giovedì 6 novembre 2008

a margine

Dario


A volte la domanda è semplice, essa conterrà spesso un : "Devo". Meno semplice, forse, la risposta ma, risolto il dubbio, le evidenze saranno presto chiare.
Il "No" semplifica ogni cosa, alleggerisce, non ruba tempo. Che importa se il rifiuto pare a volte privarci di quell'usurato cappotto che chiamiamo autostima? Esso ci aiuterà di certo ad entrare in possesso di quel salvacondotto sociale ed economico necessario al nostro quotidiano mondo, garantirà gli affetti, non ci priverà di beni ritenuti dalla maggioranza indispensabili.
Più ardua la strada che nasce dal "Sì". Presto ci accorgeremo che alla prima domanda seguirà subito almeno un "Come?" e da quest'ultima considerazione poi sgorgheranno altri mille interrogativi e progetti di soluzione anche. In gran parte essi, guardandoli attentamente, ci parranno presto inutili, se non dannosi. Eppure a volte capiterà che alcune piccole gocce trovino, quasi autonomamente, modo di unirsi ad altri rivoli, ad altre esperienze, ad altre domande. Sarà questo il momento in cui tutto ci sembrerà meno difficile, in cui, anche solo per un attimo, tutto ci parrà acquistare senso.

6 commenti:

sabrinamanca ha detto...

Faccio un esempio per vedere se ho capito.
Devo concentrarmi e tentare di ricavare un po' di spazio per me stessa, i miei sogni, i miei progetti anche se mi pare impossibile trovarlo?
Si, lo devo a me stessa, ma come? Devo lavorare, i soldi sono sempre pochi, devo occuparmi di mia figlia, e la cosa mi fa un immenso piacere, devo occuparmi di casa nostra con tutto cio' che comporta in termini di tempo.
Forse, forse rubacchiando qualche ora un paio di volte a settimana e imponendomi di non fare altro che cio' che voglio. Forse ne vale la pena...
E' anche di questo che parlavi?

Giuliano ha detto...

A me ha fatto venire il discorso del seme di grano, nel Vangelo. Perchè germogli, e nascano altri semi, è necessario che il seme "si sacrifichi", rinunciando al suo cappotto e sporcandosi almeno un po'. Perché è inevitabile sporcarsi, quando si lavora.
(era questo?)(nel qual caso, devo purtroppo dichiarare gravi mancanze personali).

Solimano ha detto...

Dario, il tuo post è chiaro e criptico, perché si presta a molte chiavi di lettura.
Ne dico due che mi stanno a cuore.
La prima è una chiave grande, l'inoltrarsi nel "Hic sunt leones", come nelle antiche carte geografiche. Vuol dire che la curiosità prevale sulla insicurezza, e facendo un'altra metafora, è come scegliere la zattera al posto del castello, perché con la zattera (o la barca di Laborit) si vedono posti nuovi, a cui si aggiunge un'altra considerazione spesso evitata: che esistono i cannoni, e le mura del castello non servono più, ed è difficile contemplare la propria autostima in uno specchio sbriciolato.
La chiave piccola è questo diario, in particolare i diari personali di ognuno di noi. Credo che per tutti ci sarà un fil rouge, tanto più vero quanto meno cercato, ma trovato, ed un giorno uno dice Ah!

grazie Dario e saludos
Solimano

Amfortas ha detto...

Io invece, leggo in modo molto epidermico e personale questo post, perché mi ha fatto venire in mente una circostanza: con gli anni, ho imparato a dire di no agli altri.
Per me, i abbondano, cerco di non farmeli mancare, ecco.
Ciao.

Roby ha detto...

Amfortas, mi hai battuto sul tempo. Stavo per scrivere più o meno la stessa cosa ("Due anime in un nòcciolo", come diceva la mi' mamma).

Dario, le chiavi di lettura, come dice Solimano, mi sembrano davvero molteplici. E forse non le ho ancora trovate tutte... ma sta proprio qui il BELLO!!!

[:->>>]

Roby

Dario D'Angelo ha detto...

Stanco, ma finalmente a casa, non posso che leggere contento i vostri percorsi :-)