mercoledì 3 febbraio 2010

La moglie di Putifarre (7)

Solimano

Willem van Mieris: 1691-96 171x144 mm
Pierpoint Morgan Library Museum, New York

Willem van Mieris (1662-1747) è un pittore fiammingo, di Leyden. Per capire il suo quadro occorre partire dalle dimensioni: 171x144 millimetri, quindi molto piccolo. Potremmo dire che è una miniatura, il termine che ho trovato è gouache on vellum. A vederlo così, senza saperlo, non si direbbe piccolo. Il movimento dei corpi, l'ampiezza dei panni e del tendaggio, la costruzione sullo sfondo gli danno un'aria monumentale. La nuda e bruna Zuleykha è di una bellezza atletica, senza essere per niente mascolina. Ma è ancor più femmineo il biondo Giuseppe con la sua fuga elegante, che mette giù la punta dei piedi per farci ammirare i sandali che arrivano a metà del polpaccio.

Ho trovato una grande immagine in bianco e grigio che mi permette di valorizzare il gruppo mosso più che drammatico dei due personaggi. Willem van Mieris, nel 1691, fa un'altra rappresentazione della storia, assai diversa da quelle che abbiamo veduto finora. Zuleykha non sta corteggiando Giuseppe: il giovane bello e grassoccio, con i capelli neri lunghi ed ondulati è suo marito Putifarre a cui la discinta Zuleykha chiede perdono per sé e vendetta contro Giuseppe. Anche questo è un quadretto, però non delle dimensioni di una miniatura, è 49,1x37,2 cm. Il quadro si trova nella Wallace Collection di Londra, un museo che è anche un palazzo. Chi non c'è mai stato ci vada e non sarà deluso. Il palazzo con le statue nelle nicchie è del tutto analogo al palazzo della miniatura sovrastante. Sulla destra c'è la trovata del tappeto sul tavolo, un tappeto ampio (arriva fino al pavimento) e dai mille colori. Sul tavolo, uva e melarance, una caraffa ed un bicchiere direttamente giunti dall'oreficeria. Il cagnetto pezzato sta giocando, non ha l'aria spaventata. Sulla sinistra torna la monumentalità con la grande anfora marmorea scolpita che poggia su un piedistallo. La luce proveniente dall'alto a sinistra, oltre il tendaggio rosso, mette in rilievo l'anfora, poi si concentra soprattutto sulla schiena nuda di Zuleykha, salvo diffondersi, permeare tutta la stanza: i due giovani coniugi faranno la pace presto. Un quadro originale e che non stanca: chissà quanti motivi si scoprirebbero esaminando con la lente quel ricchissimo tappeto!
Il quadro di Noël Hallé è di diversi decenni dopo, 1740-1744. E' all'Università di Chicago, Smart Museum of Art: 141,6x166,7 cm. L'episodio lo conosciamo già: la giovane Zuleykha, vestita di bianco, accusa l'umiliato e mesto Giuseppe che ha come unica ricchezza un bell'accappatoio blu, mentre il manto - la prova del misfatto - è di un bel rosso sul pavimento. Il barbutissimo Putifarre, ahimè per lui, è molto più vecchio di sua moglie ed ha ragione a preoccuparsi, anche se Giuseppe ha un'aria innocua. Però ci si aggiunge un ulteriore personaggio, una giovane donna che tiene con una mano il manto rosso e che guarda dal basso in alto verso Giuseppe: che sia un'ancella di Zuleykha innamorata di Giuseppe? Sopra Putifarre c'è il grande tendaggio bruno, che racchiude in sé un'ombra ancora più scura. Il legno intarsiato e l'anfora di peltro chiudono il quadro sulla sinistra.

Jiří Melantrich z Aventina 1549, da un libro stampato a Praga nel 1991

Wenceslaus Hollar c.1650 7x10 cm University of Toronto

Due opere di grafica boema, a circa cent'anni di distanza l'una dall'altra. Opere volutamente popolari, che attestano che anche chi non era facoltoso ambiva possedere qualche rappresentazione di Zuleykha. Popolari ma gustose. In quella di Melantrich c'è un bel pavone, il disegno del selciato del cortile, ma soprattutto l'inseguimento di Zuleykha non si svolge al chiuso, prosegue all'aperto, ma i pochi presenti non sembrano scandalizzati. Probabilmente, Zuleykha la conoscono già.
Nell'interno di Wenceslaus Hollar, una decisa Zuleykha sta facendo il tiro alla fune col manto di Giuseppe, però ha perso le ciabatte, finite sotto il letto. Mostra le gambe, non per vezzo ma perché presa dalla fregola non bada più alle convenienze.

