giovedì 13 novembre 2008

Poesia?

Dario

Appare sempre difficile parlare di poesia, per noi illetterato popolo intendo.
Mia madre, probabilmente, identificherebbe la parola Poesia (rigorosamente maiuscola) con la voce di un Pascoli scolastico mentre mio figlio ( probabilmente anche qui, certo) magari mi parlerebbe di un cantante o gruppo famoso.
I vecchi catanesi, di tutti i ceti, amavano citare di nascosto le rime di Domenico, Micio, Tempio così come noi ragazzini ormonicamente sbilanciati ci passavamo in segreto il mitico mantra:”Ifix TchenTchen”.
Nella stessa epoca giganteggiavano in tv Lupo (la voce inconfondibile di Alberto Lupo) e Gassman (l'approccio tutto fisico alla recitazione), a loro devo molte delle mie prime esperienze con la “Parola-Suono”.
Ripesco, per ora, questo dalla mia memoria e, invitando voi a condividere i vostri ricordi “pubblici” (nel senso di socialmente o almeno ampiamente diffusi) legati alla poesia, non posso non notare che, a cercar d'unire questi miei confusi appunti, la poesia stessa appare essere, prima di ogni cosa, suono, voce, impalpabile ma viva esperienza.

12 commenti:

Solimano ha detto...

C'è uno splendido film che forse non tutti hanno visto: "On connaît la chanson" (1997) di Alain Resnais. Fra le tante canzoni, quasi tutte francesi, che escono dalla bocca degli interpreti (quindi il generale von Cholmitz canta "J'ai deux amours, mon pays et Paris" con la voce di Joséphine Baker) ce n'è una italiana: Parole, Parole, Parole (testo di Chiosso e Del Re, musica di Gianni Ferrio) che noi conosciamo con Mina ed Alberto Lupo, solo che nel film le voci sono di Dalida ed Alain Delon, ma l'effetto di sublimismo comico e irridente è lo stesso.
Di Alain Resnais si parla troppo poco. Fra i grandi della nouvelle vague ha un posto unico, quello dell'insaziabile sperimentatore, da Marienbad, a Mono oncle d'Amérique, a Smoking- Non Smoking, sperimentatore vero, non di piccole astuzie tecnologiche.

Riporto qui parte del testo di Leo Chiosso, parole parole parole che trovo geniali e leggendo le quali ad un certo punto mi scappa sempre da ridere, anche nella giornata più no:

Parlato: Cara, cosa mi succede stasera, ti guardo ed è come la prima volta
Canto : Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei
Parlato: Non vorrei parlare
Canto: Cosa sei
Parlato: Ma tu sei la frase d’amore cominciata e mai finita
Canto: Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai
Parlato: Tu sei il mio ieri, il mio oggi
Canto: Proprio mai
Parlato: È il mio sempre, inquietudine
Canto: Adesso ormai ci puoi provare/ chiamami tormento dai, già che ci sei
Parlato: Tu sei come il vento che porta i violini e le rose
Canto: Caramelle non ne voglio più
Parlato: Certe volte non ti capisco
Canto: Le rose e violini/ questa sera raccontali a un’altra,
violini e rose li posso sentire/ quando la cosa mi va se mi va,
quando è il momento/ e dopo si vedrà
Parlato: Una parola ancora
Canto: Parole, parole, parole
Parlato: Ascoltami
Canto: Parole, parole, parole
Parlato: Ti prego
Canto: Parole, parole, parole
Parlato: Io ti giuro
Canto: Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi
etc etc etc etc etc etc etc etc

Dario, sarò più serio nel prossimo commento, qui sono stato solo serissimo.

saludos
Solimano

Roby ha detto...

A volte, in situazioni di nervosismo ed agitazione interiore, ho notato quanto fosse confortante ripetere/ripetermi i primi versi (ricordo solo quelli!) del "5 maggio" o -meglio ancora- di "Davanti S.Guido".

Ricordate?

"I cipressi che a Bolgheri alti e schietti
van da S.Guido, in duplice filar,
quasi in corsa, giganti giovinetti,
mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobber e:-Ben torni omai-
bisbigliaron ver me col capo chino
-Perchè non siedi? Perchè non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh siedi alle nostre ombre odorate
ove soffia dal mare il maestrale!
Ira non ti serbiam delle sassate
tue d'una volta:
deh, non facean già male!-"

(...e allora? quanti errori ho fatto, così a memoria? A occhio e croce, almeno 3 o 4: ombre ODORATE? Bah...)

