domenica 15 febbraio 2009

In ricordo a Marisa Sannia

Giulia


Oggi Marisa Sannia avrebbe compiuto 62 anni, un anno fa le ho parlato al telefono… e oggi questo tipo di comunicazione si è interrotta. Pochi mesi se n’è andata. ma oggi voglio condividere con voi il ricordo vivo che ho sempre di lei.
Marisa era una mia amica, l’ho conosciuta quando avevo 18 anni sui campi di pallacanestro. Ma era anche un personaggio pubblico. Era conosciuta, è stata molto popolare negli anni 70. Poi si è ritirata dal mondo dello spettacolo che non era per lei, ma ha continuato a cantare e ha cominciato a comporre canzoni. I mass media non sempre le hanno fatto onore, hanno saputo apprezzare e dar rilievo ai suoi ultimi CD. Eppure nelle sue ultime canzoni c’è lei, c’è la sua anima, c’è quello che ha sentito, pensato e ciò in cui ha creduto. E questo lei lo voleva comunicare.
Ognuno di quelli che l’ha conosciuta si porta dentro qualcosa di lei e quello che ha lasciato è lì a nostra disposizione: è la sua musica. Io mi porto dietro la sua semplicità, la sua assoluta onestà, il suo amore per la poesia.
E’ così che oggi voglio pensarla. Non so se esiste un’altra vita. So che Marisa è qui, dentro di me e mi parla, con la sua musica, con i ricordi. I ricordi sono miei e suoi, fanno parte di quella sfera privata che non si divulga, a cui non si mette il megafono, ma la musica è di tutti, è un dono che ci ha fatto, perché chi è disposto ad impegnarsi come ha fatto lei, senza nessun guadagno vuol dire che lo ha fatto per puro amore dell’arte. E quando ciò accade, questo è davvero un dono.
Vi lascio una sua canzone tratta da un Cd che aveva scritto su poesie di poeti sardi.



11 commenti:

Silvia ha detto...

Ascoleterei volentieri il pezzo se riuscissi. Il pc in questi giorni mi sta facendo impazzire.
Lessi tempo fa di questa vostra amicizia, forse in occasione della sua morte (condoglianze)e mi colpì molto, non perchè eravate amiche ma perchè devo ammettere che di Marisa Sannia io non ne ho più sentito parlare da moltissimi anni. E' bello da parte tua ricordarla con tanto affetto e portarla a noi sotto una luce "diversa". Già il fatto che cantasse della poesia sarda che io adoro, (presumo tratta dalla tradizione dei cantores)mi solletica l'interesse. Spero che il mio macinino si decida a collaborare. Ascolterei volentieri il brano. Non demordo.

Giulia ha detto...

Cara Silvia, grazie della tua attenzione. La ricordo proprio perchè era una persona che ha rifiutato il successo per fare ciò in cui credeva. Ha musicato molte poesie per esempio di Francesco Masala... Sono davvero molto belle, molto diverse dalla musica che eravamo abituate a sentirle cantare.
Penso sia giusto ricordarla almeno attraverso il blog
Un abbraccio e grazie

Roby ha detto...

Quando ho saputo della morte della Sannia, per me -che la ricordavo benissimo come cantante dolce e riservata- è stato un colpo. Aggravato dal fatto che la speaker di Radio24, evidentemente giovane e ignara, aveva pronunciato il suo cognome con l'accento sulla a: Sànnia. Una pena in più.

Dev'essere stata una vera fortuna conoscerla, cara Giulia. Purtroppo, anche il mio pc fa i capricci. Appena possibile, però, spero di poter ascoltare il brano che ci alleghi.

Baci affettuosi

Roby

Anonimo ha detto...

Ti avevo seguito sul tuo blog, quando ne avevi parlato, con l'affetto che nasce dal consentire.
Mi commuovo, come allora.
zena

Silvia ha detto...

