domenica 28 dicembre 2008

Una religione personale

Giuliano
Ho seguito con interesse la discussione che abbiamo fatto qui sul Natale e la religione. E’ per questo che aggiungo il mio percorso personale, che è poca cosa ma che magari può interessare e servire come punto di partenza per fare un po’ di chiarezza – o magari un po’ più di confusione, che è più probabile. Intorno ai trent’anni avevo finito un percorso di letture sulle religioni e la loro storia, un argomento che allora mi interessava molto. Alla fine del percorso c’erano state le religioni orientali, compresi l’I-Ching e il Tao te-ching. Le conclusioni a cui ero giunto allora le ritengo valide ancora oggi, e le riporto qui di seguito. La prima riflessione è che sono molto contento di essere cresciuto in area cristiana. Mi piace molto Gesù così come appare nei Vangeli, i suoi gesti e le sue parole sono nitidi e chiari, anche se va aggiunto che seguire i suoi insegnamenti non è facile: ma penso che lui se ne rendesse conto, perché è sempre molto gentile e comprensivo con tutti, anche con i suoi carnefici e con chi lo tradisce e lo abbandona (non solo Giuda, ma anche Pietro). Gesù nei Vangeli si arrabbia solo due volte: con i pedofili e con i mercanti nel tempio: e sono due arrabbiature molto significative. In più, ed è una cosa importante, anni fa un frate francescano mi fece notare una cosa: Gesù non accenna mai a rituali da seguire ed è anzi molto duro con chi li segue alla lettera ma senza una vera convinzione; ha comunque molto rispetto della tradizione in cui è cresciuto (l’Ebraismo); ci ha lasciato una sola preghiera (breve e facile da ricordare: il Padre Nostro) e un solo rituale molto semplice e molto amichevole, l’Ultima Cena.
E’ proprio il rispetto della tradizione in cui è cresciuto Gesù che mi porta a parlar bene dell’Ebraismo: infatti fin da bambino non ho mai capito l’antisemitismo di origine religiosa. La Bibbia è però un libro molto difficile, e molte sue parti riguardano guerra e distruzione, cose che andrebbero lette con molta cautela. Però il libro di Giobbe è la meditazione più profonda e sconvolgente sulla natura umana, ed è solo uno dei molti esempi che si potrebbero fare. La mia conclusione è quindi che dal punto di vista religioso mi sento sia ebreo che cristiano, anche se di ebrei ne ho purtroppo frequentati pochi e per i loro rituali ho una grande passione ma mi suonano ancora molto esotici.
Sono molto contento anche di aver fatto conoscenza con il Buddhismo, che è un’oasi di profondità e di saggezza. Faccio fatica a distinguere le varie correnti del Buddhismo, per me Buddha è solo uno; ma mi capita la stessa cosa con il Cristianesimo (anche di Cristo ce ne è stato uno solo), perciò non mi preoccupo. L’unico difetto che trovo al Buddhismo è questo: che c’è una spiegazione convincente per tutto, per esempio con la teoria della reincarnazione. Un saggio Buddhista saprebbe rispondere a Giobbe. Ma a me questo sembra un limite più che un pregio: se potessimo davvero capire tutto saremmo anche noi di stirpe divina, invece non passa giorno senza che ci si renda conto dei nostri limiti.
Non ho una grande passione per l’Islam, che mi sembra un ripensamento di cose già scritte, nella Bibbia e nel Vangelo: capisco che chi conosce solo l’Islam lo possa trovare affascinante, ma per me è un po’ difficile. Oltretutto, molti islamisti sottolineano la grande somiglianza dell’Islam con l’Ebraismo, nella concezione teologica: il che mi conferma nella mia teoria del doppione. Dovendo scegliere, mi tengo l’Ebraismo: anche perché gli scaffali della mia casa sono strapieni di autori ebrei, scrittori scienziati e musicisti.
Ho molto rispetto anche delle religioni animiste e pagane, quelle che una volta venivano chiamate “primitive”: anche lì, a saper guardare, ci sono tesori di profonda saggezza. Ma qui mi fermo, di cose da dire ce ne sarebbero moltissime e non ho nessuna intenzione di scrivere un saggio sull’argomento.
Ecco, alla fine di questo post, rileggendo, penso che adesso quasi tutte le religioni avrebbero seri e sensati motivi per mandarmi al rogo. Il che in fin dei conti non mi spaventa, con tutto il freddo che c’è qua in giro...(basta che non mi mettano la mordacchia, che so star zitto anche da solo e a dire il vero stare zitto è la cosa che mi riesce meglio) (se me lo lasciano fare, so star zitto e scomparire meglio del Gatto del Cheshire).

