domenica 7 dicembre 2008

L’educazione dei vostri figli.

Giuliano

L’educazione dei nostri figli è spesso in mani inaspettate. In parte, non sorprende: oltre alle solite ed antiche faccende, come la scuola e tutti gli incontri che si fanno fuori di casa, oggi abbiamo la tv, internet, tante cose che abbiamo imparato a conoscere. Ma ci sono anche influenze che di solito vengono sottovalutate: una di queste, di cui si parla pochissimo, è l’ambiente del calcio. Voi pensate che sia una cosa da poco, e che se i vostri figli guardano una trasmissione sul calcio ci sia poco da temere; invece vi posso assicurare che gli “opinionisti” del calcio, in tv e sui giornali, non solo sono molto seguiti ma spesso operano un vero e proprio plagio sulle menti di chi li ascolta. Siccome a me piace da sempre seguire il campionato di calcio (è una malattia da cui non si guarisce), vi posso dire di aver sentito molto spesso ripetere pari pari, acriticamente, i discorsi fatti dal Famoso Giornalista la sera prima in tv, o appena letti sulla Gazzetta dello Sport, anche quando sono palesemente sbagliati. E fin che si tratta di tattiche e di allenatori, pazienza; ma la storia è molto più subdola e complicata, e va a toccare anche la morale e la politica.
Per esempio, c’è la questione dei bilanci delle società di calcio, che ogni tanto qualche dirigente illuminato prova a porre: è giusto che una squadra con i bilanci non in ordine possa iscriversi a una manifestazione nazionale o europea? E’ una questione che non è facile da risolvere come sembrerebbe a prima vista, dato che alcuni club importanti – come l’Arsenal, a Londra – hanno bilanci in passivo perché si sono costruiti lo stadio: quindi un passivo “virtuoso”, come una famiglia che si compera la casa, e non sarebbe giusto escluderli per questo. Diverso è il caso di chi spende e spande, magari in maniera equivoca. Insomma, una questione seria e anche interessante, dalla quale si potrebbero trarre insegnamenti ed esempi pratici per l’educazione delle nuove generazioni. Un piccolo corso di economia, per di più applicata a questioni tutt’altro che noiose per un ragazzo o un bambino. Invece, di tutto questo nelle trasmissioni “sportive” non c’è traccia. Quello che arriva, ed è un messaggio implacabile, martellante e quotidiano, è sempre questo: “L’Inter e il Milan e il Chelsea sono di proprietà di Moratti, di Berlusconi, di Abramovich. Se c’è un debito, tirano fuori il libretto degli assegni, e zac, tutto a posto.” Con l’inevitabile corollario: “Se non hai i soldi, non puoi comperare i giocatori bravi e non vinci niente”.
Due cose spaventose da insegnare ai bambini. Che, ovviamente, le bevono con avidità (soprattutto se sono tifosi dell’Inter, del Milan, del Chelsea), e poi è difficile fargli cambiare idea. Ovviamente, sappiamo tutti che il mondo va davvero così, e non è un male che i bambini lo sappiano per non trovarsi impreparati; ma direi che c’è modo e modo. Innanzitutto perchè non è vero che spendendo e spandendo si vince sempre e comunque (anzi, è quasi sempre vero il contrario); ma poi, provate un po’ a pensare come crescerebbero i vostri figli se voi gli diceste: “Questo è un giocattolo nuovo e costoso, rompilo pure, buttalo via, fanne quello che vuoi, tanto il papà poi te ne compra un altro.”
Eppure è quello che succede tutti i giorni, un insegnamento morale spaventoso che oltretutto viene impartito da distinti signori di trenta, quaranta, cinquanta, sessant’anni (e anche oltre).
Chiaro come il sole: se hai i soldi, puoi fare tutto quello che vuoi; e se hai pochi soldi sei uno sfigato e un perdente. E se poi hai i soldi, spendi tanto e non vinci, la colpa è tutta dell’arbitro. Di chi altri, se no?


7 commenti:

Giuliano ha detto...

Per chi non si occupa di calcio o se ne fosse dimenticato, il signore coi baffi nella foto è Vampeta, pagato un centinaio di miliardi di lire, scritturato con un faraonico contratto quinquennale, e poi scaricato dopo un mese.

giulia ha detto...

I ragazzi imparano comportamenti e valori più dal calcio che da altri... Certo, poi, genitori attenti possono correggere il tiro, ma i più ascolatno e apprendono... Parola di chi i ragazzi li ascolta tutti i giorni.
Ciao, Giulia

Solimano ha detto...

