martedì 1 luglio 2008

Un dubbio e un rimpianto

L’aria della sera è piacevole dopo la calura del giorno. Sulla spiaggia deserta metodici bagnini taciturni setacciano e spianano con diligenza la sabbia fredda, trascinando i rastrelli di ferro dalla vernice scrostata. Gli ombrelloni in lunghe file vengono chiusi ad uno ad uno e le sdraio allineate. Tanta precisione acuisce la monotonia del litorale. Piccole onde tranquille s’infrangono sulla riva.

Valter siede assorto, nessuno potrebbe immaginare l’angoscia opprimente, il tumulto dei pensieri. Guarda avanti a sé, ma non vede né il mare, né il tramonto. Tutto è come un anno prima. Tutto tranne il suo cuore e quel posto vuoto.

La vedeva ogni sera, lunghi capelli bruni e fisico minuto. Arrivava lungo la battigia, reggendo i sandali di tela e l’orlo della gonna ampia, troppo lunga per salvarsi dagli spruzzi. Poi sedeva su quella larga pietra levigata, lasciando che le onde le lambissero i piedi, e fissava in silenzio l’orizzonte come se le morbide nubi rossastre custodissero un grave segreto. Ogni sera Valter sentiva l’impulso di parlarle, ed ogni sera lo soffocava, timoroso di sembrarle invadente e fastidioso. Eppure spesso i loro sguardi si erano incrociati e negli occhi della sconosciuta aveva creduto di leggere una richiesta di aiuto.

Una sera, aria quasi fredda d’autunno imminente e mare grosso, Valter l’aveva vista inoltrarsi in acqua. Onde rabbiose l’avevano aggredita, rumoreggiando intorno alle caviglie, poi audaci si erano spinte verso le ginocchia, poi ancora più su, ai fianchi e fino alla vita, facendola vacillare ed apparire ancora più indifesa, ancora più sola.Impaurito, le aveva gridato di uscire dall’acqua, ma le parole erano state coperte dal rumore del mare. Tuttavia la sconosciuta aveva inteso la sua voce e si era voltata a guardarlo; un lieve sorriso le aveva increspato appena le labbra pallide e tirate, mentre tornava lentamente indietro verso la sicurezza della riva.Valter la guardò allontanarsi, il passo reso goffo e incerto dal peso della stoffa impregnata d’acqua.

La mattina dopo tutto il paese parlava della disgrazia, il ritrovamento del corpo di una forestiera annegata, che il mare in tempesta aveva gettato ai piedi del vecchio faro. Valter decise che quella sera avrebbe parlato con la sconosciuta. Al tramonto si affrettò al tacito appuntamento, ma rimase inutilmente ad aspettarla; solo quando fu buio si arrese all’evidenza che la ragazza quella sera non sarebbe venuta.Tornò sulla spiaggia ogni sera per il tempo in cui rimase nel piccolo paese arrampicato sulla scogliera, ma la sconosciuta non tornò.

Ben presto la disgrazia fu dimenticato da tutti, ma non da Valter, lacerato da un dubbio e da un rimpianto. Era lei? Perché non le ho parlato?

“Mi hai chiesto un parere spassionato e onesto sul racconto?”

“Giulia mia, perché fingere? Apprezzo il tuo giudizio e so che sarà tale”

“Terribile… è il termine più cortese che mi venga. Ti sei offeso, lo sapevo!”

“Non mi sono offeso, sarebbe puerile.” borbottò Valter, con malcelata irritazione

“Però ti sei innervosito, interpreto bene certi segnali sul viso e nei gesti.”

“Che cosa non ti piace, più esattamente?”

“Tutto. Dall’esile trama all’impianto generale. Vuoi che sia più cruda e precisa?”

“Te ne prego!”

Stavolta Giulia ignorò il tono stizzoso di Valter e il gesto brusco con il quale aveva allontanato il pc portatile sul tavolo.

“Cominciamo dall’occasione. Vuoi spedire il racconto ad un concorso il cui tema è l’allegria dell’estate. Ti pare sensato farlo con la storia simile?”

“Volevo capovolgere le aspettative!”

“Per me, quando lo leggono, l’unica cosa capovolta che trovano è la tua logica e ti cestinano immediatamente il raccontino come fuori tema.”

“Raccontino…lasciamo perdere…Vai avanti…”

“Ti accontento subito. Leggendo l’inizio mi viene in mente una spiaggia della riviera romagnola, ma poi in fondo al racconto pare che invece ci si trovi qui nelle Cinque Terre. Ma dài!”

“Mai sentito parlare di sospensione consapevole dell’incredulità?” tentò pateticamente Valter.

“Vuoi che Coleridge si rivolti nella tomba? Ammettiamo che sia così e andiamo avanti. L’atteggiamento un po’ troppo romantico dei personaggi mi rammenta le tue prime prove di scrittura, quando ti firmavi con lo pseudonimo SuD, che infine abbandonasti, stanco di spiegare che non era un’orgogliosa rivendicazione di appartenenza geografica, ma l’acronimo di Sturm und Drang. Poi la scelta del nome del protagonista, così smaccatamente autobiografica…e non uscirtene con un “Madame Bovary c’est moi” o ti prendo a schiaffi!” concluse Giulia, quasi gli avesse letto nel pensiero.

