sabato 9 maggio 2009

La testa nella boccia di vetro

Annarita


Ci sentiamo stanchi e sfiduciati. Io sono d'accordo con quanto ha sempre detto Solimano in molti commenti che ha fatto. Bisogna imparare la politica dei piccoli gesti, dobbiamo sforzarci di uscire da un terreno di scontro che non porta a nulla e impegnarsi nel nostro piccolo ogni volta che lo possiamo.

Ho quotato queste parole di Giulia perché rispecchiano bene ciò che è il mio sentire, da troppo tempo a questa parte.
Ho la sensazione che in troppi si viva, non so più se perché costretti dalle circostanze o per propria deformazione personale, con la testa infilata in una boccia d'acqua piena di pesci rossi.
Si vede tutto distorto e deformato e i pesci rossi, che potrebbero essere le idee in libertà, spesso non sono di grande aiuto, anzi nella maggior parte dei casi sono un intralcio.

Mi sono stancata di affrontare persone che tuonano contro i mala tempora e poi sono i primi ad arroccarsi nella difesa dei loro piccoli privilegi.
Mi sto vanamente stancando di essere gentile, compensiva, disponibile e responsabile quando gli altri raramente lo sono.
Dico vanamente perché per mia natura e per consapevolezza so che non smetterò di comportarmi come ho fatto finora, ma mi domando quando e come si comincerà a vedere qualche risultato della politica dei piccoli gesti di cui giustamente parla Giulia.
Non so se a voi fa il medesimo effetto, ma un gesto corretto, una parola gentile, un atto civile a volte appaiono come qualcosa di straordinario nel nostro vivere quotidiano, qualcosa che ci dispone meglio per l'avvenire. Peccato che l'effetto sia breve e temporaneo.

È facile sentire per strada o sui mezzi pubblici il solito laudator temporis acti che tuona contro la mancanza di senso civico delle nuove generazioni, tralasciando un piccolo, ma importante particolare: la mancanza di senso civico ha accompagnato la vita dell'uomo nella stragrande maggioranza delle sue attività sin dagli albori della vita. Perché dunque tutto ciò suscita meraviglia?
Probabilmente perché non ci si capacita che quello stesso uomo, in grado di scindere l'atomo e di arrivare su un altro pianeta, non sia in grado di rapportarsi civilmente con gli altri nella vita di tutti i giorni.

Io temo che ciò derivi da una sorta di assuefazione a tutto ciò che di sbagliato vediamo intorno a noi, in politica, sul lavoro, nei rapporti interpersonali.
Come se oramai una sorta di atavica stanchezza interiore ci impedisse di agire e di reagire.
Sto scivolando pericolosamente verso la china del più bieco moralismo e mi faccio paura da sola.
Il nostro ego sta diventando sempre più ingombrante, a discapito di quello altrui e alla faccia della buona armonia con l'es e quindi dell'equilibrio del super ego. Spero che le mie vecchie riminiscenze di psicologia non mi abbiano tradita.

Per saltare di palo in frasca, tutto questo preambolo riflessivo motiva in parte il mio immusonito e silenzioso defilarmi dalle stanze e da altri luoghi di socializzazione. Persino al lavoro mi accorgo con orrore di essere entrata nella fase di perenne scontento dell'una parola è poca e due sono troppe. Osservo e taccio ruminando come una stanca mucca transalpina.

O.T.n.1. Solimano, I tre animali che mi vengono in mente sono il cavallo perché lo associo più di ogni altro al senso di libertà, la formica perché lavora tanto e non si lamenta mai, la farfalla per la bellezza che non ho e che a volte desidero, [credo per pura vanità, visto che ho fatto pace con me stessa e con il mio aspetto da parecchi anni e non posso certo pretendere di migliorare ad ogni candelina in più che spengo :-)]




O.T.n.2 Quasi quasi mi dimenticavo di dare la risposta all'ameno indovinello di qualche giorno fa, anche se il sagace Dario mi ha preceduta. Si tratta proprio di appaia-calzini come dice lui, una rivoluzione domestica che ha contribuito a risollevare il mio umore, evitandomi snervanti tentativi di appaiamento, spesso miseramente falliti, con conseguente imbarazzo di vedere addosso al consorte o a me stessa (visto che ho sostituito i femminili collant con i più maschi e pratici calzettoni) due indumenti di aspetto leggermente diverso, che pure sullo stendino sembravano subdolamente uguali. Va da sé che le rare volte in cui decido di indossare una divisa più femminile, faccio uso dei collant, state tranquilli. Non mi vedrete mai in gonna e calzettoni ad imitazione di uno scozzese in costume tradizionale!




9 commenti:

Solimano ha detto...

Eppure... eppure... Annarita, avrei puntato cento euro sui segnalibri, e non sugli appendi-calzini. Ne comprerò alcuni, di codesti oggettini e proverò ad utilizzarli proprio come segnalibri. Hai visto mai che si apra una nuova Area di Mercato (tutto maiuscolo)? Ci faremo ricchi, siori e siore, la gente comprerà libri a caterve non per leggerli (non sia mai!) ma per utilizzare sì mirabili segnalibri intorcinati.

Guarda che il conflitto fa parte della vita. E' indispensabile, guai se non c'è. Che poi sia moderato e regolato è meglio,ma senza conflitto non si va avanti. Esiste il Sì ed esiste il No.
Dalle accademie, tutte basate sul che bello stare insieme, non è mai uscito un libro degno di essere ricordato. Ed i film finivano con l'Happy End, perché dopo il lieto fine non c'è più nulla da raccontare. Aggiungo che, nella situazione attuale, sui No da dire ogni giorno c'è solo l'incertezza della scelta.

grazie Annarita e saludos
Solimano
P.S. Ma d'estate, porti calzettoni e collant? Spero di no. Io non vedo l'ora di uscirmene coi sandali Birkenstock (Made in Germany) e con i piedi scalzi: un fratacchione libertineggiante.

