domenica 3 gennaio 2010

Profumo di Natale

Gauss


Qui c’è la sostanza e l’essenza di un onesto – succulento Natale in famiglia. Qui si celebra l’oca al forno, la protagonista di un pranzo che comincia alle due del pomeriggio e che, rallentato dalle inevitabili pause dovute a ristovigliamenti e attese dei giusti punti di cottura, pause peraltro riempite da racconti, rievocazioni e libagioni, va avanti fino alla sette/otto della sera.
Per fortuna il tavolo è allungabile a piacere, quest’anno quindici i partecipanti al rito sacrificale, disposti senza badare alle formalità, nessuna attenzione all’alternanza di uomini e donne e al distanziamento di mogli e mariti, schema libero, secondo inclinazione naturale. Finisce che gli uomini si raggruppano verso il fondo, più lontano possibile dalla cucina, a schivare il rischio di doversi alzare per sbarazzare un piatto di portata, dar retta a un bambino che pretende attenzione, o per qualche altra fastidiosa imprevedibile incombenza.
Anche per questo Natale l’oca, le sia reso l'onore che merita, è stata all’altezza del suo nobile lignaggio. Come ogni anno siamo andati a prenderla a Mortara in Lomellina, dove le oche le allevano fin dal medioevo. Quella di quest’anno faceva sei chili, già al limite superiore del range (chi ce la vende ci ricorda sempre che l’oca buona non è necessariamente grande). Quando arriva in tavola, quattro ore di forno l’hanno ridotta della metà, linfe e grassi sono colati nella leccarda, o assorbite nelle mele renette di cui è farcita, o dispersi col loro profumo per tutta casa. E’ il momento di massima gloria e di più severo impegno, perché mica è facile fare le parti senza sfracellarla, con questo che si prenota per il petto, quello che preme per il sopracoscia, l’altro che guai se non gli riservi il boccon del prete…


Gauss

15 commenti:

Solimano ha detto...

Gauss, questo commento è diviso in partes tres, come la Gallia.

Punto primo.
Prova a pensare che reazioni avrebbero i vegetariani di fronte ala foto del cadavere dell'oca. Io non sono vegetariano e la mia reazione è gnam gnam.
Il confine fra le parole fame ed appetito è solo un vezzo moderno, così, per far finta di non mangiare. Il mio amico Silvio - forse l'ho già raccontato - trovandosi a cena presso il maestro della nouvelle cuisine, sì, quello che ha il ristorante anche a Torcello, scelse nel menù, che sembrava un codice miniato, un nome che lo invogliò. Gli portatono un uovo alla coque attaversato da due asparagi. Richiamò il cameriere e gli disse: "Me ne porti tre, di questi. Ho fame, sono qui per mangiare". Aggiungo io... pagava la ditta.

Punto secondo.
Condivido la libertà nella disposizione a tavola. Ve la potete permettere perché vi volete bene, in fondo. In tali evenienze esiste il rischio della zia rompigliona di Lentate o del colto cugino di Trescore Balneario, che comincia a parlarti del Lotto (inteso come pittore, non come gioco) alle due e alle 16.30 ti dice i dettagli negli affreschi di Villa Suardi per cui Santa Barbara è diversa da Santa Caterina d'Alessandria. Però, continuerete a voler bene sia alla zia che al cugino, malgrado tutto. E' vero, noi maschietti tendiamo con losca vigliaccheria a defilarci dalla cucina (non dalle bottiglie di Barbaresco).

Punto terzo.
Lodo la tua acribìa nel posizionamento delle immagini ai lati. Si capisce che html è un fiore del tuo giardino. Però il rischio c'è, non per html ma perché ognuno di noi ha un PC diverso come dimensioni e risoluzione e le immagini laterali sguizzano (si può dire? è un neologismo?) come anguille in su e in giù. L'unica cosa che si può fare è che abbiano abbastanza testo sopra e sotto, così non si altera la bellezza della pagina.

grazie Gauss e saluti
Solimano
P.S. gnam gnam.

Silvia ha detto...

Ma Solimano, la nouvelle cousine avrebbe previsto un gambo di ananas sul quale adagiare l'uovo alla coque e uno sfarfallio di bucce di agrumi in agrodolce da cospargere gli asparagi. Il tutto su un'anima di miele rigorosamente di castagno! E' per questo motivo che io mi faccio sempre spiegare cosa accidenti contemplano certi menù. M'importa poco passare da ignorante, soprattutto se pago io o chi è con me.
Gnam gnam rende molto bene l'idea, e se posso permettermi, mi aggregherei.

Gauss l'oca, come l'anatra e la faraona, se cucinate a dovere sono una prelibatezza, ben altro dalla nouvelle cousine un tantino sopravvalutata a mio avviso, anche se non disdegno certi accostamenti bizzarri.
Mi hai fatto venire appetito, o fame? Bè insomma, assaggerei volentieri quest'oca ripiena di renette, come si confà alla buona cucina tradizionale. Posso sapere anche del contorno e del vino che hanno accompagnato il volatile nella sua esplosione gustativa o sono troppo indiscreta?

