mercoledì 26 novembre 2008

Attesa

Annarita


Ho passato la mattinata in ospedale per le visite di routine in vista di un piccolo intervento il prossimo mese e devo dire che sono stata piuttosto soddisfatta.
Dell'organizzazione generale, intendo.
Mi era stato dato un foglio con dettagliate istruzioni per la mattinata e quando sono arrivata al reparto DH mi sono trovata di fronte un nugolo di persone che stazionavano davanti all'ingresso da più o meno tempo.
Inutile dire che l'argomento principale era stabilire la priorità di arrivo per prendere il numero e mettersi in fila. Giusto, chi arriva prima ha diritto di prenotarsi prima.
Peccato che il distributore automatico fosse in fondo ad un corridoio, sicché arrivati al dunque il faticoso ordine di arrivo è stato stravolto e io stessa, mio malgrado, ho preso un paio di numeri prima del ragazzo che mi precedeva perché lo avevo perso di vista. Così come la signora dopo di me si è vista "scippare" sotto il naso almeno cinque numeri.
Naturalmente ci sono state lamentele, ma ci hanno spiegato che i numeri non venivano lasciati più sul pianerottolo per evitare che qualcuno venisse a prenderseli con comodo alla faccia di chi veniva magari da molto lontano.
Giusto. E resto sempre del parere siamo un popolo di incontentabili.
L'organizzazione delle visite a me è sembrata buona, visto il gran numero di persone, ma c'è sempre chi pretende di non poter perdere troppo tempo o chi si lamenta dei tempi di attesa tra un esame e l'altro.
Io sono abituata al contatto con il pubblico, so quanta pazienza ci voglia con le persone che si lamentano o richiamano continuamente l'attenzione del personale e non fatico a immaginare quanto finisca per pesare il ripetere con il sorriso sulle labbra sempre le stesse informazioni un gran numero di volte, quando basterebbe stare un po' in silenzio e ascoltare quel che viene detto agli altri.
È vero che sono entrata la mattina presto e sono uscita all'ora di pranzo, ma sono stata visitata da persone gentili e chiare nelle loro spiegazioni.
All'uscita mi è sembrato giusto passare dalla hostess e ringraziarla per l'assistenza ricevuta.
Il fatto che una persona sia pagata per il lavoro che fa non credo ci autorizzi a pretendere che la cortesia sia compresa nel prezzo e non vada riconosciuta.
O mi sbaglio?

4 commenti:

Barbara ha detto...

La gentilezza richiede grande sforzo, primo perchè non è automatico tirarla fuori, secondo perchè non è automatico che gli altri se ne accorgano.

p.s. io sono andata due volte a fare le analisi all'ospedale in questi mesi e per due volte ho assistito alle risse...sarà una coincidenza....

Solimano ha detto...

La gentilezza vera, non quella gné gné, nasce dal buon rapporto che si ha con se stessi.
Per due anni, ho partecipato intensamente a un corso yoga, con i suoi pro e i suoi contro. Una fra le cose che mi colpì di più fu quella riguardo il fare del bene agli altri, un ragionamento molto diverso dalla pratica usuale nei cristiani, anche quelli schietti. Ricordarsi di fare ogni giorno un atto buono, veramente e sicuramente buono, ma in modo tale che nessuno se ne accorga o lo sappia. Una gratuità che trovava radice nel discorso del karma, e vabbè. Mantengo intatto il mio scetticismo di tipo costruente, ma il discorsetto finale di quel rompiscatole del guru del corso me lo ricordo: "La inevitabile conseguenza di questo vostro comportamento sarà che vi sentirete bene dentro, ma non deve essere neppure questo, il motivo per cui lo fate". E lì c'entra il tat twam asi, "l'altro è te stesso", che è alla radice della cultura indica e che è lontano dal "ama il prossimo tuo come te stesso", l'altro è te stesso, non è una metafora di te.
Fine della concione.
Dopo di che, esistono persone veramente, naturalmente gentili? Sì, sono le persone felici. Stateci attenti, se ne incontrano ogni giorno, persino nei posti più inaspettati. Gente pericolosa, con l'aria che tira...

grazie Annarita e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Le scene tragicomiche davanti al distributore di numeri per analisi o visite mediche sono davvero un classico della nostra esistenza, come Annarita illustra bene nel suo post.

Sono invece poche -credo- le persone che, come Annarita, ringraziano per la cortesia ricevuta da chi sta facendo il suo lavoro "al pubblico".

A me, che lavoro in un ufficio comunale, è capitato più d'una volta di sentirmi dire: "Accipicchia, signora, ma com'è gentile lei: non sembra proprio una che lavora in Comune!". Giacchè si sa, l'impiegato in un ente locale è notoriamente non solo scansafatiche, ma anche insofferente, sbrigativo, arrogante e maleducato con il pubblico.

Questo non vuol dire che io pretenda o che mi aspetti salamelecchi e lodi sperticate dagli utenti: però sentirsi ringraziare, ogni tanto, è così gratificante... E magari, qualche signore galante che ti fa anche un po' di corte, se capita, è sempre bene accetto...!!!

[;-P]

Roby

Silvia ha detto...

Sono dentro e fuori dagli ospedali in questo periodo e ne ho viste di tutti i colori. Di solito gli utenti pretendono il massimo e gli operatori cercano di fare del loro meglio a volte riuscendoci brillantemente, ma è sempre un incontro di anime. Se si pensa che, come hai giustamente rilevato, non sempre si ha la pazienza sufficiente per tutti e le persone di solito sono distratte e poco comprensive è normale assistere ad incontri di lotta libera. Hai fatto bene a comunicare la tua soddisfazione per il servizio, se ci fosse più gratificazione sono certa che le persone lavorerebbero meglio e più volentieri. Sentirsi sempre rimproverare quando magari sono pure sotto organico, obbligate ai doppi turni, non dev'essere il massimo. Poi non dimentichiamoci che in giro ci sono molte persone maleducate e arroganti. Verrebbe voglia di mandarle a quel paese altrochè! Gli anziani a volte per quanto facciano fatica a comprendere la complessità burocratica sono spesso cortesi e riconoscenti. Anche se si devono spiegare le cose otto volte di seguito lo si fa sempre volentieri.
Un sentito in bocca al lupo per l'intervento Annina che mi auguro sia piccolo e poco invasivo:)*