Ho avuto alcuni anni fa un accesso di tifoseria, quando Calisto Tanzi mise su un ottimo Parma, che rischiò persino di vincere lo scudetto. Cominciai a capire che Tanzi era messo male più di un anno prima della crisi Parmalat, perché vendette i giocatori più pregiati.
Poi ho smesso, per un motivo semplice: il calcio, come gioco che c'è adesso, mi annoia. Non so nenche chi è in testa alla classifica. Ogni tanto, sento il chiacchiericcio TV su questo o quello, con i giornalisti (?) che fingono di prendersela l'uno con l'altro perché la gente vuole che si becchino. Preferisco le telecronache nelle reti minori che hanno del naif, con 'sti cronisti infreddoliti che si rimpallano il microfono.
Mi piaceva molto il primo Fazio, ma non era una trasmissione di calcio, si serviva del calcio per parlare un po' di tutto, e percHè Teocoli facesse Cuccia o Cossutta. Poi, quando arrivò quella donna mascolina, Simona Ventura (che ha un modo di parlare e di muoversi che fa venir voglia di farsi frate con doppio voto di castità), smisi anche con quella trasmissione.
Però, Giuliano, quello che dici è più l'effetto che la causa, e ad aver bisogno di educazione dovrebbero essere più i genitori che i figli. Intendo quelli che erano ragazzi all'inizio degli anni Ottanta. E' lì, quando Craxi diceva: "E la nave va", che è iniziato lo sfacelo economico e culturale, perché, come attegiamento verso la cultura, Craxi era peggio di Scelba. Berlusconi ne è l'erede, piccoletto, ricchissimo, rifatto e... con una bella collezione di ritratti pittati in stile accademico dei familiari tutti nella sua villa, e con il cimitero predisposto per sé e per i familiari nel giardino, forse con due loculi ulteriori: uno per Fede ed uno per Bondi, se continueranno a servirlo con l'abituale devozione. Per le donne, stile Gardini, Gelmini, Carfagna, mi sembra che i loculi non siano previsti, le ragazze staranno facendo gli scongiuri. Trovo tutto ciò sommamente grottesco, mi fa pensare ad Ubu roi di Jarry.

grazie Giuliano e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Molte delle storture che il carattere di mia figlia presenta oggi, a 19 anni compiuti, derivano senza dubbio alcuno dalla sua smodata passione per il calcio.

Nessuno in famiglia - a parte forse il mi'poero babbo- è mai stato appassionato di pallone, quindi non mi capacito di come possa essermi ritrovata in casa una che sa disquisire mezz'ora sul calcio a zona o sulla marcatura a uomo... che conosce vita morte e miracoli di Ronaldinho, Pazzini, Mutu, Ibrahimovic... che si chiude in camera col televisorino a tutto volume quando gioca la sua squadra del cuore, e guai a entrare per chiedere: "Chi vince?" prima dello scadere del 90°...

Che ti devo dire, Giuliano? Un'aliena è piovuta fra noi, digiuni di fuorigioco, fasce laterali e palloni d'oro: quando arriverà il grande amore, forse, rinsavirà?

Roby

Barbara ha detto...

Tanti anni fa per un breve periodo ho tifato per la Roma.

Il motivo era semplice: il fidanzato mi portava allo stadio a vedere le partite dal vivo. Mi divertivo da pazzi.

Scelsi di tifare Roma perchè la prima volta fu una fantastica Perugia Roma in cui trovammo posto sugli spalti giallo rossi.
Dopo pochi minuti di gioco Totti (allora giovane e intemperante) viene espulso proprio di fronte a noi.
Si alza un urlo: "Nun ce posso crede: er capitano!"
In due secondi ho ascoltato gli insulti più coloriti e fantasiosi che mi siano mai capitati, i tifosi si sono organizzati in cori che definire pittoreschi è poco e io sono diventata romanista.

Poi mi sono sposata, il lavoro, i figli, e il calcio chi lo segue più! Anche perchè in tv è di una noia mortale e le litigate che si vedono sono tristi, false e squallide, mancano di ironia e di goliardia.

E adesso che sono mamma il discorso che fa Giuliano un po' mi spaventa...

Giuliano ha detto...

Questo è il primo post di una piccola serie, perché di cose da dire ce ne sono.
Posso anticipare una cosa: che sono orgoglioso di non avere mai speso una lira o un centesimo, negli ultimi vent'anni, per il calcio e dintorni. Continuo a essere un po' tifoso, questo sì.
(rimpiango la grande Inter che dava sempre 4-5 giocatori alla Nazionale, per esempio: e la rimpiango da juventino).
(il signore che regala la maglia a Vampeta ha vinto i mondiali dell'82 cominciando a giocare nell'Inter da bambino)

mazapegul ha detto...

La cosa piu' tremenda e' la categoria del "perdente" (looser). A maggior ragione in Italia, dove la letteratura offre un ciclo "dei vinti" (e anche il neorealismo visse di questo tema).