sabato 13 febbraio 2010

"Ora diche un poesie" (2)

Solimano


Cosa fai pazzo scienziato!
Perdi tempo a mescolare i genetici,
mi fai la fragola pomodoro,
ti accanisci sul melone e sulla melanzana,
ti attardi sull'insalata e sulla carota come un dio impazzito,
ma quanto devo aspettare sto gelato di pollo?


Tu farfalla volteggievole,
la tua vita dura un attimo,
dalla sera al mattino,
poche ore per fare un bilancio critico di chi siamo,
cos'è la vita e per parlare un inglese scorrevole,
un attimo fuggievole,
uno sbattito di ciglia e proprio sul sugo del mio rigatone ti vai a appogià?


Non sono tutte rose e fiori, per Brunello Robertetti. A parte che è il più grande poeta sconosciuto (dice di no, ma ci patisce, sapeste come ci patisce...) ha una parente non lontana, ma vicinissima, di cui si vergogna un po': una certa Vulvia. Quando è agitato, anche le poesie gli escono agitate, come le due qui sopra, che appartengono al suo filone gnomico-ecologico-esistenzial-gastronomico. Non piacciono a tutti, vabbè, il filone vispoteresico viaggia meglio.

In quarta ginnasio, durante la ricreazione, saltò su il più somaro di tutti noi, un somaro gigantesco, proprio come stazza. Ci disse che anche lui aveva scritto una poesia e ci costrinse ad ascoltarla. Peccato per lui, perché io ero in una fase secchiona, alle prese con i libri tascabili della prima BUR (quattro libri al mese mi toccava legggere!) e mi accorsi che aveva copiato da una delle prime pagine di uno di quei libri. Ci rimase male e si dedicò al getto del peso ed alle allieve infermiere con migliori successi.

Poi toccò a me, cominciare con le poesie, e le ripresi alcuni anni fa per scrivere una piccola serie: "Le confessioni di un poeta finto". Sentivo dell'imbarazzo intorno a me, e non capivo. Poi qualcuno mi spiegò: i poeti fingono di essere finti, ma tutti credono di essere veri. Io no, sono stato proprio un poeta finto - non il solo, veh - difatti la mia piccola serie cominciava così (mia poesia e mia opinione su dessa poesia):

"Limpido sguardo amato
Estenuante
Come ansia lunga
Il cuore te cerca
Invano.

Lontana rondine sei
Lietamente
Di là del mare fuggita
Nell’aria serena volando
Felice.

Dietro questi dieci versicoli di dolcezza cogliona campò per tre anni la mia ingiustificata autostima di adolescente che non sapea guardar negli occhi le compagne di classe, le quali se n’erano accorte dopo 10 minuti, e perciò stesso mi guardavano negli occhi, le maliarde! I dieci versicoli non li raccontavo a nessuno, erano il mio consolatorio segreto."

Difatti, il mio primo periodo poetico l'ho chiamato Dolcezza Cogliona, e mi par giusto, anche se oggi vedo che viaggia alla grande la Dolcezza Furba: ci sono passato attraverso e li sento a naso, i poeti finti. Poeti... anche poetesse. C'è una differenza: allora le poesie le scrivevano i maschi, oggi più le femmine, ci sarà un motivo.

Alcuni anni dopo, scopersi questi versi di un poeta non finto, vero, verissimo: Guido Gozzano. E cominciai a capire qualcosa.

Oh! Questa sterile vita di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
Del buon mercante inteso alla moneta,
Meglio andare sferzati dal bisogno,
Ma vivere di vita! Io mi vergogno,
Sì, mi vergogno d’essere un poeta!

Ci si potrebbe chiedere: d'accordo dolcezza, ma perché cogliona? Ci sarà tempo per un indispensabile chiarimento. Ma tutto può servire, anche essere stato un poeta finto, se dà un buona scusa per mettere l'immagine della rondine dipinta da Carlo Crivelli.


Carlo Crivelli: Madonna della rondine (part) c.1491 National Gallery, Londra

6 commenti:

Silvia ha detto...

Concordo Solimano perchè è un'immagine bellissima. Anch'io in un determinato momento ho pensato ad una rondine. Forse perchè sono uccellini fedeli, migrano ma tornano sempre nello stesso nido per molti anni, il loro volo si associa alla primavera, alla risveglio, all'amore. Quando tornano.

Addio!

Dunque, rondini rondini, addio!

Dunque andate, dunque ci lasciate
per paesi tanto a noi lontani.
E` finita qui la rossa estate.
Appassisce l'orto: i miei gerani
più non hanno che i becchi di gru.

Dunque, rondini rondini, addio!

Il rosaio qui non fa più rose.
Lungo il Nilo voi le rivedrete.
Volerete sopra le mimose
della Khala, dentro le ulivete
del solingo Achilleo di Corfù.

Oh! se, rondini rondini, anch'io...

Voi cantate forse morti eroi,
su quest'albe, dalle vostre altane,
quando ascolto voi parlar tra voi
nella vostra lingua di gitane,
una lingua che più non si sa.

Oh! se, rondini rondini, anch'io...

O son forse gli ultimi consigli
ai piccini per il lungo volo.
Rampicati stanno al muro i figli
che al lor nido con un grido solo
si rivolgono a dire: Si va?

