giovedì 29 gennaio 2009

Volontariato farlocco

Solimano

Due miei amici si stanno dando da fare per costruire un Data Base delle badanti.
Quando l'ho saputo, mi è sembrata un'ottima idea, utile da tanti punti di vista: famiglie, badanti, comunità, inserimento.
I miei due amici fanno le cose sul serio, sanno dove vogliono arrivare e come arrivarci. Inoltre, la società di volontariato in cui operano è seria, laica e tosta (nel senso che ha le spalle robuste).
Ho detto, ingenuamente: "Chissà come sono contente le piccole organizzazioni che hanno a che fare con le badanti!" "No, non sono contente, mettono i bastoni fra le ruote in tutti i modi possibili".
Sono tornato con i piedi per terra ed ho capito: le piccole organizzazioni difendono il loro business, che non è una parola sporca. Nel business rientrano i soldi (che non è detto che siano sporchi), l'impegno realizzativo, l'appagamento personale e così via.

Qui a Monza, se si criticano i brianzoli, la risposta è automatica: "Sì, ma come volontariato meglio di noi non c'è nessuno!" Dal punto di vista del numero delle persone è vero, anche se sulle motivazioni ci sarebbe da discutere. Ma le organizzazioni sono troppe, troppe, troppe. Sarebbe meglio che fossero un terzo di quelle che sono (a parità di numero totale delle persone). Organizzazioni piccolette o piccolissime, in guerra l'una con l'altra, a parte le guerricciole interne fra i volontari. I motivi sono due. I soldi, anzitutto, perché nel volontariato girano tanti soldi, c'è chi ci campa, facendosi il volontariato addosso proprio come la pipì. Poi, l'ansia di prevalere, all'interno della organizzazione e rispetto alle altre.

Qualche tempo fa, in un blog, si parlava di volontariato. Tutti a dire bene bravo bis finché è arrivato il commento di uno che raccontava la sua esperienza di mesi dietro ad un polacco con cui ci avevano provato tutti e non c'era stato niente da fare. Lo sfigatissimo polacco faceva in modo da deludere i volontari che cercavano di aiutarlo. Alla terza riga del commento avevo già capito dove sarebbe andato a parare: che ci aveva provato anche lui e che era stato sconfitto, creandosi anche una crisi di identità, perché si chiedeva le ragioni del fallimento personale. E tutti a dirgli bene bravo bis, almeno ci hai provato. No, esiste l'autolesionismo (esiste in tutti) ed è una bestia con la testa dura. Quindi, al polacco autolesionista, dopo due settimane, quando vedi che comincia a scanchignare, glielo dici: "Ti do una mano, ma tu smettila con l'autolesionismo, altrimenti smetto di darti una mano". Con tutti i sofferenti veri che ci sono in giro, perché correre dietro ai tristi, agli sfigati, agli autolesionisti, insomma agli specializzati in sofferenza autoprodotta?
Ma è qui il vero punto: quali sono le motivazioni vere di tanto volontariato? Tanto più vere quanto meno confessate? Il post è già lungo e mi fermo qui, ci tornerò ancora.

P.S. Le immagini. A destra il San Cristoforo (1464-68) di Giovanni Bellini. Fa parte del polittico di San Vincenzo Ferreri (1464-68) nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia. Qui sotto il San Cristoforo (1515) di Joachim Patinier. E' conservato in Spagna, all'Escorial.


5 commenti:

sabrinamanca ha detto...

Ci sarebbe da dire...ma il volontariato lo si fa molto spesso per noi stessi, su questo non nutro alcun dubbio. Per sentirsi a posto, utili, per esercitare potere o controllo su un altro. non ci vedo nulla di inumano. La maggior parte delle volte, poi, fa bene anche al soggetto dei nostri sforzi.
Il problema nasce mi pare, quando non si possono tollerare i rapporti paritari, mettiamo con qualcuno che abbiamo aiutato e che a un certo punto non ha più bisogno del nostro aiuto. Sappiamo, a qual punto, costruire con lui un altro tipo di rapporto oppure passiamo oltre, cercando un altro bisognoso come noi?

Avevo un "fidanzato" che mi aiutò molto a scuotermi dall'apatia della provincia, del mio lavoro che mi deprimeva, e che mi spinse a far cose di cui ancora lo ringrazio ma dal momento in cui mi sono sentita forte è passato ad altre donne da aiutare, e così va avanti da oramai dieci anni.
Tu dirai, che c'entra? No che non lo dici...

mazapegul ha detto...