Bel post, Dario: ciao!

Roby

Barbara ha detto...

Io con la poesia c'ho sempre fatto a cazzotti.
Forse perchè ho un carattere molto concreto e mi destreggio male tra alte metafore, o forse perchè non sono paziente.
Ho trovato però soddisfazione con Trilussa.
E poi con le filastrocche per bambini...

Giuliano ha detto...

Vengono in mente tante cose. Provo a dirne qualcuna:
- non ho mai sopportato le letture pubbliche di poesia, la poesia mi piace leggermela da solo, tornare indietro, sottolineare quel che mi piace e non sentire le sottolineature di altri. Per questo, cestino i tre quarti delle letture pubbliche, compreso Alberto Lupo; però mi piace Benigni, e per me è musica la voce di Romolo Valli.
- La musica. C'è una musica interna, e questo si sa; ma chi conosce l'opera lirica sicuramente si ricorda che "con la musica di Verdi anche il buon Piave diventa come Leopardi". Basta fare la prova con la Traviata: "libiamo nei lieti calici" è di una goffaggine unica, senza Verdi.
Per adesso mi fermo, passo.
(Piave è Francesco Maria Piave, che per Verdi ha scritto moltissimo)

Giuliano ha detto...

Ah sì, le filastrocche per i bambini: complimenti a Barbara, mi verrebbe da abbracciarla, la penso anch'io come lei. Anch'io ho imparato tanto dalle poesie per bambini, butto lì qualche nome come Scialoja, Rodari, Tofano, ma anche Stevenson ne ha scritte di magnifiche, e Lewis Carroll: meno male che so un po' di inglese!

Solimano ha detto...

Vengo al dunque, Dario.
Per me il centro è in un nome, Dante, ed ho imparato al liceo come fare, ma l'ho già raccontato in rete. Giorgia Melchiorri leggeva il canto all'inizo della lezione, senza dire nulla prima. Poi riprincipiava da capo, spiegando verso per verso. A fine ora, la solita frasetta: "A memoria tutto il canto fra tre giorni". Funzionò. Dante lo leggo e rileggo, magari lo lascio per due anni, poi per tre mesi lo rileggo tutto, un canto alla volta. Chi altri? Leopardi, Gozzano, Montale, Baudelaire, Eliot, Porta, Belli. Poco gli altri. Debbo sentire la mia voce mentre leggo, non leggo a bassa voce. La poesia è legata ad una grande arte, l'oralità, di cui oggi si ignora addirittura l'esistenza. Col blog del cinema, ho ripreso, a proposito dei film su l'Odisssea, la lettura di Omero nella traduzione della Calzecchi Onesti.
In poesia, si spaccia molta merce falsa, ma la poesia deve esssere perfetta come i pallonetti di Rosewall: né troppo alti (uscirebbero fuori campo), né troppo bassi (ci sarebbe la schiacciata). Meglio un romanzo mediocre di una poesia mediocre, non c'è scampo.

saludos
Solimano
P.S. Rosewall ho fatto in tempo a vederlo giocare, al Palasport di Bologna.

Dario D'Angelo ha detto...

@ Solimano, a Resnais sono grato per avermi fatto conoscere, al tempo, Laborit ma ho seguito poco la sua produzione ed i tempi del cineforum che aveva permesso quella scoperta sono, ahimè, lontani. Mi sono permesso un po' di scherzare sul tema (ma nessuno qui si ricorda di Gabriel Pontello? E se citassi Franco Gasparri? :-) ) ma concordo totalmente sul tuo intervento "serio".
@ Roby, ho anch'io questo tuo "vizio"
@ Barbara, le filastrocche sono bellissime, un paio di anni fa per introdurre l'argomento poesia con una classe ho invitato i bambini a "recitare" tutte le filastrocche che avevano per tema "la cacca". Grande stupore e preoccupazione da parte dei genitori, grande divertimento per i miei alunni che da quel primo passo sono riusciti a fine anno a produrre un piccolo libretto con spunti "poetici" davvero interessanti.
@ Giuliano, da solo o in compagnia credo che il problema sia la lettura ad alta voce, assolutamente indispensabile secondo me. Avevamo già parlato di alcuni dei nomi che citi, ma mi piace che tu abbia aggiunto Tofano (autore che vorrei scoprire oltre il, da me amato, Signor Bonaventura)

Amfortas ha detto...

