lunedì 27 luglio 2009

Ci sono andato

Solimano

"Ho pensato di invitare le coppie di sposi, dei quali ho assistito il loro matrimonio, quelli che ancora sono insieme, ma in particolare quelli che nella sofferenza e nella ricerca non hanno potuto continuare".

Così aveva scritto Arrigo, nel piccolo sito che avevano fatto per festeggiare i suoi cinquant'anni di strada. E questo fa capire com'è fatto.

Ci sono andato, ma di partenza ho commesso due errori.
Avrei fatto bene a fermarmi a Reggio Emilia e schiodare a viva forza Silvia per portarla con noi. A naso, ci si sarebbe divertita un mucchio.
Avrei fatto bene a procurarmi il numero telefonico del Màz, per invitarlo sabato a Pioppe di Salvaro e ancor più domenica mattina a girare assieme nel centro storico di Bologna per due ore. Vabbè, ho sbagliato, succede.
Metto volutamente le immagini più piccole che posso, in modo che non ci si capisca niente e si sia costretti a cliccarle per curiosità.
Ad Arrigo hanno fatto un regalo: un libro contenente molte parole che ha detto o scritto in tutti questi anni. Solo che Arrigo non è cambiato: all'inizio il libro doveva essere di duecento pagine, ma lui continuava a tirar fuori dalla testa o dalla cantina altre robe, ed è diventato un libro di seicento pagine. E Luigi Bettazzi (85 anni), da sempre spiritoso, ha detto ad Arrigo di fronte a tutti noi: "Tu sei naturalmente gentile, anche troppo: non era indispensabile che tu mi inviassi una email con allegato un file di seicento pagine".

Poi Bettazzi, elegantemente biancovestito, ci ha racccontato una storia:

"Arriva in Paradiso uno che per tutta la vita ha aspirato ad andarci per conoscere finalmente Adamo e fargli una domanda. Lo trova, e il dialogo si svolge così:
-Dietro la storia della mela, c'è una pulsione di orgoglio?
-No.
-Una faccenda di invidia?
-No, no!
-Ho capito, è una storiaccia di sesso!
-Manco pe' gnente, anche se tanti lo pensano.
-Allora, che tipo di peccato è?
-Volevo fare un peccato originale, tutto qui. E l'ho fatto!
"

Tutto si è svolto in un fecondo disordine. Mi spiego con un esempio.
Eravamo in duecento, ed ognuno voleva la dedica di Arrigo sul libro. Ci si mette in fila, è normale. Solo che Arrigo è fatto diversamente dagli altri autori di libri. Non sta seduto di là dal tavolo, ma sta in piedi dalla nostra parte. Così ci può abbracciare tutti e tutte, uno per uno. Poi gli dai in mano il libro per la dedica. Lui prende il libro, si volta verso il tavolo su cui appoggia il libro e zitto zitto si mette a pensare a cosa scrivere, nella dedica per te. Infine, quando si è convinto, scrive, e ti ridà il libro. Altri abbracci etc etc.
Questo ha voluto dire che i tempi si allungavano, non si finiva più, di fare la fila. Un bel guaio, però del tutto apparente, perché le persone devono pur spendere il loro tempo, e quale occasione migliore per conoscere amici di Arrigo in una fase diversa dalla tua? Amici per il deserto, per l'India, per la Cambogia, per Sarajevo, per Monte Sole (Marzabotto è dieci chilometri prima di Pioppe di Salvaro), per l'omelia di un recente matrimonio...
Le immagini si spiegano da sole, due parole solo sulla Tabula Gratulatoria (bel nome!), quelli che hanno offerto il libro. Si vede che prevalgono le coppie, ma la prevalenza è ancora maggiore: dove c'è un nome solo, le persone spesso sono due. L'altra apparentemente non c'è più ma è una presenza quotidiana, eh sì!
Ecco due righe molto semplici dalla omelia che Arrigo ha fatto il 29 marzo 2008 a Dozza Imolese, per il matrimonio di Ulisse e Marta:
"In questo momento sono a fare da altoparlante: quello che dirò sono parole che Marta e Ulisse avrebbero voluto dire, ma non vogliono pretendere troppo dalla loro emozione di oggi".

Desidero ringraziare in particolare due persone, niente nickname, per stavolta: Maria Silvia Minguzzi Zilio e Carla Manaresi. Sanno perché le ringrazio, senza bisogno che lo spieghi qui.

12 commenti:

mazapegul ha detto...