8 commenti:

Dario D'Angelo ha detto...

Le suore con cui ho passato 7 anni della mia vita mi avevano vaticinato un futuro da prete, forse è per questo che, dopo una fase di totale e dogmatico rifiuto, il cammino verso un "sano" laicismo è stato, è, lungo. Concordo con le tue note e con l'ammirazione per la figura di Gesù. Confesso che non mi interessa più sapere con certezza della sua storicità mentre continuano ad affascinarmi la descrizione della sua figura e la lettura dei (di tutti i) vangeli - magari da integrare con quello creato da Saramago :-) -

Roby ha detto...

Sono d'accordissimo con l'analisi di Giuliano, che ho trovato di una chiarezza "evangelica". Anch'io sono una fan del Gesù delle origini, anteriore a tutti i vari concilii, papi, arcivescovi etc. I suoi due scoppi d'ira -con i mercanti del tempio e con chi insidia i bambini- continuano ad essere anche per me molto significativi.
Come accennava Solimano nel commento ad altri post, il cattolicesimo mi sembra sempre più un monoteismo a base politeista, affollato da santi, beati e madonne di vario genere, da invocare a seconda delle occasioni, proprio come le divinità dell'Olimpo.
Il giorno di S.Stefano leggevo su Internet che tale santo -martirizzato a sassate in testa- è per questo indicato come patrono di chi soffre di emicrania, oltre che di scalpellini e tagliapietre...
Che differenza c'è, mi chiedo, con gli altarini degli dèi ai crocevia dell'antica Roma?

Roby

Habanera ha detto...

Caro Giuliano, premetto che non conosco a fondo le altre religioni, se non quella che ci è stata imposta fin dalla nascita.
Siamo nati in Italia e di conseguenza siamo cattolici. Fossimo nati altrove crederemmo, con più o meno convinzione, in altre cose.
Da qui nasce il mio laicismo, diretta conseguenza del dubbio. Ammesso che un dio esista, quale sarà quello vero?
E poi, esiste davvero un Dio o è solo qualcosa che gli uomini si sono inventati per sentirsi meno soli?
Perchè di questo si tratta, in fondo: siamo, e ci sentiamo, tutti soli. Eppure, malgrado tutto, non siamo fatti per vivere da soli.
Abbiamo un disperato bisogno di aggregarci, di credere sempre in qualcosa o in qualcuno.
Che sia la famiglia, il culto di una religione, l'appartenenza ad una fazione politica, il far parte di un comitato di quartiere e, via discendendo, fino alle bande di ragazzini che si sentono forti in gruppo ma in realtà sono disperatamente deboli da singoli.
Contro tutto questo io mi ribello da sempre, manifestando un anticonformismo che ha sempre dato fastidio a tutti, iniziando dalla mia famiglia di origine.
Io mi considero cittadina del mondo, pur amando l'Italia e l'Europa, e sono convintamente laica, pur rispettando le credenze altrui. Purchè queste non diventino mai un'imposizione ed una limitazione della mia libertà.
H.

giulia ha detto...

Non riesco a inquadrarmi in una religione, questo è certo. Se esiste un Dio è certo che le religioni l'hanno messo in prigione e, se Gesù, fosse davvero figlio di Dio, oggi la religione cattolica lo crocifigerebbe di nuovo, non come allora, ma con un modo consono ai tempi.
Accetto, però, il mistero. Non credo che tutto sia spiegabile e a volte anche la scienza mi sembra voler sostituire la religione.
Certo Gesù ha dato molto, se letto fuori dagli schemi.
Sono quindi profondamente laica e accetto che ognuno creda in quello che vuole, ma non accetto che si voglia limitare la libertà degli altri, ma questo mi sembra scontato.
Quello che è certo è che chi ha dietro un Dio e parla in nome suo è per me un personaggio pericoloso e la storia ne dà ampia conferma.
Su molte delle cose che dcie sono assolutamente d'accordo con Habanera.
Ciao, Giulia

Amfortas ha detto...

