giovedì 23 luglio 2009

Il giorno in cui mio fratello non precipitò dalla finestra

mazapegul

Il minore dei miei fratelli ha quindici anni meno di me e, fin dalla nascita, io e mia sorella gli facemmo da babysitter. Con la nonchalance dei ragazzi, lo lasciavamo girare per casa e ogni tanto andavamo a dare un'occhiata che non si facesse male.
Un pomeriggio, il fratello aveva due anni e mezzo, passando per il corridoio vidi nel bagno questa scena orripilante. Fabiolino s'era arrampicato non si sa come sul davanzale e ora stava lì in piedi, tenendosi con una mano allo stipite della finestra e guardando tutto allegro il giardino, sei piani più sotto.
Mi misi una mano sulla bocca per non urlare, attraversai silenzioso e invisibile i quattro metri più lunghi della mia vita e, non appena fui a una distanza da cui fosse impossibile non avere una presa sicura, lo afferrai con forza e lo tirai giù dal davanzale. Cacciai un urlo che lo fece piangere per un bel pò di minuti, più ancora dell'inutile sberla che gli mollai lì sul posto.
Non ho mai pensato seriamante all'eventualità probabilissima che, invece di attendere che qualcuno lo andasse a prendere, fosse saltato giù nel vuoto; o che fosse inciampato nel tentativo di tornare sul pavimento. Le poche volte che ho sfiorato la possibilità col pensiero, mi sono sentito assalire dai sensi di colpa. "Ma come ho fatto a lasciare che s'arrampicasse sul davanzale?" La mera possibilità del disastro, anche molti anni dopo, basta a farmi ravvibridire.
Il giorno dopo un artigiano mise reti a tutte le finestre di casa.

PS Fabio, che s'è trasferito in Puglia con la fidanzata, dove fanno fotografie di matrimoni e video per le amministrazioni comunali, è diventato padre di Zoe, che non ha ancora compiuto la sua prima settimana.

11 commenti:

Amfortas ha detto...

Maz, questa tua memoria mi ha ricordato un episodio tutto sommato analogo che è successo col mio di fratellino. Si vede che i genitori si sono impegnati di più con noi più grandi :-)
Approfitto di questo spazio per salutare tutti. Non mi sono perso un post, dalle escursioni da entomologo di Maz alle diapositive dal Brasile di Giulia, passando attraverso l'impegno nel sociale di Solimano e le "avventure" delle due giovani mamme Barbara e Sabrina.
Bellissime le foto di Annarita! Sgnapis-Silvia mi fa impazzire con le sue ricerche della vasca perduta :-)
E tutti gli altri, che seguo anche sui rispettivi blog.
Ecco, tutto questo per dire che il tempo è tiranno, ma leggo sempre. Spero di tornare presto con qualche contributo significativo, chiedo scusa a Maz per questa invasione di campo.

Amfortas ha detto...

Ma Roby?

Barbara ha detto...

Maz, hai appena materializzato uno dei miei peggiori incubi. Ho il terrore del vuoto e sogno spesso i miei pargoli sull'orlo di un burrone. Riuscirò ad acchiapparli in tempo? Nell'incertezza mi sveglio urlando...

Ermione ha detto...

Devo dire che non ho mai avuto esperienze del genere con la mia sorella più piccola, ma certo diversi pensieri ed incubi che ancora ricordo, a quarant'anni di distanza.
Il finale su questo piccolo scavezzacollo di tuo fratello è rassicurante: fotografo di matrimoni (!) e giovane padre nonché, forse, giovane marito. Tutto è bene quel che finisce bene.

zena ha detto...

(da restare muti di paura retroattiva...)

mazapegul ha detto...

Amfortas, mai invasione di campo fu più felice. Sono (siamo) contenti di avere la tua invisibile presenza, e ancora di più quando questa si fa visibile. Sul tempo tiranno (credo lo sia anche per Roby), non c'è che da attendere tempi più democratici. Cos'era successo al tuo fratellino?
Barbara: sui miei incubi da genitore ho già detto. Ero sicuro di non essere solo. (Ho avuto anche incubi da figlio, di cui dirò magari un giorno).
Ermione, il fratello arrampicatore è padre, ma non formalmente marito. Con la compagna ha passato tutte i giorni degli ultimi dieci anni, tranne uno (mi ricordo che si chiedeva, prima che lei partisse per trovare dei vecchi amici: "ma riuscirò a dormire senza di lei?"), e non hanno ancora trovato una ragione per cui il matrimonio aggiunga saldezza a questo saldissimo legame. (Certo, per dei fotografi di matrimoni è un pò strano).
Zena: già, ci sono dei bivi in cui la vita ha preso la strada giusta, ma (mi) viene ancora da pensare a come sarebbe stato se avesse preso la via sbagliata. L'insegnamento è: non sottostimare la mobilità dei fanciulli (e non lasciarsi mai prendere dal panico!).
Maz

Solimano ha detto...