Jean-Baptiste Nattier: 1711 74x92 Ermitage, San Pietroburgo

Il quadro di Jean-Baptiste Nattier mostra come cambia il clima nel Settecento. Sparisce del tutto ogni aura sacra, fosse pure peccaminosa. Questa non è più una rappresentazione biblica, è una bellissima e nuda donna bionda che molto gentilmente si offre ad un uomo giovane che chissà perché si ritrae. Un quadro galante ancor più che libertino. Nel Settecento francese si succederanno Watteau, Boucher e Fragonard. Nattier è su quella strada che allora veniva seguita anche a Venezia, con Sebastiano Ricci e poi col Tiepolo. Difatti il ricordo anche figurativo va alla prima Zuleykha nuda: quella del Tintoretto di più di centocinquant'anni prima.

Filippo Falciatore è un pittore minore di scuola napoletana. Questo è un piccolo olio su rame. Vaporoso come un pastello, c'è anche uno specchio (o un corridoio?) sulla destra. Curatissimo l'abbigliamento del Giuseppe ballerino, mentre Zuleykha non ha molto di cui curarsi. Due magnifiche novità: un gattone che ha davanti un piatto di cibo fin troppo abbondante, ed un'anfora luccicante sulla sinistra da cui su su sorge un fiore rosso, come la voglia di Zuleykha, svenevole solo in apparenza.
(continua)

Filippo Falciatore c.1760 26x38 cm Crocker Art Museum, Sacramento, California

11 commenti:

Silvia ha detto...

Aspetto il w.e. per poter gustare con calma la carrellata. Intanto Solimano ti auguro buona giornata.

zena ha detto...

Io seguo ormai "la signora" come un appuntamento attraverso il tempo e gli stili.
Mi piace molto molto questa presenza cangiante, a cui ogni pittore 'appende' la sua idea di seduzione 'inascoltata'.
Vincono le forze centrifughe, non c'è niente da fare, ma intanto "la scena del non delitto" si apre a fiori, anfore e gatti..., così come ci ha abituato a drappi e a grovigli di lenzuola.
Grazie Solimano, ancora una volta.

Solimano ha detto...

Questa serie di post è nata praticamente per caso, l'ho già detto, in un post in cui un professore cattolico deprecava l'andare in bicicletta delle donne procaci.
Poi ci ho preso gusto: credevo di scrivere tre-quattro post e invece arriverò a dieci (gli ultimi tre li ho già in mente, debbo solo scriverli).
Anzi, ci sarebbe il materiale per scrivere altri post, ma non voglio pedantizzare essessivamente approfittando della benevolenza (eventuale) dei visitatori.
Vabbè, sono un elargitore di cultura, come mi ha scritto una persona più per offendermi che per ironizzare. Ma non debbo esagerare!
Mi sto chiedendo: perché una storia così ha avuto un palese successo per secoli e secoli?
Evidentemente toccava corde importanti degli esseri umani, iomini e donne. Corde che ci sono ancora.

grazie Silvia e Zena e saluti
Solimano

Giulia ha detto...

Davvero quello che mi stupisce è quanti abbiano parlato e dipinto su questa storia. Comunque hanno fatto bene perchè tutto è molto gradevole e per certi versi divertente

Solimano ha detto...

Giulia, all'inizio sono rimasto stupito anch'io. Poi ho pensato, come te, che si trattava di una storia gradevole e divertente.
Ma adesso penso che ci sia ben altro: la storia di Zuleykha tocca argomenti di cui era quasì tabù parlare, ad esempio:

a) la sessualità femminile
b) lo scontro-incontro delle dominanze nel rapporto amoroso ed erotico
c) le fedeltà al partner, intesa come doverosa per la donna
d) l'influenza del potere e del denaro nel rapporto
e) l'età maggiore della donna
etc etc etc

Non poco, e non possiamo dire che tutti questi aspetti siano risolti e definiti... ma non anticipo...
Non penso che per i maschi sia stato - e sia - semplice fare i conti con la cosiddetta (non mi viene altra parola) insaziabilità femminile.
Eh... la natura, inscì granda inscì infinida, dice un personaggio di Gadda.
Con la natura spesso riesce a capire di più il mito che la cultura.

saluti Giulia
Solimano

Gauss ha detto...

Altrochè, Solimano, se c’è dell’altro, se quelle corde vibrano ancora. Quella della moglie di Putifarre (nessun dubbio che la protagonista sia lei, Giuseppe e Putifarre sono, a esser generosi, dei comprimari) è una storia “ogni tempo”, e “ogni tempo” sono i sentimenti e i risentimenti che vi si agitano. Il teatro, il romanzo, l’opera, il feuilleton, il fumetto ne sono pieni. Vediamone qualcuno (i contributi all’allungamento della lista sono graditi).

