martedì 4 novembre 2008

La nebbia...

Sgnapis



- Dai che è tardi, dormigliona!

La mamma apriva le imposte con un vigore che sembrava cadessero ogni mattina.
E io, che ogni sera prima di dormire, pregavo che nevicasse durante la notte così tanto da sommergere la casa, speravo che le imposte non si aprissero ogni volta alla fatica quotidiana.
Malgrado le abbondanti nevicate di una volta la mia preghiera non fu mai esaudita.

- Silvia il latte è pronto, dai che si raffredda. Metti le calze bianche.
Allora, mi reciti la poesia che hai studiato ieri? Togliti il pigiama…
Ancora lì sei? Silvia fila in bagno e lavati per bene le orecchie e i denti!
Silviaaaaaaaa
La poesia, dai che la ripassiamo insieme…


...

- La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

- Le calze bianche ho detto quelle sulla poltrona. Continua…

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

- Ti metto il panino al prosciutto va bene?

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimira

- Gli scarponcini non sono riuscita a pulirli, ma dove ti sei cacciata ieri? La poesia…

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar

- Mettiti bene la sciarpa che fuori c’è freddo.
Brava tesoro, hai una memoria di ferro. Tutta tua madre.


9 commenti:

sabrinamanca ha detto...

che tenerezza...mi ricorda me bambina, solo che io spesso andavo a letto già vestita, moolto pigra già da allora.

mazapegul ha detto...

Anche io ho spesso sperato nella catastrofe che non viene mai. Le poesie, non sono mai riuscito a tenerle a mente (invecchiando sono un po' migliorato).

Bellissimo, commovente.

Solimano ha detto...

Oddio, Giosuè Carducci o meglio, Carducci Giosuè! Quello che Benedetto Croce chiamava il poeta della nuova Italia, bastava che aprisse gli occhi e che si accorgesse che Pascoli e Gozzano erano su ben altro livello.
Non vorrei scandolezzare gli affezionati al Premio Nobel Carducci, ma a me richiamano irresistibilmente altri versi:

Voi non la conoscete, ha tre castelli
Chi?
Eulalia Torricelli da Forlì!

Un castello per amare
etc etc etc


Quando ci vedremo tutti (perché ci vedremo tutti, prima o poi) faremo una gara fra di noi in cui reciteremo uno alla volta i seguenti quattro versi:

Contessa, che è mai la vita?
E' l'ombra di un sogno fuggente
La favola breve è finita
Il vero immortale è l'amor.


Saranno letture variegate, dallo sfrenato grandhotellismo al sarcastico sdegnoso, dal furbetto trobadorico al minimalistico amareggiato. Ci divertiremo. Io porterò il vino, chi porterà le donne?

Silvia, ottima la tua idea ed il montaggio incrociato, le ho vissute queste cose e ce le ho ancora sulla pelle, comprese le grandi nevicate. C'è una differenza, e ti invidio: a me la mamma non mi ha mai chiamato tesoro e non diceva che c'era il panino col prosciutto, ma semplicemente il panino (in genere con la Bologna). Meglio per te, ma ce la si può fare lo stesso.

grazie Silvia e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Questa poesia ricorda molto Metastasio, e penso che gli debba molto. Però Metastasio ebbe la fortuna di avere come compagni di strada Mozart ed Haendel, al Carducci è toccato un dj televisivo, poer fioeu.

Imparare le poesie a memoria era un tormento, però poi dispiace di non averle studiate meglio. (ed era bello essere bambini, anche se da bambini non lo si capisce)

Roby ha detto...

Sgnapi-s-ilvia, mi è piaciuto un monte! Non per fare la nostalgica romanticona sospirosa, ma... che belle le poesie a memoria di una volta!!!
Anche se Giosuè magari non era poi un granché...

Roby

PS: alle elementari, a Bologna, ci portarono a visitare la casa dove Carducci aveva abitato. Mi ricordo anche il monumento: lui, seduto, col cappello, la barba e un'aria arcigna...

Amfortas ha detto...

Io anche ero terrorizzato dalle poesie, non so perché...o meglio lo so...sin da bambino detestavo ripetere a memoria, ecco.
Era la stessa cosa anche con le preghierine ma il nostro prete era furbo: a chi recitava per bene la preghiera regalava una specie di buono, tipo quelli che oggi si danno in supermercato, ogni tot buoni avevi diritto a una macchinina.
Un visionario precursore, Don Ettore, si chiamava.
Ciao :-)

annarita ha detto...

Un tuffo nell'infanzia... le poesie erano la mia croce e la mia delizia. La prima perché toccava recitarle ad alta voce davanti a tutta la classe, la seconda perché mi catturavano le immagini e le rime. Brava, Silvia! Un bacione;-)

Silvia ha detto...

@Sabrina se ci fossimo conosciute allora, mi avresti dato una buona idea:)

@grazie mazapegul:) davvero sei migliorato invecchiando? Per me invece è stata una tragedia...

@Dai Solimano che il Carducci non è così terribile e poi mi ricorda l'infanzia gli sono affezionata. Certo che è vero che il Pascoli e Gozzano sono altra cosa. Ho imparato a memoria anche quelli, ma lì mangiavo zabaione credo:)
Grazie per l'apprezzamento e sono certa che la tua mamma anche se non ti ha mai detto tesoro lo pensava e poi il panino al prosciutto era "il tomazzo" ovvero quella cosa di cui scrissi una volta e che magari riposterò in parte solo per rendere l'idea...non essere invidioso, credimi:)

@Giuliano cos'è la storia del dj televisivo? Non ho capito:)
Quanto è vero ciò che hai detto sull'essere bimbi. E' bellissimo e non lo si capisce. (oddio ci sono bimbi che non sono così fortunati però)

@Grazie Roby la tenerona:) è un momento che sa di latte e di sonno è vero:) Carducci assomiglia molto a Verdi non trovi?

@Don Ettore aveva capito tutto:) Ciao Am, sono scesa un attimo dal letto chilometrico, avevo voglia di vedervi.

@E' vero Annina, bisognava poi recitarle alla classe scandendo bene le parole. Mi ricordo che io dondolavo sempre però prendevo sempre bellissimi voti. Per via dei decibel credo, secondo me mi sentivano fino a Rubiera. Un bacio:)

Giuliano ha detto...

Cara Silvia, qualche anno fa un famoso dj radiotelevisivo mise in musica questa poesia. Non ne faccio il nome perché a me non piacciono i dj, purtroppo ho buona memoria per le cose inutili e me lo ricordo ancora.