“Non era esattamente quel che intendevo, però…” biascicò Valter, mortificato.

“Adesso una considerazione di ordine squisitamente personale. La misteriosa ragazza è ispirata a me e, se permetti, faccio gli scongiuri…ma davvero mi vedi persa nella mia solitudine, a contemplare il mare con gli occhi colmi di tristezza? Grazie tante, credevo sarei riuscita ad ispirarti qualcosa di più allegro!”

“Giulia mia, sei tu, ma non sei tu… sei trasumanata in questa figura femminile che incarna i dubbi e i desideri inespressi del protagonista!” gorgogliò Valter, tentando di far breccia nella vanità della ragazza.

“Trasumanata… la verità è che comincia farti difetto l’ispirazione, secondo me!”

“La verità è che sei gelosa perché i tuoi tentativi di scrittura sono falliti!”

Rimasero a fronteggiarsi per un momento, in silenzio, fissandosi quasi con astio, poi Giulia rise, rovesciando il capo all’indietro, in una mossa quasi infantile che lo inteneriva sempre. Valter le tirò leggermente i capelli e la baciò sulla gola.

Giulia sorrise e scese sulla spiaggia. Valter spostò il tavolino nella porzione d’ombra che la sfacciata tenda a strisce gialle e arancioni offriva al balcone affacciato sulla caletta, poi firmò ilracconto e salvò il file.

In quell’ora pomeridiana nemmeno i bambini di Riomaggiore avevano voglia di scender a giocare e a rincorrersi tra i gozzi come facevano abitualmente. L’estate appena arrivata stava già regalando giornate rigogliose delle quali godere con voluttà, ancora liberi dall’assalto frenetico dei turisti. Solo Giulia poteva trovare il coraggio e la forza necessari per affrontare il caldo; la guardò sulla spiaggetta gettare un bastone che Puck, il pastore maremmano, correva docilmente a recuperare, sguazzando con infantile soddisfazione nella bassa acqua quando il lancio di Giulia difettava in precisione.

Giulia che aveva conosciuto in un bar di Riomaggiore cinque anni prima, grazie ad un gelato che un suo alunno aveva pensato bene di rovesciargli sulla maglietta mentre si esibiva in una sfrenata danza, dovuta a chissà quale motivo, nel momento in cui lei tentava di tenere intruppata una scalmanata classe di adolescenti in gita scolastica, o meglio in viaggio d’istruzione, come gli aveva spiegato dopo aver indotto il colpevole a fingere di scusarsi per l’accaduto.Giulia la cui attenzione era riuscito a catturare, tra un’occhiata ed uno strillo ai ragazzi, insieme con quella di alcuni studenti più riflessivi, sfoggiando la propria conoscenza delle Cinque Terre. Giulia alla quale era riuscito a strappare il segreto del numero di cellulare, non l’ho dato nemmeno in segreteria a scuola, aveva cercato di difendersi debolmente lei, con la promessa di sentirsi con più calma e magari avere un indirizzo di posta elettronica al quale inviarle altro materiale interessante. Giulia che aveva scoperto la sua firma su una rivista di viaggi e di turismo e lo aveva sorpreso mandandogli in redazione il giorno del suo compleanno un libro su Shelley ed il suo soggiorno sfortunato a Lerici. Giulia che aveva corteggiato instancabilmente per telefono, per e-mail e di persona, con rapide incursioni a Milano appena gli impegni gli permettevano di lasciare Roma con un margine di tempo sufficiente per trascorrere con lei i momenti più piacevoli che ricordasse da parecchi anni a questa parte.Giulia che aveva conquistato definitivamente con un romantico soggiorno proprio nelle Cinque Terre e che aveva fatto morire dal ridere con un’appassionata dichiarazione sulla Via dell’Amore.Giulia che divideva ogni estate ed ogni momento libero con lui, in quella casetta sul mare che avevano deciso di comprare insieme, nel luogo in cui era nato in modo un po’ bizzarro il loro amore.Giulia che criticava severamente e con imparzialità ogni suo esperimento di narrativa e che apprezzava incondizionatamente ogni suo articolo sulla rivista.Giulia che in un momento di debolezza gli aveva lasciato leggere il quaderno nero in cui scriveva poesie, ma si era tappata le orecchie,lanciando gridolini per non sentire i suoi commenti. Giulia che era diventata la sua ragione di vita e la sua gioia.

Vide che stava rientrando, il povero Puck la seguiva con la lingua penzoloni. Un leggero alito di brezza s’insinuò sotto la tenda e portò fino in casa il profumo del mare, mentre Valter apriva il congelatore e cercava due granite di limone. Giulia stava rimproverando Puck per chissà quale mancanza.


1 commento:

Barbara ha detto...

Cara Annarita,
la cosa che mi piace di più di questo raccontino (oh, si può dire raccontino?) è il dialogo tra loro.
Anche io vengo costantemente massacrata ogni volta che faccio leggere qualcosa al consorte.
Tutta la mia solidarietà a Valter (e a te).