giovedì 19 febbraio 2009

I colori che attraversano la nostra vita

Giulia



Guardo questo quadro, rivivo quelle giornate di giovanile entusiasmo in cui le bandiere rosse sventolavano alte con un forte valore simbolico di riscatto, giuste o sbagliate che fossero le rivendicazioni che le facevano muovere contro il cielo.

E’ astratto questo quadro di Giulio Turato e ai tempi di Togliatti un marxista non poteva essere un pittore “astratto”. Palmiro Togliatti levò contro di loro il famoso anatema pubblicato da Rinascita nel novembre del 1948: “Suvvia! Abbiate coraggio... dite ch' è nudo, il re, e che uno scarabocchio è uno scarabocchio…”.
Eppure quello che mi colpisce in questo dipinto è la forza che emana e che più di ogni realismo trasmette l’energia di quelle bandiere che sventolano. La folla non si vede ma è ben presente accalcata ed esultante. Bandiere sono unite da quella forza che scaturisce dal sentirsi uniti e solidali.
Ed in effetti, quando partecipavo a quel tipo di manifestazioni, erano le bandiere, il loro rosso, le linee invisibili che le univano che mi affascinava e mi trascinava.
Il rosso esprimeva l’aspirazione ad un rinnovamento, la speranza, la tensione verso un diverso domani
"Queste immagini, sensazioni, materiali, colori, memoria, illusioni, allucinazioni, forme, itinerari sono il mio bagaglio, aperto alla dogana del prossimo millennio." Così rifletteva Giulio Turcato sulle proprie opere in un breve scritto del 1985.
Quante immagini, quante emozioni, sentimenti, memorie sono legati a quello che oggi appare un lontano ricordo di cui molti oggi hanno quasi paura o vergogna parlare. Eppure i percorsi della storia sono tortuosi, della nostra storia personale forse ancora di più.
A volte pensando al passato mi sembra di addentrarmi in un labirinto da cui emergono qua e là immagini ed alcune sono più forti, più evidenti come quella qui rappresentata e che mi sembra oggi calpestata e quasi vilipesa. Criticare, guardare avanti non vuol dire disconoscere il lavoro, il travaglio di tante e tante persone come ci ha ben descritto Zena nel commento al post di Solimano
Queste bandiere in ciò che simboleggiavano hanno regalato alla mente degli uomini idee e valori su cui poi si è poco riflettuto e lavorato. Il rosso in politica oggi è stato messo ai margini, è comparso l'azzurro, il verde, ma ai margini è stato messo tutto il patrimonio culturale e politico che rappresentava.
Tutti hanno un sogno, quante volte l'ha detto Veltroni. Ma davvero i sogni non basta proclamarli, bisogna trasformarli in progetti, percorsi, proposte altrimenti le bandiere di qualsiasi colore siano sono solo panni che sventolano all'aria e che perdono tutta la loro forza simbolica.

9 commenti:

Silvia ha detto...

Al circo Massimo, l'ultima volta, sventolava un mare di bandiere bianche...bianche.

Ho pensato: non può durare.


Vorrei mio nonno.

Habanera ha detto...

Essere di sinistra è stata una mia scelta personale, non una tradizione di famiglia.
Mio padre era un liberale, antifascista e laico, che guardava con ironico distacco ad ogni eccesso di fanatismo, sia politico che religioso. Oggi si metterebbe le mani nei capelli, non saprebbe per chi votare.
Mia madre era una cattolica convinta per la quale non esisteva altro partito che la Democrazia Cristiana.
Io, in tutti questi anni, ho seguito il mio cuore ed era un cuore rosso e appassionato.
Oggi mi guardo intorno e non lo sento più palpitare questo cuore. E' sommerso da bandiere bianche, discorsi vuoti, discorsi pericolosi, connubi innaturali con BinettiRutelliRatzinger.
Abbiamo perso l'anima, perso i nostri valori, dimenticato le lotte costate tanto sangue e tanto dolore. Era prevedibile che si sarebbero persi anche i voti.
Gli elettori di sinistra, quelli che ci hanno davvero speso il cuore, sono molto esigenti, non li si può abbindolare con le chiacchiere.
H.

Solimano ha detto...

Però a me il rosso non ha mai fatto pensare alla politica, ma all'amour passion, come nell'unica poesia degna di questo nome che ho scritto:
...
rossa bandiera dorata
sull'alto
delle mura private di finestre
...