Solimano, questo tuo post (ne ricordo un altro sullo stesso prete) va, per vie anche storte, verso bersagli forse inaspettati. Non solo quello, voluto, della coppia di Dozza (adesso occorre che li cerchi, senza dir loro di come ho saputo di loro). Ma anche la presenza di mons. Bettazzi, che sposo' mio padre e mia madre, all'epoca militanti della FUCI. (Anche loro raccontano del sense of humor per niente curiale del mons., tutt'altro che scherzi da prete). Mi piace che il tuo don volesse, se ho ben capito, i divorziati e i separati assieme a quelli il cui matrimonio e' rimasto indissoluto (mio padre e mia madre, per esempio). (E, da quell'angolo di residuo dialogo che c'e' nella chiesa, il card. Martini ha invitato a un vero e proprio Concilio per i divorziati).
Ah, il mio numero di telefono! Avrei portato Angelica a fare un giro a piedi per Bologna e a conoscerti (mi sa che e' passato troppo tempo dall'ultimo incontro perche' si ricordi di te in persona). Ma non sara' l'ultima volta che vieni in zona: ci saranno le occasioni per provvedere.
Auguri vivissimi (e complimenti) per il proseguimento del cammino tuo e di Maria (di cui imparo adesso il nome),
Maz

Silvia ha detto...

Sarei venuta molto volentieri Solimano:)Perchè la mia vita richiede incontri inaspettati per essere messa in ordine a volte:) E perchè mi piace percorrere strade sconosciute, s'impara sempre qualcosa di nuovo ed è per questo che siamo su questa terra. Anche. Poi sono reduce anch'io da una festa per i 50 anni di sacerdozio, ma di tutt'altro tenore purtroppo.
Però ho incontrato dopo alcuni decenni, io ero una bambina, un Monsignore che stimo molto. E mi ha allargato il cuore.
Dove posso acquistare questo libro?

Habanera ha detto...

Non me ne vogliano Silvia e Màz ma credo che tu abbia fatto bene a non coinvolgere altre persone in questa particolare occasione.
Eri lì con tua moglie Neira ed era un momento vostro, da vivere in due.
Che belli che sono Don Arrigo e Mons. Bettazzi. Bellissimo tutto.

Grazie, Solimano
H.

Melinda ha detto...

Neira! (Mi era venuto il dubbio). Dì a Don Arrigo che a volte anche i santi scrivono come i medici.

Solimano ha detto...

Mia moglie si chiama Neria, ma non preoccupatevi, quando cominciammo ad uscire insieme sbagliavo nome anch'io...
Nome rarissimo, esiste quasi solo a Bologna, come il maschile Nerio.
La cosa buffa è che la sorella di mia moglie (da cui siamo andati a dormire) abita a Bologna in via Irnerio, glossatore medievale.
Habanera, il momento l'abbiamo vissuto in duecento, di cui una trentina di bambini, e quindi Silvia e Màz ci sarebbero stati bene. Ne avrei da raccontare... c'era la fila anche per andare a prendere da mangiare, sotto un telone, perché tutto si è svolto all'aperto. La direzione delle complicate operazioni ce l'aveva una donna, non so se più imperativa o spiritosa, la tipica arzdora. Il colpo finale è stato quando ha detto: "Adesso, i dolci!" e sono sbucate fra i tavoli le bambine con i vassoi, senza bisogno di fila (ne avevamo fatto troppe). Però la fila più divertente l'ho vista nella casa parrocchiale: sette signore sette assai distinte in fila una dietro l'altra per andare nella toilette del prete. Ho sghignazzato senza ritegno.
La faccenda più impressionante è stata che nessuno, dico nessuno, fra i tanti che hanno parlato, ha fatto il minimo accenno ai noti accadimenti berlusconiani ed al silenzio dei vescovi e dell'Avvenire. Non per ritegno, diplomazia, moderatismo o che, ma perché in una giornata così anche solo pensare a quelle robe era impossibile.
Ottima giornata, i cristiani esistono ancora e ciò li testimoni, come diceva il Belli. Per me, quando sentono Bagnasco e Ruini, fanno un lieve sospiro poi dicono: "passerà anche questa, ne abbiamo viste tante". E tornano al consueto darsi da fare intelligente.
Unico guaio: sono andato con le scarpe della festa, ci volevano le Reebock , ancora meglio i sandali Birkenstock. Un mal di piedi! Camminare sui prati con le scarpe da festa ... qundo c'erano dei professori e degli ingegneri in braghe quasi corte. Le signore no, una più bella dell'altra, ça va sans dire!
E' girato fra i tavoli il quadernone bellissimo dove ognuno scriveva un pensiero per Arrigo. Io ci ho scritto: "Arrigo, e mo' che ti ho ritrovato, chi ti molla più?" Lo scandalo vero è l'aspetto di 'sto prete giramondo: sembra uno massimo massimo di quarantottanni, per me hanno le beauty farm segrete col nome latino, come la Tabula Gratulatoria. Uno degli interventi più seguiti è stato quello di Arturo Paoli: novantasette anni! Piegato in due dall'età ma ha chiuso dicendo: "Il punto non è amare Dio, ma accorgersi che lui ci ama". Anni e anni nel deserto si è fatto, si vede che fa bene alla salute. Furbacchioni, avercene.

