lunedì 25 gennaio 2010

La geografia di Teofilo Folengo (3)

Solimano

Guido Mazzoni: "Suor Pappina" Duomo, Modena

Completo con questo post la riproposizione esametro per esametro del breve elenco geografico di luoghi italiani inserito da Teofilo Folengo nel Baldus (Libro II, 96-128). Chissà se c'è ancora qualcuno in grado di leggere metricamente gli esametri? Forse sì, sicuramente più in Germania che in Italia.
I luoghi scelti dal Folengo sono soprattutto emiliani e romagnoli. Anche la bassa lombarda è ben presente, anche il Veneto. C'è un'assenza strana: manca la Sicilia, in cui il Folengo era stato, e non di passaggio. Un motivo ci sarà, chissà quale. Mi interessa capire cosa è cambiato e perché. La geografia del Folengo diviene un insieme di storie piccole, che permettono di aprire le porte alla storia grande del nostro paese, fatto di tanti paesi spesso tra loro rivali.

congruit ad forcam plus quam chiozottus ad orzam (il chioggiotto è nato più per la forca che per manovrare l'orza)
Storia vecchia - e sempre nuova - quella di parlar male di Chioggia, come se fosse una Venezia povera, piccola e mal riuscita. Al punto che Carlo Goldoni ambientò la sua commedia "Le baruffe chiozzotte" a Chioggia forse perché i personaggi sono quai tutti popolani. Per contrappasso, gli uscì forse la commedia più bella. Almeno, quella che io amo di più. Così Lucietta (atto III, finale):
"Sior sì, balemo, devertìmose, zà che semo novizzi; ma la sènta, lustrìssimo, ghe voràve dir dó parolètte. Mì ghe son obbligà de quel che l'ha fatto per mì, e anca ste altre novizze le ghe xé obbligae; ma me despiase, che el xé forèsto, e co'l va via de sto liógo, no voràve che el parlasse de nù, e che andasse fuora la nomina, che le Chiozotte xé baruffante; perché quel che l'ha visto e sentìo, xé sta un accidente. Semo donne da ben, e semo donne onorate; ma semo aliegre, e volemo stare aliegre, e volemo balare, e volemo saltare. E volemo che tutti posse dire: e viva le Chiozotte, e viva le Chiozotte!"

antiquas Ravenna casas habet atque muraias (antiche case e muraglie ha Ravenna)
Ravenna, al tempo delle gite scolastiche, era una persecuzione. Proprio per le antiche case e muraglie. Ricordo che dopo aver fatto l'ennesimo su e giù dalla corriera, ci rifiutammo di scendere al Mausoleo di Teodorico. Non ne potevamo più. Troppo troppo troppo.

innumerosque salat per mundum Cervia porcos (innumeri porci sala Cervia da spedire per tutto il mondo)
A Ferrara i prosciutti, a Cervia i maiali interi. E' cambiato tutto, da allora. Però preferisco Cesenatico e Milano Marittima a Cervia. Chissà come si chiamava Milano Marittima ai tempi del Folengo...

sulphure non pocum facis, o Caesena, guadagnum (non poco guadagno fai, o Cesena, con lo zolfo del tuo sottosuolo)
Così scriveva Luigi Ferdinando Marsili, scienziato bolognese, nel 1675: "Li luoghi che sino ad hora anno miniere di solfo sono Magliano a levante di Sarsina, Ciaia di là dal Savio, quasi a vista di Mercato Saraceno, Casa di Guido, pure di là del Savio, Monte Aguccio egualmente di là del medesimo fiume, di quà l'altre sono Monte Fottone, Buratello, Falcino e Casalbuono". Oggi, fra le tante attività dei romagnoli, mi sembra che lo zolfo non ci sia più. Ma chi sente più parlare delle zolfatare in Sicilia? Eppure, non è passato tanto tempo da Giovanni Verga e da Luigi Pirandello.

nulla faventinas vincit pictura scudellas (nessuna pittura vince le scodelle faentine)
Il successo delle scodelle di Faenza è stato tale che il nome della città ha sostituito il nome dell'oggetto: quelle scodelle furono chiamate per secoli faïences. I capolavori artistici sono proprio dell'epoca del Folengo, che fa un'affermazione azzardosa: le scodelle meglio delle pitture.

dat mioramentos vallis Commacchia salatos (la valle di Comacchio anguille ci dà, salate)
Tale e quale ancor oggi.

intra ceretanos portat Florentia vantum (tra i cerretani porta Firenze gran vanto)
Parrebbe semplice. A Firenze, lo sappiamo tutti, c'è Via dei Cerretani, una nobile famiglia proveniente dal castello di Cerreto. Ma c'è un altro significato, che collega due parole: cerretano e ciarlatano. I cerretani erano dei questuanti a fin di bene: raccoglievano elemosine da distribuire poi ai poveri. Una attività in cui si infiltravano dei questuanti che raccoglievano elemosine da distribuire a se stessi... Non mi sembra un'attività del tutto scomparsa.

