lunedì 3 novembre 2008

La sindrome di Clark Kent

Mauro

A me Superman non è mai piaciuto.
Fin da bambino.
Ho sempre preferito altri eroi dei fumetti, più o meno “super”, più o meno mascherati: l’uomo ragno, Batman, Devil, persino Provolino era per me più interessante del superuomo di Kripton (Paperino non lo cito nemmeno perché… “chevvelodicoaffare?”). Non ho mai saputo bene il perché di questa mia avversione, non me lo sono mai chiesto, fino a poche sere fa, quando mi sono trovato a guardare in tv alcune scene di Superman Return, film della cui esistenza, sinceramente, ero totalmente all’oscuro – perché se ci sono cose che mi hanno sempre attratto meno dei fumetti di Superman, queste sono i film di Superman, con buona pace dello sfortunato Christopher Reeve, che pure mi era simpatico –
Ecco, l’altra sera ho capito due cose:
1) che l’attore scelto per impersonare il supereroe in questo nuovo capitolo era irritante e inespressivo come poche altre cose al mondo, anche se al momento non me ne viene in mente nessuna…
2) ma soprattutto ho capito cosa mi dava così fastidio in Superman, e cioè il fatto che, cavolo, nessuno lo riconoscesse!
Voglio dire, possibile che una tutina e un mantello possano tanto? E soprattutto, passi per la gente comune, che non è tenuta a conoscere Clark Kent e, dopotutto, Superman lo vede quasi sempre da lontano, ma, cribbio, Lois Lane! Benedetta ragazza, possibile che non ti rendi conto che il collega della scrivania accanto sia esattamente uguale al supereroe con il quale hai anche avuto più di un incontro ravvicinato (si sono parlati, avrebbe detto mia nonna, o almeno la nonna di Lois)? Bastano davvero un paio di occhiali e qualche goffaggine a mascherare la vera identità di Clark?
Ecco, io questa cosa davvero non la sopporto, questa “sindrome di Clark Kent” che offusca i sensi impedendo di vedere le cose per quelle che sono, quando lo sforzo da fare per riconoscere la verità sarebbe davvero così piccolo. E questa cosa accade di continuo, oggi, tutti i giorni, più volte al giorno, da più parti.
Accade, ad esempio, ogni volta che il nostro premier appare in tv a smentire quanto detto il giorno prima, a dire che centinaia di migliaia di persone che stanno manifestando si sono semplicemente sbagliate perché non hanno capito, accade quando un ministro parla di “riforma” per descrivere una cosa che in realtà si chiama “taglio dei fondi”. Anche qui, pare incredibile, a celare la vera identità di Superman c’è solo un paio di occhiali e un po’ di studiata goffaggine.
C’è l’arma della smentita vuota, non argomentata, tautologica (“non è vero niente di quello che dice la sinistra” “E perché?” “Perché no”), che in un mondo normale sarebbe l’ultimo disperato tentativo di opporsi all’evidenza, e che oggi viene sempre usata come prima e spesso unica strategia di comunicazione.
Dopotutto chi glielo fa fare, non li hanno riconosciuti la prima volta, non vedo perché dovrebbe succedere ora…

Ah, un’ultima cosa, ci sono! L’espressione della Gelmini durante il voto della sua proposta di legge in Senato!

(mi è venuta in mente qualcosa di altrettanto irritante e inespressivo dell’attore di Superman… giusto per non lasciare incompleto il post…)


6 commenti:

Giuliano ha detto...

Non ho mai amato molto questi fumetti, io sono sempre stato uno da comics, mi piacciono di più gli omini buffi stile Peanuts (o Jacovitti). I personaggi sono sempre belli, le storie dopo un po' diventano ripetitive.

Questa storia di Clark Kent me la chiedevo sempre anch'io, da bambino. A dire il vero una spiegazione l'ho trovata, in un libro famoso, ma non è che sia sempre raccontabile, anzi è piuttosto imbarazzante. Siamo andati vicino alla chiarezza assoluta con Hulk (la spiegazione la troverete cercando il Dottor Groddeck su "abbracci e pop corn").

annarita ha detto...

Credo proprio tu abbia ragione, purtroppo. Ed è triste vedere come tante persone, anche intelligenti, si lascino zittire da risposte che normalmente farebbero prudere le mani per la voglia di tirare schiaffoni...
Sono andata a rileggermi il post cui fa cenno Giuliano, mi pare molto eloquente.
Comunque è una caratteristica di molti super eroi il non essere riconociuti, inverosimilmente, da chi li frequenta nella vita quotidiana: penso a Batman e all'Uomo Ragno e magari anche altri di cui ora non rammento il nome. Non ho mai avuto gran simpatia per i super eroi; il mio idolo è Willy Coyote, figurati...
Salutissimi.

Roby ha detto...

Adoravo Batman e detestavo Superman. Batman era più "umano": poteva essere ferito... sanguinare... rompersi una gamba... persino -per ipotesi- essere ucciso!

In linea generale, però, facendo un po' di attenzione, anche lui poteva essere riconosciuto come Bruce Wayne. E anche ZORRO, per dirne una, come si fa a non capire che è Don Diego de la Vega? Quei 15 cm di mascherina di seta nera non fanno certo una gran differenza!

Questo per quel che riguarda l'aspetto fumettistico del post.
Sulla metafora, sono d'accordissimo. E trovo calzantissima la citazione dell'espressione gelminiana come pietra di paragone delle cose insopportabili!

Baciottoni s-mascherati

Roby

Solimano ha detto...

Da questo tipo di fumetti sono sempre stato lontano, per la grevità del disegno, per la mancanza di ironia, per il tipo di eroi. Il meccanismo lo trovo, appunto, meccanico, e il tipo di aspirazioni dei lettori mi annoia. Capisco bene che ognuno di noi vorrebbe essere meglio di quello che è, e non solo lo capisco, ma lo condivido, è in che tipo di meglio il baco. Come quei culturisti pieni di muscoli gonfiati con duturni esercizi, che erano delle pippe a giocare a pallavolo sulla spiaggia di Fregene. Mentre ammiro Chester Gould col suo Dick Tracy e con storie fantasiose e coinvolgenti che andavano avanti per mesi e mesi ad una striscia di tre vignette al giorno. E il Fearless Fosdick, la caricatura strepitosa che ne fece Al Capp. Però non è mai detto: alcuni film veramente belli sono stati fatti sull'Uomo Ragno, su Batman e Superman (oltre che su Dick Tracy) film ironici vrso i personaggi e... verso gli spettatori, che magari non se ne accorgevano. Torno al meglio. L'aspirazione è giusta, perché si può essere meglio, però bisogna avere il coraggio di partire per un viaggio in se stessi, che tutti -e tutte- potrebbero fare, solo che bisogna mettere in gioco abitudini e credenze: cambiare quindi, e non far finta di cambiare.

grazie Mauro e saludos
Solimano

sabrinamanca ha detto...

Cio' che più mi irrita, sia in Superman che in Berlusconi, è il loro pubblico cieco e testardo.

Silvia ha detto...

Ti piace molto la Gelmini vedo...:)
Condivido. Recita il detto: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...Et voilà ecco i super eroi. A me non sono mai piaciuti, tutti.