domenica 9 novembre 2008

Il popolo delle vetrine

Roby

Alle 7.30 di mattina, ora in cui scendo dall'autobus per raggiungere l'ufficio, le strade del centro hanno un aspetto insolito, più amichevole e tranquillo. Certo, fra via Tornabuoni e via Strozzi a Firenze sono concentrate tutte le griffes in voga, e i negozi luccicano di oggetti costosissimi, per i quali di rado sarebbe sufficiente il mio stipendio di un mese (nè sarei disposta a spenderlo tutto per un foulard o un portafoglio). Più tardi la folla vi si accalcherà, in qualunque stagione e con qualunque tempo, tutta presa dal sacro rito dello shopping. Ma a quell'ora antelucana i frequentatori sono molto diversi. L'interno delle vetrine, ancora in penombra, è popolato da un piccolo manipolo di gente in grembiule e guanti di gomma, spesso chiaramente di etnìa non italica, che si affanna a pulire, spazzare, riordinare una massa di roba spesso di gusto discutibile ed in genere assurdamente costosa. Cosa penserà -mi chiedo- il giovane inserviente peruviano che spolvera le borse di tela e plastica firmate D&G (e per questo care assatanate)? O la signora in gabbanella celeste che dà il cencio fra i manichini di Versace, dove un rettangolo di stoffa chiamato pomposamente tubino nero costa quanto un week end per due persone a Parigi in hotel a quattro stelle? Stringendo la mia fedele tracolla firmata UPIM, portata disinvoltamente su una giacca Oviesse, accelero il passo: perchè altrimenti, come ogni mattina, finisce che -traccheggiando qua e là- faccio tardi al lavoro. E poi chi le sente, le mie colleghe griffate?

9 commenti:

giulia ha detto...

Avevo anch'io delle colleghe griffate e per questo non sempre erano ben vestite. Il loro unico interesse era dire quanto costava e dove l'avevano comprato... Che noia. Anch'io mi sono sempre chiesta cosa devono pensare tutti quelli che puliscono quei negozi a vedere cose che valgono tre volte i loro stipendi... Ma questa è la società dei consumi. Un abbraccio, Giulia

mazapegul ha detto...

Io sono tendenzialmente no-griffe: mi piace la cintura solo-cuoio, senza nomi e slogan; il jeans-jeans; la camicia immacolata. Mi sento meglio individuato, se non mi porto addosso il nome d'altri.

Solimano ha detto...

Perché prendersela con la società dei consumi? Così in generale non ha senso, anzi ce l'ha, ed è quello dell'austerità infelicemente caldeggiata da Berlinguer: la parola giusta era sobrietà. Però non sono sobrio in tutto, sono un consumatore convinto e accanito -se ho soldi in tasca- ma certamente non di roba griffata, perché non ne capisco il senso. Però alla qualità, se posso ci guardo. Occhio, a prendersela col consumismo, è un po' come essere iconoclasti, io mi sento iconofilo. I problemi reali sono il possibile plagio della pubblicità e l'esistenza di concorrenza vera e vivace. Ma per il resto, più possibilità ci sono meglio è.

grazie Roby e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Che dire: mi ci hanno portato, so cosa intendi. Per conto mio, non ci sarei mai nemmeno entrato...
A proposito di griffes, io ho sempre ragionato così: che se devo portare un marchio addosso voglio essere pagato. Non come Beckham, ma insomma: ti faccio uno spot e devo pure pagare??

Giuliano ha detto...

Post Scriptum: diverso il discorso che fa Solimano, quello sulla qualita; ma penso che qui siamo tutti d'accordo.
Che una volta voleva dire soprattutto una cosa, secondo me molto saggia: un paio di scarpe deve durare.

Arfasatto ha detto...

Sulla società dei consumi non sono proprio d'accordo. Almeno,io personalmente cerco di rifuggire dall'imperativo guadagna compra consuma e consuma e consuma. Penso invece che una certa sobrietà sia utile per lo spirito e per il corpo. La qualità oggi è rara, e certo non si trova necessariamente nei capi firmati; oltretutto il firmato "fa cafone", come si dice un po' inelegantemente.

Roby ha detto...

Come dicevano gli antichi, "in medio stat virtus".
Personalmente, a parte il tono volutamente ironico che ho dato al post, avere una bella borsa di Gucci o di Vuitton nel guardaroba a me non dispiacerebbe affatto, anzi! Roberto Cavalli o Dolce e Gabbana li lascio tutti "a chi glie garba", ma davanti a certi bauletti di Vuitton (o di Fendi) io sbavo letteralmente, attaccata alla vetrina... SE SOLO COSTASSERO un po' (tanto) MENO DI 800-900euro!!!

Roby

Habanera ha detto...

Le griffes, soprattutto se in vista, lasciamole ai parvenues. Teniamoci cara invece la qualità. Non sempre le due cose coincidono. La mia ricetta è: comprare meno, comprare meglio. Solo cose di qualità che durano nel tempo e sono più confortevoli.
Seguire ossessivamente la moda non è segno di vera eleganza ma piuttosto di mancanza di gusto e di personalità.
H.

Solimano ha detto...

La civiltà umana è nata quando si è avuto il tempo di occuparsi non solo del necessario, ma anche del superfluo. Sui grandi fiumi, in cui il limo consentiva più raccolti l'anno. Che c'entri questo con McDonald's o Gucci è da vedere, ma la nostra vita è intessuta di superfluo, per fortuna. A me non interessano abbigliamenti o certi tipi di viaggio, ma per libri, film, mostre, musiche il superfluo è all'ordine del giorno. Poi c'è l'aspetto della possibilità di scelta e della concorrenza che è il prerequisito per la democrazia, hai detto poco. Quindi,ognuno faccia come crede, a patto che sia una scelta sua e che non pretenda di imporre agli altri. E se devo prendermela con qualcuno, preferisco prendermela con le lobby che ostacolano l'apertura dei McDonalds e dell'Ikea, che ci ha messo dieci anni ad aprire qui vicino, perché i mobilieri brianzoli non volevano, ed agivano sui politici in tutti i modi.

saludos
Solimano