domenica 2 novembre 2008

Il concerto

Barbara

Ieri ho passato una bella serata.
Oddio, quando ho visto che il programma diceva “Concerto per pianoforte e orchestra di Liszt” mi sono messa paura perché con la musica classica al primo ascolto di solito io mi perdo. Devo conoscere il brano quel tanto che basta per far scattare il meccanismo di anticipazione mentale.
Visto che è dal Mesozoico che non uscivo dopo cena sarei andata a sentire anche un coro eschimese di sordomuti, altro che Liszt.
Come previsto mi sono annoiata, era una musica troppo difficile per me. Ma la persona che mi accompagnava si è commossa per l’emozione, e quindi ne è valsa la pena.

Ingres: Franz Liszt (particolare del disegno)

8 commenti:

annarita ha detto...

Anche io ascolto la musica classica o lirica da profana, trascinata spesso dall'emozione di un brano noto. Però l'attenzione e l'emozione di mio marito anche per me sono un chiaro segnale e ne faccio tesoro. Ti capisco e condivido. Un bacione.

Giuliano ha detto...

Cara Barbara, con la musica ci vuole solo un po' di pazienza, e costanza. Gira e rigira poi si trova quello che piace: magari Liszt non è il tuo tipo, magari è meglio Mahler, o Offenbach, o Schubert.
Io non avrei mai immaginato di appassionarmi all'opera e alla musica dei secoli scorsi, invece.
A diciott'anni avevo la tua stessa reazione, a venti ero in coda alla Scala per i biglietti... (in loggione, su in alto in alto, dove vanno i migliori e dove si pagava pochissimo)

Habanera ha detto...

Cara Barbara, ascolta solo ciò che ti piace e lascia perdere il resto.
A nessuno piace tutto, anche i grandi intenditori hanno i loro gusti, le loro preferenze.
Io sono tutt'altro che esperta ma ho una vera passione per certi strumenti: pianoforte, organo, violino, chitarra classica, e preferisco ascoltare brani per un solo strumento, massimo due o tre. Difficilmente riesco a reggere un'orchestra intera e questo la dice lunga sulla mia ignoranza musicale.

Un bacione
H.

Solimano ha detto...

C'è il problema del confine fra la musica che si ha dentro e quella che sta ancora fuori, perché per quella che hai dentro è giusto parlare di anticipatorio: la senti mezzo secondo prima, la nota che sta uscendo, è il campanello di casa suonato dal moroso.
Per la musica del Novecento ho adottato un sistema che riduce la fatica delle prime volte, perché la fatica c'è, e non fatichi per faticare, ma perché sai che Stravinsky e Bartok valgono la spesa. Metto su quelle musiche mentre sto facendo altro in casa, specie con le mani. Apparentemente non ascolto, ma dentro la musica lavora lei e non fatico io. Prima o poi viene il momento che ce l'ho dentro e allora è meglio la total immersion, magari l'ascolto diretto in teatro, mentre la musica si fa. Il cercare di farci piacere una musica è sbagliato, proprio come il cercare di farci piacere una persona (e tutti e tutte ci siamo cascati, nel cercare di farci piacere una persona eh... eh...).

grazie Barbara e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

E' bello, e raro, apprezzare una serata solo perche' la persona con cui l'abbiamo passata l'ha trovata interessante. Aiuta anche a vivere meglio.

Giuliano ha detto...

Una cosa che si scopre è questa: che non esiste "la musica classica", ci sono tante persone diverse e spesso sono persone belle da conoscere (non sempre), proprio come capita con le persone che ci stanno vicine.
Per esempio, Verdi e Wagner avevano la stessa età e facevano lo stesso mestiere, ma è difficile trovare due persone più diverse.
E, come con le persone, capita che una persona simpaticissima dopo un po' stufi (non si può essere sempre simpaticissimi, non è normale) e uno che al principio non piace poi piaccia moltissimo.

Barbara ha detto...

Grazie a tutti per i vostri commenti.
Darò al suddetto concerto di Liszt un'altra chance in cd, d'altronde il mio film preferito è "Il grande Lebowski" e la prima volta che lo vidi mi addormentai.
Questo la dice lunga sui miei tempi di reazione :-)

Silvia ha detto...

Sicura che saresti andata a sentire un coro eschimese di sordomuti?
No dico, credo che ci voglia una bella tempra mia cara...
Eschimese. Non l'ho mai sentito parlare ma non dev'essere di semplice comprensione...