lunedì 20 ottobre 2008

Casco subito

Giuliano
Il numero dei morti in motocicletta è spaventoso, ma per leggere una statistica seria bisogna andarsela a cercare, perché non se ne parla mai. Il numero dei morti nei cantieri edili è spaventoso, e da un po’ di tempo in qua se ne parla, giusto il tempo di dar la cifra: tre di qua, uno di là, otto in un colpo solo. Numeri buoni da giocare al lotto, forse: non vedo a cos’altro possano servire, con i tempi che corrono.
I morti in moto e i morti sul lavoro sono accomunati da una litania, quella sul casco. Gli operai si fanno male perché non portano il casco, i motociclisti si fanno male perché non portano il casco: così almeno pare dai commenti che si sentono in giro. Sembra quasi che il casco risolva tutti i problemi, tra un po’ lo porteremo anche sotto la doccia.
Intendiamoci, il casco serve: ma perché non dire che uno che si compra una moto di grossa cilindrata lo fa perché vuole andare a duecento all’ora, e anche a trecento, se potesse? L’estate scorsa qui vicino a casa mia un motociclista si è infilato dentro a un camion che usciva dal portone di una ditta: c’erano trecento metri di rettilineo, e il camion aveva quasi finito la manovra. Dalle foto sul giornale si vedeva benissimo il punto di impatto. Per finire dentro al camion in quel punto, con tutta quella visibilità, bisognava proprio mettercisi d’impegno.
Il commento comune sul casco negli ambienti di lavoro (quante volte mi è toccato sentirlo!) è questo: che col casco fa caldo, gli operai non lo mettono, o se lo tolgono, perché fa sudare e dà fastidio. Al che dovrebbe seguire un commento del tipo: ok, allora stabiliamo che un operaio con il casco, la tuta, i guanti e gli scarponi faccia dei turni brevi, un quarto d’ora, mezz’ora; soprattutto se c’è il sole a picco e il lavoro è molto faticoso. Invece no, c’è sempre tutta questa liturgia del casco; i primi a darti la colpa sono sempre i tuoi colleghi, si sa come vanno queste cose (anche in diretta tv, che ci si becca anche l’applauso).
Adesso vedo che ci si mette anche il Presidente del Senato (tale Schifani) a dire che “gli operai devono stare attenti”. M’immagino che il signor Schifani abbia grande esperienza di lavoro, da come ne parla con competenza. Ma l’importante, alla fine dei conti, è che la colpa sia sempre del morto, il macchinista sui treni, il muratore nei cantieri edili, eccetera. Non quello che ha venduto la moto e chi gli ha fatto pubblicità, ma il disgraziato di vent’anni che si è fatto convincere che correre è bello, basta mettere il casco e via come il vento.

4 commenti:

Solimano ha detto...

Distinguiamo.
Ho due amici appassionati di motocicletta da una vita e sanno benissimo il da farsi: come velocità, come casco, anche come scarpe e indumenti. Non per snobberìa ma perché le cose vanno fatte bene. E qui non vedo problemi, salvo che si dovrebbe fare tutto il possibile per rendere consapevole dei rischi chi non lo è.
Per l'edilizia e altro, oggi il rischio è maggiore perché la struttura del lavoro è andata in briciole. Per spiegarmi: il lavoro del saldatore, ad esempio, ha forti rischi per la vista, per i polmoni, per l'insieme del corpo (specie mani e piedi). Eppure in due anni nell'officina di Verona, non vidi un infortunio, perché la struttura di lavoro era ben condotta, strutturata e permanente. Guanti, maschere, scarpe speciali, aeratori erano di uso abituale e nessuno si sarebbe sognato di farne a meno, non per burocrazia ma perché era così che si faceva.
Oggi, con tutti i lavori vagolanti in aziende vagolanti, il rischio è più forte, perché manca l'esperienza, la motivazione, il senso di appartenenza, la necessaria fiducia fra capo e collaboratori (anche nella conflittualità dei ruoli). Si dice che tutto ciò è un costo diretto in più per l'azienda, ma è ben maggiore il costo in più per la collettività se gli infortuni aumentano. Che poi ci sia qualcuno che batte le mani all'irrisione di questi problemi, beh, forse il male di per sé non esiste, ma la malvagità personale sì, e potrei fare degli esempi precisi. Sembra che ci godano se qualcuno si fa male (non esagero).

grazie Giuliano e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Eh sì, Solimano: sono d'accordissimo (gran sospiro).
Se il mondo fosse solo un po' più giusto, del mio post non ci sarebbe bisogno.

Quello che mi fa rabbia è quando si usano cose e parole come scongiuri o come formule magiche.
Non capita solo col casco, come ben sai: ma sembra che il problema finisca lì, col casco o con la riduzione tasse, col federalismo ocol grembiulino. con le multe o con la pena di morte... (eccetera eccetera eccetera).
Se il mondo fosse così semplice, sarebbe una bella cosa.

Silvia ha detto...

Ma non lo è, lo sappiamo bene e chiudi bene il post Giuliano. Però è vero che il casco ci vuole ed è vero che spesso salva le vite dei ragazzotti che driblano tra le auto in sosta come se fossero Maradona. La cosa impressionante per me è che malgrado la 626, che in buona parte non viene applicata e non vengono fatti i dovuti controlli, e la rilevanza mediatica, le morti sul lavoro solo nell'ultimo anno sono state impressionanti. Un continuo. Mi ha fatto molta impressione la morte degli operari che lavoravano ai binari e con le cuffie anti-rumore non hanno sentito gli avvertimenti acustici. Non è solo un problema di casco è evidente. Credo che a volte non si abbia la percezione della pericolosità di ciò che si sta facendo e delle insidie che una deteminata mansione nasconde. Forse perchè non vengono rilevate da chi di dovere e questo è davvero molto grave.

Giuliano ha detto...

L'importante è che sotto il casco ci sia qualcosa: sembra una banalità, ma è così.
Purtroppo, devo dire che di cose strane ne ho viste molte, del genere "operaio multato e sanzionato perché si era tolto il casco in mezzo al cortile della Ditta" (una Ditta e non un cantiere, un cortile enorme con sopra niente, nemmeno i fili elettrici, cielo aperto).
E io sono stato ripreso perché travasavo acqua senza gli occhiali di protezione... (ACQUA, tipo quella con cui ci laviamo la faccia tutte le mattine).

Il discorso potrebbe continuare con altre cose e altre parole, per esempio quell'insistenza della pubblicità sulla parola "STERILE". Ma quando, mai, di grazia? A casa nostra basta che ci sia il PULITO, a meno di non avere in casa qualcuno ammalato di colera.
Poi va a finire che si legge di mamme che lavano il neonato con l'alcool. (fatto purtroppo vero, più volte ripetutosi).

Concludendo, un saldatore che non usa i mezzi di protezione è un pazzo e va allontanato dal posto di lavoro; su casco, guanti e occhiali c'è molto da discutere, e qualche esempio l'ho messo qui in archivio.
Purtroppo, la Legge 626 (legge molto bella, perché la responsabilità è di tutti, tutti insieme) è stata spazzata via dalla Legge Maroni-Biagi. Con la precarietà legalizzata, la 626 è solo un pezzo di carta.