Gauss ha detto...

Silvia e Solimano, sospetto che la risposta ai vostri commenti prenderà più spazio del post che li ha innescati.

Comincio da Silvia. Per essere esauriente devo menzionare le origini tedesche di mia moglie, dalle quali deriva anche l'adozione dell'oca come piatto natalizio di casa nostra (ho letto recentemente che anche Angela Merkel è tornata ai fornelli per cucinare l'oca di Natale). Non ti stupirà quindi che il contorno fosse costituito da crauti rossi e da una Preiselbeerkompot ovvero una marmellata di mirtilli rossi. Per amor di completezza, devo precisare che la tradizione tedesca non ha proprio scalzato, piuttosto affiancato l'uso natalizio nostrano, che nella mia famiglia non poteva prescindere dal cappone e soprattutto dal suo contorno di mostarda piccante (quella di Cremona, senza la quale per mio padre Natale non era Natale). Perciò in tavola al seguito dell'oca è arrivato anche un cappone bollito, lo stesso che aveva già dato il meglio di sè nel brodo dei ravioli (un apporto della propaggine milanese), cappone che di fatto non ricordo di aver assaggiato, indaffarato com'ero con l'oca. La memoria di papà l'ho però onorata cospargendo di un velo di mostarda la mia porzione di petto d'oca.
Accompagnamento di vino rosso della Franciacorta (Cavalleri).

Solimano, tre commenti, tre risposte.

Ti confesso che un pensiero ai vegetariani l'ho rivolto, prima di postare. Però, del pranzo natalizio volevo evidenziare proprio l'aspetto che non posso che definire pagano, di banchetto per la condivisione rituale di un animale (segnalo che una delle nostre commensali è vegetariana non dogmatica, che a Natale fa eccezione, senza eccedere però). E aggiungo, con tutto il pudore del caso e senza ignorare gli effetti del Franciacorta, che si respira un'aria di conviviale spiritualità, durante queste strippate natalizie.

La disposizione a tavola segue le regole di convenienza suggerite dall'occasione. Alla Farnesina ci sarà senz'altro una buona ragione perchè la moglie dell'ambasciatore del Paraguay sieda vicina, che so, al cardinale Gran maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ma in famiglia le buone ragioni sono di altro tipo.

Non è per acribia (anagramma di cibaria, guarda caso) da htlm che le immagini verticali preferisco posizionarle nel testo, se le metto lì al centro lo spazio vuoto che lasciano a destra e sinistra mi sembra interrompere il filo del discorso (ma forse soffro di horror vacui).
A proposito di htlm, come diavolo fai a inserire nei commenti parole in grassetto (o in corsivo)?

Un caro saluto a entrambi.

Gauss

Solimano ha detto...

Gauss, grandioso l'anagramma acribìa-cibaria!
Perché il vero acribico ha da essere un ghiottone, altrimenti è solo uno stiticuzzo seccante.

Riguardo all'inserimento del grassetto e del corsivo nei commenti, basta che guardi sotto il modulo del commento: le istruzioni b e i.
Poi c'è l'istruzione per mettere i link, ma lasciamo perdere, per il momento. Ho il sospetto di saper mettere anche le immagini nei commenti (usando l'URL), ma ci devo provare.

saluti, Gauss
Solimano

alberto ha detto...

no, caro mio,
la scritta sotto la finestra del commento
dice che possiamo utilizzare b, i, a,
ma non dice assolutamente come:
anch'io aspetto vere istruzioni.

se poi potremo imbarcare immagini
saremo felici di farlo.
forse potremmo organizzare
un incontro di istruzioni
per aspiranti commentatori
ciao
a

Solimano ha detto...

Alberto, c'è un paradosso: se io metto l'istruzione qui non compare, perché agisce su quello che è al suo interno: medita sul b e sull'i che io ho inserito alla fine del mio commento precedente.
Non c'è verso, occorre programmare un incontro a tre (o a quattro o a cinque). Proporrei a casa di Gauss, visto che del Franciacorta Cavalleri per me ne ha ancora un bottiglia. E se di bottiglia ne ha un'altra, ci smazzoliamo anche il come si fa con i link e con le immagini nei commenti. Ci si potrebbe specializzare: post di solo testo, commenti di sole immagini (per me è meglio il contrario).

saluti Alberto
Solimano

Gauss ha detto...

Eureka!

Gauss

Solimano ha detto...

Complimenti, Gauss, hai fatto onore al tuo nickname. Si trattava infatti di cosa difficillima. Con facili operazioni, puoi giungere anche al grassetto-corsivo.
Però sssttthhh! non dirlo ad Alberto, facciamolo patire.
Il mettere i link e le immagini appartengono alla Matematica Superiore, diamo tempo al tempo.

saluti
Solimano

Solimano ha detto...

