lunedì 12 aprile 2010

Nemica mia

Roby



Il compagno della mia vita rientra a casa, mi guarda per qualche secondo con aria pensosa e poi mi fa: "Lo sai? E' morta D."
Lo so? Certo che no, che domande!
"Morta? Quando? E tu come fai a..."
"Necrologio, sul giornale."
"E di cosa..."
"Leucemia. Credo."
Dalla cucina, mia figlia sbuffa. "Mamma, adesso non dirai che ti dispiace! Mi hai raccontato mille volte che la odiavi!"

Odiare... beh, insomma. Odio è una parola grossa. Certo D. me ne ha fatte passare di tutti i colori, dalla quarta ginnasio all'ultimo anno di Università. Io le servivo da punching-ball, e ogni occasione era buona per esercitare il suo destro micidiale dritto allo stomaco. Un giorno mi ridicolizzava davanti a tutta la classe per la mia pettinatura non precisamente à la page; l'indomani sminuiva ad arte i miei successi in latino scritto (lei che di rado andava oltre il 5+) mettendo in giro la voce che avevo copiato; la settimana dopo mi dava appuntamento per andare al cinema e poi mi mollava all'ultimo minuto, preferendo la compagnia di ragazzine più scafate, più truccate e più smaliziate di me; il mese successivo, infine, mi convinceva -da tipica figlia unica repressa- che mia sorella era più stupida, più brutta e più antipatica di me, quindi che me la tenevo a fare? Prendessi lei come sorellina, tanto sensibile, dolce, carina...

Carina lo era di sicuro. Non bellissima, ma graziosa, curata, tutta mossettine e ancheggiamenti. In parole povere, una civetta della più bell'acqua. E quanto si offese, quella volta che trovai il coraggio di dirglielo in faccia. Neanche le avessi dato della poco di buono! Come avrei dovuto chiamarla, allora, quando nell''80 tentò di soffiarmi il fidanzato? Quel ragazzo da lei stessa presentatomi cinque anni prima, non per farmi un piacere -si capisce!- bensì per avere un'altra coppia a modino con cui uscire, tacitando i brontolii di sua madre alias il Cerbero a tre teste.

"Non dici nulla?" chiede il compagno della mia vita, l'ex-fidanzato insidiato del 1980.

Boh. Che dovrei dire?

Tutto quel che mi viene in mente, al momento, è una sola parola: PERCHE'?
Perchè lei si divertiva tanto a tormentarmi? Perchè io le permettevo di farlo? Perchè -soprattutto- alle soglie della laurea ho dato un taglio netto alla storia (non cercandola più, non rispondendo alle telefonate, evitando gli incontri), senza però mai chiederle, semplicemente e chiaramente, una volta per tutte: "PERCHE'?"

Qualcosa adesso mi blocca qui, proprio qui fra lo stomaco e il cuore, qui dove lei si divertiva tanto a ferirmi. Perchè sto finalmente realizzando con abbacinante chiarezza che il tempo è passato, l'occasione è scaduta, la campanella è suonata...

E quella domanda -oramai- non potrò fargliela più.






4 commenti:

ottavio ha detto...

Penso che abbiamo avuto tutti, nell'infanzia o nell'adolescenza (e anche più avanti, pare, a sentire Roby) dei "nemici del cuore". Spesso, crescendo, la rivalità diventava indifferenza o addirittura amicizia. Ma per qualcuno no, restavano "nemici". Loro tratto comune era un senso di sadismo più spiccato del normale. Perchè (si chiede Roby)?
Forse solo uno psicologo o uno psicanalista potrebbe rispondere. La mia difesa è stata di evitarli, non frequentarli più. Certo, rimanevo informato delle vicende che li riguardavano, ma in un modo sempre più sfumato. Così oggi, una notizia come quella giunta a Roby, non mi darebbe più alcuna emozione.
Ottavio

Barbara ha detto...

Ti capisco, Roby.
Molto molto.

mazapegul ha detto...

Capisco la situazione in cui ti trovavi, Roby. A me non e' mai capitato veramente: alle persone che si comportavano cosi' con me, non riuscivo ad attaccarmi.
Credo che capiti a molti di attaccarsi a delle persone che poi ci fanno soffrire, o impazzire, o comunque brigare. A me e' sempre capitato -per esempio- di attirare persone che si sentivano sole e avevano voglia di parlare. Per finire a scambiare il mio ascolto con un assenso, o con un'incondizionata solidarieta', o vicinanza interiore.
Alla fine, questi perche' dovremmo forse chiederli a noi stessi. Puo' darsi che qualche risposta ce la teniamo nascosta dentro; e trovandola, si riesca poi ad avere un po' piu' di serenita'. (Si puo' essere attratti verso le persone che somigliano a nostra madre, per esempio, anche se con quella madre abbiamo avuto un rapporto pessimo: ho visto casi del genere).

Un abbraccio,
Maz

Roby ha detto...

E' vero.

Il perchè devo chiederlo più a me che a lei....

Sapere della sua morte è stato comunque un ulteriore passo verso la consapevolezza che la mia vita -a questo punto del percorso- sta davvero per prendere la china discendente.

La pendenza per adesso è minima. Ma c'è.

Strabaciotti

Roby