Silvia ha detto...

Per un momento tesoro ho temuto che girassi con le calzette corte e le gonne a metà ginocchio. Che poi a dire il vero, non sono così male se, se e se...Troppi se, meglio i collant.
Io ho imparato da un po' a girare col sorriso stampato in faccia. Funziona.
Ora mi dirai: ma che cavolo c'entra col mio post? C'entra perchè secondo me fa parte dei piccoli gesti, e sono tanti, che bisognerebbe compiere dalla mattina appena svegli. A volte besta davvero poco, alzare o abbassare i lati della bocca, produce al contempo una qualità di umore differente. Piccolezze è vero, ma rende l'idea di quanto si possa fare per questo mondo anche dalle cose minime. Poi le persone anziane sono molto sensibili ai sorrisi. E' evidente che non glieli rivolge più nessuno.

Con le mutande c'ero quasi arrivata:)
Buona serata cara:)

Anche io ho i Birkenstock, turchesi:)

Habanera ha detto...

Sull'appaia-calzini non avrei scommesso un soldo bucato, invece era proprio quello. Non ci sarei mai arrivata.

Su tutto il resto del tuo post concordo in pieno e ti capisco, provo anch'io la stessa sensazione.
Ma se imparassimo, una buona volta, ad essere gentili, comprensivi, disponibili e responsabili solo con chi lo è altrettanto con noi?
H.

giulia ha detto...

No, non ci sarei mai arrivata agli appaia-calzini: però sono utili

"Non smetterò di comportarmi come ho fatto finora, ma mi domando quando e come si comincerà a vedere qualche risultato della politica dei piccoli gesti" Io penso che un risultato è che noi stiamo meglio... Io sto meglio se non perdo il senso del "mio essere al mondo" e per questo ho smesso di aspettarmi qualcosa dagli altri. Essere arrabbiata non fa bene prima di tutto a me.
Parli di "assuefazione a tutto ciò che di sbagliato vediamo intorno a noi" e dici bene. Mi viene in mente sempre Hanna Arendt e la sua "banalità del male". E' per questo che bisogna "star fuori" anche dalla logica della reazione ai gesti degli altri, perchè alla fine si corre il rischio di assomigliare a loro e giorno dopo giorno di diventare ciò che non vogliamo essere. oppure si fa il loro gioco "ritirandoci".
Parli poi del tuo "immusonito e silenzioso defilarmi dalle stanze e da altri luoghi di socializzazione" e qui forse sbagli. Se c'è un piccolo giardino dove possiamo parlare e sfogarci e trovare insieme qualcosa da fare, il coraggio di "essere", di dirci "ci sono gli altri, ma ci siamo anche noi", quel giardino dobbiamo coltivarlo ance se piccolo, anche se sembra insignificante.

Dario D'Angelo ha detto...

Fare quello che è nelle mie possibilità (per le mie possibilità, per la mia età, per la mia indole...), credo sia solo un gesto di coerenza :-)

ps1 Sulla foto confesso che ho imbrogliato :-P ... una zummata sull'immagine, una ricerca sul produttore e tutto si è appalesato ;-)Io avevo pensato a qualche arma ninja :-)

ps2 Trovo sexi le donne con i calzettoni :-)

Silvia ha detto...

...Parli di "assuefazione a tutto ciò che di sbagliato vediamo intorno a noi" e dici bene. Mi viene in mente sempre Hanna Arendt e la sua "banalità del male". E' per questo che bisogna "star fuori" anche dalla logica della reazione ai gesti degli altri, perchè alla fine si corre il rischio di assomigliare a loro...


Concordo Giulia. Anche se il senso d'impotenza è quello che prevale secondo me.
Si rimuove per non soccombere, perchè di fondo si sente di non poter modificare niente.
Per questo, ogni piccolo risultato aiuta ad uscire da questo stato magmatico e deleterio.
Che oltre a non far bene a noi, fa male a tutto il resto del mondo. E c'è chi sta male davvero.

Silvia ha detto...

Dario i calzettoni sono una cosa, i calzini bianchi sotto una gonna al ginocchio, per esempio marrone, con un paio di sandali francescani sono un'altra.
Poi li hanno fatti diventare di moda e ci si abitua a tutto, è vero. Ma che non mi si dica che stanno bene a chiunque e perunque perchè non è vero.
Come i calzoni con vita a giro inguine di cui non se ne può più. Si vede troppa carne daventi e dietro e carne spesso strabordante.
Poi per carità, ad ognuno le sue libidini:)

mazapegul ha detto...

Questa è una delle invenzioni più intelligenti dell'universo (lo dice uno che ha decine di calzini spaiati senza speranza). L'aspetto dell'oggetto ha anche un ché di new age, a dire il vero.
Ciao Annarita,
Maz

mazapegul ha detto...

Venendo alla parte più impegnativa del post, Annarita, io credo che ci sia un mobile equilibrio tra la "piccola cosa", quella alla nostra portata, e il pensare in generale, anche questo alla nostra portata. In noi c'è una tendenza al male (lasciamelo dire così, moralisticamente), così come c'è una tendenza al bene. La tendenza verso il male -che ci deprime quando pensiamo al mondo in generale- non dovrebbe scoraggiarci, ma renderci più saggi e realistici nel valutare la possibilità di cambiare, a forza di piccole cose, il mondo che ci sta attorno. (Tenendo sempre presente che in tutti noi si annidano fortissime ambivalenze, che del bene e del male se ne fanno un boccone).
Ciao, Maz