martedì 20 ottobre 2009

Barboncini&vendette

zena

Succede che ogni tanto si debba andare a dire delle cose.
Si parte da casa con gli appunti convergenti, annotati con lo zelo dell’ insicurezza, e con la testa, invece, piena di idee divergenti e a mozziconi come gli alberi a capitozza: quelle idee che arrivano fino a un certo punto e poi dicono ”nononono” e tornano indietro da sole.

Ci si sente solidali al caos, infinitamente pieno nel suo vuoto di confini definiti fra cose.
Quando l’infinitamente pieno è straripante, io faccio il gioco del vedere.
Guardo per cercare le forme che si manifestano un attimo e poi si smuovono, si scompongono, scosse da un respiro, da uno sbieco di luce diversa. Le forme traballanti e insicure, malferme e malcerte…
Si fissa l’ attimo, insomma, e si è interamente in quel vedere.

Così oggi l’ho visto.
Questione di un pochi secondi, ma l’ho visto. L’aspettavo da tanto.

C’è che le case si prendono la loro vendetta a volte.
Specie se sono state dipinte di un color rosa mortadella ai nitriti nitrati, che sfuma nel cianotico, fra nugoli di moschini con gli occhiali da sole.
Specie se l’arco ha una forma di quasi cuore.
Specie se gli infissi sono di alluminio (brunito).

Certo che le case si vendicano, soprattutto sulla parete di fianco, che vedi bene perché perpendicolare alla strada.
Colpa della pioggia? Colpa dell’umidità? Colpa di un raggio di sole votato a delinquere?
Sulla parete della casa rosa è apparsa la forma nettissima di gigantesco barboncino a coscialunga, quelli con le zampe stecche e i pon pon di pelo.
Un barboncino titanico con zampa posteriore inequivocabilmente sollevata.

E tutti sanno cosa fanno i cani quando sollevano la zampa posteriore.
Contro un muro.

Goduria multipla e assortita. :)


P.S. Negli anni 1457-58, Andrea Mantegna dipinse a Padova, poco prima di trasferirsi a Mantova, una piccola tavola con San Sebastiano. Oggi il quadro è al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ha due singolarità: è firmato con una scritta verticale in lettere greche e una nuvola assume la forma di un cavaliere. Il cavaliere-nuvola si vede in alto a sinistra nel particolare qui sopra. (s)

12 commenti:

zena ha detto...

Il cavaliere della nuvola fatto della stessa sostanza dei sogni è bellissimo.
Grazie, Solimano: scelta incredibilmente delicata:)

mazapegul ha detto...

Che bella questa visione fanciullesca di Zena, e che bella l'immagine scovata da Solimano! (Lo sguardo salvato dai ragazzini, mi vien da pensare).
Maz

Silvia ha detto...

Certo che una casa rosa mortadella...ci sono pure le macchie chiare dei lardelli?:)
Avete scritto tante cose belle oggi e io non ho tempo per un fico secco.
Questa sera.


P.s. uno dei miei passatempi preferiti, quando sto bene, è cercare forme conosciute, su ogni cosa che ho attorno, dal pavimento di marmo screziato, lì ci vedo tantissime cose, nelle nuvole, nella sabbia, sassi, ciottolati, muri,pareti, prati, e acqua anche se mobile, l'immagine fugge via subito. Un modo di oziare che mi rasserena e mi pulisce la testa:)
Buona giornata a tutti.

Giulia ha detto...

"Ci si sente solidali al caos", come mi sento anche io in questa situazione. E mi piace tanto "il gioco del vedere" e a volte si vedono delle "cose" davvero sorprendenti come questo tuo immenso barboncino...

Zena che dire? leggo e rileggo incantata...
Grazie

Solimano ha detto...

E' proprio vero che il caso a volte fa degli scherzi incredibili.
Sentite un po'.
Sono stato incerto se inserire o meno quella immagine, ma alla fine mi sono covinto perché il filo col testo era sottile ma forte (non è la solita rappresentazione di angeli e santi in cielo, è proprio una nuvola-cavaliere).
Stamattina ho consultato il catalogo della prima mostra sul Mantegna, quella famosa nel Palazzo Ducale di Mantova del 1961 (mostra a cui andai), e ho scoperto una cosa: che la forma di quel cavaliere è un ricordo veronese, tratto dal rilievo romanico rappresentante Teodorico che è sulla facciata della chiesa di San Zeno!!!... e il cerchio si chiude con Zena eh... eh... L'ho scoperto dopo, non prima.
Inoltre, fu l'ultima opera che il Mantegna fece a Padova prima di partire per Mantova. Il podestà di Padova Jacopo Antonio Marcello scriveva al marchese Ludovico Gonzaga per chiedere una breve proroga perché il pittore potesse finire una operetta. Difatti il quadro è piccolo: 68 x 30 cm. A questo punto la domanda è: perché tanto chiasso e proroghe per un quadretto? La risposta è semplice e terribile: a Padova infuriava la peste, San Sebastiano era il santo più invocato contro il flagello e quindi il quadro è un ex-voto propiziatorio. Questo spiega tutto: le piccole dimensioni, l'altissima qualità e la richiesta di proroga.
Per la serie: l'età d'oro del Rinascimento. Avevano problemi più veri dei nostri.
Il quadro intero lo metterò fra qualche tempo in un altro post, qui sarebbe di troppo.

