, per carità, non è che la preparazione del personale sia poi straordinaria e la disponibilità immediata si limita al best seller.
Racconto anche qui, per l'ennesima volta da quando sono in Rete, quello che succede a me a Trieste.
Entro in libreria, chiedo il titolo e se non si tratta appunto dell'ultimo Strega mi dicono che "posso ordinarlo", nel migliore dei casi.
Infatti succede anche che, chiedendo La montagna incantata per fare un regalo (è uno dei libri della mia top five, e cerco di regalarlo appena ne ho l'occasione) ti rispondano:
"No, non abbiamo questo libro, però se vuole c'è Le Dolomiti, fonte di vita che mi hanno detto essere magnifico!".
Giurin giurello (solo il titolo del libro sulle Dolomiti è inventato, perché ho rimosso appena sono uscito bestemmiando dal negozio)
Ciao.

Barbara ha detto...

Ciao Amfortas,
la storia della Montagna Incantata è carina,ma probabilmente il ragazzetto di turno si sarà confuso tra il classico di Mann (che è edito dalla TEA e dalla Corbaccio, quindi non credo possibile che non l'avessero)e l' anonimo "Aspromonte. La montagna incantata" di una altrettanto anonima casa editrice minore (questa sì difficile da avere subito!).
Se non hai presente di cosa parli e ti limiti ad una semplice ricerca per titolo su database può capitare di fare questi pasticci, ma bisogna avere tanta clemenza, perché non sembra, ma ti assicuro che vendere libri non è un lavoro facile.
E poi, essendo impossibile intendersi di tutto, c'è sempre un cliente che scontenterai...

annarita ha detto...

Sono d'accordo in linea di massima con Barbara, ma talvolta la supponenza di certi addetti alle vendite in libreria è odiosa. Ti trattano come un mezzo deficiente, salvo poi fare loro stessi errori marchiani sui quali minimizzano. Io oramai in libreria mi rivolgo a qualcuno solo quando sono stanca di trascinarmi tra uno scaffale e l'altro in cerca del titolo che mi interessa (introvabile, nella maggior parte dei casi). Stasera ho il dente avvelenato...

Giuliano ha detto...

Barbara è una libraia, non una commessa di libreria: c'è differenza!
Prendo un po' le parti dei commessi di libreria, so come vanno le cose nel mondo del lavoro e so che anche per i più motivati diventa sempre più dura, in tutti i settori. Ma poi va anche detto che ci sono delle belle sagome, per non dir di peggio.
Tanti anni fa, alla Ricordi a Milano, reparto opera lirica(sottolineo: la Ricordi, in centro a Milano) ho chiesto se c'era disponibile il Tristano diretto da Furtwaengler e mi hanno guardato come se fossi un marziano e avessi la coda. Per intenderci: è come entrare in una salumeria e chiedere due etti di prosciutto. Anche qui ci sono dei bei raccomandati, che poi fanno carriera (alla Ricordi ci vado spesso, ho seguito passo passo la trentennale carriera di questa signora anche senza volerlo...)

Conclusione, amarissima: una delle scoperte più amare della vita è che non è vero che se fai bene il tuo mestiere poi sei ripagato.

Habanera ha detto...

No! Il libro sputato fuori da un distributore, come fosse una lattina, non mi avrà mai.
Già a me non piacciono quegli aggeggi in generale, neppure per il caffè e le bibite, figuriamoci per i libri.
Tranquilla Barbara, No pasarán!

Baciotti, Roby
H.

Barbara ha detto...

Io non voglio ripetermi, ma sull'argomento devo.
Ragazzi, abbiate clemenza.
Primo perché è difficilissimo avere tutto subito, soprattutto se il negozio in questione viaggia sotto i centoventi metri quadri.
Secondo perché è un lavoro in cui non si finisce mai di imparare, davvero, e a meno di non avere un'attività di famiglia abbiamo iniziato tutti quanti come commessi di qualche mega store, col moccio al naso e tanta supponenza perché magari venivamo dall'università.
Poi però, se non sei una bestia, dopo quattro o cinque figure meschine, si impara l'atteggiamento giusto (umiltà umiltà).
Resta inteso che in ogni campo ci sono i fenomeni, sia tra i librai che tra i clienti.

Questa mi è capitata quando lavoravo da un mesetto.
-Signorina, vorrei la Pollogia, scritta da Socrate.
Io vado a prendere L'Apologia di Socrate e gliela porgo.
-No, voglio quella scritta da Socrate.
-Ma vede signora, Socrate non ha lasciato scritti, il libro che cerca lei è questo.
-Ma qui c'è scritto che l'autore è Platone
-Sì, è lui la fonte principale su Socrate
-No, non lo voglio, se la professoressa ha detto che la Pollogia è di Socrate, si vede che è di Socrate!

mazapegul ha detto...

Io compro spesso libri da Feltrinelli, dove i commessi sanno ricostruire il libro da informazioni del tipo: "l'autore e' tedesco, il libro e' uscito negli ultimi vent'anni, la protagonista aveva un vestito a fiori nel primo capitolo".
Devo anche dire che non sempre si puo' sfogliare il libro, che talvolta e' incellophanato.
Non sono contrario per principio alle macchinette. Ne usciranno presto di piu' avanzate: macchine rilegatrici che stamperanno il libro al momento, scegliendolo da una lista di milioni di titoli.
Anche cosi', il lavoro del libraio non viene meno. La scelta tra milioni di titoli ha un senso solo se c'e' qualcuno che ci orienta: il libraio sara' sempre piu' un "servizio al lettore", sempre meno un venditore di libri.