sabato 12 dicembre 2009

Post di servizio

Solimano

Come qualcuno avrà già notato in alcuni miei post della home page, sto utilizzando un modo di caricamento immagini che consente di oltrepassare il default di Blogger, che è di 400x400. Non è detto che sia sempre la soluzione ottimale, ad esempio occorre andare cauti con le immagini inserite all'interno del post ed ai lati, ma, poiché ho scelto per il blog il formato largo, senza colonna a fianco, è una possibilità in più che possiamo utilizzare.
Io ne sto facendo un uso intensivo nei post de La casta Susanna, che vi consiglio di guardare.
Sono a disposizione di tutti i guest che scrivono attualmente nel blog per fornire via email i chiarimenti necessari. Inoltre, se si desiderasse aggiornare un post già scritto, potrei procedere io, se richiesto da chi non è ancora in grado di farlo. Ciò riguarda i post caricati successivamente alla chiusura de Il diario in rete.
A proposito. Poiché avevo detto che sarebbe stato opportuno dare un nome comune anche ai post successivi, direi che prima lo facciamo meglio è, visto che sono già una settantina.
A me piacerebbero nomi come quelli che ha usato per sé Silvia (Sgnapis) qualche tempo fa: La Camera dei chiodi spuntati, Il Secchio della pittura murale... ma soprattutto... I Doni della muffa, che trovo incantevole. Stiamo sull'autoironico, che non è affatto sinonimo dell'autolesionista. Parliamone en plein air, chi ha in mente altri nomi li faccia.

Le due immagini inserite nel post sono esempi di come si possono superare le dimensioni massime fissate da Blogger. Derivano da due film: Carmen (1984) di Francesco Rosi e Carmen Story (1983) di Carlos Saura.


13 commenti:

Silvia ha detto...

Grazie della citazione Solimano. Ma non ho ben capito, dovremmo raggurppare tutti i nostri post scritti finora sotto la stessa categoria di appartenenza?

Perchè se è così io non ho dubbi:

Dove osano i tortelli.

Con tutti i doppi sensi del caso:)
Ora vado da babbo ma ne riparleremo.
Buona domenica.

Giulia ha detto...

Solimano, io in quanto a titoli, etichette o quant'altro non sono brava per nulla. Poi io sono nella vita molto autoironica, non sono capace mai di prendermi troppo sul serio, ma, come qualcuno, mi ha fatto notare, tra quello che scrivo nei blog e quello che sono nella vita c'è molta discrepanza. Nei blog sono troppo seria, nella vita sì, lo sono, ma in un modo molto diverso... Insomma mi considerano oltre che molto ironica, anche allegra.
Una volta una mia amica, (ci eravamo appena conosciute), quando le ho raccontato che scrivevo, mi ha subito detto: "sarai molto divertente"... Avrei voluto tacere e farglielo credere, ma la mia onestà di fondo (ahimè) me l'ha impedito e gli ho risposto "sono pallosissima...
Arrivando al dunque, non so come chiamare le cosucce che ho scritto... Mi aiutate? Silvia, lo faresti per me? O tu Solimano... o chiunque sio offra? Prednetemi pure in giro, non mi offendo!!!

Grazie, aspetto

Barbara ha detto...

Non ho un'idea precisa, ma mi piace il riferimento al cibo del titolo di Silvia.

Sì, qualcosa di magnereccio perchè mangiare insieme in amicizia è la cosa più bella che c'è, però non i tortelli, che mi fanno pensare al pranzo della domenica, quello che alle quattro stai ancora seduto ad aspettare caffè e ammazzacaffè.
Stanze all'aria mi sa più di merenda, quando hai un languorino e allora ti fai il tè caldo e il ciambellone, oppure la pizzetta col chinotto (per gli amanti del salato).
Una cosa pomeridiana, una pausa piacevole prima di ricominciare a sgobbare.
Mediterò.

Silvia ha detto...

Ti aiuterò molto velentieri Giulia se vorrai, anche se sono convita che potresti farlo benissimo da sola.
Ci penserò su un pochino e poi ti farò sapere:)

Vada per la merenda, lo spuntino, il tè delle cinque per fare come le comari di Windsor, ma i tortelli Barbara, dalle nostre parti, si mangiano ogni 3 x 2. Si fanno le tortellate con amici,i tre cuochi designati li fanno di zucca, di spinaci e di patate. Si mangiano nelle sagre, nelle feste di partito, conditi con tre dita di burro e salvia o con parmiggiano reggiano si mangiano a pranzo e a cena ogni giorno della settimana, ora poi che si trovano anche prodotti quasi decenti a livello industriale non c'è più confine.
Nei festivi ci si concede il soffritto con buona pace del colesterolo.
I cappelletti col cappone sono considerati il piatto "festaiolo" dalle nostre parti, perchè prevede il brodo appunto che non viene fatto tutti i giorni, col cappone poi, come da liturgia, soprattutto a Natale.

Solimano ha detto...

Silvia, la cosa è semplice. Quando saremo d'accordo su un nome, io inserisco on ogni post pubblicato dopo la chiusura del Diario in rete il nome scelto. Ci metterò un quarto d'ira al massimo, perché, dopo che ho inserito il nome nel primo post, basta quasi solo un click con gli altri, perché compare la scritta.
A me piace "I doni della muffa", ma anche "Dove osano i tortelli" può andare, un po' guerresco forse, ma con i tortelli à la guerre comme à la guerre. Tortelli d'erbette o tortelli di zucca? That's the question...

saluti
Solimano

Silvia ha detto...