Grazie a te:) Ho ascoltato il brano e mi sono commossa. Non ricordavo una voce così melodiosa. Mi ha ricordato la Carta in alcuni momenti.
Quando muore un'amica/o, muore una parte di noi, ma al contempo ne conserviamo in eterno la luce e la forza. Non ci fa sentire soli.
Un abbraccio.

annarita ha detto...

Le canzoni di Marisa Sannia appartengono alla mia infanzia e ho letto con commozione il tuo intenso ricordo. È bello poter ricordare con tanto affetto un'amica e farsi consolare dalla sua musica.

Solimano ha detto...

Per me, quando una persona muore non è vero che non c'è più. Non credo alla vita eterna, all'aldilà, credo che, come dice bene ancora una volta Laborit, noi dobbiamo stare attenti a non fare un funerale improprio in noi, perché, in noi stessi, nel nostro cervello, quella persona amata è ben presente in ciò che chiamiamo impropriamente ricordo, e che in realtà è una parte di noi stessi in cui, se vogliamo, continua ad esere presente, viva come l'esperienza che viviamo in questo momento. Occorre custodire, lubrificare, vedere i propri ricordi, non per preghiere o candele ma per essere ancora assieme a quella persona che vive in noi, adesso che non vive più di per se stessa. Non è una scappatoia, ma un fatto che possiamo sperimentare sempre, quando lo vogliamo (e se amiamo lo vogliamo e lo facciamo spesso).

grazie Giulia e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

Grazie Giulia: il PC di mia moglie funziona benissimo e ho sentito la canzone-poesia che al lavoro non ero riuscito ad ascoltare. Una scoperta, purtroppo tardiva.
Mi ha fatto anche impressione la genuina non-televisività della tua amica: un impaccio spontaneo -ma non impedente- che fa della breve intervista prima del pezzo un bellissimo minuto di televisione.
Grazie,
Maz

Barbara ha detto...

Io ho un rapporto difficcile con l'idea della morte, e questo perchè oscillo paurosamente tra la speranza in una qualche forma di aldilà e il dubbio che non ci sia nulla. Non credo in niente ma spero in tante cose, ma essendo la speranza solo un sentimento, che non da sicurezza, fuggo spesso da questi discorsi.
Mi colpisce e ammiro la tua serenità, spero con gli anni di materarne un pochina anche io.

p.s. Riguardo l'artista: non la conoscevo, ma forse ne ho un vago ricordo in qualche trasmissione di queste stile revival. Cantava "una casa bianca" ?

sabrinamanca ha detto...

Il post mi ha colpito per motivi tutti personali. Mio padre aveva il 45 giri di "casa bianca" e io lo passavo spesso mentre lui ne imitava la voce. Piu' tardi, spesso ci siamo chiesti che "fine" avesse fatto, in senso artistico.
Ho dei ricordi belli di mio padre legati a lei.
Mi ha colpito poi la sua morte, improvvisa, mi ha rimandato alla morte di una persona a me cara, anche lei sulla breccia per un momento e poi impegnata a creare qualcosa di valido, piu' in linea con il suo talento.
Per te, che eri sua amica, la sua morte ha tutt'altro senso, o non senso, chissà...

Giulia ha detto...

Grazie per i commenti... La ricordo perchè, come dice Solimano, continua a vivere in me. E continuo quello che lei più volta mi aveva detto: non le interessava il successo, voleva solo fare quello in cui credeva e avrebbe voluto certo condividere i risultati del suo impegno. Lei è rimasta per chi la ricorda legata a canzoni di Endrigo, a "la compagnia", canzoni molto belle, ma non era più quello il suo genere, era maturata, coltivava altre passioni come la poesia, l'interesse per il sardo e ultimamente per Garcia Lorca.
Quasi nessuno conosce questa Marisa ed è proprio quella che vorrei fare conoscere io, perchè davvero lo merita.
So che questo vorrebbe, perchè questo mi diceva con tanta passione e anche con tanta serenità.
Grazie a tutti, Giulia