non nisi leccardos vestigat Roma bocones (e Roma non cerca se non golosi bocconi)
Sembra generico, ma il gusto per i buoni bocconi che ho trovato a Roma è ancora vivissimo. L'altra sera a cena c'erano due amiche romane, che non vivono a Roma da decenni. Eppure sono intoppate in un discorso di cucina (non di ricettine, di cibo!) e non ne uscivano più. E noi lì ad ascoltarle a bocca aperta.

quantos per Napolim fallitos cerno barones (quanti baroni vedo falliti aggirarsi a Napoli!)
Beh, sì! I napoletani se la prenderanno, ma questa componente di baroni falliti fa parte del variegato carattere partenopeo. Quello che ricordo più volentieri è Vittorio De Sica, che nel film "L'oro di Napoli" fa la parte di un aristocratico interdetto per le perdite al gioco, che si riduce a giocare a carte col figlioletto del portiere. E regolarmente perde.

tantos huic famulos dat ladra Calabria ladros (tanti sono i ladri che la ladra Calabria manda qui per famigli)
Vabbè, discorso lungo... che non faccio.

Gennua dum generat, testas commater aguzzat (appena Genova mette al mondo figlioli, la comare dà alle teste forma puntuta)
Che sia un'allusione alla nota acutezza di testa dei liguri? Se è così, non è cambiato niente: bisogna stare attenti a discutere con un genovese, tu dici una cosa e lui è già quattro passi avanti. Non solo, è talmente sveglio che fa in modo che tu abbia la sensazione di averlo fregato. Te ne accorgi dopo.

semper formosas produxit Senna puellas (sempre belle figliole ha generato Siena)
Belle figliole ci sono dappertutto. Perché Siena? Forse il Folengo aveva presente la pittura del Quattrocento. Firenze andava avanti con i valori tattili, mentre Siena, con Francesco di Giorgio Martini e con Neroccio di Bartolomeo Landi sceglieva il cosiddetto stile biondo.

Millanus tich toch resonat cantone sub omni,
dum ferrant stringas, faciuntque foramina gucchis;
qui ponunt scarpis punctos, sparamenta zavattis,
quive casas cuppis coprunt spazzantve caminos,
vel sunt commaschi vel sunt de plebe Novarae.
(Milano, tic-toc, risuona da ogni cantone, mentre si ferrano cinghie con fibbie, si fanno buchi agli aghi; c'è chi dà punti alle scarpe, chi fodera ciabatte, chi copre il tetto delle case coi coppi, chi spazza con fasci di spine i camini: o son comaschi o son della plebe di Novara)
Ben cinque versi dedicati a Milano, con quel tich toch che mi ha fatto sobbalzare la prima volta che l'ho letto. Inaspettato e incredibile. Questo attivismo diffuso dei milanesi l'abbiamo conosciuto anche noi. Mi sembra che stia sparendo, in questi ultimi anni, e se smettono i milanesi siamo proprio messi male. Nel gioco del Folengo entrano anche muratori e spazzacamini di Como o di Novara (questo non lo sapevo).

Guido Mazzoni: Presepe (part) Duomo, Modena

P.S. Guido Mazzoni (c.1450-1518) "...era bon magistro da fare figure de releve de terra cotta e de colorirle che parevano naturale, e questo perché quando principiò detto esercizio faceva maschere bellissime che erano portate per tutto il mondo" (Tommasino Lancillotto). La fantesca che soffia sulla cucchiaiata di minestra prima di imboccare il bambino la chiamano tutti "Suor Pappina".

9 commenti:

Silvia ha detto...

Bellissima Suor Peppina:)
E questa carrellata è intrisa di riferimenti interessanti, curiosi, stimolanti. Verrebbe di andare a fare ricerche approfondite. Anche per capire qualcosa di più di noi. Mi è simpatico assai, questo Teofilo Folengo.

zena ha detto...

Tutti conoscono la mia riluttanza alla geografia e il mio inesistente senso d'orientamento: parliamo linguaggi diversi.
Ho cominciato ad avere problemi in seconda elementare con i nomi delle Alpi: se perdevo il filo di una canzoncina non riuscivo più a ricordarli.
Questa forse è l'unica geografia che potrebbe riconciliarmi con il genere.
Scherzo, neh,... ma solo un po':))

Giulia ha detto...

Questa carrellata è bellissima come quella che avevi già fatta. Concordo con Zena, questo modo di "vedere i luoghi" mi è più congeniale che "guardare la cartina".

Grazie

Solimano ha detto...

C'è una cosa che non ho detto e che non è così scontata: queste statue in terracotta sono a grandezza naturale! Quindi immaginatevi l'impressione che potevano fare al popolo. Il nome Presepe è fuorviante. E' per questo che è nato il soprannome di Suor Pappina, ed è per questo che a Bologna c'era il detto: "E' brutta come le tre Marie!", con riferimento alle statue del Compianto di Niccolò dell'Arca, quasi sfigurate dal dolore e dal pianto (bellissime dal punto di vista artistico e umano).