Passione - Una donna dell’età in cui beltà tramonta, si innamora perdutamente di un uomo molto più giovane di lei, bello, affascinante e sfuggente. Forse è il risveglio dei sensi sopiti, ma potrebbe anche essere il canto del cigno.
Capriccio - La donna è una signora sofisticata, annoiata e insoddisfatta, nonostante e forse proprio perché è abituata ad avere tutto quel che desidera. Si incapriccia di quel giovanotto interessante che vede girare per casa e lo vuole a ogni costo, come vorrebbe uno scialle o un ventaglio.
Lussuria - Vogliosa com’è sempre stata, e con il marito spento, indaffarato e noncurante che si ritrova, figurarsi se si lascia scappare l’occasione di far da nave scuola a quel ragazzo ancora imberbe ma così promettente.
Potere - Non dimentichiamo che è la moglie di un pezzo grosso, e le mogli dei potenti tendono, sarà per imitazione, sarà per frustrazione, ad essere non meno ambiziose e autoritarie dei loro consorti. Questo giovane assistente di suo marito, con tutte le sue virtù e i suoi meriti, è pur sempre un dipendente, un servo. Che non si permetta di non assecondarla.
Tradimento - Se il giovane finge di non accorgersi delle sue attenzioni per rispetto di suo marito, cui deve riconoscenza e la cui fiducia non vuole tradire, sappia che non sarebbe il solo a macchiarsi di tradimento. Tra servo infedele e moglie infedele chi sarebbe più colpevole?
Umiliazione - A provarci senza successo gli uomini sono abituati, ma c’è tutta una letteratura a dirci che la donna che si offre non accetta di essere respinta, lo vive come un oltraggio, un’insopportabile umiliazione.
Vendetta - Dall’afflizione alla furia il passo è breve, la vittima dell’oltraggio può arrivare a far carte false pur di vendicarlo, perfino trasformare un innocente mantello in un corpus criminis, perfino ricorrere al marito (tradito mancato) per dare una lezione all’amato (traditore mancato).

Gauss

Silvia ha detto...

Che carrellata superba Solimano. Bellissime rappresentazioni, una più bella dell'altra. Splendide nei particolari, nei dettagli raffiurati alla perfezione, nella simbologia degli oggetti e dei colori. Finora erano comparsi solo cagnetti, ora c'è anche un gatto. Sarebbe interessante sapere perchè un gatto è protagonista in una scena del genere, davanti ad un piatto ricchissimo per giunta. Un piatto dei presunti amanti, dimenticato in terra. Queste Signore sono tutte più decise nell'agguantare il Nostro. Meno titubanti di siuro.
E tutte molto avvenenti.

Silvia ha detto...

Scusate l'aggeggio. Oggi funziona così. Solimano, ti prego cancella i commenti superflui.

zena ha detto...

....e poi mi piace leggerci l'allegoria amara di una giovinezza volatile e fuggitiva, non trattenibile né imprendibile per chi l'ha perduta.

zena ha detto...

mi è rimasta una negazione in più:(
sorry
non trattenibile, imprendibile....

Solimano ha detto...

I conti li tireremo alla fine della serie (che non è lontana). Ammesso che certi conti si possano veramente tirare...
Però certi aspetti singolari di questo mito - apparentemente piccolo - li abbiamo notati tutti, e il bell'elenco di Gauss è forse non del tutto esaustivo, come dice bene anche lui. A me colpisce soprattutto come per secoli sia stata ritenuta interessante, al limite affascinante, una personalità femminile a suo modo e con i suoi mezzi dominante (cosa che nella letteratura succedeva molto di meno). Lo steriotipo era la dolcezza, la soggezione, il pudore mentre qui, in pittura (arte più diretta) si gioca con carte diverse, in cui Giuseppe e Putifarre sono personaggi non solo secondari, ma addirittura ridicoli. Non credo che sia il nostro sguardo novecentesco a trarne una illazione indebita, è proprio così che sia i pittori che i fruitori pensavano, anzi, sentivano. Per cui, meglio una Zuleykha viva che una strega bruciata (con volo pindarico solo apparente). Quello che non riesco a capire è che cosa pensassero le donne, nel vedere questi quadri. Chissà, in anticipo di secoli utilizzavano una frase di Altan che tutti abbiamo sentito, e che riguarda il contesto politico: "Penso cose che non dovrei pensare, ma le penso".

grazie e saluti
Solimano