(veramente ce ne sarebbe un altra mezza, ma vabbè).
Riguardo il commento di Zena, certamente condivido la fattività intelligente, ordinata e personalmente disinteressata di tante persone, ed ho messo qui parte di un Ritratto di virtù di Isa Melli in cui un organizzatore di feste dell'Unità racconta le sue esperienze.
Però occorre procedere distinguendo con accuratezza. Punto primo, quel dio ha fallito (mentre non ha fallito il riformismo fattuale emiliano, toscano etc).
Punto secondo, è successo un fenomeno singolare, che sembra succedesse spesso quando un prete si spretava, che andava subito in un bordello, nell'ottica dio non c'è, è permesso tutto.
Hanno smesso di credere a quel dio e si sono messi a fare discorsi, ad esempio sul mercato, di una spregiudicatezza di cui io, cresciuto a pane, mercato e americani, mi vergognerei.
"Non c'è più amore!" diceva quel furbacchione di Bossi, avendo a suo modo ragione.
Eppoi il discorso degli stili di vita. Lo so che è un discorso moralico, ma per me è importante, e mi sembra che Prodi, con tutte le sue gaffe e i suoi errori, avesse uno stile di vita che molti di questi non hanno, e io non ci credo, a persone con un certo stile di vita, non mi faccio menare per il naso.

grazie Giulia e saludos
Solimano

Giulia ha detto...

hai ragione Silvia, dimenticavo le bandiere bianche...

Habanera anche per diventare di sinistra è stata una mia personalissima scelta, con scontri relativi in famiglia.
Il mio cuore è come tuo, per questo che il rosso mi piaceva anche in politica e non solo nella vita personale. Oggi mi sembra che certe bandiere abbiano tutto e niente dietro...(o meglio tanti interessi che nulla hanno a vedere con noi).
Solimano avevo letto il tuom post di Isa Melli... Sono molto d'accordo con quello che dici sugli stili di vita e su quenato dici su Prodi.
Saluti a tutti,
Giulia

Habanera ha detto...

Solimano caro, il rosso è sinonimo di passione.
In amore come in politica.
La vita, la nostra vita intera, deve essere passione, o non è.
H.

Silvia ha detto...

Per Eluana (e ciò che ha rappresentato e per come è stata strumentalizzata) ho sentito un bisogno irrefrenabile come non mi capitava da molto tempo, di andare davanti alla Prefettura di RE tre sabati fa. Ho rivisto persone che non vedevo da quasi trent'anni, (aiuto) accorsi da tutta la provincia perchè avevano il mio stesso bisogno di essere lì. Ho parlato con loro e malgrado i decenni, la vita e tutto scopro che la pensano giusto come me. Mi siedo ad un tavolino di un bar con un'amica/compagna carissima e le parole che le escono dalla bocca sono le stesse che escono dalla mia. Giorni dopo, in centro, incontro casualmente dei compagni che non vedevo da una vita e sono sconvolti quanto me e disorientati quanto me, ma sempre lì, pronti come una volta a credere ancora.
Allora?
Allora? Ronza questa domanda nella mia piccola testolina. Possibile che debba andare tutto a ramengo? Possibile che mi si voglia far credere che la luna è una formaggia?
Io rivoglio i miei ideali in cui credere, rivoglio le mie battaglie sociali, culturali, del territorio da vincere e rivoglio l'avversario, preciso, definito brutto, sporco e cattivo (qui non faccio manco fatica) e che devo sconfiggere con tutte le mie forze.
E non da sola.
Se poi volessimo stare tutti a mucchio sotto un vessillo rosso, mi sentirei a casa.

p.s. i cattolici sono un confronto importante e fondamentale, ma sono un'altra cosa.
Sarebbe bene non dimenticarlo mai.

Giulia ha detto...

Cara Silvia, oggi ascoltavo il dibattito del PD... A parte il discorso di Francescini, gli interventi riproducono come dei rituali... le stesse parole, lo stesso tono, ma senza spessore moarlico (come lo chiama Solimano)... Non appassionano... stanno come dentro una casa che guarda ad un futuro dentro una casa chiusa...
Giulia

Silvia ha detto...

Infatti Giulia. E non se ne può più. Ci vorrà ancora molto prima che se ne rendamo definitivamente conto?

Solimano ha detto...

Giulia e Silvia, fateci caso: non se ne accorgono più, sono talmente coinvolti nei soliti giochi che non si rendono conto di quello che succede. Non parlano con le persone, né con quelle che votano di qua né con quelle che votano di là.
Qui a Monza, una sera in riunione uno salta su dicendo: "Questa città non ci ama!" E non era l'ultimo arrivato, oggi ha una carica importante in Conciglio Comunale. Gli ho detto: "Ammetiamo che sia così. E noi, cosa facciamo per farci amare?" Mi ha guardato storto, pensando che probabilmente io non avessi capito la sua logica profonda. Ancora una volta ha ragione Laborit, dicendo che l'inconscio è più vasto di quello che sosteneva Freud, che diceva (faccio il semplicione) che è una specie di sgabuzzino in cui si mettono le cose con cui non riusciamo a fare i conti. Nell'incoscio di Laborit ci sono anche le abitudini: si continua a fare in quel modo perché non si riesce neanche a pensare che esista un modo diverso.

saludos
Solimano