Ho passato molto tempo all'oratorio, dai 6 ai 18 anni.
È stata una bellissima esperienza che mi ha insegnato moltissimo, anche sono certo di non aver mai creduto in nulla.
Era come stare in una buona famiglia, mi hanno inculcato dei valori che sono positivi in valore assoluto.
Certo, poi si comincia a vivere, e le cose cambiano, resta solo la certezza (?)che siamo di passaggio.
L'unica cosa alla quale mi piace credere è che esista un universo parallelo tipo quello ipotizzato da Sergio Citti nel film Mortacci, dove si esiste sino a quando qualcuno si ricorda di te.
Poi, effettivamente, non avrebbe senso rimanere neanche lì.

Giuliano ha detto...

Io penso che esista un Creatore quando vedo quei documentari sugli uccelli tropicali, sugli insetti, sui coleotteri, sui nostri animali di casa...
Che senso ha un tucano? E i colori delle farfalle? Qui c'è qualcuno che si è divertito, secondo me è un dio bambino. Un bel bambino, magari due o tre, fratelli sorelle e cugini. E, come tutti i bambini, ogni tanto si dimenticano dei loro giocattoli o li rompono.
(Lo dico un po' per scherzo e un po' credendoci)

Solimano ha detto...

Gli unici due dei personali che trovo interessanti sono quello di cui parla Giuliano e quello di cui parlava Jung.
Giuliano esprime uno dei tanti miti nati in India: l'universo è un giocattolo con cui un bambino si diverte.
Jung fa una considerazione un po' più preoccupante, dice: "Un dio personale ci potrebbe essere, ma non è detto che sia buono".
A parte questo, mito è religione e religione è mito. Non lo dico con disprezzo. Ci sono sempre state cose incomprensibili e il mito è una spiegazione non scientifica che permette di gestire l'ansia e la sofferenza. Una sintesi indebita che però può essere feconda, come è successo col cristianesimo. Però, con l'avanzare delle conoscenze, i miti scadono e ce ne vogliono di nuovi, più appropriati allo stato conoscitivo. Per me il cristianesimo è un mito scaduto che in tutti i modi si cerca di tenere in vita, ma si vede che è scaduto e non più fecondo dalla cultura, dall'arte, da tutto ciò che esprime rigogliosità. Da duecento anni c'è un regresso che si è accelerato negli ultimi cinquant'anni. Chi gestisce il mito le proverà ( e le sta provando) tutte, a livello economico, legislativo, compromissorio, anche autoritaristico e invasivo. E' naturale, nessuno scende da un pulpito volentieri, ma la grande spinta che c'è stata per secoli e secoli non c'è più. Vedremo il prossimo mito, speriamo che le conoscenze continuino a crescere rapidamente, così sarà un mito ben fatto, per reggere. Per intanto, cerchiamo di non farci più ricattare dalla consueta arma del mito cristiano: la paura della morte. Difatti c'è il crocefisso e non Cristo risorto.
Sono veramente stufo che l'Italia sia un paese in cui il Vaticano si permette cose che altrove non si sognerebbe di chiedere: un bel papato ad Avignone ci vorrebbe proprio, ma i francesi non sono boccaloni.
Culturalmente, come miti fecondi, oltre a Cristo e Budda, io metterei assolutamente il Pantheon greco e le culture indiane e cinesi, grandi conquiste per tutti noi.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Che i miti e i rituali passino, è vero; e i sintomi che porta qui Solimano non vanno nascosti, perché sono evidentissimi.
Ma il fatto che gli uomini ritengano Cristo superato è tristissimo. E più che alle parole, come insegna proprio Gesù, bisogna guardare ai fatti: le piante si riconoscono dai loro frutti, e a Milano ci sono politici (che prendono moltissimi voti, decine di migliaia) che chiedono l'allontanamento del cardinale Tettamanzi perché dice cose che a loro non piacciono: cioè che il Cristianesimo è solidarietà, amore verso il nostro prossimo. Per questa gente, essere cristiani significa andare a bastonare i marocchini e bruciare i campi nomadi: e quindi devo purtroppo dare ragione a Solimano.
Cristo non passerà mai, ma la religione nata intorno a lui purtroppo mostra grandi crepe: ed anche questo è già descritto nel Vangelo.