Silvia, una mia Novelletta degli Odori è intitolata Cantarelli a Samboseto. Quella per me è la grande cucina. Venivano da Milano con la nebbia, per mangiare da Cantarelli. Una cucina fatta non di menù, non di piatti e posate, non di tovaglie che la punta deve toccare per terra, ma di cibo buono e di vino meglio ancora. Ci trovammo la sera della chiusura senza saperlo, che chiudeva (ci andavamo due volte all'anno, tre al massimo), e mia moglie si alzò in piedi, puntò il dito e disse, rivolta anche a Mirella, la moglie, che sdocchiava: "Voi non potete farmi questo!". Ce ne sono ancora di posti di quel tipo (non a quel livello) nelle campagne fra Reggio-Parma-Cremona-Mantova, ma non li svelo neppure sottoposto alla tortura più crudele, che ho già detto: il solletico sotto la pianta del piede sinistro.
Poi, vabbè, lodo la tua curiosità, placet experiri, tutto quello che vuoi, ma il mangiare deve avere un nesso con la fame. Ha ragione Gauss: c'è una ritualità antichissima.

saluti
Solimano

Anonimo ha detto...

Io dell'oca ho soggezione.
Non so trattarla come si deve: la conosco poco e solo da lontano.
Ho più confidenza con l'anatra, specie se il rapporto è mediato da robuste tagliatelle porta-ragù.
Dovrei prendere qualche lezione, suppongo.
Ma il ritrattino dell'oca guardato dagli occhi ingranditi degli insettoni di Mazapegul appare un pochino smagrito...o no?
:))
saluti
zena

Giulia ha detto...

Quando penso alle oche di Lorenz e al racconto che ne fa così ricco di particolari mi scuserete se non riesco ad entrare in questo discorso. Lo so che sono tutte sciocchezze le mie, ma che ci devo fare?

Solimano ha detto...

Non c'è da meravigliarsi, Giulia.
La mamma ed il babbo, cresciuti in campagna, non avevano nessun problema nel tirare il collo alle galline (la mamma) o a ammazzare i conigli con un colpo secco dietro la nuca (il babbo). Ma quando il babbo volle insegnare a me, mi tirai indietro. Loro avevano una cultura completamente contadina, io stavo diventando cittadino.
Chissà che fine ha fatto l'oca Martina di Lorenz...
E' una lettura particolare, la tua, Lorenz lo si può leggere da tanti punti di vista, compreso il tuo, che forse non è poi così lontano dal suo.

saluti, Giulia
Solimano

Gauss ha detto...

Beh, Giulia, per entrarci ci sei entrata, nel discorso, e ci hai tirato dentro anche un pezzo da novanta.
Però non dire che sono sciocchezze, le tue. Hai colto il punto, se il mio racconto dell'oca di Natale ha un senso, sta proprio nell'evocazione del rito atavico della commestione dell'animale. Una barbarie? Un po' lo è, non lo nego. Evitabile? Non lo credo. Delle due feste nazionali americane, la più religiosa (il Ringraziamento) si celebra nell'intimità familiare attorno a un tacchino, mentre la più patriottica (l'Indipendenza) si festeggia in strada con una parata che approda in un prato per un promiscuo pic-nic.
Anch'io talvolta penso che, se l'evoluzione della tecnologia e l'affinamento della sensibilità ci hanno portato a far a meno delle pelli animali per coprirci, potremo forse far a meno della carne per nutrirci. Ma qualcosa mi porta a dubitarne, e non solo per l'apporto di proteine animali, che per esempio il professor Veronesi non ritiene affatto necessarie, anzi le giudica nocive. C'è dell'altro, e chi ci ha capito di più in proposito è Freud in Totem e Tabù.
Comunque, non risulta che Lorenz fosse vegetariano (lo era Hitler, ma questo, lo ammetto, è un colpo basso).

Un saluto, Giulia, restami amica.

Gauss

Silvia ha detto...

Meraviglioso accostamento oca-mirtilli. Chissà perchè avevo pensato alle prugne. Il cappone è di rito anche sulla nostra tavola, ma con la salsa verde, accompagnato al pezzo di manzo scelto, che non deve mancare mai. Ottimo l'accostamento del vino, anche se io all'oca avrei affiancato un rosso dell'alto adige, sono i vini che preferisco ora. L'amore vero però è sempre per i piemontesi DOC. Grazie del suggerimento.

Silvia ha detto...

Quello che non mi sento dire da mio padre e non solo, quando dico che non mangio angello e cavallo me lo scordo. Hanno ragione Giulia, perchè mangio tutto il resto. Su questo vivo un conflitto non comune. Se gli animali vivessero con me, in appartamento e uno alla volta, morirebbero tutti di vecchiaia, dalle galline ai conigli e via andare. Se vivessi in campagna, e a decine mi scorrazzassero tra le gambe mentre stendo i panni al sole (il mio sogno) credo che imparerei, non ad ammazzarli, questo no, ma a farlo fare ad altri credo proprio di sì. Così è stato quando ero piccola e vivevo in mezzo alle galline, conigli, tortorine, anatre...
E' un discorso lunghissimo e per quanto mi riguarda pieno zeppo di contraddizioni. Per ciò ho imparato che faccio come mi sento, incasso le offese, sto zitta quando mi dicono che non capisco niente e mangio quello che mi pare. La vecchiaia ha di bello che t'insegna a prenderti per quel che sei:) Un bacione al sedano.