Dove osano i tortelli lo preferisco Solimano, perchè la muffa è tollerabile solo sui formaggi.
E poi i "tortelli" sono anche quelli che mi porto addosso che di bellicoso hanno ben poco:)
Un tempo avrei risposto, solo d'erbette pliz. Poi invecchiando, il gusto ha cambiato abito e si è giovato anche dell'agro dolce e delle misticanze di sapori. Ora posso affermare senza smentita che mi piacciono entrambi, poi se quelli di zucca sono poco dolci lo preferisco. Una bella spolverata di parmiggiano reggiano et voilà. Una delizia.

Anonimo ha detto...

Uh, mi dai un bel pensiero, Solimano:)

scampoli&trucioli.

forse
:)

zena

Solimano ha detto...

Giulia, non diciamo troppo spesso che siamo buoni a nulla e che non siamo capaci di prenderci troppo sul serio.
Perché non è vero -semplicemente- che siamo dei buoni a nulla, ed è vero -semplicemente- che siamo delle persone serie, che debbono prensersi allegramente sul serio.

Perché dico questo? Perché a forza di dirlo, rischiamo di non fare quello che è alla nostra portata, ma soprattutto dobbiamo essere fieri, non chiedere scusa, di essere capaci di qualcosa e di essere delle persone serie.
Scusandoci, forniamo solo degli alibi immeritati a chi non lo merita. Si dà fastidio, ad essere capaci di qualcosa e ad essere persone serie. E' giusto che si dia fastidio, così qualcuno si guarda nello specchio e si dice: "Ma perché non mi do da fare anch'io, invece di provare fastidio?"
Ce n'è, da fare, ed è pure bello, fare.

grazie e saluti
Solimano

Solimano ha detto...

Barbara.
Parere personale, che credo largamente non condiviso.
La pizzetta col chinotto non è mica una robetta da sottovalutare (non come nome da dare a quello che stiamo scrivendo, per quanto...).
Eravamo per lavoro a Rivoltella del Garda, e durante l'intervallo meridiano andavamo a Sirminone, che è vicinissimo. Era un posto, Sirmione, con dei bar all'aperto tiramentosissimi, e ci sediamo, noi poveretti ingegneri che avevamo solo girato il mondo due volte, ma che non conoscevamo le costumanze chicchissime del basso Garda.
Arriva il cameriere decantando aperitivi singolari dai nomi più singolari ancora: mezzo tedesco e mezzo latinesco ciceroniano.
E Luciano fa: "Mi porti un chinotto".
Il cameriere allibisce e Luciano continua: "Esiste ancora il chinotto, spero. O no?"

A me Stanze all'aria mi da un po' un senso di casa mia: stanze a soqqqquadro (con quattro q). Un senso, più che di disordine, di vitalità umorosa (a volte persino intelligente e amorosa, per distrazione nostra, è naturale).

Vedremo. Serve un nome che sia un ossimoro autoironico ma non sfigato. Ardua impresa. Continuiamo a scrivere nel frattempo, fra la lettura di un libro e la degustazione di un buon Verdicchio di Jesi (esiste ancora?).

grazie e saluti
Solimano

Barbara ha detto...

Solimano: ah,ma guarda che per me la pizzetta col chinotto è una cosa quasi sacra.
Non per vantarmi, ma io e Franti potremmo scrivere un trattato sull'argomento, e modestamente conosciamo tutte le pizzerie al taglio della zona (cosa ben diversa dalle pizze al piatto, da distinguersi severissimamente e mai dico mai prendere l'una dove l'insegna dice che fanno l'altra) e le loro caratteristiche. Forno a legna che fa tanto in ma la pizza spesso e volentieri è fina e coi bordi che sanno di carbonella, forno elettrico stile anni sessanta con pizza unta e bisunta dal vago restrogusto di ascella ma che se la sai fare non si batte, forno a piastra di pietra su cui si sfidano i veri artisti della pizza.
La pizza al taglio come status simbol della merenda di noi ragazzini negli anni ottanta e le infinite disquisizioni sulla provenienza del pomodoro e degli ingredienti. Il chinotto è il re delle bibite con cui accompagnare la pizzetta, forse secondo soltanto d'estate alla cedrata (ma quella Tassoni costa troppo).
Perciò accostare Stanze all'aria alla piozzetta delle cinque (no nel nome) è per me chiaro segno di stima :-)
Un saluto
Barbara

p.s. Il Verdicchio di Jesi esiste, esiste, ma secondo noi quello di Matelica è più buono :-D

Solimano ha detto...

Zena, per me, ci vuole l'ossimoro, scampoli e trucioli sono parenti (anche come accento, ma questo musicalmente è bello).
Come disse la saggia ragioniera in quella ditta in cui arrivarono i giovani consulenti MASTERizzati chiamati dal figlio del titolare, che aveva cercato di essere MASTERizzato anche lui, senza riuscirci: "Dicono che sono a livello di macro-analisi, arriveranno i mini-risultati".
Ossimori, come Bisbocce Sognanti, Abbracci e Scazzi... il nome arriverà da solo Prima o Poi...

grazie Zena e saluti
Solimano

Anonimo ha detto...

Prima o Poi già mi piace.
Saluti.
zena

Solimano ha detto...

Prima o Poi l'ho inserito con nonchalanche, facendo finta di niente, ma a me piace, e se non ci sono controindicazioni lo inserirò.
Ha un'aria di dubbio fiducioso, di fiducia dubbiosa, un'area esplorante, e questo posto ho sempre voluto che avesse un aspetto sperimentale, e così sarà anche in futuro.

grazie Zena e saluti
Solimano