giovedì 11 dicembre 2008

Pria che spunti in ciel l'aurora.

Amfortas


Da poco tempo, circa un mese, anche Trieste ha la sua tangenziale, o meglio, il progetto tangenziale partito anni fa è arrivato a compimento.
Ora, si potrebbe impostare un ragionamento sulla lungimiranza e la coscienza ecologica di chi ha programmato un altro fiume di cemento intorno a una città, ma non è ciò che m’interessa oggi.
Io lavoro al Mercato Ittico di Trieste, che sino al 2001 era quello nella foto.
È un edificio che non ha particolari attrattive ma un paio di particolarità sì: la prima è che era chiamato confidenzialmente dai triestini Santa Maria del Guato. Santa Maria perché in qualche modo, dal punto di vista architettonico, ricorda una chiesa; il guato è la forma dialettale che identifica il ghiozzo, pesciolino di poco pregio normalmente usato come cibo per i gatti, anche se in realtà i filetti fritti sono buonissimi.
Per andare al lavoro, di primissimo mattino ovviamente, io scendevo in città dall’altipiano del Carso dove abito tuttora e arrivavo in questa bellissima “chiesa”.
La seconda particolarità è che, evidentemente, i bar e i caffè della zona pullulavano di addetti ai lavori: commercianti, pescatori, uomini di fatica, insomma tutti coloro che vivevano dei prodotti del mare.
Nelle pause di lavoro, uscivo sui moli e guardavo il Golfo di Trieste, bello come può essere bello solo il mare di casa tua.
Tutto intorno mi parlava delle mie radici, a partire dal ricordo del defunto bisnonno Florindo, capace di mantenere una famiglia numerosa vendendo anguille, di mio nonno Ricciotti e di papà Ricciotti Jr, dello zio e dei prozii.
I racconti dei pescatori erano ovunque, appiccicati ai muri dei bar e sfumati nei volti di chi non c’era più fisicamente ma continuava a vivere nel perpetuarsi delle malinconie, nel risuonare lieve delle risate che rimbombavano come la risacca nella mia testa.
Sui moli c’erano le barche che vivevano il mare ogni giorno e avevano un’espressione fiera come quella degli armatori.
I dialetti erano molti e variegati, qualcuno parlava in napoletano e l’altro rispondeva in istriano o romagnolo.
Respiravo salsedine e fatica, i miei occhi erano in tempesta, troppo spesso.
Il mare divide (“mare immenso ci separa”, recita un verso del Crociato in Egitto di Meyerbeer) ma unisce pure in modo intimo, misterioso, magico.
Nel 2002 ci siamo trasferiti in un capannone industriale, nell’immediata periferia triestina.
Non c’è un bar ma una macchinetta che distribuisce caffè asettici e spietati, che non invitano certo alla chiacchiera o alla confidenza: in un bicchiere di plastica non ci si riflette.
I pescatori, quando hanno finito di scaricare il pesce, se ne tornano agli ormeggi, lontano.
C’è molto silenzio.
Mi sembra logico, a questo punto, che io debba andare a lavorare in autostrada, sfrecciando a 100km/h attraverso tunnel pieni di colori sgargianti e così anonimi, invece che scendere per viuzze tortuose e inconfondibili.
Non mi guardo più intorno, non so perché ma mi sento più povero e meno felice: i miei occhi sono di un colore indefinito e non hanno quel bagliore verde azzurrognolo che fa presagire la tempesta dello scatto d’orgoglio.
Neanche i gatti attraversano la mia strada, e neppure quella signora che aveva quel lupo incontinente, che la costringeva con qualsiasi tempo a uscire alle 4 di mattina.
Chissà se ancora fa lo slalom tra le auto parcheggiate e mette a rischio la propria vita attraversando dove non dovrebbe, trainata da quel cane irrazionale guidato dall’istinto.
Non so, ho la sensazione che questa semiretta di asfalto abbia chiuso un cerchio.

P.S
Il titolo del post è tratto da "Il Matrimonio segreto" di Domenico Cimarosa.

19 commenti:

Giuliano ha detto...

Una generazione di pazzi, caro Paolo. Solo dei pazzi possono avere fatto alle nostre città e al nostro territorio quello che hanno fatto.

Roby ha detto...

Non sai come e quanto ti capisco.

