sabato 27 marzo 2010

"Il Cavallo Rosso"

annalisa6604

Dopo una giornata normalmente stressantissima, dopo cena, mi ritrovavo spesso con "First", a chiacchierare su Skype sulla nostra giornata, sui suoi progetti di articoli per Stanzeallaria o per Abbracciepopcorn o su quelli che gli promettevo di mettere e che non riuscivo mai per mancanza di tempo......
In una di queste nostre chiacchierate gli avevo fatto leggere un articolo che un mio amico aveva scritto per il mio sito e che parlava di un'opera di grandissima letteratura di Eugenio Corti, "Il Cavallo Rosso", suggerita da un "libraio" di Domodossola, e ne era rimasto entusiasta....anzi avrebbe voluto che anche lui si iscrivesse al blog e che lo pubblicasse.
Recentemente Monza e la Brianza hanno lanciato la candidatura di Eugenio Corti a Nobel per la letteratura e si è riparlato del capolavoro letterario che la rivista “Figaro Littéraire” ha inserito al terzo posto tra i migliori romanzi italiani degli ultimi anni dopo “Un amore“ di Buzzati e “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
La nostra ultima chiacchierata risale al 5 marzo .......non sono più riuscita a parlargli e non so come far iscrivere il mio amico ma so che gli avrebbe fatto piacere rileggerlo sul suo blog......ecco quell'articolo!





