mercoledì 16 settembre 2009

Dov'è la vittoria?

Barbara




Quando andavo al liceo conoscevo una ragazza.
Lei diceva: -Io voglio andare in America, a lavorare nell'istituto XXX.
Io dicevo: -Io voglio andare a Londra, a lavorare nella casa editrice YYY.

Lei c'è riuscita. Vive in America e lavora nell'istituto XXX.
Io no. Sono rimasta nel mio paesetto, non lavoro nella casa editrice che sognavo e non ditemi che ci sono andata vicina perchè vi assicuro che il lavoro di libraia non assomiglia neanche vagamente a quello che avrei voluto fare io.

Finora ho sempre pensato che lei ce l'avesse fatta e che nella sua vita aleggiasse una specie di senso di vittoria, di trionfo.
Poi ho incontrato sua madre e c'ho parlato un pochino. La signora vede sua figlia solo una volta l'anno, ma quello che più la rattrista è che non può mai stare insieme alla nipotina. Ci parla tramite videochiamata, ma non può certo giocarci e tanto meno farle le coccole. Nei suoi occhi c'è una malinconia profonda.
Mia madre invece, da quando sono nati i nipotini, vive una seconda giovinezza. Fa e disfa, va di qua, va di là, legge favole, cambia pannolini come se fosse la cosa più divertente del mondo. E' allegra e vitale.

Questo mi ha fatto pensare che diventare adulti è davvero complicato.

Quando eravamo ragazze tutto era semplice: abbiamo un sogno, se lo realizziamo abbiamo vinto, se no abbiamo perso. Facile no?
Ma adesso la mia amica deve assistere al peso che la sua vittoria ha sopra le spalle della madre.
Io posso consolarmi della sconfitta vedendo quanta gioia ha portato alla mia.
Esiste qualcuno che ce l'ha tutto pieno, questo benedetto bicchiere?

4 commenti:

Solimano ha detto...

Barbara, il successo e il disastro sono due sinistri gemelli, così diceva (pressapoco) Kipling in una sua celebre poesia, il cui titolo inglese è If.
La vidi comparire sui muri degli uffici, questa poesia, quando in azienda cominciò la manfrina che ridusse il personale di circa 100.000 unità nel giro di due anni. Si trovavano di fronte ed un (ipotizzato) disastro e necessitava il ciucciotto di Kipling per reggere psicologicamnte: quando c'era il successo, ma chi se ne frega di Kipling?
Il problema della vita non è che non si ottiene quello che si vuole, ma che si ottiene quello che si vuole veramente dentro di sé, senza saperlo.
Per cui, chissà! Tu la vedi nell'ottica delle vostre madri, ma guardala nell'ottica di voi figlie.
Qui da noi c'era una coppia di morosi più attaccati di quelli di Peynet. Carucci l'un con l'altro in modo naturalissimo. Poi ci furono le aspettative di carriera, riuscite per lei, meno riuscite per lui. E il bambinello viaggia fra Cincinnati e Monza e i genitori stanno divorziando. Perché? Aspettative mal poste, mentre bastava seguire l'acqua che scorre, coma fa il Tao. La vittoria non è la meta, la strada è la meta (come dicono i boy scout) solo che a volte va percorsa svicolon svicoloni, lasciando fare a lei, alla strada.
E comunque, un bicchiere vuoto non serve a niente, uno pieno trabocca rovinando la tovaglia, riempiamolo a metà, come fanno i camerieri.

grazie e saluti
Solimano

giulia ha detto...

Io avevo tutti altri sogni per la mia vita da quelli che ho realizzato. Ho capito che in parte i progetti li fai tu, in parte te li fa la vita con quello che ti offre o non ti offre. Sta a volte a noi saperli giocare al meglio.
Chi ci dice chi vince o chi perde? Io personalmente sono soddisfatta della mia vita anche se è andata in direzioni che mai avrei pensato andassero...
Quindi cara Barbara, forse non è detto che la tua amica sarà più soddisfatta di te. Chi lo sa?

Un abbraccio

Solimano ha detto...

Non mi ricordo chi l'ha detto: "Ci sono due drammi nella vita: il primo è non essere riusciti nel progetto che si aveva inizialmente, il secondo è esserci riusciti". Ha una sua verità, perché la vera meta è la strada (e il modo di camminarci).

A otto anni, scrivevo in un tema: "Da grande farò certamente il perito agrario". Non ci sono riuscito, ahimè.

saluti
Primo

Barbara ha detto...

Alla fine è nel mio carattere riderci sempre su.
Soprattutto dopo che Franti, per l'ennesima volta mi ha fatto vedere uno degli spezzoni di film che preferisce:

Frankenstein junior

C'è il professor Frankenstein che deve entrare nella stanza del mostro e dice ai suoi aiutanti:
-Qualsiasi cosa accada non aprite la porta, anche se implorerò e supplicherò.
Poi appena entra il mostro fe:
-Mwwwwww
e lui:
-Stavo scherzando. Non capite neanche quando uno scherza?


Ovvero:
Attento a ciò che chiedi perchè potrebbe avverarsi.

Vabbè, quella scena non la trovo su youtube, ve ne linko un'altra se volete farvi due risate:

http://www.youtube.com/watch?v=JKJMCHRcF3c