grazie Zena e saluti
Solimano
P.S. Mi piace il mestiere di fraticello miniatore, forse si è capito.

zena ha detto...

§§
E se ti dicessi, Solimano, che io quel catalogo ce l'ho? E l'ho sfogliato da bambina con gli occhi grandi e poi, a crescere...
:))
Che belli i cerchi che si aprono e si chiudono e poi si riaprono.

§§
Caro Maz, io di mio sarei gioiosa assai, devota al gioco e di risata pronta...

§§
silvia, ebbene sì, rosa mortadella. E alla casa auguro di fiorire di lardelli salnitrati, così i proprietari saran costretti a ridipinfere. Non oso pensare con quale tonalità. M'è venuto in mente un passo delle Notti Bianche di Dostoevskij: un dialogo muto fra il protagonista e una casetta ingiustamente riverniciata. Se lo trovo lo posto, magari...

§§
Cara Giulia, indovinare le forme, nelle macchie, nelle nuvole, davvero ingentilisce la vita e la rende meno monotona.

A tutti un saluto e scusate l'ordine un po' strano delle risposte:))

zena ha detto...

....e scusate pure gli errori: ridipinfere mi pare carino assai, però.
ridipingere, sorry.

Solimano ha detto...

Zena, il punto non è l'esistenza dei cerchi che si aprono, si chiudono poi si riaprono. Esistono, dessi cerchi -e qui dissento dal Màz, più riduzionista di me- e se si comincia a vederne uno se ne vedono degli altri. O mamma mia, quanti cerchi!
Riguardo al ridipinfere, è l'arte delle bimbe sdocchione. Poi crescono, e continuano a ridipinfere anche da grandi.

grazie Zena e saluti
Solimano

SIlvia ha detto...

Io sdocchio moltissimo, malgrado sia una cornacchiona ormai:)

p.s. mi par di capire amica mia, che la casetta in questione non ti piace proprio:) Poi sono d'accordo che rosa mortadella coi lardelli potrebbe risultare indigesta pure a me che amo i colori ma soprattutto la mortadella. (Veroni, Solimano, solo Veroni)
Ma, se i proprietari, che hanno avuto "questo bel véder", stanchi del rosa, passassero al verde pisello? Perchè ho imparato che al peggio non c'è mai fine. Allora io preferirei color mortadella, di sicuro:)

Anonimo ha detto...

§§
Sì, Solimano: è vero...
Le connessioni forse sono già scritte e a spirale.
Altre volte le ricostruiamo noi con la pazienza di un approfondimento, di una interpretazione o di una donazione di senso.
Le bambine sdocchione, ad esempio, guardano e prestano sempre qualcosa: un guizzo, un pezzetto mancante, una somiglianza. D'altra parte il cielo è la prima lavagna per questi esperimenti, non credi?

§§
cara Silvia: nei miei incubi c'è una casa color cocorita o lugaron. Sì, forse il 'lugaron' è il peggio del peggio, perchè lavora in sinestesia con il gusto. Penso 'sto colore e la risposta è il 'danzon', voce assolutamente intraducibile perchè trattasi della chiamata a raccolta di tutta la saliva del mondo, con la sensazione aggiuntiva della pelle d'oca.

Per gli alloglotti:
lugaròn= ramarrrrrrro.

saluti, in ogni lingua e/o dialetto.
zena

Silvia ha detto...

Mi sono perdutamente innamorata della parola alloglotti.
Bacetti:)

Barbara ha detto...

Quello che descrivi è uno dei miei giochi preferiti.
Lo faccio spesso con mia figlia, trovare forme nelle nuvole, nelle macchie, perfino nelle nuvolette di polvere.
Poi capita che lei mi porti un foglio su cui ha fatto un disegno.
-Ti piace mamma?
-Oh, che bello, hai disegnato un orso con la crevatta?
-No, sei tu.