Certo, questa, ancor più di geografia è storia, purtroppo non conosciuta. Una grande le cui radici possono essere (per fortuna) presenti in noi. Il fatto che non venga letto uno scrittore come Teofilo Folengo e siano poco noti i tre grandi della terracotta emiliana: Niccolò dell'Arca, Guido Mazzoni ed Antonio Begarelli è indicativo. Guido Mazzoni, ad esempio, era corteggiato dalla corte di Napoli e fu portato in Francia da Carlo VIII di cui costruì la tomba. Antonio Begarelli era ammirato dal Correggio! Molte statue sue sono a San Benedetto Po, all'Abbazia di Polirone, oltre che a Modena, Reggio e Parma. Ne riparleremo: certe cosiddette arti minori (terracotta, stucco, tarsia, tessuto etc) erano ad un livello altissimo e molto vicine al modo di sentire dei fedeli che affollavano le chiese. Il grande mito cristiano è stato fecondo per secoli e secoli. E' una ricchezza anche nostra.

grazie Silvia, Zena, Giulia e saluti
Solimano

mazapegul ha detto...

Prometto di tornare sul post. Intanto: come mai, dopo tante volte che sono entrato nel duomo a Modena e che ho guardato (ma non osservato, evidentemente) il presepe del Mazzoni, m'era sfuggita la mimeticissima suor Pappina?
Devo ancora crescere.
Maz
PS Grazie Soli': come te solo Philippe Daverio, forse.

Solimano ha detto...

Che complimento, Màz! Philippe Daverio è fra le pochissime ragioni per guardare ancora la televisione. Di lui ho scritto: "Sa molte piccole cose, che sono le chiavi per aprire le porte delle grandi cose".
Ce ne dovrebbero essere mille come Daverio e mandarli in giro, come i frati cerconi di una volta.

saluti Màz
Solimano

mazapegul ha detto...

Daverio ha un dono magico. Quando mi trovo in un posto di cui ho gia' sentito parlare da lui, quel posto ha un aspetto famigliare e mi pare di capirlo meglio. (In genere, quando vedo posti gia' visti in TV, rimango invece deluso dallo scarto tra quello che vedo e quello che m'aspettavo). La conoscenza che Daverio trasmette e' "calda", pur utilizzando lui un mezzo "freddo" come la TV.
Anche molti tuoi post d'arte hanno lo stesso effetto (e ci si fionda a vedere il Mazzoni alla prima occasione).
Maz

Solimano ha detto...

Màz, da molti anni ho una convinzione, che cerco di spersonalizzare, anche se racconto una cosa che successe a me.
Per l'arte figurativa ho sempre avuto passione, cercando di essere un amatore non dilettantesco. C'è chi sa di più e chi sa di meno, come in tutte le cose.
Un'amica mi disse un giorno che rispetto ad un altro del giro ascoltava più volentieri me. Mi spiegò che pur nel mio narcisismo si avvertiva che io amavo quello di cui parlavo, e quindi lo sfoggio passava in seconda linea.
Piccolo discorso di tipo generale, perché dopo ci ho riflettuto, pensando ai miei professori e rendendomi conto che l'efficacia dell'insegnamento è collegata a tante cose, ma se manca questo prerequisito, uno può essere proparatissimo, conoscere tutti i trucchi tecnologici, ma il tranfer of knowledge non basta, serve anche il transfer of enthusiasm.
Difatti ci annoiamo in certi musei con guide competentissime ma che fanno la stessa spiega tutti i giorni, e quindi l'enthusiasm è partito per il pianeta Saturno.

grazie e saluti, Màz
Solì

otello fabris ha detto...

Felice sorpresa, questa splendida pagina folenghiana ! Il Folengo l'include nel "Repertorium Facetiarum" della Toscolanense con il titolo "Proprietas diversarum urbium": è il caso d'aggiungere anche la celebrazione del popolo di Cipada, per i suoi variegati meriti. Il 5 Giugno abbiamo tenuto a Parma la CIPADENSIS REIPVBLICAE FESTA QVARTA, non tanto per celebrare i santi Brancate e Umbro, ma per presentare la ristampa anastatica del CHAOS DEL TRIPERVNO del Folengo. Vi invito a esplorare il nostro ormai vecchio sito www.teofilofolengo.org, da cui potrete anche scaricare alcuni testi originali del poeta dei macaroni. Mi congratulo per il vostro bel sito, per i contenuti, la grafica raffinata e per i riferimenti tra la letteratura folenghiana e le arti figurative.
Il nostro gruppo sta lavorando sulle probabili connessioni con il Savoldo e Jacopo da Ponte. Chiudo qui. Otello Fabris, presidente dell'Associazione Amici di Merlin Cocai e responsabile del Centro di Documentazione Folenghiana di Campese