"Fin dalla mia adolescenza era prassi andare in libreria ad acquistare il regalo per mio padre. Più che dopobarba o golfini sapevo che a lui erano graditi dei buoni libri che leggeva con attenzione e gusto, spesso approfondendo con ulteriori testi gli argomenti che l'avevano interessato maggiormente.
In uno dei primi anni '80, mi recai dal solito libraio della mia città, Domodossola, per il regalo di non ricordo più quale ricorrenza. Mi piaceva quel compito: il negoziante era competente e appassionato, sapeva consigliare e spesso sconsigliare questo o quell'autore.
Conosceva papà (erano circa coetanei, essendo nati entrambi nei primi anni venti) e i suoi gusti, condividendo con lui la passione per gli alpini, corpo nel quale entrambi avevano militato.
Quel giorno mi suggerì un romanzo uscito da poco: "Il Cavallo Rosso" di Eugenio Corti, un autore lombardo, brianzolo per l'esattezza, che aveva pubblicato una corposa opera la quale, secondo lui, era ideale per mio padre. Mi disse essere un bellissimo racconto imperniato sulla guerra in Russia, sulla resistenza, con molte pagine dedicate all'Ossola e ai suoi partigiani. Ce n'era abbastanza per appassionare mio padre e lo acquistai.
Papà lesse le oltre mille pagine e ne fu entusiasta. Mi parlava di come riconoscesse le descrizioni della campagna di Russia (lui per sua fortuna l'aveva scampata) riscontrandole con i racconti dei suoi amici che vi erano stati e con i numerosi libri che aveva letto sull'argomento. L'apice dell'entusiasmo l'aveva raggiunto nei capitoli sulla resistenza ossolana. Lì si sentiva protagonista. I luoghi e i personaggi gli erano familiari. Ascoltai con paziente sufficienza i riassunti che mi faceva sulle vicende del libro in Val d’Ossola, condendole e intersecandole con le sue stesse esperienze. Quella volta proprio non riuscì ad arginare il suo entusiasmo. Ero incuriosito da "Il Cavallo Rosso" ma allora non ebbi l'occasione di leggerlo.
A quel tempo, lasciata Domodossola, abitavo proprio in Brianza e un giorno mio padre, venuto a trovarmi, mi annunciò trionfante che aveva scovato telefono e indirizzo di Eugenio Corti (non so come fece, allora non c'era internet). Lo scrittore abitava a Besana Brianza, a pochi chilometri da casa mia. Papà telefonò, prese appuntamento e andò a fargli visita, tornando ancora più infervorato.
Passarono molti anni; nel 2001 mio padre morì. Io ereditai tutti i suoi libri e, tra questi, "Il Cavallo Rosso".
Lo misi sullo scaffale in bella vista ripromettendomi di leggerlo. Passarono ancora due anni e, finalmente, lo presi in mano. La storia di Ambrogio, Michele, Manno, Alma, Olimpia e gli altri ragazzi del romanzo mi affascinò subito. Nelle pagine che divoravo incontravo qua e là annotazioni di mio padre. Le vicende di quella generazione travolta dalla guerra e dalla lotta partigiana mi avvolgevano con una vivacità e una profondità degna di Tolstoj a cui, scoprii dopo, il Corti era stato paragonato non immeritatamente. Il racconto era lungo, abbracciando trent'anni di storia, e quando lo terminai avvertii lo smarrimento che si prova quando una narrazione si conclude e ci si accorge di averla vissuta emotivamente come se i personaggi fossero amici conosciuti da sempre. Con "Il Cavallo Rosso" avevo percorso i fronti russi e italiani, avevo attraversato l'Ossola dei partigiani e ne avevo riconosciuto le valli, le montagne, i paesi e la mia Domodossola. Avevo palpitato per e con i protagonisti. Avevo letto un'opera di grandissima letteratura.
Decisi di ripercorrere il cammino di papà. Cercai telefono e indirizzo di Eugenio Corti (impresa facile con internet). Ero emozionato quando composi il numero e ancora di più quando lo scrittore in persona mi rispose.
"Sono Marco Zuccari" mi presentai, "lei non mi conosce ma..."
"Zuccari di Domodossola?" mi interruppe lui "Quello delle scarpe?"
Rimasi allibito. Come faceva a ricordare mio padre che, in effetti, prima come fabbricante e poi come grossista, aveva lavorato nel mondo delle calzature per tutta la vita?
Gli dissi che ero suo figlio e che papà era scomparso due anni prima. Mi spiegò che ricordava benissimo quello Zuccari che era stato a casa sua due volte, la seconda delle quali per portargli in regalo un paio di pedule che mio padre gli aveva promesso nella prima visita. Riconobbi in quel gesto la generosità spontanea e un po' candida di papà. Anch’io gli chiesi un appuntamento e qualche sera dopo andai a Besana Brianza. Nel vedere la sua casa riconobbi alcune delle ambientazioni del libro, confermandomi la natura autobiografica del racconto. Mi accolse un bel "giovanotto" (classe 1921 come i ragazzi del sua narrazione), alto, distinto, colto e affabile. Passammo due ore insieme, gli raccontai di papà che egli dimostrò di ricordare davvero bene. Discorremmo del libro e io fui affascinato da quel percorrere con l'autore la genesi dei personaggi, delle situazioni descritte, degli eventi di guerra e di vita comune. Fu come scoprire da dietro le quinte il lavoro di un grande autore. Una esperienza unica nella mia vita, condivisa a distanza di oltre venti anni con mio padre che, intuivo, aveva vissuto le mie medesime emozioni. Un modo meraviglioso di collegarmi al suo Essere e alla sua memoria.
Dedico la chiusura a quel libraio di Domodossola, recentemente scomparso. Gli sono riconoscente, infinitamente riconoscente perché in quell'anno lontano non mi vendette solo un libro: mi regalò, senza saperlo, uno dei momenti più alti della mia vita di Uomo.
"
(Marco Zuccari)

8 commenti:

annalisa6604 ha detto...

....Però, malgrado l'età non giovanissima, nell'altro brano che mi hai fatto leggere scrive assaissimo bene(qui Solimano si riferiva proprio a questo articolo).....
Comunque è meglio un anziano che scrive bene che un giovane che scrive da cani.Eppoi, io posso dare dell'anziano a chiunque, visto che sono il più anziano di tutti!

saluti e a presto
Solimano

04 marzo 2010 08.45

Mi sgridava sempre perché pur leggendo tutti i post di questo Blog non sempre lasciavo un commento......Ho voluto lasciarne subito uno suo (a seguito del suo ultimo post Bilancio di un'epoca 1969-2010).....lui lo avrebbe lasciato immediatamente un commento a questo post!
Grazie Solimano
Annalisa

Roby ha detto...