Adesso lavoro di nuovo in centro -100 m dal campanile di Giotto, che per me è come il "tuo" mare- ma qualche anno fa mi avevano sbattuto nella più grigia periferia. Un senso di depressione totale.

Spero -ma ce n'è la reale possibilità?- che le cose tornino per te com'erano prima... prima o poi.

Roby

Amfortas ha detto...

Giuliano, alle persone, alle persone.
Roby, no, non c'è più possibilità di tornare indietro.

giulia ha detto...

Davvero ci hanno tolto il sapore delle cose, ci hanno tolto gli odori, ci hanno tolto l'anima... In certi luoghi non torno più. Bello il tuo post, bello davvero, Giulia

Habanera ha detto...

Mr. Amfortas, lei ha il dono (raro) di scrivere divinamente.
Lo sa, vero?
Una scrittura che oserei definire... musicale. Ecco!
Forma e contenuto diventano un tutt'uno ed io ne godo, perdutamente.
Mi auguro (e le auguro) che, nonostante tutto, nei suoi occhi possa tornare quel bagliore
verde azzurrognolo che fa presagire la tempesta dello scatto d’orgoglio.
Nei miei occhi quel bagliore non si è spento ancora e, mi creda, ho qualche (?) anno più di lei.
H.

Barbara ha detto...

Bellissimo post, bellissima scrittura, triste argomento.

Amfortas ha detto...

Giulia, c'è anche qualcosa che va meglio, nella vita odierna, forse sono io che m'incaponisco a vedere solo i lati negativi?
Habanera, ho 53 anni e mezzo.
Mi piace, mi è sempre piaciuto quel mezzo perché mi fa sentire bambino...boh...non so se mi spiego.
Ti ringrazio per i tuoi complimenti, ma non saprei dire se scrivo davvero bene, mentre hai centrato in pieno la definizione scrittura musicale.
Scrivere è il mio modo di esprimere emozioni, mentre ascoltare musica è il modo per riceverle.
Sai, una volta quando scrivevo qualcosa alla fine chiosavo: "scritto il...dalle...alle...ascoltando..."
I miei cassetti (informatici e non) sono ancora pieni di queste chiose un po' infantili.
Ora non lo faccio più, nel senso che non lo segnalo, ma in realtà io vedo sempre quelle chiose sotto alla mia "firma".
Sono solo un bambino cresciutello, e un po' me ne vanto.
Ciao.
P.S
Sono uno che viene meglio da lontano, un po' sfuocato.
Barbara, grazie anche a te.
Oggi, andando al lavoro (ma è un momentaccio per vari motivi) questo melomane incallito ascoltava "Wish you were here" e insomma, mi sono dovuto fermare perché la natura non mi dotato di un tergicristallo per gli occhi.
Vabbè, ciao anche a te.

rondinella ha detto...

il mare, la pescheria , i vecchi pescatori e il luccichio negli occhi sono qualcosa che rimane dentro e non basta un po' di cemento a coprirli , il guaio è che sempre più spesso si è sordi al richiamo del cuore, zittito da lunghi silenzi. Bellissimo il tuo post

Maurizio2 ha detto...

Ti consiglio di cambiare le abitudini mattutine: io, quando sono in Italia, andando al lavoro al mattino ascolto il Giornale Radio (ce n'è sempre uno.....).

Dopo la sequenza di lutti, sfighe, tragedie e disgustose dichiarazioni di politici vari, il lavoro che ti aspetta, se anche noioso e ripetitivo, diventa una liberazione!

Invece tornando a casa, la sera, la musica è consentita.....
generalmente un acquisto recente o una "riscoperta" di roba vecchia

Anonimo ha detto...

CASSANDRO

Non sei il solo, caro Amfortas, a sentirti “più povero e meno felice” (e il futuro ancora, beato te, non lo sai, non solo quello più prossimo ma pure quello che si prospetterà ai tuoi occhi quando avrai 73 anni e mezzo!), nel vedere la tua bella città vittima sacrificale . . . in omaggio ad Dio “Automobile”, o meglio “Auto”, perché quanto al “Mobile” è meglio non parlarne specialmente in questi giorni! . . . dello sviluppo vertiginoso che contamina e corrompe ogni bellezza, compresa quella architettonica, che in tempi andati dava pace e serenità (ai ricchi almeno, dato che i poveri non avevano il tempo di accorgersene!).

