martedì 21 ottobre 2008

Incontrati in corriera

mazapegul
Vittoria è nigeriana, ha due figli alle elementari e una figlia al liceo scientifico. Il marito è laureato in medicina, lei ha appena iniziato a studiare biologia. Lei sta dietro alla casa, alla famiglia e ai suoi studi, mentre il marito lavora.
Vittoria parla un certo numero di lingue: inglese, igbo (la lingua della sua famiglia), hausa (la lingua del luogo in cui è cresciuta)e italiano. Sua figlia, ora alle prese col latino, è cresciuta in italiano e inglese, ma la nonna ha voluto che imparasse pure l'igbo. Se no, come avrebbe potuto parlare con l'amata nipotina? I figli, invece, non ne volevano sapere di imparare una lingua diversa dall'italiano, anche se la recente visita ai cugini in Nigeria li ha un po' motivati in questo senso.
Nella famiglia di Vittoria si dà un gran peso all'educazione. I figli crescono assieme agli altri, ma con un pizzico di direzione in più da parte dei genitori.
Il marito deve decidere tra il lavoro abbastanza ben pagato di adesso e il precariato come medico. Intanto che i figli crescono, sta col lavoro sicuro. Vittoria, da parte sua, vuole diventare biologa. Genetista forse no, perché ha delle remore religiose (cristiane): non vorrebbe finire a manipolare DNA umano. Per fortuna, il mondo delle biotecnologie è vasto.
Le è sempre piaciuta la matematica. E' una cosa di famiglia: piace anche al marito e alla figlia grande. Si spera che anche i piccolini ne verranno attratti.

4 commenti:

Giuliano ha detto...

Un africano in Italia di regola parla tre o quattro lingue: sono queste le cose che dovremmo dire ai nostri figli, altro che le balle sugli immigrati che non si integrano. Per esempio, è molto probabile che un marocchino parli francese, arabo, spagnolo: e se è qui sa anche l'italiano.
In Nigeria al posto del francese c'è l'inglese: e anche se non è perfetto è pur sempre meglio di quello che parliamo noi quando usciamo da scuola, perché è un inglese pratico, parlato quotidianamente.
Sarebbe importante dirlo, perché poi nel mondo del lavoro queste cose pesano.

Ma sai cosa succede? Succede come ho visto fare più volte in tv, che quelli della Lega (e affini) si lamentano con il conduttore e gli dicono: "Ma non mi deve portare qui questi qui, mi deve portare quelli che non si integrano!!".
Sembra una barzelletta, e invece avendo le registrazioni si potrebbe mettere insieme un bel blog di queste fesserie, con alla testa Mister 40mila preferenze, Piergianni Prosperini di AN (ma anche gli altri parlamentari regionali e assessori vari non scherzano mica, se c'è da sparare k.)

Silvia ha detto...

Mica sono fesserie Giuliano, magari lo fossero. Sono disinformazione, depistaggio, razzismo.
Potrebbe essere un'idea quella di farne una raccolta.
Vittoria mi pare una persona molto interessante.Di certo non è quella che risponde al centralino del corriere che non capisce manco l'italilano.

Solimano ha detto...

L'altro giorno è venuto a casa mia un idraulico, italiano e originario della Campania. Mi piace conversare con i vari artigiani che vengono a fare i lavori, imparo sempre qualcosa. Parlavamo tranquillamente della concorrenza che gli comincia a fare qualche extracomunitario, quando gli ho chiesto dei cinesi. E' cambiato di umore subito, ha cominciato a dirmene peste e corna, ma con discorsi generici, non con la concretezza con cui parlava prima. Gli ho detto che i cinesi hanno l'aria di essere bene organizzati e si è scaldato ancora di più, e allora credo di aver capito: era in azione il meccanismo dell'invidia. Bisogna starci attenti, perché l'invidia non si confessa, non si porta alla luce del sole, quindi è pericolosa.
Mia madre ha avuto una badante moldava, una maestra col figlio che studiava alla Sorbona (e lei lo manteneva facendo la badante), mia suocera una badante ucraina con situazioni del genere, anche lei maestra. Nelle fabbriche reggiane c'è un salto culturale fra manodopera italiana ed i neri che ci lavorano (i neri hanno studiato di più). Quindi la crisi di identità in questi casi riguarda gli italiani: la buttano sulla delinquenza, ma la ragione è che sono loro a sentirsi a rischio di essere tagliati fuori.
Non so come sarà l'evoluzione futura, ma in quello che sta succedendo ci trovo molta giustezza storica. Però, non crediamo che il problema sia solo nella propaganda leghista e TV o in certa delinquenza ma nella scopertura culturale.
D'altra parte, qui in Brianza, sono anni che vanno avanti con l'abbandono degli studi durante le superiori da parte di figli di famiglie benestanti (commercianti, artigiani etc), perché il lavorismo ha sempre comandato su tutto, ed ora si trovano spiazzati. Una buona cultura generale serve a far meglio qualsiasi lavoro, anche manuale.

grazie Màz e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Salomon, camerunense trentenne laureato in geologia, per sbarcare il lunario lavorava per un'impresa di pulizie che serviva la scuola in cui andava mia figlia. Parlava il francese, e probabilmente se la cavava anche con l'inglese, ma soprattutto si esprimeva in un italiano pressochè perfetto. Un giorno si trovò a discutere con una maestra che lamentava l'insufficiente pulizia della sua aula; dopo aver inutilmente tentato di spiegarle a voce l'importanza di insegnare ai ragazzi a non gettare cartacce in terra, raccogliendo le quali lui perdeva un sacco di tempo a scapito di scopa e spazzolone, Salomon decise di metterglielo per iscritto. La mattina dopo, trovando il foglio sulla cattedra, battuto al computer e impeccabile per lessico e stile, la maestra credette lì per lì al testo di una nuova circolare ministeriale...

[;->>>]

Roby