Sabrina: questo esempio di volontariato lo vorrei incorniciare (se non ti fa troppo soffrire!).

Solimano: il tema che tocchi e' importante e scottante. Per manca di tempo, non ti dico delle mie esperienze in merito (in qualita' di volontario, intendo dire: da quelle ho imparato qualcosa sulla ineluttabile ambivalenza della condizione). C'e' anche un bel film di Bunuel, di cui mi sfugge il titolo, ma non le immagini. Una giovane e bella ereditiera di ottimi sentimenti decide di aprire il suo palazzo agli sfigatissimi della terra (che Bunuel aveva peraltro rappresentato in un documentario spagnolo e in almeno un film messicano), i quali cercano di stuprarla. Una bella immagine del film rappresenta i barboni e la ragazza come un'Ultima Cena rinascimentale.
Un film di Ferreri, piu' astratto, descriveva invece il volotariato terzomondista: i protagonisti finiscono mangiati da quelli che volevano aiutare.

Conosco pero' alcune ragioni per certo volontariato. Il mio sangue, per esempio, e' di un gruppo abbastanza raro, e lasciarne un po' agli ospedali, una volta a trimestre, mi porta via solo un po' di tempo.
Il volontariato per la scuola, quando lo faccio, serve a rendere la scuola frequentata da mia figlia un pochino migliore. Preferisco cosi', piuttosto che non aiutare la figlia e dimenticare gli altri bambini, perche' mi sembra piu' utile ed educativo; anche per la figlia, che non dev'essere incoraggiata nel suo narcisismo (che hanno tutti i bambini).

Ciao e grazie per lo spinoso spunto,
Maz

Roby ha detto...

Una mia zia, rimasta vedova nel 1982 a poco più di 50 anni, cominciò a fare volontariato in un centro di Aiuto alla Vita per superare il trauma e continua ancora, quasi ottantenne, seppur con minore frequenza.
Ciò detto, sono rimasta stupita della fitta rete di volontari-vari esistente in Brianza, che mi avrebbe certo fatto comodo qualche anno fa, per mamma e babbo malati: oppure, chissà, l'abbondanza di offerta forse mi avrebbe confuso e agitato ancor di più...

Baciotti a Solimano e a tutta la confraternita di carità

Roby

Solimano ha detto...

Sabrina, ci credo sì, l'ho fatta anch'io quella parte del "fidanzato" che fa del volontariato... Me ne vergogno ancora. Però poi ho smesso, per fortuna mia e altrui. Se raccontassi il come il dove e il quando vi farei ridere tutti, solo che mi metterei a piangere: quante occasioni perse di vero e piacevolissimo volontariato!Bellissimo esempio.
Sulle motivazioni, credo che l'argomentazione del mio maestro di yoga sia la migliore: fare del bene perché ci piace, chi riceve il nostro bene avverte il nostro piacere, non si sente in debito e il bene funziona. Happy end, e andiamo tutti a casa contenti.
Màz il film di Bunuel è Viridiana, e ce l'ho, l'immagine del Cenacolo che grottescamente imita quello di Leonardo. Ci sono altri due notevoli film che hanno usato lo stesso artifizio: Mash di Altman e Rosa la Rose di Vecchiali. Di Mash l'immagine ce l'ho dell'altro film ancora no, qundo le avrò tutte e tre ci farò un post.
L'esempio tuo del sangue è impeccabile, il problema si pone quando per fare volontariato occorre curare due aspetti: Interazione con le persone ed Organizzazione nel gruppo. Qui vedo molte carenze. Poi c'è (o ci dovrebbe essere) il volontariato in rete, perché esiste anche il volontariato culturale, che io chiamo, con termine ingiustamente spregiato da alcuni "Divulgazione acculturata", e in cui mi do da fare da tempo. Si potrebbe fare molto di più, e ne parleremo anche qui.

grazie e saludos
Solimano

Solimano ha detto...

Roby, il problema è che l'offerta di volontariato è talmente variegata e spezzettata, che si corre il rischio di accorgersi tardi di opportunità che ci sarebbero servite. Nasce dal fatto che si oscilla fra l'individualismo velleitario ed il burocraticismo scoraggiante. I gruppi finiscono per fare troppo back office (cioè occuparsi troppo dei fatti propri) che front end, cioè occuparsi (come dovrebbero) dei fatti altrui. Troppe riunioni e discussioni (generalmente litigiose) e poca concretezza. Però i soldi arrivano... sarò un po' malizioso, ma lo dico.

grazie e saludos
Solimano