Mal comune mezzo gaudio? No di certo! Comunque non sei il solo ad avere avuto **tolto il sapore delle cose, gli odori, l’anima**, per usare la incisiva espressione di una tua commentatrice. Infatti, e da un bel po’, anche Roma (sempre che qualcuno non mi contesti) è diventata . . .

LA__CITTA'__DELL'AUTOMOBILE

Riuscirò mai più un dì a vedere
le strade senza auto parcheggiate,
così, solo per gusto di sapere
come furono esse progettate
da chi determinate atmosfere
per gli uomini aveva ideate?

Cosa s'intravedeva in prospettiva? . . .
Da che lo sguardo era accarezzato? . . .
Quali bellezze ardite percepiva? . . .
Dalle diagonali poste a lato
balzava il segno di una cosa viva,
o la malinconia di un passato?

La via che vedo a Roma in questo istante
da mille auto e moto fiancheggiata,
oppressa da un traffico arrogante,
un corridoio angusto è diventata:
qui nulla aggrada più . . . è straziante
notar solo lamiera colorata.

Un tempo, ahimè!, il fiume si scorgeva
dove finiva questa stessa via,
e a quella vista dolce si spandeva
serenità, vaghezza ed allegria,
mentre dal lato opposto conchiudeva
una colonna la scenografia.

"Non puoi pensarla sempre all'antica,
abìtuati piuttosto alla città
così com'è" -- mi consigliò un'amica --
"non far l'esteta, vivi la realtà:
con le idee tue avremmo ortica
e no sviluppo per l'umanità".

Purtroppo non ha torto e perciò
mi sforzo di non far più l'eremita;
se il mondo va così . . . l'accetterò,
chè indietro non si torna, non c'è uscita,
e in nome del progresso griderò:
"il bello muoia, viva questa vita!".


P. S. Un dubbio mi tormenterà:
"ma è certo che sia vita questa qua?".

(Cassandro)

fabio ha detto...

una lacrima, un sorriso...

Amfortas ha detto...

rondinella, il tuo commento mi fa particolarmente piacere, perché so che anche tu rimpiangi quei tempi.
Maurizio2, cambiare abitudini dici?
Io sono prigioniero delle abitudini.
E non ascolto i giornali radio, perché purtroppo sulle sfighe del mondo sono sempre informatissimo :-)
Ciao e grazie.
Cassandro, ti ringrazio di aver sfogato qui la tua creatività in versi.
La scorsa settimana ero proprio a Roma, come forse saprai, per l'Otello al Teatro dell'Opera.
Sono arrivato alla stazione Termini sotto il diluvio e ho visto il traffico di Roma: 'na tragedia :-), il taxi (conducente di rara scortesia, peraltro) ci ha messo una vita per portarmi a casa dei miei amici che abitano a Montesacro.
Però voi romani siete grandi anche nelle tangenziali: il vostro è il GRA, mica pizza e fichi :-)
Fabio, ciao e grazie di essere passato, lascia le lacrime per cose più serie...

Amfortas ha detto...

Vorrei andarmene così, un po’sottotraccia come piace a me, lontano dai riflettori e dalle polemiche.
Scrivo qui il mio commiato perché sono affezionato al post, scritto proprio per Stanze all’aria e magari non tutti leggeranno, chissà. Le incertezze sono parte del mio carattere, così come i dubbi e il piacere di stare in disparte ad osservare.
Annarita ciao. Ti auguro di portare a termine il tuo progetto del libro e, non si sa mai, che ci si incontri in teatro!
Amfortas, ah no, quello sono io :-)
Barbara e Sabrina, per voi un saluto speciale perché avete un compito importante, quello di educare i vostri figli. Una volta mi è sfuggita una frase un po’ pesante, forse (ma anche no, ho appena scritto che sono pieno di dubbi!) ci siete rimaste male. Bene, nel caso vi chiedo scusa ora. Io non ho avuto figli e li ho desiderati a lungo, magari sarei stato un buon padre, boh!
Dario, il tuo “minimondo” deve avere la caratteristica della gentilezza e della leggerezza, t’invidio molto. Ciao!
Ermione, ti ho sempre sentita come una vicina di casa, non so se ti fa piacere ma è il momento di dirtelo. Mi piace pensarti sulla tua moto, mentre sfrecci intorno a Firenze ed i pensieri cercano di starti dietro a fatica. Ciao!
Giulia, il basket è un gioco di squadra e le partite non si vincono da soli, però una buona prestazione individuale è stimolo per gli altri componenti del team. Convinciti che sei un esempio. Ciao!
Habanera, t’invidio molto quella casa in montagna vicina alle piste di sci, tornaci quando puoi, magari in autunno, e fumati una sigaretta alla mia salute. Ciao!
Mazapegul, l’ho scritto, all’università feci il biennio di matematica a pieni voti, e poi mi persi. Le variabili sono sempre tante, no? Ciao!
Roby, il tuo lavoro è importantissimo e, come spesso succede, sembra che nessuno te ne dia atto. Tieni duro, il futuro di questo paese disgraziato è anche nelle mani di persone come te. Ciao!
Sgnapis, noi abbiamo un progetto no? Vedrai che andremo a teatro insieme, prima o poi, magari in bici! E poi tu sei un’artista e la sensibilità che hai sempre dimostrato non s’impara. Ci siamo già sfiorati una volta, tra la Via Emilia e il West. Ciao!
Zena, come mi piace la tua scrittura delle piccole cose! Riesci ad illuminare angoli che di solito trascuriamo colpevolmente. Ho imparato a guardare con più attenzione qualche angolino mio, grazie a te. Ciao!
Solimano, cerca di stare bene e scordati del contatore, sono solo numeri.Ciao.
Mauro, Massimo, Ottavio, Pasquale, Letizia, Stefania, un saluto anche a voi, che non ho fatto in tempo a conoscere.
Sipario.