Dunque, rondini rondini, addio!

Non saranno quelle che le case
han murato questo marzo scorso,
che a rifarne forse le cimase
strisceranno sopra il Rio dell'Orso,
che rugliava, e non mormora più.

Dunque, rondini rondini, addio!

Ma saranno pur gli stessi voli;
ma saranno pur gli stessi gridi;
quella gioia, per gli stessi soli;
quell'amore, negli stessi nidi;
risarà tutto quello che fu.

Oh! se, rondini rondini, anch'io...

io li avessi quattro rondinotti
dentro questo nido mio di sassi!
ch'io vegliassi nelle dolci notti,
che in un mesto giorno abbandonassi
alla libera serenità!

Oh! se, rondini rondini, anch'io...

rivolando su le vite loro,
ritrovando l'alba del mio giorno,
rimurassi sempre il mio lavoro,
ricantassi sempre il mio ritorno,
mio ritorno dal mondo di là!

Non saranno tutti Giovanni Pascoli, è chiaro, ma io apprezzo il tentativo di pensare in poesia. Di scrivere pure. Mi piace chi si cimenta nell'ardire della sintesi, per spiegare il proprio sentire e quello del mondo. Mi piace chi si pensa poeta, ancor più mi piace chi lo è davvero. La musica delle parole. Il mondo non potrebbe farne senza.

Solimano ha detto...

La poesia dev'essere come il pallonetto a tennis: perfetto. Perché se è basso lo schiacciano se è alto esce fuori campo. Un racconto mediocre è tollerabile, ti dà comunque qualcosa: la storia, il tuo personale. Una poesia mediocre no. La poesia è di pochi ed è una fatica spesso dolorosa, come estrarre qualcosa che fa di tutto per non uscire.
Giovanni Pascoli è un grande poeta (non sempre), ma come uomo-persona... brrrrrrrrr!!! Che freddo timoroso, tanto da non voler vivere.

grazie Silvia e saluti
Solimano

Barbara ha detto...

Io con la poesia non mi ci sono mai trovata.

Non dico scriverla, che c'ho problemi seri con le filastrocche, figuriamoci le poesie. C'ho problemi anche con il leggerle, perchè m'annoio facilmente.
Ma lo so che sono io la bestia.

Però a volte ci si mettono anche i poeti locali a darmi le mazzate sulle gengive, quando mi tocca ascoltare i loro simposi.

Ore e ore ad ascoltar di "orizzonti", "mare", "cielo", "sguardo", "sospeso" (queste le parole che si ripetono di più, non si scappa). E io che già alla seconda "immensità" (anche questa quotatissima) già vorrei schiacciare un pisolino.

Riguardo alle poesie giovanili, sai Primo quand'è che mi sono invaghita di un certo ragazzotto?
Quando mi ha declamato:

"Lorraine, sono io,
George McFly, il tuo delfino...
...cioè...
...il tuo destino!"

Ho riso per mezz'ora, e poi ho capito che m'ero presa una cotta.

Però è da leggersi rigorosamente con la voce come quella del doppiatore del film, se no non funziona.

Solimano ha detto...

Barbara, per scherzare veramente bene, non c'è verso, bisogna essere in grado di mantenersi rigorosamente seri, il massimo è serio-ingenuo, che è roba da Wimbledon.
Ai corsi vendita facevamo le simulazioni di trattativa: uno faceva il direttore generale, uno il direttore commerciale, uno il direttore amministrativo (normalmente il più rognoso). E un allievo, naturalmente laureato col massimo dei voti all'Università di Heidelberg o di Roccacannuccia (non ricordo quale delle due), ci pativa, nella simulazione e fece: "Ma, uscendo dalla simulazione... "Come come" disse quello che faceva il direttore generale "qui c'è qualcuno che simula? Mi dica chi è, non permetto che nell'azienda di cui sono il direttore generale ci sia qualcuno che simula. Mi dica chi è, sennò la trattativa finisce qui". "Io non, io non simulo" disse quello che faceva il direttore amministrativo, "mai simulato in vita mia, per ragioni religiose". E via andare...

Con l'immensità hai ragione, però bisogna distinguere, c'è il Grande Poeta Don Backy, mica brustulini, con le seguenti alate parole:

"Io son sicuro che
per ogni goccia
per ogni goccia che cadra'
un nuovo fiore nascera'
e su quel fiore una farfalla volera'
io son sicuro che
in questa grande immensita'
qualcuno pensa un poco a me
non mi scordera'
si io lo so
tutta la vita sempre solo non saro'
etc etc etc"


'nzomma, un'immensità Abarth!

grazie Barbara e saluti
Solimano
P.S. Eh... la poesia è troppo seria, per lasciarla in mano ai seriosi!

Barbara ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=MJlk2X3seEQ


http://www.youtube.com/watch?v=8EgRtyCtdGg

Solimano ha detto...

... la casa bianca me l'ero scordata... a mali estremi, estremi rimedi!
E' ambientato nelle Marche, quel film!
E il ballo di Tognazzi vestito da pellerossa con Manfredi che fa la donna fatale...

grazie!
Solimano