Annalisa, fai i miei complimenti al tuo amico Marco: dopo solo tre righe di lettura desideravo già correre a comprare il libro, a metà mi sembrava di essere sempre vissuta in Brianza e alla fine ero sicura di aver incontrato anch'io Eugenio Corti...

..."First" aveva visto giusto nell'apprezzarne la penna!

Baciotti

Roby

ottavio ha detto...

Confesso la mia ignoranza! Vivo in Brianza da trent'anni e non avevo mai sentito parlare di Eugenio Corti. Eppure seguo abbastanza, almeno da otto anni, la vita culturale monzese.
Mi affretterò a colmare la lacuna.
Quello che scrive Marco per Corti mi ha fatto pensare a Fenoglio, uno scrittore che mi è piaciuto moltissimo (ho tutti i suoi libri):
stessa ambientazione storica, stesso stile asciutto (ne sono sicuro!).
Provvedo con un giro in libreria.
Saluti
Ottavio

Gauss ha detto...

Annalisa, molti anni fa Il cavallo rosso è entrato anche in casa mia e, come quello del tuo amico Marco, da allora è rimasto a giacere su uno scaffale.
L'ho ritrovato, Edizioni Ares, finito di stampare nel maggio 1983, pagine 1274, intatto con un'orecchietta a pagina 39. Il tuo post mi sta convincendo ad affrontare le rimanenti 1235.
Ho anche lontana memoria di una conferenza di presentazione del libro con la partecipazione dell'autore. Ricordo che esibiva una corta barba bianca e ce l'aveva con i rossi.
Grazie, Annalisa.

Gauss

Marco Zuccari ha detto...

Ringrazio tutti di cuore per gli apprezzamenti a quanto scrivo su "Il Cavallo Rosso" e sul suo grande autore, Eugenio Corti.
Mi fa piacere che anch'io contribuisca a fare conoscere questo scrittore che, tra i più grandi italiani contemporanei, è stato ingiustamente trascurato dalla critica italiana.
Un pensiero a Solimano.
Mi sarebbe piaciuto conoscerlo anche solo via blog. Sono arrivato tardi. Intuisco che non ho "colto una rosa" che troppo tardi la vita aveva messo sulla mia strada.
Addio, mai conosciuto amico Solimano, grazie per la possibilità che, anche scomparso, mi dai.

annalisa6604 ha detto...

Grazie a tutti voi per la partecipazione e i complimenti a Marco che ,vedo, passando di qua ha lasciato anche il suo ringraziamento a Solimano.
Grazie ancora a tutti voi, al mio amico "anziano" che ha scritto questo bel post e soprattutto ancora una volta a Solimano che ci ha dato la possibilità di scrivere e di incontrarci qui.
Grazie mio caro amico "First"
Annalisa

Angelica ha detto...

Annalisa, Zuccari: Primo aveva il dono di far circolare le idee. Di più, direi, di farle germinare. Quante volte è successo che un libro attirasse l'attenzione di molti perché Solimano lo aveva trovato interessante? O che si proponesse qualcosa (almeno nel mio caso) pensando che Solimano avrebbe potuto trovarlo interessante? Che si cercasse, insomma, di fare uno sforzo di analisi e autoanalisi perché Solimano, del tutto istintivamente, riconosceva l'impegno e/o la concretezza di ciò che s'andava scrivendo?
Maz

Anonimo ha detto...

Non ho letto Il cavallo rosso di Corti (1280 pagine), ne ho però sentito parlare ed ho testé messo on line su Arengario, che molti di voi conoscono, una recensione del libro di Umberto De Pace che critica l'integralismo estremo di Corti che giudica il mondo dal suo particolare punto di vista.
Credo possa essere interessante leggere quanto ne scrive:
http://arengario.net/citt/citt345.html

Saluti a tutti
Franco Isman
wm di Arengario