Silvia ha detto...

Amico mio, mi commuovi.
Sì, magari un giorno passando dalle mie parti, senza navigatore:) potremo ammmirare un'opera lirica insieme.
Ne sarei onorata.
Buona vita, la migliore, davvero, per tutto. Abbraccia il generale:)

Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace.

Vabbè, ci rivedremo altrove.

Ermione ha detto...

Silvia, mi hai preceduto nella commozione; ed ora siamo in due. Caro Paolo, hai scritto un bellissimo arrivederci a tutti i nostri amici di cui, non essendo brava come te, mi approprio; il saluto di Paolo è anche il mio, carissimi.
A te dico; vicina di casa, che piacere! Ricordami sulla mia moto, in un turbine di pensieri e di sensazionin che fatico sì a tenere dentro il casco! Come ormai sai, ti verrò ancora a trovare sui Pulpiti, pur non essendo un'amante della lirica mi grogiolo nei tuoi post. E buona vita anche da me.

Solimano ha detto...

Cerca di stare bene? Ho toccato ferro perché io sto bene. Qualche neurone se n'è andato, ma gli altri fanno ancora l'avvitamento carpiato.

Sul contatore, poi, non dare retta ai denigratori, tu che hai un contatore onesto:

tutti lo prendono
molti nascosto
diversi truccano
e poi lo guardano

Non è il numero che guardo, cento più cento meno, è su che post vanno e soprattutto i tempi di permanenza sul post. Si capiscono tante cose, molte divertenti. E si impara a pilotare meglio il post come scrittura e come immagini. E' un contatore PRO, anche Gabrilu dopo l'ha preso.
Sui trucchi, poi, mi sono fatto una cultura. Potremmo scrivere assieme un post (con i caschi blu a dividerci) per sfottere una serie di malvezzi blogghieri.

good luck
Solimano

sabrinamanca ha detto...

Paolo: non ricordo alcuna frase pesante, non lo dico per piaggeria, magari riscrivila cosi' ti dico se mi sono offesa o meno!
Io ci sono arrivata tardi a questa mia maternità desiderata ma molto travagliata e ti dico, in tutta sincerità che, nonostante mi sembri d'avere in mano una bomba di delicatezza estrema e la cui non esplosione dipende in gran parte dal fatto di andare oltre al mio egoismo, sono felice, ferocemente, di mia figlia. Un suo sguardo, un bacio, un abbraccio, e la vita rinasce in me, ogni volta.
Ti abbraccio forte!

zena ha detto...

A me viene la tristezza: non sono attrezzata per queste partenze.
Spero che le cose si sciolgano: anche per i nodi più stretti, in fondo, si trova il modo...
Intanto grazie per questo saluto così delicato, Amfortas.
Sì, vita buona a tutti noi.

Roby ha detto...

Caro Paolo,
come non abbracciarti?

Un saluto sincerrimo e tantissimi auguri di ogni bene a te e alla tua ex-Ripley da

Roby