Alla ricerca della vasca perduta...Paolo, non esagerare col farmi ridere, che mi slogo la mascella!
Con Roby ci siamo scritti un po' di giorni fa, non mi sembra che ci siano ombre fra noi, solo scelte e priorità sue, che col tempo possono cambiare. A me farebbe piacere che scrivesse, e Roby lo sa, come lo sanno Stefania, Massimo e Ottavio e anche altri. Ciò detto, ognuno deve sentirsi libero di fare come crede, me compreso. Non mi va di insistere dando un'impressione di debolezza fastidente, non mi piacerei e mi piace piacermi. E non servirebbe a niente. La regola vera la sappiamo, è una sola, empatia dialettica, hic Rhodus hic salta. "Nutro fiducia", diceva Facta... che poi arrivò Mussolini.
Ma in fondo tutto bene, salvo che fa un caldo boia, persino in casa mia, ed è tutto dire. Ho voglia di chinotto e di cocomere più che di scrivere.

Màz, un vero fotografo si matrimoni non può sposarsi: deve essere super partes, sarebbe in conflitto d'interessi.

Sul tema del post, mi stendo come un tappetino su ciò che ha detto Zena.

saludos
Solimano

sabrinamanca ha detto...

Era mia sorellina di due anni, si era arrampicata sul radiatore e pendeva allegramente dal davanzale, spingendosi sempre più all'esterno, per vedere meglio.
Mia madre ha fatto come te e io ci penso sempre da quando c'è mia figlia. Ma anche se ci pensi spesso ci sono momenti in cui ti rilassi e sono quelli che possono costare la fine del mondo...

Saluti a Paolo, ti capiamo, io almeno, ti capisco e se qualcuno manca dal blog io mi preoccupo solo che non abbia problemi, per il resto, evviva la libertà!

Silvia ha detto...

Allora auguri vivissimi a tutti voi e soprattutto a Zoe, che deve anche allo zio la sua vita:)

Io sono saltata sulla sedia nel momento in cui l'hai afferrato Maz!
Col cuore in gola.

Quando avevo molte più lavatrici da fare, ero abituata a dividere i panni in terra, suddivisi per colore e tipo di tessuto e per rendermi conto anche della quantità di lavaggi, sempre perchè si ha tanto tempo a disposizione:)
Allora avevo le Cleo piccola che ovviamente come spesso fanno i cuccioli di animale cercava ogni cosa che avesse il nostro odore per dormirci sopra. O sotto.
Presi il mucchio delle lenzuola, già scosse in precedenza, e le buttai dentro la lavatrice, poi chiusi l'oblò.
In quel momento però mi chiesi dove fosse finita la Cleo che mi trottava sempre vicino. La chiamai a lungo e la cercai ovunque, e quando cominciai a disperare ebbi l'intuito di guardare dentro la lavatrice. Era addormentata, appallottolata, non più grossa di un pugno di mio marito, in mezzo alle lenzuola pronte per il lavaggio...
Ancora oggi, che è morta da più di un anno e ne sono passati quasi venti da allora, mi chiedo come avrei potuto sopportare la sua perdita per una mia disattenzione così marcata. Mi rendo conto che la Cleo non è paragonabile ad un fratello, piccolo per giunta, o a un foglio, ma i sensi di colpa non vanno tanto per il sottile e non guardano in faccia nessuno. E' andata bene. Molto.

Un bacio di benvenuto alla piccola Zoe.
(il mio babbo si chiama Zeo)

annarita ha detto...

Questo è un argomento per il quale non mi sento mai pronta. La caduta da una finestra è un incubo terribile forse tanto quanto la caduta di un cancello automatico e Dio sa se purtroppo sono freschi nela memoria terribili fatti del genere nella cronaca attuale. Forse esagero, e quest'aria un po' leggera ci voleva, ma il pensiero mi corre a certe notizie e non posso farci niente.

mazapegul ha detto...

Solimano: i fotografi di matrimoni sono quelli che fotografano i matrimoni di quelli che non se li fotografano da soli (e, per evitare il paradosso, non si sposano).
Sabrina: ebbene sì, la distrazione c'è (quasi) sempre, e non è -per grazia divina- quasi mai fatale. Quando leggo sui giornali delle tragedie che coinvolgono i bambini, il primo pensiero (anche mio) è: "ma come hanno fatto a distrarsi gli adulti?" Invece, lo so (è il secondo pensiero), ci si distrae.
Io sono rigorosissimo con i bagnetti: non ci si deve assentare neanche un secondo, neanche se l'acqua è alta una spanna. I bambini di uno-due anni fanno miracoli motori, ma non riescono a recuperare la posizione per respirare se cadono con la faccia sott'acqua. Ma su altre cose è più difficile: una porta lasciata aperta sulle scale, per esempio, o del sapone liquido lasciato per terra in bagno.
Annarita: non volevo essere leggero, anzi. L'impressione di leggerezza viene forse dalla scrittura di getto.
Nella "Solitudine dei numeri primi", uno dei personaggi principali deve costruirsi una vita attorno al buco di aver lasciato sola la sorellina disabile a lui affidata, poi sparita (sicuramente morta). E' la cosa più vera che ho trovato in quel romanzo: il buco, e la vita che uno ci costruisce attorno.