Anch'io ho un rapporto conflittuale con la poesia, e in molti mi dicono che vista la mia passione per l'opera è strano.
In realtà è vero ciò che afferma Giuliano: i versi operistici hanno senso solo se accompagnati dalla dimensione musicale.
Ci sono, forse, alcune eccezioni: Da Ponte per esempio ha scritto versi che potrebbero vivere di vita propria.
Trovo bellissimo un verso di Boito nell'Otello verdiano: "Disperda il Ciel gli affanni e Amor non muti col mutar degli anni".
È un po' caramelloso e odora di sacrestia, lo so, ma mi piace.
Oddio, poi c'è Saba e pure Montale...però, siccome sono pur sempre un ragazzotto semplice il Leopardi dell'Infinito mi smuove sempre qualcosa dentro.
Buona giornata a tutti.

Giuliano ha detto...

Io ho fatto una ricerchina su google, e ho scoperto che il nostro Dario è stato davvero molto licenzioso. Ho un ricordo vago di Gabriel Pontello, più che altro perché ho gestito un'edicola (un quarto di secolo fa), non sapevo niente di Domenico Tempio, e forse è ora di colmare la lacuna.

Amfortas invece sa benissimo che nell'opera ci sono versi meravigliosi anche a prescindere dalla musica. Forse chi non conosce l'opera non lo sa, ma io ho avuto delle sorprese meravigliose, l'elenco sarebbe lungo e magari con Amofrtas potremmo provare a fare un inventario.

E poi mi piace molto (al di là del soggetto, ma si sa che ai bambini piccoli piace) l'idea di Dario.
E' bello giocare con le rime, le assonanze, la metrica: poi quando si arriva a Dante e a Leopardi si capisce al volo di cosa si tratta, meglio delle spiegazioni di tanti professori. (purtroppo poi sono loro che danno i voti, quelli che vogliono che tu ripeti con precisione che Leopardi era gobbo e che la siepe era quella lì, quella lì davanti a casa sua)

Solimano ha detto...

E non dimenticate il Metastasio:

Sogna il guerrier lo schiere
le selve il cacciator,
e sogna il pescator
le reti e l'amo.

Sopìto in dolce oblìo
sogno pur io così
Colei che tutto il dì
sospiro e chiamo.

************

E' pena troppo barbara
sentirsi, oh Dio! morir,
e non poter mai dir:
«Morir mi sento».

V'è nel lagnarsi e piangere,
v'è un'ombra di piacer
ma struggersi e tacer
tutto è tormento.

************

Il pastor, se torna aprile,
non rammenta i giorni algenti;
dall'ovile all'ombre usate
riconduce i bianchi armenti,
e le avene abbandonate
fa di nuovo risonar.

Il nocchier, placato il vento,
più non teme o si scolora;
ma contento in su la prora
va cantando in faccia al mar.


saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Caro Primo, Metastasio lo davamo di default.

Se resto sul lido,
se sciolgo le vele,
infido, crudele,
mi sento chiamar.
E intanto, confuso
nel dubbio funesto,
non parto, non resto,
ma provo il martire
che avrei nel partire
che avrei nel restar.
Didone abbandonata, I 18

E' la fede degli amanti
come l'araba fenice:
che vi sia ciascun lo dice;
dove sia, nessun lo sa.
Se tu sai dov'ha ricetto,
dove muore o torna in vita,
me l'addita e ti prometto
di serbar la fedeltà.
Demetrio, II 3

Vi conosco, amate stelle,
a que' palpiti d'amore
che svegliate nel mio sen .
Zenobia, I 9

Mi scopre, m'accusa,
se parla, se tace,
il labbro, seguace
de' moti del cor.
Ezio, II 7

Habanera ha detto...

La Poesia.
Esperienza personale, diversissima per ciascuno di noi.
Come per la Musica, l'Arte, la Letteratura, il Teatro, il Cinema, non credo che si possano, nè si debbano, fare classifiche, stabilire principi immutabili.
La vita è già tutta una costrizione, almeno in queste cose teniamoci liberi e ognuno la pensi, e la viva, come gli pare.
Sei d'accordo Dario?
H.