mercoledì 12 novembre 2008

Oh de' verd'anni miei

Amfortas


Ancora luglio '68
Inserito originariamente da amfortasloge
Ogni anno è la stessa storia, anzi, ogni anno è peggio.
Ricomincia il campionato di calcio, e io mi lascio trasportare in modo inverecondo dai ricordi.
Il mio è uno sguardo proiettato ai miei teneri nove anni, quando giocavo nella squadra dell’oratorio, il Don Bosco.
Mi ricordo come fui “reclutato”: c’era un campionato tra le classi elementari e fui notato da quello che oggi si chiamerebbe un talent scout .
Mi chiese se volessi far parte della squadra dell’oratorio.
Accidenti se lo volevo!
Era il massimo per un ragazzino che dava calci a un pallone, ero orgoglioso di questa “chiamata”.
Ovviamente era indispensabile il consenso dei genitori, che furono più entusiasti di me, probabilmente perché potevano restare qualche mezza giornata liberati della mia presenza, tanto che misero in cantiere mio fratello.
Una volta organizzata dai dirigenti la squadra di piccoli campioni, ci si allenava presso un campo in cemento (il materiale più duro del mondo, credo) nel comprensorio pretesco, per tre volte la settimana.
Alla domenica, dopo la Messa “grande”, si disputavano le partite, ancora profumati d’incenso, freschi d’assoluzione confessionale e dopati dall’ostia, ne sono sicuro: come si spiegherebbe altrimenti l'ubbidienza cieca alla coercizione di lasciarla sciogliere in bocca e non masticarla?
Ovvio, sapevamo che l’effetto eccitante si protraeva per il tempo della partita.
Al lunedì, esposti nella bacheca, c’erano i risultati delle altre squadre e soprattutto i voti che il mister assegnava alle nostre acerbe prestazioni agonistiche: Livio 6, Giorgio 8, Maurizio 5 e così via, ansiosamente, fino al mio nome, ultimo della lista, perché ero il capitano .
C’erano già i premi partita eh?Chi risultava il migliore, riceveva un buono per mangiarsi un panino e bere un ginger al bar dell’oratorio.
E poi, ambizione estremamente più gratificante, c’era l’ammirazione delle ragazze dell’oratorio femminile, rigorosamente separato dal nostro, e pattugliato da suore arcigne e feroci.
Sul muro che separava i due comprensori c’era pure il filo spinato, giuro.
Però, voglio dire, se m’avevano eletto capitano della squadra ci sarà stato un motivo no?
Quindi un giorno proposi che nell’imminenza di una partita importante del campionato “Speranze” (forse chiamato così per la speranza che avevamo di entrare in contatto con le bambine), sarebbe stato utile che si pregasse tutti insieme, maschi e femmine.
La proposta fu recepita molto bene dal parroco e dalla Madre Superiora, tanto che mi tolsero la fascia da capitano e mi estromisero per un mese dalla squadra.
Pagai a caro prezzo la mia audacia, quindi.
Ma il Don Bosco perse la partita contro il Santa Maria Maggiore.
E pensare che sarebbe bastato pregare, cazzo.

(P.S
il titolo del post è una citazione dall'Ernani di Giuseppe Verdi, mentre nella foto sono più grandicello, ben 13 anni...)

8 commenti:

Giuliano ha detto...

E pensa che c'è chi rimpiange quegli anni, e quel modo di intendere la chiesa e la morale.
Io al pallone sono sempre stato una schiappa, e ancora oggi non ho capito come comportarmi con le donne (ogni volta è una cosa diversa: divertente ma frustrante), però questa educazione così "codina" era davvero antipatica.

Che dire? oh de' verd'anni miei sogni e bugiarde larve; e che
che l'incanto, l'incanto omai disparve; e che vincitor de' secoli, eccetera eccetera. No, l'ultimo verso conviene lasciarlo a Carlo Quinto.
Che bello l'Ernani, a proposito: soprattutto in questo punto. (Ma ci vuole un signor baritono, se no è meglio lasciar stare!)

Roby ha detto...

Fantastico! Leggendoti, mi pare quasi di essere stata anch'io all'oratorio femminile!!! Tanto più che con l'età ci siamo...

Comunque, la suora che ci faceva catechismo a Bologna, in quegli stessi anni, non aveva nulla da invidiare alla tua Madre Superiora!!!! Una volta svergognò pubblicamente davanti a tutta la classe una bambina di 10-11 anni perchè (in pieno agosto) indossava un vestitino SENZA MANICHE, portando invece ad esempio ME, dotata di mezze manichine a sbuffo. Di rado mi sono sentita più a disagio...

Roby

Solimano ha detto...

Ah! Vorrei conoscere la vita e le avventure successive della bimba che nel mese di agosto si permetteva di non essere con le mezze maniche, come faceva Roby che a settembre sicuramente girava in paltò.
Riguardo Amfortas, non lo conosco ancora bene, ma mi sono fatto l'idea cha da piccino non giocasse con le bimbe a palla progioniera, ma al dottore, con stetoscopio e tutto l'armamentario.
Ci hanno ossessionati tutti, da piccoli, ma erano loro, preti e suore, ad essere ossessionati. E pensare che per Dante la lussuria è il peccato più piccolo, sia nell'Inferno che nel Purgatorio. Noi siamo cresciuti al motto di MEGLIO LA MORTE CHE IL PECCATO, e il peccato era solamente quello lì. Quando ci siamo svegliati, abbiamo dovuto fare dei veloci corsi di recupero. In positivo c'è da dire che, probabilmente per reazione, una forte curiosità erotica è tipica di chi è cresciuto all'oratorio.
Oh de' verd'anni miei sogni e bugiarde larve!

saludos
Solimano

Roby ha detto...

Solimano caro, la stessa suora ci ammoniva a non indossare -quando eravamo in vacanza al mare- i classici pantaloncini corti come copricostume per andare in spiaggia, dato che "i pantaloni sono per i maschi". Non ti dico le discussioni con la mamma, nella camera d'albergo a Riccione o a Cesenatico...

Giuliano, da parte mia non ho mai capito come comportarmi con gli uomini, e la cosa mi ha sempre molto angustiato: a parte il giorno che ho incontrato il mio futuro consorte, attirato proprio dalla mia evidentissima imbranataggine... E poi, che t'importa del pallone? Sei un asso con la penna e/o la tastiera!!!

R.

Giuliano ha detto...

Amfortas, lo conosci "Libera nos a Malo" di Meneghello? Lo consiglio anche a Solimano, i primi capitoli sono sulle penitenze e la confessione, sono favolosi. Più avanti c'è anche il resoconto di una partita di calcio, e chi non lo ha letto si è perso qualcosa. (io l'ho letto soltanto l'anno scorso, disdetta!)

Giuliano ha detto...

Cara Roby, a me il pallone el me piaseva tanto, sono qui che moro d'invidia a pensare a questo triestino. No ghe sparo solo perché so che nel calcio ha le idee giuste, benedeto.

Dario D'Angelo ha detto...

Otto anni di scuola con le suore, credo debba loro il mio "sentirmi" di sinistra. Le classi erano miste... eppure non ho capito come comportarmi con le donne :-)

Barbara ha detto...

Mi pare di esserci anch'io in quell'oratorio!
Il nostro era un oratorio misto, forse perché i miei ricordi risalgono a qualche anno dopo, ma le situazioni surreali non mancavano lo stesso...