sabato 3 gennaio 2009

...e tutti giù per terra!

Roby



Presso l'archivio in cui lavoro è in corso una mostra fotografica sui panorami fiorentini, ed io svolgo lì alcuni turni di sorveglianza. L'ambiente tranquillo invita alla lettura di un buon libro. Tra le mani me ne capita uno, lasciato nel cassetto da un mio collega. S'intitola L'armadio della vergogna, di Franco Giustolisi, edizioni Nutrimenti, 2004. L'armadio del titolo è quello in cui, per circa mezzo secolo, restarono chiusi e nascosti -da chi?- i dossiers relativi ai responsabili di tante stragi nazi-fasciste in Italia, fra il 1943 e il '45.

L'incipit, letto nel silenzio raccolto di una saletta settecentesca, ornata di stucchi e di stampe antiche, ha su di me l'effetto devastante di un pugno allo stomaco. Di colpo vengo trasportata, dal mio pomeriggio invernale ben riscaldato, ad una raggelante notte estiva di 65 anni fa. Per tornare dalla quale, credetemi, ci è voluto un bel po'.

"S. Anna di Stazzema, 12 agosto 1944. Alle tre di notte fu sicura che il suo terzo figlio stava per nascere. Il marito era fuori casa da qualche ora per badare alle bestie. Allora Evelina Berretti Pieri pregò una vicina di chiamarle la levatrice. Ma fu più veloce la colonna del capitano Anton Galler. Prima di arruolarsi nelle SS costui faceva il fornaio. Ma cambiò mestiere: fu lui a far da ostetrico. O uno dei suoi uomini. L'ex rabbino di Roma Elio Toaff, sfollato da quelle parti, corse a vedere cos'era successo a Sant'Anna. Sulla piazza della Chiesa c'era un cumulo di cadaveri (poi, solo lì, ne conteranno 132) bruciati. Nella penombra della sera intravvide una donna seduta su una sedia. Era Evelina. L'avevano sventrata. Il feto di quel piccolo essere mai nato, ancora legato alla madre dal cordone ombelicale, era in terra. Come tocco finale gli avevano sparato in testa.
.."


(la foto iniziale ritrae i bambini di S. Anna di Stazzema pochi giorni prima della strage, mentre fanno il girotondo: senza sapere che presto -davvero- per loro cadrà il mondo, e cadrà la terra...)

9 commenti:

annarita ha detto...

Una lettura terribile. Mi hai fatto rivivere l'impressione provata durante la visione del film di Spike Lee. Al di là delle polemiche, piuttosto sterili, secondo me, l'ho trovato icastico e mi è piaciuto moltissimo. Persino le situazioni più ovvie e banali avevano una loro nobiltà e credibilità nell'insieme del film.
Un abbraccio.

giulia ha detto...

Dio mio. Si sa e si crede di sapere già tutto, ma quando leggi certi spaccati di quel periodo veramente il sangue si raggela. Le domande si riaffacciano: come è psossibile arrivare a tanto. Eppure lo sappiamo, quegli uomini sono esisititi ed esistono ancora. Per questo che la società dovrebbe inventare anticorpi...
Un abbracio,
Giulia

Amfortas ha detto...

Vedi Roby, ogni tanto fa bene leggere queste cose.
Io ti ringrazio per aver scritto questo post, e non è piaggeria, fidati.

Dario D'Angelo ha detto...

Credo che tacere in nome della presunta ragion di stato non fu meno terribile... e lo stesso silenzio che ancora impedisce di parlare dei crimini commessi in Africa ed in guerra dagli italiani "brava gente"

Solimano ha detto...

Strana cosa.
Pochi giorni fa ho scritto un commento nel blog di Zena su un argomento che aveva qualche analogia con quello di Roby.
Lo trascivo qui perché racconto un fatto vero e perché ci credo, a questo mio commento:

Mai dimenticare. In una notte del 1944 mia nonna salvò mia zia sedicenne dai tedeschi portandola in spalla a guado attraverso il Reno, fiumiciattolo gonfio d'inverno. Abitavano a Sasso Marconi, vicino a Marzabotto. Mia zia qualche anno dopo si sposò, andò a vivere ad Ancona, ebbe otto figli, eppure ogni anno, in quella data, scriveva una lettera a mia nonna, per ringraziarla, ogni anno in modo diverso, con la sua bella calligrafia di ragazza che avrebbe dovuto studiare. Lo fece finché mia nonna visse. Ma ogni sera, anche dopo la nascita dell'ottavo figlio, alzava automaticamente la coperta per guardare sotto il letto, per vedere se ci fosse nascosto qualcuno. Mai dimenticare, tutto, anche i trasformismi, le strumentalizzazioni, le rimozioni degli anni successivi. Solo così si può capire l'incerto oggi (che a volte sembra ahimè certissimo) e capire dove possiamo andare, se sappiamo andare.

E' giusto quello che dice Dario sul mito degli italiani brava gente. Quasi nessuno in Italia ha mai sentito il nome di Debra Libanos, che è stato peggio delle Fosse Ardeatine, sia per il numero degli uccisi, sia perché, eliminando il clero copto, compresi seminaristi ancora quasi bambini, si intese decapitare ogni attività che sapesse di cultura culturale in Etiopia. Ritenevano di poter controllare meglio il paese.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Quello che mi lascia veramente senza fiato è quando si cerca di annullare Auschwitz dicendo "...e le foibe, allora??"
Una mentalità terrificante: come se un omicidio da una parte e un omicidio dall'altra facesse zero morti. Questo modo di parlare e di presentare i fatti è veramente spaventoso.

Roby ha detto...

Grazie per avermi letto, grazie per avermi commentato, grazie a tutti: vi abbraccio... Oggi ho poca voglia di scrivere, scusate. Mi ha preso una malinconia diffusa e persistente. Anche in questi giorni si è parlato di bambini morti in una guerra (?), mentre giocavano vicino a casa... magari anche loro stavano facendo il girotondo e cantavano la stessa filastrocca. Anche se in arabo. O in aramaico.

Il fatto è che -dopo quell'incipit che vi ho riportato- non mi sono fermata, sono andata avanti a leggere per un bel pezzo. E forse ho fatto male. Perchè le descrizioni erano davvero terribili, credetemi, e le fotografie pure.

Chiunque abbia aperto quell'armadio, in ogni caso, ha fatto BENISSIMO a pubblicare tutto.

Per quanto -lo vediamo ogni giorno- questo non serva ad evitare che accada di nuovo.

Baciotti

Roby

giulia ha detto...

Per quanto male possa fare aprire gli armadi, sono dell'idea che bisogna farlo e bisogna non aver paura di sofrire. Proprio la sofferenza ci può salvare dall'indifferenza, perchè a fuira di rimuovere e di vivere nel paese dei balocchi, molti stanno ammalandosi di indifferenza che permette ogni male. Un abbraccio forte, Roby. Giulia

Arfasatto ha detto...

Che orrore e che tristezza. Mai chiudere gli armadi, mai e poi mai dimenticare bambini che potevano giocare e fare il girotondo.
Roby hai fatto benissimo a pubblicare questo post, in un momento di falsa gioia e mentre bombe cadono ancora sui bambini.