grazie e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

Neria: deriva da Nerio o Nerienes, divinità italica e, secondo il mito, sposa di Marte. Il termine "nerio", secondo Gellio, nella lingua degli antichi Sabini significa "vis et fortitudo", ossia "valore e forza"

Neria is a Zimbabwean film made in 1993, written by the novelist Tsitsi Dangarembga. It is directed by Goodwin Mawuru and the screenplay was written by Louise Riber.

Neria è nome proprio femminile in almeno due lingue: la mia ignoranza non è scusabile!

Saluti a Neria, che magari conoscerò un giorno o l'altro.
Maz

Habanera ha detto...

Ops, Neria!
Arrigo lo ha scritto benissimo (sono andata a rivedere) ma ognuno di noi lo ha letto a modo suo, forse perchè non lo aveva mai conosciuto prima. Eppure è un bellissimo nome, peccato che sia poco usato.

Rinnovo i saluti e gli auguri
H.

sabrinamanca ha detto...

Mi sono commossa. Pensando ai vostri cinquant'anni insieme e a un testimone affettuoso che non vi dimentica. Magari li avesse incontrati mia madre due prelati come si deve, ora non starebbe farneticando e direbbe anche lei: ne abbiamo viste tante, passeranno anche queste...credo che tanto tempo passato insieme sia ciò che si avvicina di più alla conoscenza dell'altro, senza mai esserlo totalmente (altrimenti, chissà, stare insieme perderebbe un po' del suo mistero...)

Solimano ha detto...

Sabrina, cinquant'anni sono per Arrigo, per noi sono solo quaranta, praticamente ieri.

C'è stata una cosa buffa. Hanno dato retta ad Arrigo e c'erano anche delle coppie spaiate. Solo che, a distanza di decenni ho perso il conto, non ero informato sul divenire dei matrimoni altrui (forse anche del mio).
Così, a scanso di equivoci, ho deciso di fare il diplomatico contegnoso (parte non facile).
Perché il rischio di dire: "Guarda tua moglie, sembra una ragazzina!", scoprendo poi che si trattava della seconda moglie, beh, non volevo correrlo. Perché io venivo da fuori, a Bologna più o meno i vari movimenti li sanno, e quindi si regolano.

Mi piacerebbe sentire che ragionamento farebbe Arrigo sul delicato caso del battesimo sollevato da Barbara. Ma immagino cosa direbbe, dopo aver soriso.

grazie e saludos
Solimano
P.S. Ma ci vuol tanto a capire che se una coppia scoppia non lo fa per divertimento?

Amfortas ha detto...

Accidenti, pensate che io non sapevo neanche che Solimano fosse sposato!
Quarant'anni sono davvero tanti, complimenti.
Un mio amico si chiama Nerio, mentre è la prima volta che sento di una "Neria": non trovo traccia di un simile nome neanche nell'opera lirica, che pure annovera nei suoi libretti nomi stravaganti!
Ciao a tutti!

annarita ha detto...

Solimano, in un primo momento credevo che il tuo don Arrigo si rivolgesse ai vedovi e alle vedove, poi il commento di Maz e la tua risposta mi hanno fatto vedere una migliore e più aperta prospettiva. È il primo sacerdote che mi capita di apprendere comportarsi così, che bella persona! Anche io avevo letto Maria come nome di tua moglie, ma ho avuto tutto l'agio per riprendermi dall'errore leggendo tutti i commenti. Davvero un nome insolito, non lo avevo mai sentito. Che bello indossare un nome originale, sicuramente adatto ad una persona speciale come lei di certo deve essere. I più affettuosi auguri a tutti e due.
P.S. Alle annotazioni di Maz aggiungo Neria De Giovanni, famosa studiosa della Deledda.
Salutissimi, Annarita

mazapegul ha detto...

Mi sono accorto ora di aver messo i miei genitori tra i matrimoni indissoluti, mentre invece si tratta di matrimonio da lungo tempo dissolto. Ho messo la parentesi nel punto sbagliato.